Frammenti perduti e santi ritrovati.
Nuove osservazioni sugli affreschi nella cripta della Cattedrale di Bari
di Michele Colaianni
I lavori di restauro effettuati tra il 1938 e il 1942 nella cripta della Cattedrale di Bari hanno riportato alla luce diversi frammenti di affreschi databili tra il XIV e il XV secolo, alcuni dei quali erano stati distrutti o danneggiati da processi chimici e fisici. Esaminando la documentazione fotografica conservata presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari, questo contributo offre una panoramica di ciò che è stato perduto e propone alcune analisi iconografiche e stilistiche inedite degli affreschi. Queste analisi sono utili non solo per la ricostruzione delle fasi decorative della cripta, ma anche per la conoscenza dei culti diffusi a Bari nel Medioevo.
Restoration works carried out between 1938 and 1942 in the crypt of the Cathedral of Bari brought to light several fragments of frescoes dating from between the 14th and 15th centuries, some of which had been destroyed or damaged by chemical and physical processes. By examining the photographic documentation kept at the Superintendence of Archeology, Fine Arts and Landscape photo library for the metropolitan city of Bari, this contribution offers an account of what has been lost and proposes some unpublished iconographic and stylistic analyses of the frescoes, useful not only to the reconstruction of the decorative phases of the crypt but also to the knowledge of the cults widespread in Bari in the Middle Ages.
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Un disegno da Scipione Pulzone e una tela spagnola di Giovanni Battista Ricci da Novara
di Ettore Giovanati
L’articolo propone un parallelo tra due personalità artistiche generalmente considerate dai critici come contrastanti sia nel loro modo di dipingere sia nei rispettivi supporti scelti: uno che dipinge quasi esclusivamente affreschi e l’altro su tavola—Giovanni Battista Ricci, di Novara, e Scipione Pulzone, di Gaeta. L’occasione per questo confronto è nata dalla scoperta di un disegno inedito di Ricci, basato su un modello di una delle due Salite al Calvario che Scipione dipinse per Marcantonio II Colonna e Ferdinando de’ Medici, dimostrando l’interesse di Ricci per la produzione pittorica di Pulzone, interesse fino ad allora mai considerato. L’analisi del disegno ha inoltre permesso di confermare l’autografia, studiare la tecnica e formulare un’ipotesi sulla sua funzione. Nel tentativo di rintracciare l’origine del disegno, è stata brevemente ripercorsa la storia della collezione di entrambi i dipinti. La fortuna ottenuta dall’esemplare Colonna una volta giunto in Spagna come dono è stata un’opportunità per considerare un dipinto di Ricci che arrivò in territorio spagnolo in circostanze simili a quelle di Pulzone. Il dipinto in questione è la Gloria di Tutti i Santi, documentata a Valencia nel 1602, donata da Camillo Borghese al Patriarca Juan de Ribera e ancora conservata nel Museo del Colegio del Corpus Christi. Si tratta di una delle rare e poco conosciute opere mobili realizzate da Ricci, che anticiperebbero significativamente il suo rapporto con il futuro Papa Paolo V Borghese.
The article proposes a parallel between two artistic personalities usually considered by critics to be at odds with each other in their way of painting and their respective media of choice: one almost exclusively painting frescoes, the other on easel—Giovanni Battista Ricci, from Novara, and Scipione Pulzone, from Gaeta. The occasion originated from the discovery of an unpublished drawing by Ricci, based on a model of one of the two Ascents to Calvary that Scipione painted for Marcantonio II Colonna and Ferdinando de’ Medici, demonstrating Ricci’s interest in Pulzone’s pictorial production that had never been considered before. The analysis of the drawing has also made it possible to confirm its autography, study its technique, and formulate a hypothesis on its function. In an attempt to trace the origin of the drawing, the collecting history of both paintings was briefly retraced. The fortune received by the Colonna exemplar once it arrived in Spain as a gift was an opportunity to consider a painting by Ricci that arrived in Spanish territory in similar circumstances to that of Pulzone. The canvas is the Glory of All Saints, documented in Valencia in 1602, donated by Camillo Borghese to Patriarch Juan de Ribera and still kept in the Colegio of the Corpus Christi’s Museum. It is one of the rare and little-known movable works made by Ricci, which would significantly anticipate his relationship with the future Pope Paul V Borghese.
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Nuova luce sulla miniatura umbra di inizio Trecento. Un Gregorio Magno per il Primo miniatore perugino
di Daniele Guernelli
L’autore introduce un manoscritto miniato recentemente scoperto, attribuito al cosiddetto Primo miniatore Perugino, conservato nella collezione della Biblioteca Universitaria di Wrocław (Breslavia). L’artista è stato etichettato in questo modo da Roberto Longhi, che lo riconobbe come la mano principale e più importante nella decorazione dei Corali per la Basilica di San Domenico a Perugia. Questi manoscritti furono prodotti tra il 1304, anno in cui iniziarono i lavori di costruzione della nuova chiesa, e il 1321, quando la festa del Corpus Domini fu adottata dall’ordine domenicano. Il codice polacco, un Moralia in Job di Gregorio Magno, deve essere datato prima di questi manoscritti, in una posizione di incrocio con un altro importante lavoro del Primo miniatore Perugino, il Pontificale della Basilica di San Nicola a Bari, donato alla chiesa da Carlo d’Angiò nel 1296. Il manoscritto di Wrocław mostra l’arte del miniaturista nella prima decade del XIV secolo, in un momento in cui aggiornava il suo background bizantino con elementi gotici e cimabueschi, ma non ancora con le nuove soluzioni architettoniche esposte nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi.
The author introduces a newly discovered illuminated manuscript by the so-called Primo miniatore Perugino, held in the collection of the University Library of Wrocław (Breslau). The artist was labelled in such a way by Roberto Longhi, who recognized him as the first and most important hand in the decoration of the Chorals for the Basilica di San Domenico in Perugia. These manuscripts were produced between 1304, the year in which the construction of the new church began, and 1321, when the Corpus Domini feast was adopted by the Dominican order. The Polish codex, a Moralia in Job by Gregory the Great, must be dated before these manuscripts, in a cross position with another important work of the Primo miniatore Perugino, the Pontifical of the Basilica di San Nicola in Bari, gifted to the church by Charles of Anjou in 1296. The manuscript of Wrocław shows the art of the illuminator in the first decade of the 14th century, at a moment when he updated his Byzantine background with Gothic and Cimabuesque elements, but not yet with the new architectural solutions displayed in the Basilica superiore of San Francesco in Assisi.
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La decorazione esterna della cappella di Santo Stefano a Giaglione: immagine religiosa e funzione nel contesto alpino della valle di Susa
di Cecilia Primo
La decorazione pittorica della cappella di San Stefano a Giaglione è un esempio emblematico della produzione artistica nella Valle di Susa. Alla fine del XV secolo, lo studio di Bartolomeo e Sebastiano Serra di Pinerolo decorò la parete esterna della cappella con rappresentazioni delle Virtù, dei Vizi e dei Castighi Infernal. Sebbene riprenda un modello figurativo noto sia sul versante piemontese sia su quello francese delle Alpi, il ciclo pittorico esaminato presenta elementi originali. In particolare, i pannelli che rappresentano l’Inferno non si conformano alle precedenti raffigurazioni trovate nel territorio tra Italia e Francia, ma derivano direttamente dalle incisioni incluse nell’Art de bien vivre et de bien mourir, pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1492. L’identificazione delle incisioni parigine come modello di riferimento per l’ultimo registro a Giaglione permette innanzitutto di datare la raffigurazione all’ultima decade del XV secolo, collocando la prima edizione dell’Art de bien vivre et de bien mourir come un post quem. Inoltre, questo confronto rivela come anche una produzione considerata un risultato modesto di una periferia possa essere aggiornata sugli sviluppi coevi dei principali centri artistici. Infine, nuove evidenze emerse dalle fonti storiche invitano a credere che la commissione del dipinto rappresentasse sia gli interessi politici e spirituali della comunità di Giaglione, sia una politica pastorale mirata a consolidare la sua presenza nella valle.
The pictorial decoration of the chapel of St. Stephen in Giaglione is an emblematic example of the artistic production in the Susa Valley. At the end of the 15th century, the workshop of Bartolomeo and Sebastiano Serra from Pinerolo depicted the Virtues, the Vices, and the Infernal Punishments on the external wall of the chapel. Although it resumes a figurative model known on both the Piedmontese and French sides of the Alps, the examined pictorial cycle presents original elements. In particular, the panels representing Hell do not conform to previous depictions found in the territory between Italy and France but are derived directly from the engravings included in the Art de bien vivre et de bien mourir, first published in 1492 in Paris. The identification of the Parisian engravings as a reference model for the last register in Giaglione allows, in the first place, to date the depiction to the last decade of the 15th century, placing the first edition of the Art de bien vivre et de bien mourir as a post quem. Moreover, this comparison reveals how even a production considered a modest outcome of a periphery could be updated on the coeval developments of the major artistic centers. Ultimately, new evidence that emerged from historical sources invites us to believe that the commission of the painting represented both the political and spiritual interests of the community of Giaglione and a pastoral policy aimed at consolidating its presence in the valley.
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Due facce della stessa medaglia: i dipinti del Sacro Cuore di Gesù di Pompeo Batoni e di Giuseppe Trono a Lisbona
di Giuseppina Raggi, Michela Degortes
Nel 1791, l’artista italiano Giuseppe Trono (Torino, 1739 – Lisbona, 1810), attivo come ritrattista per la famiglia reale portoghese, ricevette l’incarico di dipingere il paliotto per la cappella reale del palazzo di Bemposta a Lisbona. L’iconografia molto peculiare di quest’opera è stata finora ignorata o fraintesa dagli studiosi. In effetti, il significato e la rilevanza del dipinto possono essere riconosciuti solo attraverso un confronto con il paliotto principale della basilica di Estrela, dipinto dieci anni prima dall’artista italiano Pompeo Batoni (Lucca, 1708 – Roma, 1787). La basilica di Estrela, commissionata dalla regina Maria I del Portogallo e costruita tra il 1779 e il 1789, è stata la prima al mondo dedicata alla devozione del Sacro Cuore di Gesù. È proprio questo culto che fornisce il collegamento tra i due paliotti. Questo studio getta nuova luce sulla loro storia e significato, che sono strettamente legati al significato politico della devozione al Sacro Cuore e al suo scopo di rafforzare l’unione tra la Chiesa e la Monarchia.
In 1791, Italian artist Giuseppe Trono (Turin, 1739 – Lisbon, 1810), active as a portrait painter for the Portuguese royal family, was commissioned to paint the altarpiece for the royal chapel at the Bemposta palace in Lisbon. The very peculiar iconography of this work has hitherto been ignored or misunderstood by scholars. In fact, the meaning and relevance of the canvas can only be recognized through its comparison with the master altarpiece of the Estrela basilica, painted ten years before by Italian artist Pompeo Batoni (Lucca, 1708 – Rome, 1787). The Estrela basilica, commissioned by Queen Mary I of Portugal and built between 1779 and 1789, was the first in the world to be dedicated to the devotion of the Sacred Heart of Jesus. It is indeed this cult that provides the link between the two altarpieces. This study sheds new light on their history and significance, which is closely related to the political meaning of the devotion of the Sacred Heart and its purpose of strengthening the union between the Church and the Monarchy.
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AmeInforma
Le tessere del puzzle
di don Gianluca Gaiardi
S’immagini di dover comporre un puzzle da migliaia di tessere senza avere a disposizione l’immagine finale. La mancanza di una cornice, di un solco determinato, provoca un comprensibile disorientamento iniziale, che lascia spazio nel procedere a una più ampia libertà, la cui forza proviene direttamente dalle tessere che si hanno a disposizione: ciò che conosciamo diviene così materia costituente di una forma nuova, sorprendente. La creazione del Museo Diocesano di Cremona, inaugurato nel 2021 in occasione della festa patronale della città e della diocesi, ha seguito di fatto questa dinamica di ricomposizione.
Imagine having to assemble a puzzle with thousands of pieces without having the final image available. The absence of a frame, of a determined groove, causes an understandable initial disorientation, which then gives way to a greater freedom in proceeding, a freedom whose strength comes directly from the pieces at hand: what we know thus becomes the building material for a new, surprising form. The creation of the Diocesan Museum of Cremona, inaugurated in 2021 on the occasion of the city’s and diocese’s patronal feast, effectively followed this dynamic of reassembly.
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Notiziario
«Nel mio principio è la mia fine»
di Paolo Biscottini
Il verso di Eliot sottintende molte cose e dovrebbe essere letto nel contesto generale dei Quattro quartetti, ma di esso mi soffermo soprattutto sul senso della circolarità della vita, mentre penso a mons. Giancarlo Santi, recentemente scomparso. Si nasce, si muore.
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