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Il sacro sulla pelle. Tatuaggi religiosi in Sicilia: le forme e i contesti

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Sommario

L’articolo presenta un progetto di ricerca in corso che indaga l’iconografia dei tatuaggi religiosi in Sicilia, con l’obiettivo di comprendere le interrelazioni tra questi tatuaggi, i loro portatori e i quadri simbolici che ne informano la produzione. Questa ricerca si basa su un’ampia documentazione visiva raccolta in oltre venticinque anni da due fotografi siciliani, comprendente circa 500.000 immagini di 1.400 feste locali. Oltre a questo archivio fotografico, lo studio trae spunto da interviste e testimonianze orali raccolte da individui tatuati durante ricerche sul campo incentrate sulle feste folkloristiche nella provincia di Messina.
Storicamente, i tatuaggi erano spesso associati a marginalizzazione, subalternità o devianza. Tuttavia, nella società contemporanea, i tatuaggi sono diventati un simbolo di libertà personale, rappresentando una forma di appartenenza alle varie “tribù” che compongono la società moderna. I tatuaggi differenziano il portatore da chi non li ha, trasformando il corpo in una tela per l’autoespressione. La trasformazione della carne nativa e non marcata in una superficie “cotta” e incisa si allinea con ciò che l’antropologo Francesco Remotti definisce anthropo-poiesis—la capacità degli individui di plasmare la propria identità all’interno di un gruppo sociale specifico con cui si identificano.
Questo processo assume un significato particolare nel caso dei tatuaggi religiosi. Oltre a incarnare l’identità personale e sociale, i tatuaggi religiosi interagiscono con la sacralizzazione dello spazio, una pratica comune nelle culture tradizionali. Tatuando simboli e narrazioni religiose sulla pelle, gli individui conferiscono un significato sacro e referenziale al proprio corpo, rendendolo allo stesso tempo “buono da pensare” e “buono da mostrare”. L’articolo esplora in dettaglio questa funzione dei tatuaggi religiosi, cercando di decodificare l’universo simbolico di tali tatuaggi nel contesto più ampio della storia e della cultura siciliana negli ultimi venticinque anni.

Summary

The article presents an ongoing research project that investigates the iconography of religious tattoos in Sicily, aiming to understand their interrelationships and the connections between these tattoos, their bearers, and the symbolic frameworks that inform their production. This research is grounded in an extensive visual documentation collected over more than twenty-five years by two Sicilian photographers, comprising approximately 500,000 images of 1,400 local festivals. In addition to this photographic archive, the study draws from interviews and oral accounts gathered from tattooed individuals during fieldwork focused on local folklore festivals in the province of Messina.
Historically, tattoos were often associated with marginalization, subalternity, or deviance. However, in contemporary society, tattoos have become a symbol of personal freedom, representing a form of belonging to the various “tribes” that make up modern society. Tattoos differentiate the bearer from those who do not have tattoos, with the body becoming a canvas for self-expression. The transformation of native, unmarked flesh into a “cooked,” carved surface aligns with what anthropologist Francesco Remotti calls anthropo-poiesis—the capacity of individuals to shape their identity within a specific social group they identify with.
This process takes on particular significance in the case of religious tattoos. In addition to embodying personal and social identity, religious tattoos engage with the sacralization of space, a common practice in traditional cultures. By tattooing religious symbols and narratives onto the body, individuals confer a sacred, referential meaning to their skin, making it both “good to think” and “good to exhibit.” The article explores this function of religious tattoos in detail, aiming to decode the symbolic universe of such tattoos within the broader context of Sicilian history and culture over the past twenty-five years.