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La Parola di Dio iscritta sulla pelle nella prassi artistica post concettuale di Douglas Gordon

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Sommario

Il saggio analizza come i tatuaggi, sebbene solo recentemente riconosciuti come un mezzo distinto nell’arte contemporanea, siano emersi come un importante veicolo di espressione religiosa, in particolare all’interno del cristianesimo. Una figura chiave in questo sviluppo è l’artista scozzese Douglas Gordon, una delle personalità di spicco del panorama artistico odierno, che ha esplorato fin dall’inizio della sua carriera il rapporto con la Parola di Dio. I tatuaggi di Gordon sono principalmente testuali, utilizzando il corpo come una tela su cui inscrivere parole che trattano temi come la penitenza, la fede, il possesso e la salvezza.
Nell’arte di Gordon, i tatuaggi servono come potente mezzo per ristabilire una dimensione sacra al corpo umano, permettendo l’espressione di dogmi e verità mistiche, specialmente nel contesto delle divisioni cristiane. Il suo background religioso personale, insieme alle storiche fratture tra le denominazioni cristiane nella sua terra natale, alimentano una profonda riflessione su temi come il peccato e la colpa. Questo è evidente in opere come Tattoo (for reflection) (1997), dove la parola “guilty” è tatuata al contrario sulla spalla, rimanendo invisibile a chi la indossa ma simbolicamente presente, un’allusione al concetto calvinista di predestinazione, visto come un marchio indelebile.
Attraverso tali opere, Gordon reintroduce temi cristiani nella scena dell’arte contemporanea, trasformando i tatuaggi in un ponte tra l’estetica moderna e l’arte religiosa, offrendo un nuovo mezzo per la riflessione e l’espressione spirituale.

Summary

The paper analyzes how tattoos, although only recently gaining recognition as a distinct medium in contemporary art, have emerged as an important vehicle for religious expression, particularly within Christianity. A key figure in this development is Scottish artist Douglas Gordon, a prominent figure in today’s art world, who has explored the relationship with the Word of God from the beginning of his career. Gordon’s tattoos are primarily textual, using the body as a canvas for inscribing words that explore themes such as penance, faith, possession, and salvation.
In Gordon’s art, tattoos serve as a potent medium to restore a sacred dimension to the human body, allowing for the expression of dogmas and mystical truths, particularly in the context of Christian divisions. His personal religious background, along with the historical splits between Christian denominations in his homeland, drive a profound reflection on themes of sin and guilt. This is evident in works such as Tattoo (for reflection) (1997), where the word “guilty” is tattooed backwards on the shoulder, remaining invisible to the wearer but symbolically present—an allusion to the Calvinist concept of predestination, seen as an indelible mark.
Through such works, Gordon reintroduces Christian themes into the contemporary art scene, transforming tattoos into a bridge between modern aesthetics and religious art, and offering a new medium for spiritual reflection and expression.