Due Orazioni nell’orto di Figino ritrovate. Anzi, una e mezza
di Mauro Pavesi
Nel 1913, il critico d’arte e di musica Theodor Frimmel descrisse l’Agonia nel Giardino, un dipinto di Giovanni Ambrogio Figino, appartenente alla collezione Matswanszky a Vienna. Il dipinto, firmato dall’artista e datato 1577, sembra essere scomparso da allora. Una replica autografa del dipinto è stata recentemente riscoperta in una collezione privata a Milano, in un formato leggermente diverso (mancano però la data e la firma). Il saggio esamina anche un’altra replica del dipinto, questa volta autografa, di cui rimangono solo frammenti intatti, privi della parte superiore del pannello. Lo studio di questo gruppo di opere conduce a una serie di riflessioni sulla carriera precoce di Figino nel suo complesso e tocca il suo misterioso soggiorno alla corte di Urbino. Il saggio esplora ulteriormente la diffusione iconografica del tema dell’Agonia nel Giardino durante gli anni dell’episcopato di Carlo Borromeo. Questo tema è stato affrontato anche da artisti come Antonio e Vincenzo Campi, Giovan Paolo Lomazzo e Simone Peterzano. Si conclude che il tema può essere probabilmente collegato al difficile periodo segnato dalla Peste, che colpì Milano nel 1576-77.
In 1913, art and music critic Theodor Frimmel described the Agony in the Garden, a painting by Giovanni Ambrogio Figino, in the Matswanszky collection in Vienna. The painting, which is signed by the artist and dated 1577, appears to have since disappeared. An autograph replica of the painting has been newly rediscovered in a private collection in Milan, in a slightly different format (without, however, the date and the signature). The essay also examines another replica of the painting, this time an autograph, of which only fragments remain intact, lacking the upper part of the panel. The study of this group of works leads to a series of reflections on Figino’s early career as a whole and touches on his mysterious stay at the court of Urbino. The essay further explores the iconographic diffusion of the theme of the Agony in the Garden during the years of the episcopate of Charles Borromeo. This topic was also addressed by artists such as Antonio and Vincenzo Campi, Giovan Paolo Lomazzo, and Simone Peterzano. It concludes that the theme can likely be linked to the difficult period marked by the Plague, which struck Milan in 1576-77.
Leggi questo articolo
La Madonna del Castello a Lentini: un’icona-palladio dalla Sicilia federiciana, fra storia, memoria e leggenda
di Simona Piazza
La chiesa matrice di Sant’Alfio a Lentini (provincia di Siracusa, Sicilia orientale) conserva un’icona mariana risalente al circa 1240, che è mantenuta in condizioni più che soddisfacenti. Quest’icona è nota come la Madonna del Castello perché originariamente ospitata all’interno della fortezza urbana, a seguito della sua ricostruzione da parte di Re Federico II tra il 1223 e il 1239. L’opera è un grande dipinto su pannello, alto quasi due metri, che raffigura una Madonna a figura intera con il Bambino tra le braccia. L’immagine sacra segue l’iconografia dell’Hodegetria. Le fonti del XVII secolo offrono preziose informazioni sulle origini leggendarie dell’icona, che, secondo la tradizione, fu scoperta sulla spiaggia della costa vicina il 24 giugno 1240. Queste fonti dettagliano anche i vari spostamenti dell’icona nei secoli, il suo culto e un antico restauro effettuato nel 1665. Durante questo restauro, fu riscoperta l’iscrizione “LUCAS AD LEONTINOS” ai piedi della Vergine, suggerendo che l’iscrizione risalga al periodo della creazione del dipinto, contrariamente alle assunzioni precedenti. La Madonna del Castello soddisfa quindi tutti i criteri per essere considerata un palladio, simile alle icone imperiali bizantine: fu finanziata da notabili locali, dipinta dall’Evangelista, arrivò via mare e fu conservata all’interno del bastione militare della città. Nei secoli, il suo potere protettivo ha salvaguardato la comunità locale da guerre e disastri naturali.
The matrice church of Sant’Alfio in Lentini (province of Syracuse, eastern Sicily) preserves a Marian icon dating back to around 1240, which remains in more than satisfactory condition. This icon is known as the Madonna del Castello because it was originally housed within the urban fortress, following its reconstruction by King Frederick II between 1223 and 1239. The artwork is a large panel painting, nearly two meters high, depicting a full-length Virgin with the Child in her arms. The sacred image adheres to the iconography of the Hodegetria. Seventeenth-century sources provide valuable insights into the legendary origins of the icon, which, according to tradition, was discovered on the beach of the nearby coast on June 24, 1240. These sources also detail the various transfers of the icon over the centuries, its cult, and an ancient restoration carried out in 1665. During this restoration, the dedication “LUCAS AD LEONTINOS” was rediscovered at the feet of the Virgin, suggesting that the inscription dates back to the time of the painting’s creation, contrary to previous assumptions. The Madonna del Castello thus fulfills all the criteria to be regarded as a palladium, akin to Byzantine imperial icons: it was financed by local notables, painted by the Evangelist, arrived by sea, and was preserved within the city’s military stronghold. Over the centuries, its protective power has safeguarded the local community from wars and natural disasters.
Acquista questo articolo
Manzù disegnatore per le riviste e l’editoria sacra
di Valentina Raimondo
Tra il 1932 e il 1936, lo scultore Giacomo Manzù realizzò una serie di disegni e illustrazioni che furono pubblicati nella rivista cattolica fiorentina Il Frontespizio, diretta dall’intellettuale Piero Bargellini. I contributi di Manzù come illustratore si estendono a numerose opere grafiche, tra cui quelle per i libri di preghiere Preghiera per la Sposa Cristiana (1935) e Preghiere e letture (1936), nonché per i volumi Architettura (1934) e David (1936) editi da Bargellini. Questo articolo si propone di analizzare queste opere grafiche sia dal punto di vista storico sia stilistico, per delineare l’impegno di Manzù con l’arte sacra durante le prime fasi della sua carriera. Si esplora il significato delle sue scelte iconografiche in questo periodo e si cerca di indagare la relazione tra i suoi disegni e le sue sculture. Confrontando queste due facce del suo lavoro, il saggio mira a fornire una comprensione più chiara dell’evoluzione della pratica artistica di Manzù.
Between 1932 and 1936, the sculptor Giacomo Manzù produced a series of drawings and illustrations that were featured in the Florentine Catholic magazine Il Frontespizio, which was directed by intellectual Piero Bargellini. Manzù’s contributions as an illustrator extended to several graphic works, including those for the prayer books Preghiera per la Sposa Cristiana (1935) and Preghiere e letture (1936), as well as the volumes Architettura (1934) and David (1936) edited by Bargellini. This article aims to analyze these graphic works from both historical and stylistic perspectives to delineate Manzù’s engagement with sacred art during the early stages of his career. It explores the significance of his iconographic choices during this period and seeks to investigate the relationship between his drawings and sculptures. By comparing these two facets of his work, the essay aims to provide a clearer understanding of the evolution of Manzù’s artistic practice.
Acquista questo articolo
El Retablo de la Puridad del Museu de Belles Arts de València
di Lluís Ramon i Ferrer
L’articolo analizza le principali caratteristiche del Paliotto della Puridad, conservato nel Museo delle Belle Arti di Valencia. Inizialmente, viene descritto il contenuto delle iscrizioni presenti sul paliotto. Successivamente, vengono dettagliate le caratteristiche visive fondamentali dell’opera. L’integrazione di questi due aspetti costruisce un messaggio catechetico incentrato sul sacramento dell’Eucaristia e sulla sua profonda connessione con la Vergine Maria, che portò il Figlio di Dio nel suo corpo. Infine, l’articolo confronta ciascuna immagine iconografica del paliotto con sezioni della Vida de Jesucrist di Francesc Eiximenis, un’opera letteraria contemporanea al paliotto. Questo confronto mira a esplorare come gli elementi visivi e testuali riflettano e rafforzino i messaggi tematici e teologici dell’epoca.
The article analyzes the main features of the Altarpiece of La Puridad housed in the Museum of Fine Arts of Valencia. Initially, it describes the content of the inscriptions present on the altarpiece. Subsequently, it details the key visual characteristics of the piece. The integration of these two aspects constructs a catechetical message focusing on the sacrament of the Eucharist and its profound connection with the Virgin Mary, who bore the Son of God within her own body. Finally, the article compares each iconographic image from the altarpiece to sections of Francesc Eiximenis’ Vida de Jesucrist, a literary work contemporary to the altarpiece. This comparison aims to explore how the visual and textual elements reflect and reinforce the thematic and theological messages of the period.
Acquista questo articolo
AmeInforma
Oltre il Museo
di Barbara Mastrocola
Il terremoto del 2016 ha causato un vuoto immenso nell’economia e un senso di smarrimento nella vita quotidiana delle nostre comunità e nei luoghi in cui la nostra vita sociale si svolgeva: la piazza, il teatro, il palazzo comunale e, soprattutto, le chiese, che rimangono per i nostri paesi un centro di socialità oltre che di fede e devozione. Abitando in una zona sismica, siamo abituati a reagire con accettazione, resistenza e tenacia, e abbiamo sempre fatto in modo che la vita continuasse a rifiorire. Il 11 giugno 2022, siamo rinati attraverso la bellezza con la realizzazione del Museo Diocesano, MARec Museo dell’Arte Recuperata, e abbiamo ritrovato la speranza e il tempo per credere nel futuro.
The earthquake of 2016 caused an immense void in the economy and a sense of disorientation in the daily lives of our communities and in the places where our social life took place: the square, the theater, the town hall, and especially the churches, which remain, for our towns, a center of social interaction as well as faith and devotion. Living in a seismic zone, we are accustomed to reacting with acceptance, resilience, and tenacity, and we have always ensured that life continued to blossom. On June 11, 2022, we were reborn through beauty with the creation of the Diocesan Museum, MARec Museum of Recovered Art, and we rediscovered hope and the time to believe in the future.
Acquista questo articolo
Recensioni
Denis Hétier – Éléments d’une théologie fondamentale de la création artistique.
Les écrits théologiques sur l’art chez Karl Rahner (1954-1983)
di Andrea Dall’Asta
Il poderoso volume di Denis Hétier, docente dal 2009 all’Institut Supérieur de Théologie des Arts (ITSA), un’istituzione di secondo ciclo del Theologicum / Faculté de Théologie et de Sciences Religieuses all’Institut Catholique di Parigi, si distingue per la sua rilevanza sotto molteplici aspetti. Con un linguaggio semplice, preciso e puntuale, Hétier esamina una dozzina di testi di Karl Rahner, scritti tra il 1954 e il 1983, dedicati alla riflessione sulla creazione artistica, argomento che non ha ricevuto un’adeguata attenzione né una valorizzazione sufficiente. Il pensiero di Rahner è contestualizzato in modo efficace nel panorama culturale europeo dell’epoca. Hétier confronta continuamente le riflessioni del teologo con quelle di Martin Heidegger, Paul Ricoeur, Yves Bonnefoy, Gaston Bachelard e Maurice Merleau-Ponty, offrendo una panoramica che mette in luce l’originalità e le peculiarità degli interventi di ciascuno. In questo senso, il testo risulta particolarmente ricco di spunti, da meditare e leggere con grande attenzione.
Denis Hétier’s powerful volume, a professor since 2009 at the Institut Supérieur de Théologie des Arts (ITSA), a second-cycle institution of the Theologicum / Faculté de Théologie et de Sciences Religieuses at the Institut Catholique in Paris, stands out for its relevance in multiple respects. Using simple, precise, and timely language, Hétier examines a dozen texts by Karl Rahner, written between 1954 and 1983, dedicated to the reflection on artistic creation—a topic that has not received adequate attention or sufficient appreciation. Rahner’s thought is effectively contextualized within the European cultural landscape of the time. Hétier continually compares the theologian’s reflections with those of Martin Heidegger, Paul Ricoeur, Yves Bonnefoy, Gaston Bachelard, and Maurice Merleau-Ponty, providing an overview that highlights the originality and peculiarities of each thinker’s contributions. In this sense, the text is particularly rich in insights, deserving to be meditated upon and read with great attention.
Leggi questo articolo