Le Christ en chapeau dans la scène du Noli me tangere de l’art occidental
di François Boespflug
Cristo appare con un cappello solo nell’arte occidentale e solo nelle rappresentazioni di due eventi evangelici: l’incontro con Maria di Magdala la mattina di Pasqua e quello con i due discepoli di Emmaus la sera dello stesso giorno. Questo articolo analizza la prima situazione, in cui il cappello sul capo del Cristo Risorto riflette visivamente, insieme ad altri dettagli (come l’attrezzo da giardinaggio che Cristo porta o le verdure presenti nel luogo dell’apparizione), la ragione per cui Maria di Magdala non lo riconobbe immediatamente, confondendolo con il giardiniere. La comparsa di questo cappello sulla testa di Cristo è relativamente tardiva nella storia dell’arte: completamente assente nel primo millennio, la sua prima occorrenza risale alla fine del XII secolo; da allora, non divenne molto comune fino alla fine del XV secolo, senza dubbio in relazione allo sviluppo della professione di cappellaio in tutta Europa. Fu soprattutto nei due secoli successivi che questa aggiunta trovò il favore di artisti tedeschi (Dürer), fiamminghi (Lucas van Leyden, Simon Bening), francesi (Cornelis Cort) e italiani (Giulio Romano). L’articolo analizza le principali varianti di questo elemento, sia nella pittura colta che nell’arte popolare, la sua flessibile compatibilità con l’abbigliamento di Cristo e le sue interferenze con paesaggi e giardini. Infine, la ricerca esplora le ragioni della graduale scomparsa del motivo del cappello dall’Età dei Lumi in poi.
Christ appears with a hat only in Western art, and only in the representations of two evangelical events: the meeting with Mary of Magdala on Easter morning and the one with the two disciples of Emmaus in the evening of the same day. This article analyses the former situation, in which the hat on the Risen Lord’s head visually reflects, with other details (the gardening tool that Christ wears, or vegetables in the place of the apparition), the reason why Mary of Magdala did not immediately recognize him, confusing him with the gardener. The appearance of this hat on the head of Christ is relatively late in history of art: completely absent in the first millennium, its first occurrence dates back to the end of the 12th Century; after that, it did not become so common until the end of the 15th Century, undoubtedly in connection with the development of the profession of hatter throughout Europe. It was especially during the following two centuries that this addition enjoyed the approval through German (Dürer), Flemish (Lucas de Leyde, Simon Bening), French (Cornelis Cort) and Italian (Giulio Romano) artists. The article analyses its main variations, both in scholarly painting and popular art, its flexible compatibility with Christ’s clothing, and its interferences with landscapes and gardens. Finally, the research looks for the reasons around the gradual disappearance of the motif of the hat since the Age of Enlightenment.
Acquista questo articolo
Immagini, stampe e culti: riflessioni attorno a una xilografia del Rosario
di Corinna Tania Gallori
Il Kupferstichkabinett di Berlino conserva l’unico esemplare conosciuto di una grande xilografia a foglio singolo, probabilmente realizzata a Venezia negli anni 1490. Estremamente danneggiata, la stampa mostra un’immagine insolita legata al culto del Rosario e, tra altre iscrizioni, due cartigli o tavolette recanti un testo sostanziale. Incentrato sulla xilografia di Berlino, questo articolo analizza inizialmente la sua datazione e attribuzione, lo sviluppo della sua complessa iconografia e la sua eredità visiva. Successivamente, si affronta il ruolo delle stampe nei primi anni della diffusione del culto del Rosario, esplorando le ragioni per cui questo specifico mezzo si prestava particolarmente a tale devozione. Infine, per una migliore comprensione dei diversi scopi della xilografia, si discute la componente testuale e la si confronta con altre fonti contemporanee.
The Kupferstichkabinett of Berlin houses the only known impression of a rather large single-sheet woodcut, likely cut in Venice in the 1490s. Extensively damaged, the broadsheet displays an unusual image related to the cult of the Rosary and, amongst other inscriptions, two scrolls or tablets bearing a substantial text. Centering on the Berlin woodcut, this article first focuses on its dating and attribution, the development of its complex imagery, and its visual legacy. Next, the role of prints in the early years of the diffusion of the cult of the Rosary is addressed, exploring the reasons why this specific medium was particularly apt for this devotion. Finally, in order to reach a better understanding of the different aims of the woodcut, its textual component is discussed and compared with other contemporary sources.
Acquista questo articolo
The Tree of Life
di Giovanni Chiaramonte
L’articolo esamina il film più rappresentativo di Terrence Malick. Partendo dai suoi studi di filosofia ad Harvard e Oxford, che lo hanno portato a esaminare sistematicamente la condizione umana secondo Martin Heidegger, l’autore analizza la doppia trama del film: le vicende di una famiglia americana composta da due genitori e tre figli che vivono nella campagna americana a metà del XX secolo, nel breve arco della vita umana, e la rappresentazione della nascita dell’universo, del sistema solare e della vita sulla Terra, durante il tempo incalcolabile dei 15 miliardi di anni dal Big Bang. L’albero nel giardino di casa, dove si svolgono i ricordi d’infanzia dei bambini e le vicende dei loro genitori, si trasforma nella figura dell’albero della vita, dove i diversi personaggi riscoprono il cammino della Grazia e recuperano la presenza di Dio.
The article examines Terrence Malick’s most representative film. Starting from his studies of philosophy at Harvard and Oxford, that lead him to systematically scrutinize the human condition according to Martin Heidegger, the author analyzes the dual storyline of the movie: the vicissitudes of an American family composed by two parents and three sons living in the American countryside in the mid-20th Century, during the short span of human life, and the representation of the birth of the universe, of the Solar System and of the life on Earth, during the incalculable time of 15 billions years since the Big Bang. The tree in the home garden where the story of the children’s childhood takes place, along with the vicissitudes of their parents, transforms into the figure of the tree of life where the different characters rediscover the way of Grace and recover the presence of God.
Acquista questo articolo
AmeInforma
Relazione di fine mandato
di Domenica Primerano
Relazione della Presidente uscente Mimma Primerano al termine del mandato quinquennale all’Assemblea dei Soci AMEI del 21 novembre 2020. La relazione illustra il lavoro intenso che ha caratterizzato questo quinquennio, nell’attuazione del programma redatto l’11 aprile 2015. La Presidente esprime la propria soddisfazione per i risultati apprezzabili ottenuti e la sua gratitudine ai membri che hanno contribuito alla loro realizzazione; allo stesso tempo, sottolinea alcune questioni critiche ancora irrisolte, per offrire nuovi spunti di riflessione a coloro che proseguiranno l’azione intrapresa.
Report by incumbent President Mimma Primerano at the end of the five-year mandate to the AMEI Members’ Assembly on November 21st, 2020. The report illustrates the intense work that has marked this five-year period, in implementation of the program drawn up on April 11th, 2015. The President expresses her satisfaction for the appreciable results and her gratitude to the members who contributed to their realization; at the same time, she underlines some unresolved critical issues, to offer new food for thought to those who will continue the action undertaken.
Acquista questo articolo
Notiziario
Basilica di San Lorenzo Maggiore, Milano
Restauri e interventi di valorizzazione nellia cappella di Sant’Aquilino
di Giorgio Ripa
A tre anni dal sisma che ha colpito le Marche nel 2016, la mostra *Rinascimento marchigiano* consente di tornare a godere di un nucleo di 51 opere restaurate, tra le tante che sono state coinvolte nei danni subiti da chiese, palazzi e musei. Questa iniziativa è preziosa per diverse ragioni: in primo luogo per gli eccellenti risultati degli interventi di restauro, che hanno restituito opere di straordinario valore, e poi per l’opportunità di intraprendere un viaggio stilistico e iconografico nella cultura religiosa marchigiana. Inoltre, la mostra permette di apprezzare le sedi espositive, tutte di grande spessore storico-artistico.
Soprattutto, merita particolare attenzione per la ratio sottesa al progetto, che mira a mettere in sinergia le molteplici realtà che caratterizzano la regione Marche, evidenziandone la capacità di fare sistema. Questa mostra intende dimostrare la volontà e la capacità della comunità marchigiana di risorgere da un evento tanto distruttivo quanto violento come il terremoto. Il titolo stesso della mostra esprime il desiderio di rinascita e la forza della regione nel far fronte alle avversità, valorizzando una storia fatta di pluralità e resilienza.
Three years after the earthquake that struck the Marche region in 2016, the exhibition *Rinascimento marchigiano* allows the public to once again enjoy a core collection of 51 restored works, among the many damaged in churches, palaces, and museums. This initiative is valuable for several reasons: firstly, for the excellent results of the restoration efforts, which have brought back works of extraordinary significance, and secondly, for the opportunity to embark on a stylistic and iconographic journey through the religious culture of the Marche. Furthermore, the exhibition allows for the appreciation of the exhibition venues themselves, all of which hold great historical and artistic value.
Above all, the exhibition deserves special attention for the rationale behind the project, which aims to synergize the many distinctive elements of the Marche region, highlighting its ability to work as a cohesive system. This exhibition is intended to demonstrate the will and capacity of the Marche community to rise again after such a destructive and violent event as the earthquake. The very title of the exhibition expresses a desire for rebirth and the region’s strength in overcoming adversity, while also celebrating a history marked by plurality and resilience.
Leggi questo articolo
Recensioni
La fabbrica dei santi.
Francesco Verzella e le botteghe di Picano Testa Citarelli
di Francesco De Nicolo
L’intensificarsi, negli ultimi due decenni, degli studi dedicati alla scultura napoletana in legno ha, in parte, svelato l’esistenza di uno straordinario patrimonio artistico che costituisce un capitolo della storia dell’arte italiana tutt’altro che trascurabile. Per troppo tempo la scultura in legno è stata vittima di un atavico pregiudizio di inferiorità rispetto ai ‘nobili’ marmo e bronzo secondo il quale le opere lignee erano assimilabili a sottoprodotti popolari destinati a contesti marginali. A tale preconcetto di matrice vasariana, dal XIX sec., si aggiunse la critica positivista che riteneva tali opere espressione di un devozionismo ignorante e bigotto.
Al di là degli stereotipi, i dati oggettuali ci restituiscono, invece, una Napoli che, a metà Ottocento, rivestiva ancora il suo ruolo di protagonista nella realizzazione della scultura sacra in legno raggiungendo livelli di produzione proto-industriali. Ed è questo dinamico mondo ottocentesco, tutt’altro che in declino quanto, al contrario, pullulante di botteghe, personalità artistiche e opere di varia qualità, che il poderoso volume di Francesco Di Palo intende indagare. La fabbrica dei santi è una pubblicazione che riunisce una quantità impressionante di novità nel campo della scultura lignea napoletana ottocentesca tracciando un itinerario che parte dall’eredità di Giuseppe Sanmartino, con la sua nutrita schiera di collaboratori, emuli o epigoni, fino alle soglie del secondo conflitto mondiale quando la prospera stagione della scultura napoletana volge davvero al termine. Le opere di questi artefici, presentate nell’elegante veste editoriale, sono prodotti di abilità artistiche differenti che nel lavoro minuzioso del Di Palo, laddove non vi sia paternità certa, vengono indagate con spirito critico, ora con pertinenti confronti con altre opere certe, ora con accostamenti a prototipi emblematici della scultura e della pittura.
The intensification, in the last two decades, of studies dedicated to Neapolitan wood sculpture has partially revealed the existence of an extraordinary artistic heritage that represents a chapter in Italian art history that is far from negligible. For too long, wood sculpture has been a victim of an age-old prejudice of inferiority compared to the ‘noble’ materials of marble and bronze, according to which wooden works were considered as popular byproducts destined for marginal contexts. To this Vasarian preconception, the positivist critique of the 19th century added the belief that such works were expressions of ignorant and bigoted devotion.
Beyond stereotypes, objective data, instead, show us a Naples that, in the mid-19th century, still played a leading role in the creation of sacred wood sculpture, reaching proto-industrial levels of production. It is this dynamic 19th-century world, far from declining but rather teeming with workshops, artistic personalities, and works of various quality, that the powerful volume by Francesco Di Palo aims to investigate. “The Factory of Saints” is a publication that brings together an impressive amount of novelties in the field of 19th-century Neapolitan wood sculpture, tracing a path from the legacy of Giuseppe Sanmartino, with his abundant array of collaborators, imitators, or epigones, up to the threshold of the second World War when the prosperous season of Neapolitan sculpture truly comes to an end. The works of these artisans, presented in an elegant editorial style, are products of different artistic skills that, in the meticulous work of Di Palo, where there is no certainty of authorship, are investigated with a critical spirit, sometimes through relevant comparisons with other known works, or through associations with emblematic prototypes of sculpture and painting.
Leggi questo articolo