322 Valerio Pennasso Editoriale
324 Mario Delpini La Cattedrale, uno spazio di divinizzazione
326 Enrico Solmi L’adeguamento della Cattedrale: le attese del vescovo
328 Paolo Tomatis La cattedrale, centro della vita liturgica della diocesi
336 Luca Bressan La cura del legame. I luoghi di culto oggi, il loro senso e la loro necessità
342 Giovanni Carbonara e Alessandra Marino Studio storico, architettonico e artistico dell’edificio. Custodia della tradizione e restauro: criteri per una continuità di narrazione
354 Giancarlo Santi La Nota pastorale della CEI e l’adeguamento delle cattedrali
362 Roberto Gulino e Elena Palestro La liturgia del Concilio Vaticano II in Santa Maria del Fiore. La riforma del rito e degli spazi: bilancio critico, questioni aperte, piste di lavoro
370 Maria Antonietta Crippa Adeguamento liturgico: attuazioni e prospettive a partire dal Concilio Vaticano II
384 Giuliano Zanchi Arte contemporanea e adeguamento delle cattedrali
388 Daniele Sabaino Il suono nella liturgia: orizzonti, interrelazioni, necessità
398 Umberto Bordoni Laboratorio Adeguamento Cattedrali: qualche nota conclusiva
Editoriale
di Valerio Pennasso
La ricezione delle novità del Vaticano II rappresenta una sfida sempre più pressante, specialmente man mano che il tempo ci allontana dalla sua celebrazione. La ricerca e l’entusiasmo innovatore alle volte stenta a trovare una sua diretta applicazione nella vita della Chiesa per gli aspetti direttamente ecclesiologici e liturgici. Molti sono i tentativi e i percorsi intrapresi nel tempo per vivere le dimensioni della collegialità, della sinodalità e della partecipazione attiva. La possibilità di vivere una Chiesa evangelica rappresenta un “sogno” dei più alti di Papa Francesco, che ci invita a porre al centro delle nostre attenzioni le persone e le comunità, che hanno aspettative e necessità di condividere il “bene comune” della dimensione evangelica. Ciascuno per la propria parte è chiamato perciò a contribuire alla costruzione di questa casa comune. La Chiesa italiana in questi anni è impegnata sul cammino della riforma liturgica anche con la nuova traduzione del Messale Romano. All’interno di questo percorso i vescovi, a maggio del 2018, hanno promosso progetti pastorali realizzati dalle diocesi in vista dell’adeguamento liturgico delle cattedrali. Lo strumento individuato è stato quello del bando nazionale.
Il bando, alla luce della nota pastorale L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica (1996), invita a considerare il progetto di adeguamento della cattedrale come atto ecclesiale e culturale, che offre una preziosa occasione per elaborare e attuare un progetto pastorale che coinvolga l’intera comunità diocesana. Non si tratta di collocare altare, ambone e cattedra da qualche parte, anche magari in luoghi adeguati, ma di avviare un profondo cammino di conoscenza delle istanze liturgiche inserite nelle dinamiche della vita della diocesi, coinvolgendo gli uffici diocesani, gli organismi di partecipazione, le comunità parrocchiali e la città stessa. Le cattedrali rappresentano il luogo simbolico e identitario di tutta la comunità nelle sue diverse articolazioni: testimonianza ecclesiale, liturgica, politica e culturale. Oggi suscitano anche un ulteriore interesse da parte di numerosi turisti. Anche per questo motivo possono svolgere un grande ruolo di mediazione culturale, di narrazione e di dialogo. Esse rappresentano la vita della comunità, le scelte di civiltà da essa operate e possono svolgere un grande ruolo di formazione delle coscienze e degli stili di vita per generazioni. L’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto e l’Ufficio Liturgico Nazionale hanno pubblicato un Bando Nazionale per l’adeguamento liturgico delle cattedrali di sei diocesi (Nord, Centro e Sud Italia) per l’anno 2018. Il bando si articola in due fasi. La prima, a livello nazionale, ha visto la partecipazione di 15 diocesi indicate dalle rispettive Conferenze episcopali regionali. Un comitato di valutazione, sulla base della documentazione presentata di carattere tecnico, liturgico, storico, artistico e architettonico, ha scelto le sei diocesi: Acerenza, Asti, Belluno-Feltre, Cremona, Montepulciano-Chiusi-Pienza, Sessa Aurunca. Queste, alla fine della realizzazione di un progetto pastorale diocesano, in collaborazione con gli uffici nazionali competenti, bandiranno dei concorsi di progettazione. Il bando è occasione per attivare percorsi di formazione e avviare dibattiti di carattere ecclesiologico, liturgico, storico-artistico a livello locale e nazionale coinvolgendo soggetti e istituzioni diverse. Le diocesi sono invitate a realizzare incontri di formazione con le soprintendenze locali sui temi comuni di conoscenza, tutela e liturgia. Similmente, a livello nazionale verrà coinvolto il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Si tratta di una progettualità di vasta portata che coinvolge tutti. Già sono state avviate giornate di aggiornamento e un Laboratorio Adeguamento Cattedrali con la Scuola Beato Angelico. Primi passi per sostenere progettualità di qualità.
Devo confessare che la mia cattedrale mi sta molto a cuore. Il suo unico difetto è che non è mia; infatti, come si sa, il Duomo non appartiene alla Chiesa diocesana, ma alla Città, al popolo di Milano, che mediante la Veneranda Fabbrica del Duomo lo gestisce, lo adegua, lo mantiene. Presso questa cattedrale io vivo e sempre mi commuove la grandiosità, la bellezza, la suggestione che essa offre: di giorno, di notte, con il sole, con la pioggia, nelle diverse stagioni. Quando entro in una cattedrale – e in particolare quando entro nel Duomo – mi sembra che le pietre parlino, che gli spazi ispirino, che le immagini suscitino emozioni, raccontino storie, comunichino pensieri. I simboli presenti nelle celebrazioni trasmettono una grazia e una dogmatica, una storia e una speranza. I secoli lasciano le loro inconfondibili tracce.
I must confess that my cathedral is very dear to me. Its only flaw is that it is not mine; indeed, as is well known, the Duomo does not belong to the diocesan Church but to the City, to the people of Milan, who manage, adapt, and maintain it through the Veneranda Fabbrica del Duomo. I live near this cathedral, and I am always moved by the grandeur, beauty, and allure it offers: by day, by night, in the sun, in the rain, during the different seasons. When I enter a cathedral—and especially when I enter the Duomo—it seems to me that the stones speak, that the spaces inspire, that the images evoke emotions, tell stories, and communicate thoughts. The symbols present in the celebrations convey grace and doctrine, history and hope. The centuries leave their unmistakable marks.
L’adeguamento della Cattedrale: le attese del vescovo
di Enrico Solmi
Che cosa mi aspetto dall’adeguamento liturgico di una cattedrale? Anzitutto di potervi fare esperienza di ecclesìa, cioè di un popolo adunato dal Padre nello Spirito per celebrare Cristo morto e risorto. Pertanto cerco uno spazio che consenta a me, come vescovo, una unione con il popolo di Dio e al popolo di Dio di avvertire la forza di una convocazione per partecipare ai Santi Misteri. L’adeguamento della cattedrale di Parma, così io lo percepisco, mi consente esattamente di essere prossimo all’assemblea, collocato sulla cattedra in ascolto della Parola, insieme al popolo di Dio, senza assolutamente venir meno al mio mandato di vescovo, che dopo aver ascoltato la Parola, la commenta per poi salire all’altare. Non avverto distante il popolo di Dio: non ci sono i transetti frammezzo, calcisticamente direi che non c’è la pista di atletica, ma piuttosto uno stadio all’inglese, c’è la presenza imponente di una scalinata che distanzia ma non divide.
What do I expect from the liturgical adaptation of a cathedral? First of all, I hope to experience ecclesia, that is, a people gathered by the Father in the Spirit to celebrate Christ, dead and risen. Therefore, I seek a space that allows me, as a bishop, to unite with the people of God, and for the people of God to feel the strength of a calling to participate in the Holy Mysteries. The adaptation of the cathedral of Parma, as I perceive it, allows me to be close to the assembly, positioned on the cathedra while listening to the Word, alongside the people of God, without failing in my mandate as a bishop, who, after listening to the Word, comments on it before ascending to the altar. I do not feel distant from the people of God: there are no transepts in between; I would say, in football terms, that there is no running track, but rather an English-style stadium. There is the imposing presence of a staircase that distances but does not divide.
La cattedrale, centro della vita liturgica della diocesi
di Paolo Tomatis
Il Caeremoniale Episcorum specifica le celebrazioni liturgiche presiedute dal Vescovo e offre notevoli indicazioni per comprendere l’importanza della vita ecclesiologica e liturgica della Cattedrale, che è chiamata a distinguersi come modello del Mistero della Chiesa. Per quanto riguarda la concezione dell’ecclesiologico, sia gerarchico che piramidale, il CE si orienta verso un modello cerimoniale più comunale e circolare, senza rinunciare ai necessari codici di precedenza della gerarchia, proponendo un modello in grado di pensare al Vescovo insieme al suo Presbiterio, e sia all’interno dell’Assemblea—pur rimanendo di fronte ad essa—sia tutti insieme di fronte al Signore. Alla ricchezza dei codici architettonici e artistici si aggiunge il compito ministeriale di tradurre esteticamente il complesso sistema di relazioni tra persone, luoghi e azioni, affinché tutti possano essere orientati e orientare, verso la relazione con il Signore.
The Caeremoniale Episcorum specifies the liturgical celebrations presided over by the Bishop and offers considerable indications toward understanding the importance of the ecclesiological and liturgical life of the Cathedral, which is called to stand out as a pattern of the Mystery of the Church. As to the conception of the ecclesiological, both hierarchical and pyramidal, the CE looks toward a more communal and circular ceremonial model without giving up the necessary precedency codes of the hierarchy, proposing a model that is able to think of the Bishop together with his Presbytery, and both within the Assembly—yet still in front of it—and all together facing the Lord. To the wealth of the architectonic and artistic codes is added the ministerial task of translating aesthetically the complex system of relationships between people, places, and actions, so that all may be oriented, and themselves orienting, towards the relationship with the Lord.
La cura del legame. I luoghi di culto oggi, il loro senso e la loro necessità
di Luca Bressan
In una società sempre più pluralista, diventa sempre più difficile giustificare la presenza e spiegare il significato degli edifici sacri, come chiese e templi per i cristiani. Infatti, la presenza di questi edifici non è solo utile, ma preziosa, perché ci permette di inscrivere all’interno dello spazio urbano dinamiche simboliche fondamentali per la vita umana: la dimensione della trascendenza, il legame tra gli individui (il lien social), le radici della tradizione e il senso dei valori e delle leggi che governano le relazioni umane.
In an increasingly pluralistic society, it becomes more difficult to justify the presence and explain the significance of sacred buildings, such as churches and temples for Christians. In fact, the presence of these buildings is not only useful but precious, because they allow us to inscribe inside the urban space symbolic dynamics fundamental for human life: the dimension of transcendence, the link between individuals (the lien social), the roots of tradition, and the sense of values and laws that govern human relationships.
Studio storico, architettonico e artistico dell’edificio. Custodia della tradizione e restauro: criteri per una continuità di narrazione
di Giovanni Carbonara, Alessandra Marino
Nel campo del restauro, separare l’architettura dalle altre arti non è utile; porta a forme persistenti di “ri-perfezionamento” o a facili sociologismi o economismi. È invece meglio pensare in termini di “unità teorica” del restauro, almeno per le cosiddette “arti del disegno” (pittura, scultura e architettura). Questo è importante per chiarire il rapporto tra metodi e criteri di conservazione e per affrontare i problemi del riuso adattivo, dell’inserimento di nuovi elementi e della possibile rimozione di parti aggiunte e costruite in modo improprio. Se, fino a un secolo fa, venivano impiegate tecniche costruttive tradizionali e più o meno omogenee, insieme a un codice linguistico comune basato sull’uso degli ordini architettonici, questa unità metodologica è stata definitivamente interrotta dall’irruzione delle tecniche costruttive contemporanee (calcestruzzo armato e acciaio), che hanno creato una netta frattura tra nuovo e antico. È per questo che a volte percepiamo una dissonanza inquietante quando osserviamo edifici ricostruiti “in stile” con una struttura in calcestruzzo armato. L’architettura è il luogo della vita e delle sue sempre nuove esigenze, che lo spazio costruito deve risuonare e soddisfare. Pertanto, l’obiettivo fondamentale della preservazione deve consistere nella ricerca di quella risonanza, difficile da raggiungere ma non impossibile, che deve bilanciare la conservazione dei valori culturali riconosciuti con la necessità di trasformazione, indispensabile per mantenere vivi gli antichi edifici. Esiste un solo criterio di base per trovare questo equilibrio: la conoscenza diretta e approfondita dell’edificio stesso. Di conseguenza, non è possibile offrire ricette universali perché ogni edificio ha la propria storia, il proprio specifico ambito di riferimento territoriale e il proprio carattere tipologico, materiale e strutturale.
In the field of conservation, separating architecture from the other arts is not helpful; it leads to lingering forms of ‘reperfecting’ or of easy sociologism or economism. Instead, it is better to think in terms of the ‘theoretical unity’ of conservation, at least for the so-called ‘arts of design’ (painting, sculpture, and architecture). This is important for clarifying the relationship between conservation methods and criteria and for addressing the problems of adaptive reuse, the insertion of new elements, and the possible removal of added, improperly built parts. If, up until a century ago, traditional and more or less homogeneous construction techniques were employed, alongside a common linguistic code based on the use of architectural orders, this methodological unity was definitively disrupted by the irruption of contemporary construction techniques (reinforced concrete and steel), which have created a clear break between new and old. This is why we sometimes perceive an uncanny dissonance when viewing buildings reconstructed ‘in style’ with a reinforced concrete structure. Architecture is the place of life and of its always new needs, which built space must resonate with and cater to. Therefore, the fundamental aim of preservation must consist in the search for that resonance, difficult to achieve but not impossible, which must balance the conservation of recognized cultural values with the need for transformation, indispensable to keeping the ancient buildings alive. There is only one basic criterion for finding this balance: direct and in-depth knowledge of the building itself. Consequently, it is not possible to offer catch-all recipes because each building has its own history, its specific territorial reference sphere, and its own typological, material, and structural character.
La Nota pastorale della CEI e l’adeguamento delle cattedrali
di Giancarlo Santi
Dal 31 maggio 1993, architetti, Commissioni Diocesane di Liturgia e clero hanno a disposizione un documento che stabilisce linee guida per il rinnovamento delle cattedrali, emesso dalla Commissione Liturgica dei Vescovi. Questo documento è suddiviso in tre sezioni principali: la Sezione 1 spiega il rapporto tra Chiesa, sviluppo storico e culto. La Sezione 2 enuncia i principi liturgici di base e i luoghi per il rinnovamento delle cattedrali. La Sezione 3 spiega il processo di rinnovamento. L’autore fornisce qui un breve commento sul documento stesso.
Since May 31, 1993, architects, Diocesan Liturgy Commissions, and the Clergy have had at their disposal a document setting out guidelines for the renovation of Cathedrals issued by the Bishops Liturgical Commission. This document is divided into three principal sections: Section 1 explains the relationship between Church, historical development, and worship. Section 2 states the basic liturgical principles and locations of cathedrals’ renovation. Section 3 explains the process of renovation. The author here provides a short commentary on the document itself.
La liturgia del Concilio Vaticano II in Santa Maria del Fiore. La riforma del rito e degli spazi: bilancio critico, questioni aperte, piste di lavoro
di Roberto Gulino, Elena Palestro
Le modifiche liturgiche apportate in Santa Maria del Fiore, realizzate secondo i criteri delineati nella riforma liturgica del Concilio Vaticano II, rappresentano un tentativo di fondere senza soluzione di continuità le esigenze delle azioni liturgiche e di ogni altra celebrazione—che sono, ovviamente, i principali elementi di ogni edificio dedicato al culto—con le richieste e le prospettive dell’arte e dell’architettura: un percorso ancora aperto che ci spinge verso una piena rielaborazione della nostra Cattedrale.
The liturgical changes made in Santa Maria del Fiore, carried out according to the criteria outlined in the liturgical reformation of the Second Vatican Council, represent an attempt to merge seamlessly the requirements of the liturgical actions and of every other celebration—which are, of course, the main features in every building dedicated to worship—with the demands and perspectives of art and architecture: a still open path that spurs us towards a fully fledged reimagining of our Cathedral.
Adeguamento liturgico: attuazioni e prospettive a partire dal Concilio Vaticano II
di Maria Antonietta Crippa
L’adattamento liturgico nelle cattedrali è diventato un tema di grande attualità in Italia, spinto dai nuovi concorsi promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Questa sfida solleva questioni significative, in particolare considerando che la Chiesa cattolica, negli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II, si concentrò maggiormente sulla trasformazione delle chiese parrocchiali. Nonostante fosse fortemente promosso e incoraggiato da Papa Paolo VI, questo sforzo incontrò notevoli difficoltà nella sua coordinazione e attuazione. Le cattedrali, siano esse antiche o moderne, possiedono un valore eccezionale sia civile che religioso. Esse fungono da sede della cattedra del vescovo, rappresentando un punto di riferimento fondamentale per intere diocesi, oltre a costituire punti centrali nella vita delle rispettive città. L’impoverimento del lessico che attualmente caratterizza il rapporto tra architettura e liturgia richiede profonde riflessioni, che qui possono essere solo brevemente accennate.
Liturgical adaptation in cathedrals has become a highly topical theme in Italy, driven by new competitions promoted by the Italian Episcopal Conference (CEI). This challenge raises significant questions, particularly as the Catholic Church, in the years immediately following the Second Vatican Council, focused more on transforming parish churches. Despite being strongly promoted and encouraged by Pope Paul VI, this effort encountered considerable difficulties in its coordination and implementation. Cathedrals, whether ancient or modern, hold exceptional value both civilly and religiously. They serve as the seat of the bishop’s throne, acting as a pivotal reference point for entire dioceses, and also as prominent landmarks in the life of their respective cities. The impoverishment of the lexicon that currently characterizes the relationship between architecture and liturgy calls for profound reflections, which can only be briefly alluded to here.
Il dibattito sull’arte liturgica in un contesto cattolico è ancora un tema molto sensibile e profondamente polarizzante. Oltre agli ideologi e ai critici ingenui che fanno assunzioni a priori, è necessario ripensare il lungo rapporto tra il potere delle immagini e il rito cristiano. Il cuore della questione è il realismo della presenza, per cui immagine e sacramento sono complementari piuttosto che in conflitto. La tradizione tridentina li ha nettamente separati. Oggi l’arte contemporanea persegue maggiormente la logica performativa del sacramento, piuttosto che quella illustrativa della figura. Questo potrebbe essere un buon principio di discernimento per molti aspetti di un’estetica ecclesiastica appropriata. Su queste basi, dobbiamo considerare anche la dimensione iconica dei luoghi liturgici, la presenza di immagini devozionali e il rapporto tra figurazione e interpretazione della Bibbia.
The debate on liturgical art in a Catholic context is still a very sensitive and deeply polarizing topic. Beyond naïve ideologues and critics who make a priori assumptions, we need to think again the longstanding relationship between the power of images and the Christian rite. The heart of the matter is the realism of presence, whereby image and sacrament are complementary rather than conflicting. Tridentine tradition neatly severed them. Today contemporary art is more pursuing the performative logic of Sacrament, instead of the illustrative one of figure. This could be a good principle of discernment for many aspects of an appropriately ecclesiastical aesthetics. Along these lines, we must consider as well the iconic dimension of liturgical places, the presence of devotional images, and the relationship between figuration and interpretation of the Bible.
Il suono nella liturgia: orizzonti, interrelazioni, necessità
di Daniele Sabaino
La prima parte del saggio esamina, secondo la teologia liturgica sviluppata nel seguito del Secondo Concilio Vaticano, i diversi modi in cui il suono (vocale e strumentale) interagisce con la liturgia. La seconda parte prende in considerazione alcuni argomenti specifici (acustica, amplificazione, collocazione del coro e dell’organo) e analizza le sfide che ciascuno di essi presenta sia per la progettazione che per l’adattamento liturgico degli edifici sacri.
The first part of the essay examines, according to the liturgical theology developed in the wake of the Second Vatican Council, the different ways in which sound (vocal and instrumental) interacts with the liturgy. The second part then takes into consideration some specific topics (acoustics, amplification, placement of the choir and organ) and reviews the challenges that each of them presents both to the design and to the liturgical adaptation of sacred buildings.
Laboratorio Adeguamento Cattedrali: qualche nota conclusiva
di Umberto Bordoni
Questo breve articolo cerca di rappresentare una sorta di laboratorio per la buona pratica architettonica e la pianificazione pastorale positiva necessarie per dare nuova forma alle Cattedrali e, più specificamente, per adattarle in accordo con la Liturgia del II Concilio Vaticano e con un modo necessariamente nuovo di presenza della Chiesa nelle città contemporanee. Solo un rapporto aperto e stratificato con l’intero edificio, la sua storia e il suo assetto; con l’azione liturgica, sempre legata a Cristo, presente in mezzo alla congregazione e ai poli liturgici; e, infine, con l’appartenenza attiva della chiesa e la sua interazione regolare con la società civile, rende possibile cercare, caso per caso, un compromesso soddisfacente.
This brief article attempts to represent a kind of laboratory for the good architectural practice and positive pastoral planning required in giving new form to Cathedrals and, more specifically, in adapting them in accord with the II Vatican Council Liturgy and with a necessarily new mode of the presence of the Church in contemporary cities. Only an open and stratified relationship with the entire building, its history and layout; with the liturgical action, always linked in Christ, present in the midst of the congregation and at the liturgical poles; and, finally, with the church’s active belonging in and regularly dealing with civil society, makes it possible to seek, case by case, a satisfactory compromise.
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