402 Marco Rossi Editoriale
404 Tancredi BellaAnsgerius quod ego… Ecclesiae primus fundamina ieci. La cattedrale normanna di Catania: materiali per un riesame
422 Edoardo Rossetti Tra Milano e Roma. Il cardinale Alessandrino e alcuni appunti sulla committenza dei porporati lombardi nel primo Rinascimento
436 Eugenia Bianchi Alfonso Litta, un arcivescovo tra Roma e Milano
448 Cecilia De Carli Il Refettorio Ambrosiano, opera d’arte totale e la sua committenza
460 Laura Bartoni I santi Domenico, Francesco e Angelo a colloquio nella cappella di San Domenico del convento di Santa Sabina a Roma: iconografia carmelitana in un contesto domenicano
468 Sara Fontana La scultura di Virginio Ciminaghi e i concorsi del Duomo di Milano del 1950
474 AmeInforma Le Stanze dei Vescovi al Museo Diocesano di Palermo. Il riordinamento espositivo per il nuovo percorso
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480 Indice 2018
Editoriale
di Marco Rossi
Il concetto di committenza è molto ampio e articolato, come ha posto in evidenza la storiografia degli ultimi decenni, rilevando la sua centralità nelle diverse fasi della produzione artistica e approfondendo le dinamiche sottese a tali processi e ai rapporti fra i protagonisti coinvolti in essi. Mentre nel linguaggio comune il termine committenza diventava sinonimo di “affidare un lavoro a qualcuno” – come purtroppo s’intende frequentemente anche in campo ecclesiale – la storiografia artistica più attenta, a partire dalla riflessione sui grandi cantieri e su importanti opere medievali, si accorgeva che la realtà effettiva della committenza coinvolgeva vari attori e sottintendeva diverse azioni e intensi dialoghi. Riguardava le relazioni tra promotori di un’opera, finanziatori, concepteur – tutti individuabili nella categoria dei “committenti” – e al tempo stesso il loro rapporto con artisti e fruitori, attraverso un confronto evidentemente molto dinamico, articolato, reciproco e creativo. Tutto fuorché il puro affidamento di un lavoro o la stesura di un contratto, come abbiamo cercato di mostrare in questo numero monografico di “Arte Cristiana” con alcuni esempi diacronici, anche problematici, che dall’epoca medievale giungono fino ai giorni nostri.
Nello stimolante caso della cattedrale normanna di Catania, la cui struttura originaria Tancredi Bella ricostruisce con ricerche in buona parte inedite, emergono diversi agenti e protagonisti del fenomeno della committenza, da Ruggero d’Altavilla al vescovo-abate Angerio; inoltre il qualificato contributo e dialogo di personalità civili e religiose genera un ricco circuito di scambi culturali fra Mediterraneo e regioni transalpine, che influisce con notevole ricchezza sulle forme costruttive.
Edoardo Rossetti pone l’attenzione sulle committenze dei cardinali lombardi del primo rinascimento, in particolare sui loro interventi romani, finora poco indagati, aprendo l’orizzonte sul dibattito in corso a fine XV e inizi XVI secolo fra tensione ideale e ambizioni personali nel mecenatismo dei porporati. I casi analizzati sono molto vari, trascorrendo dalla magnificenza perseguita a Roma da Ascanio Sforza attraverso una sontuosa politica residenziale, al più equilibrato programma di Giovanni Antonio Sangiorgi, implicato fin dai tempi della prepositura in Sant’Ambrogio a Milano per la realizzazione del coro ligneo, che disporrà per via testamentaria una sepoltura non sontuosa nella chiesa romana dei SS. Celso e Giuliano in Banchi, negli anni in cui Bramante è coinvolto nel suo rinnovamento.
I rapporti tra Milano e Roma tornano protagonisti nel contributo di Eugenia Bianchi su Alfonso Litta, arcivescovo di Milano dal 1652 al 1679 e cardinale dal 1666, una complessa figura di committente nel contesto di quella tradizione episcopale ambrosiana che da Federico Borromeo a Giuseppe Pozzobonelli vanta modelli esemplari. Litta ha un’intensa attività di committenze e intermediazioni, che vive per certi versi in modo drammatico, prediligendo la cultura artistica romana a quella milanese, ma favorendo al tempo stesso importanti scambi tra i due centri. I suoi interventi spaziano dalle più importanti fabbriche sacre milanesi al collezionismo, a interventi romani, a numerosi rapporti con artisti non solo italiani, ma anche europei.
Infine, arrivando ai giorni nostri, Cecilia De Carli riflette sul significativo caso del Refettorio ambrosiano: un’idea nata in ambito laico – nel contesto di Expo 2015 – e condivisa in ambito cristiano, che attraverso la Caritas ne diviene committente, favorendo un rinnovato circolo virtuoso fra carità e bellezza. L’ampio coinvolgimento di artisti nell’impresa, in costante dialogo con i committenti, ha favorito la realizzazione di un’opera d’arte “totale”, attraverso la riqualificazione dello spazio, la proposta di elementi simbolici e significati metaforici, di evocazioni e memorie del sacro, contribuendo a dilatare l’orizzonte di senso, religiosità e bellezza di ogni aspetto del quotidiano, a partire dal cibo.
Come mette bene in luce il cardinale Angelo Scola nella breve intervista al termine del saggio: «La ricaduta per la Chiesa dovrebbe anzitutto essere una più alta qualità dell’opera d’arte derivante da uno scambio continuo con l’artista, in modo che egli sappia ben interpretare le esigenze specifiche della vita ecclesiale. In questo caso il committente si troverebbe anche a svolgere una preziosa opera di mediazione tra la comunità e l’artista stesso».
Ansgerius quod ego… Ecclesiae primus fundamina ieci. La cattedrale normanna di Catania: materiali per un riesame
di Tancredi Bella
La costruzione della cattedrale normanna di Catania, chiesa di una nuova fondazione benedettina in Sicilia, si inserisce nel contesto della conquista normanna dell’Italia meridionale. La cattedrale, concepita come centro sia religioso che militare, fu fondata alla fine dell’XI secolo dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla. I terremoti del 1169 e, in particolare, quello del 1693 causarono ingenti danni all’edificio, con l’eccezione delle parti romaniche superstiti: le absidi, il transetto con strutture adiacenti, e alcune porzioni delle mura perimetrali e della facciata. Questo studio ha lo scopo di riesaminare la struttura e la funzione degli spazi medievali della parte orientale della cattedrale e lo sviluppo planimetrico normanno attraverso documenti inediti provenienti da archivi pubblici e privati, nonché una nuova serie di indagini basate su rilievi architettonici. Per la prima volta vengono avanzate nuove ipotesi riguardanti la cripta, recentemente scoperta sotto l’abside centrale e fino ad ora non pubblicata. Lo status normanno del monumento viene dunque riconsiderato in correlazione con altre cattedrali normanne siciliane, come quelle di Mazara e Cefalù, e con diversi contesti in Calabria e oltre le Alpi, in particolare in Normandia.
The construction of the Norman cathedral of Catania, the church of a new Benedictine foundation in Sicily, is part of the Norman conquest which took place in Southern Italy. The cathedral, conceived as both a religious and military center, was founded at the end of the 11th century by the Great Count Roger of Hauteville. The earthquakes of 1169, especially that of 1693, caused considerable damage to the building, with the exception of the surviving Romanesque parts: the apses, the transept with adjacent structures, and some portions of the perimeter walls and façade. The purpose of this study is to reexamine the structure and function of the medieval spaces of the eastern part of the cathedral and the Norman planimetric development using unpublished documents from both public and private archives, as well as a new series of investigations based on architectural reliefs. For the first time, new hypotheses have been put forward regarding the previously unpublished crypt recently found under the central apse. The Norman status of the monument is therefore reconsidered in correlation with other Sicilian Norman cathedrals, such as those of Mazara and Cefalù, and with different contexts in Calabria and beyond the Alps, specifically in Normandy.
Tra Milano e Roma. Il cardinale Alessandrino e alcuni appunti sulla committenza
dei porporati lombardi nel primo Rinascimento
di Edoardo Rossetti
Questo saggio presenta i primi risultati di una ricerca attualmente in corso sul patronato dei quindici cardinali dei secoli XV e XVI provenienti dalla Lombardia. Particolare attenzione sarà rivolta a Giovanni Antonio Sangiorgi milanese (circa 1444 – 25 marzo 1509), che divenne titolare della basilica dei Santi Nereo e Achilleo il 20 settembre 1493 e veniva solitamente chiamato Cardinale Alessandrino a causa della sua diocesi piemontese. Analizzare il suo patronato consente di discutere non solo il ruolo cruciale svolto dal clero superiore nello scambio artistico e culturale tra Roma e Milano, ma anche, e soprattutto, il dibattito cinquecentesco sulle forme e condizioni appropriate che caratterizzavano, o avrebbero dovuto caratterizzare, il patronato di un cardinale. Questa questione fu al centro di un acceso dibattito per tutto il Quattrocento e fu affrontata e risolta pubblicamente per la prima volta nel 1509, grazie alla pubblicazione del De cardinalatu di Paolo Cortesi, un manuale del cardinale perfetto.
This essay presents the first findings of current ongoing research on the patronage of the fifteen cardinals from the fifteenth and sixteenth centuries who hailed from Lombardy. Particular attention will be given to Milanese Giovanni Antonio Sangiorgi (about 1444-25 March 1509), who became titular of the basilica of Sts Nereo and Achilleo on 20 September 1493 and was usually referred to as the Cardinale Alessandrino (“the cardinal of Alessandria”) because of his Piedmontese bishopry. Analyzing his patronage allows us to discuss not only the crucial role played by the higher clergy in the artistic and cultural exchange between Rome and Milan, but also, and most importantly, the fifteenth-century debate on the appropriate forms and conditions that characterized, or should have characterized, the patronage of a cardinal. This issue was at the center of an animated discussion throughout the entire Quattrocento and was first publicly addressed and answered in 1509, thanks to the publication of the De cardinalatu of Paolo Cortesi, a handbook of the perfect cardinal.
Questo testo indaga il tema del commissionamento e del patronato da parte di privati, concentrandosi su Alfonso Litta, arcivescovo di Milano dal 1652 al 1679. Come patrono, ebbe contatti con Bernini e con artisti attivi nel suo atelier (ad esempio, il medaglista Gioacchino Francesco Travani), e favorì viaggi di formazione a Milano, prestando particolare attenzione agli artisti milanesi come l’architetto Giovanni Battista Paggi (1662) e lo scultore Giuseppe Vismara (1667). Paggi sarebbe diventato uno dei più convinti diffusori del linguaggio di Bernini, mentre Vismara è noto per aver rilanciato la tecnica della medaglia. Come committente, Litta si rivolse in particolare all’Urbe per i suoi ritratti, in particolare commissionando opere a Baciccio e a Ferdinando.
This text investigates the commissioning and patronage of private individuals with a concentration on Alfonso Litta, archbishop of Milan from 1652 to 1679. As a patron, he had contacts with Bernini and with artists active in his workshop (for example, the Gioacchino Francesco Travani medalist), and he favored training trips to Milan with special attention to Milanese artists such as the architect Giovanni Battista Paggi (1662) and the sculptor Giuseppe Vismara (1667). Paggi would become one of the most convinced disseminators of the language of Bernini, while Vismara is responsible for re-launching the medal technique. As commissioner, Litta looked to the Urbe especially for his portraits and in particular, commissions to Baciccio and to Ferdinand.
Il Refettorio Ambrosiano, opera d’arte totale e la sua committenza
di Cecilia De Carli
Il Refettorio Ambrosiano, realizzato durante l’Expo 2015 di Milano, in Piazza Greco, rappresenta un interessante caso di studio in quanto si colloca a cavallo tra il mondo dell’arte e quello della Chiesa. Il testo segue il percorso di realizzazione, valutando l’importanza del committente e della Caritas Ambrosiana, dell’arcivescovo di Milano, degli artisti di spicco, dei designer, del mondo accademico, dell’industria italiana, di chef rinomati, del mondo dei volontari, degli ospiti del refettorio e degli abitanti del quartiere. I protagonisti di questa realizzazione contribuiscono a un’opera d’arte complessiva che trae il suo significato dalla missione che svolge e dalla vita che trasmette in tutta la sua essenza. Il carattere dominante di questo processo è la capacità trasformativa, che diventa l’ipotesi di ricerca di questo saggio e guida sia il mondo del processo artistico che quello dell’esperienza religiosa. Tutte le opere “site-specific” create per il Refettorio Ambrosiano, pur non avendo come destinazione un luogo sacro, sembrano suggerire un messaggio sacro. Qui, sacro e religioso tendono a riconnettersi e sovrapporsi. I legami tra le categorie dell’arte e della ricerca religiosa sono quindi molto più articolati e complessi di quanto si pensasse un tempo. Esse abbracciano sia la dimensione sacra, presente nell’opera autonoma dell’artista, sia la valutazione dell’impatto degli aspetti religiosi sulla teoria artistica.
The Refettorio Ambrosiano, realized during Milan’s Expo 2015, in Piazza Greco is an interesting case study as it is crosscurrent between the world of art and the world of the Church. The text follows the realization path by evaluating the importance of the commissioner and the Caritas Ambrosiana, the archbishop of Milan, leading artists, designers, the academic world, Italian industry, renowned chefs, the volunteers’ world, guests of the refectory, and inhabitants of the neighborhood. The players of this realization contribute to a complete work of art that takes its meaning from the mission it carries out and from the life it transmits in all its essence. The dominant character of this process is the transformative capacity, which becomes the research hypothesis of this essay and leads both the world of the artistic process and that of the religious experience. All of the “site-specific” pieces created for the Refettorio Ambrosiano, even if not having a sacred place as destination, seem to suggest a sacred message. Here, sacred and religious tend to reconnect and overlap. The links between the categories of art and religious research are therefore much more articulate and complex than once thought. They embrace both the sacred dimension, present in the autonomous work of the artist, and the evaluation of the impact of the religious aspects on artistic theory.
I santi Domenico, Francesco e Angelo a colloquio nella cappella di San Domenico del convento di Santa Sabina a Roma: iconografia carmelitana in un contesto domenicano
di Laura Bartoni
Durante il pontificato di Clemente IX Rospigliosi (1667-1669), l’antica cella di San Domenico nel convento di Santa Sabina all’Aventino fu completamente trasformata da Gian Lorenzo Bernini. Egli progettò un oratorio di fronte alla cella e lo decorò con marmi, stucchi e affreschi. Gli affreschi, dipinti da Ludovico Gimignani, raffigurano San Domenico e i suoi confratelli protetti dal mantello della Vergine Maria sulla volta, e il dialogo tra San Domenico, San Francesco e San Angelico di Sicilia sopra l’ingresso della cella. In questo saggio, indago le ragioni della scelta di questo tema iconografico del Dialogo tra i tre santi nella cella di Santa Sabina, identificando il domenicano Michele Arcangelo Nanni come colui che potrebbe aver ispirato il programma iconografico. Questa scelta era probabilmente legata alla volontà dei Domenicani di sottolineare l’importanza del convento sull’Aventino, dove si pensava che San Domenico avesse vissuto per un certo periodo.
During the pontificate of Clement IX Rospigliosi (1667-1669), the ancient cell of Saint Dominic in the convent of Santa Sabina all’Aventino was completely transformed by Gian Lorenzo Bernini. He designed an oratory in front of the cell and decorated it with marbles, stuccoes, and frescoes. The frescoes, painted by Ludovico Gimignani, depict Saint Dominic and his brothers protected by the mantle of the Virgin Mary on the vault and the dialogue between Saint Dominic, Saint Francis, and Saint Angelus of Sicily above the entrance to the cell. In this essay, I investigate the reasons for the choice of this iconographic theme of the Dialogue among the three saints in the cell of Santa Sabina, identifying the Dominican Michele Arcangelo Nanni as the one who possibly inspired the iconographic program. This choice was probably tied to the Dominicans’ will to stress the importance of the convent on the Aventine, where Saint Dominic was thought to have lived for a while.
La scultura di Virginio Ciminaghi e i concorsi del Duomo di Milano del 195o
di Sara Fontana
L’intero percorso professionale di Virginio Ciminaghi (Milano 1911 – 2001), allievo di Francesco Messina all’Accademia di Brera, è stato caratterizzato dalla produzione di arte cristiana e da temi sacri e religiosi. È stato uno scultore presente alle principali esposizioni italiane di arte sacra e ha ricevuto importanti commissioni liturgiche concentrate tra il 1958 e il 1963. L’articolo esamina la partecipazione di Ciminaghi ai concorsi banditi nel novembre 1950 dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Dall’analisi dei documenti, è stato possibile ricostruire il procedimento che ha portato dal primo bozzetto in gesso del Beato Bascapè presentato dall’artista alla Commissione al secondo bozzetto esposto nella mostra dei concorsi del Duomo alla IX Triennale di Milano (1951). Il percorso si è concluso con la statua in marmo collocata su una guglia del Tornacoro. Le testimonianze conservate nell’Archivio Roberto Aloi di Milano hanno permesso ai lettori di identificare i due bassorilievi rappresentati da Ciminaghi nel concorso per le pale d’altare.
The entire career path of Virginio Ciminaghi (Milan 1911 – 2001), a pupil of Francesco Messina at the Academy of Brera, was characterized by the production of Christian art and by sacred and religious themes. He was a sculptor to the main Italian exhibitions of sacred art and important liturgical commissions concentrated between 1958 and 1963. The article examines the participation of Ciminaghi in the contests which were banned in November 1950 by the Venerable Factory of the Duomo of Milan. From the analysis of the documents, it was possible to reconstruct the procedure that led from the first plaster sketch of the Blessed Bascapè presented by the artist to the Commission to the second sketch shown in the exhibition of the contests of the Duomo at the IX Triennale of Milan (1951). It ended with the marble statue placed on a spire of the Tornacoro. The testimonies preserved in the Archive Roberto Aloi in Milan have allowed readers to identify the two bas-reliefs represented by Ciminaghi in the competition for the altarpieces.
Le Stanze dei Vescovi al Museo Diocesano di Palermo. Il riordinamento espositivo per il nuovo percorso
di Pierfrancesco Palazzotto
Il testo illustra la disposizione del nuovo Museo Diocesano di Palermo, partendo dalla storia del museo e descrivendo i criteri tipologici, tematici e cronologici utilizzati per le precedenti allestimenti negli anni 1927 (anno di fondazione), 1952 e 2004. Viene descritta la lunga opera di restauro del Palazzo Arcivescovile, integrando il piano nobile nel percorso di restauro del museo. Si intende creare due canali di comunicazione museale: uno tradizionale e l’altro camuffato come parte delle splendide decorazioni e dei sontuosi arredi dell’edificio, fondato a metà del XV secolo dall’arcivescovo Simone Beccadelli di Bologna (1445-1465). I ritratti degli arcivescovi di Palermo identificano il luogo in cui si trova il museo, ricordando il importante ruolo politico dei vescovi di Palermo, talvolta anche Viceré di Sicilia.
The essay illustrates the arrangement of the new Diocesan Museum in Palermo, starting from the history of the museum, describing the typological, thematic, and chronological criteria used for the previous set-ups in the years 1927 (year of foundation), 1952, and 2004. The essay describes the long restoration works of the Archbishop’s Palace, integrating the noble floor in the museum’s restoration itinerary. We want to create two channels of museum communication, one traditional and one disguised as part of the splendid decorations and the sumptuous furnishings of the building, founded in the middle of the fifteenth century by the archbishop Simone Beccadelli of Bologna (1445-1465). The portraits of the archbishops of Palermo identify the place where the museum is located, remembering the important political role of the bishops of Palermo, sometimes even Viceroy of Sicily.
La luce, splendore del vero. Percorsi tra arte, architettura e teologia dall’età paleocristiana al barocco
di Andrea Dall’Asta
«Interrogarsi sull’esperienza della luce nella cultura dell’Occidente significa affrontare un compito di proporzioni vastissime». Andrea Dall’Asta, nelle prime pagine del suo volume, La luce splendore del vero, riconosce insieme la difficoltà e il fascino del tema, che non esita ad affrontare tracciando alcuni percorsi di avvicinamento.
“To question the experience of light in Western culture means taking on a task of immense proportions.” Andrea Dall’Asta, in the opening pages of his book, La luce splendore del vero, acknowledges both the difficulty and allure of the topic, which he does not hesitate to tackle by outlining several paths of approach.
Con i piedi nel Medioevo. Gesti e calzature nell’arte e nell’artigianato
di Maria Antonietta Crippa
Un capo d’abbigliamento in tutte le varianti, indispensabile e al contempo in non pochi casi segno di ricercata eleganza, quello delle calzature – con ovvia attenzione anche ai piedi che esse servono – è assurto in questo libro a tema spia di rilevanti componenti di cultura artistica, in particolare pittorica, e di immaginario collettivo medievale. L’iconografia, disciplina purtroppo oggi molto poco frequentata, vi mostra tutta la fecondità del proprio metodo, che esplora pertinenza e senso del segno iconico nel suo contesto. Offre persino la possibilità di interessanti confronti con il caotico immaginario contemporaneo, pullulante nell’arte, nei film, nei cartoons, nei media.
A garment in all its variations, indispensable and, in many cases, a mark of refined elegance—footwear, with due attention to the feet it serves, is elevated in this book to a theme that reveals significant elements of artistic culture, particularly in painting, and of the medieval collective imagination. Iconography, a discipline unfortunately little explored today, demonstrates here the richness of its method, examining the relevance and meaning of the iconic sign within its context. It even offers the opportunity for intriguing comparisons with the chaotic contemporary imagination, teeming in art, films, cartoons, and media.
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