Editoriale
di Umberto Bordoni
«Noi, guardando indietro, ci chiediamo come mai abbiamo potuto affrontare problemi tanto ardui, mentre eravamo assolutamente privi di mezzi umani! Il cammino percorso, ci fa ora spavento! Ci pare di essere di quegli scalatori di montagne, che hanno superato una parete a strapiombo, che hanno camminato su di una cresta angusta e interminabile tra due precipizii, ed hanno raggiunto una tappa dove hanno potuto porsi a riposare. Guardando indietro pare loro impossibile d’aver superato tanti pericoli e sentono i brividi correr per le ossa, poi il sangue rifluire al capo, poi il bisogno di aggrapparsi alla roccia per assicurarsi che non vacilli al di sotto.
Indietro non è più possibile ritornare e allora guardano innanzi; alla vetta che devono raggiungere, che è ancora lontana, dove conducono altre pareti rocciose, altri sentieri che fanno paura. Le forze non sono più fresche, la luce della giornata della vita va declinando ed allora si sforzano di suscitare un’altra audacia che è quella del dovere, della necessità. I compagni di ventura si guardano in viso, si rincuorano a vicenda, nascondendosi il tumulto dell’animo.
È un modo anche questo per conchiudere l’audacia di un disegno che gli uomini credono opera loro e invece non è altro se non il disegno di Dio»
“XX Anno. Discorso letto durante la commemorazione dal fondatore e direttore mons. Giuseppe Polvara”,
in Arte Cristiana, Anno XXX, giugno 1942, n. 6 (348), p. 78.
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Con queste parole mons. Giuseppe Polvara, il 13 maggio 1942, commemorava il ventesimo di fondazione della Scuola Superiore di Arte Cristiana Beato Angelico. L’idealità temeraria del concepimento dell’impresa, l’affronto quotidiano delle resistenze e delle contrarietà, la preoccupazione per il compimento dell’opera oltre i limiti delle proprie risorse ed energie emergono con forza dalle parole del fondatore, insieme alla ultima e consolante ispirazione religiosa che ne ha generato e sorretto, fin dall’inizio, la concezione.
Il contesto storico e produttivo della Milano di primo Novecento, l’orizzonte della formazione professionale e gli esordi dello sviluppo straordinario delle arti applicate, grazie al connubio tra l’imprenditoria industriale e la progressiva affermazione del design, inquadrano la collocazione civile nella quale si inscrive l’origine della Scuola Beato Angelico. Una giornata di studi, tenutasi a Milano, presso la sede della Fondazione lo scorso 14 marzo, ne ha tracciato le linee, avviando una ricerca scientifica sulla storia dell’istituzione. Le relazioni tenute dai docenti, frutto di un paziente lavoro di dialogo e di ricerca, vengono pubblicate in questo numero monografico e confluiscono nel saggio di Maria Antonietta Crippa su Giuseppe Polvara e la sua Scuola Beato Angelico. L’analisi di alcuni casi emblematici per l’architettura e per il cesello, come esiti dell’attività di laboratorio, con una riflessione sulle implicazioni tecniche che ogni caso richiede, troveranno spazio nel prossimo numero. L’apertura e la progressiva catalogazione degli Archivi della Fondazione propiziano una nuova serie di studi e di ricerche: la quantità e ricchezza dei materiali promettono interessanti scoperte su una stagione dell’arte cristiana ancora ampiamente da indagare.
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Milano all’alba del Novecento
di Giorgio Bigatti
Nel corso del XIX secolo Milano visse una profonda trasformazione. La città si espanse grazie all’industria, la composizione sociale degli abitanti cambiò e sorsero i primi quartieri operai. Anche la formazione tecnica dei lavoratori doveva essere affrontata in modo diverso. I ritardi dell’iniziativa pubblica in questo settore furono colmati dal dinamismo della società con iniziative pionieristiche nell’ambito della formazione professionale. È in questo contesto che nel 1921 ebbe inizio l’iniziativa di don Polvara di fondare la Scuola Beato Angelico.
During the nineteenth century, Milan experienced a profound transformation. The city expanded thanks to industry, the social composition of the inhabitants changed, and the first working-class neighborhoods emerged. The technical training of workers also needed to be addressed differently. The delays of public initiative in this area were made up for by the dynamism of society with pioneering initiatives in the field of vocational training. It is in this context that in 1921 Don Polvara’s initiative to start the Beato Angelico School began.
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Arti applicate, scuole ed esposizioni a Milano e Lombardia tra Otto e Novecento
di Ornella Selvafolta
Il rapporto tra arti applicate, scuole ed esposizioni ha contribuito a stabilire un importante “polo” culturale in Italia, emergendo a metà del XIX secolo e affermandosi nei primi decenni del XX secolo. La sua rilevanza è particolarmente evidente a Milano e in Lombardia, dove è principalmente legata allo sviluppo industriale e al dinamismo economico del territorio. Verso la fine della prima guerra mondiale, figure di spicco come Guido Marangoni, direttore dei Musei Civici del Castello Sforzesco di Milano, pensarono di sostenere le arti applicate come mezzo concreto e primario di ripresa economica, puntando sull’organizzazione di mostre ricorrenti, su incentivi materiali e culturali per avvicinare le persone alle arti e ai mestieri d’arte, e sullo sviluppo di un gruppo di scuole particolarmente innovative. Tra queste, le Scuole d’Arte Applicata del Castello Sforzesco e della Società Umanitaria di Milano, entrambe dotate di laboratori, sono esempi lampanti dove si promuovevano fortemente connessioni fruttuose tra teoria e pratica, lezioni di insegnamento e attività di laboratorio, anticipando così alcuni degli ambienti della successiva Scuola Beato Angelico. Considerando questi e altri aspetti, il saggio delinea un possibile percorso di idee ed esperienze che hanno portato al design moderno e ne spiega i fondamenti di cultura e qualità.
The relationship between applied arts, schools, and exhibitions has established a significant cultural ‘hub’ in Italian culture, emerging in the mid-nineteenth century and asserting itself in the first decades of the twentieth century. Its relevance is most evident in Milan and Lombardy where it is mainly related to the areas’ industrial development and economic dynamism. Near the end of the First World War, prominent figures such as Guido Marangoni, director of the Civic Museums in the Castello Sforzesco of Milan, considered supporting the applied arts as a concrete, primary means of economic recovery, relying on the organization of recurring exhibitions, on material and cultural incentives to engage in arts and crafts activities and professions, and on the development of a group of particularly innovative schools. Among these, the Schools for Applied Arts of the Castello Sforzesco and of the Società Umanitaria in Milan, both endowed with workshops, are upstanding examples where fruitful connections between theory and practice, teaching lectures and workshop activities are strongly promoted, thus anticipating some of the settings of the later Beato Angelico School. Considering these and other aspects, the essay outlines a possible path of ideas and experiences which have led to modern design and explains its foundations of culture and quality.
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La formazione artistico-industriale tra le due Guerre: un problema storiografico e non solo
di Sandro Scarrocchia ed Ermenegildo Pannocchia
Il testo rielabora il dialogo tra i due autori in occasione di un convegno dedicato a “Le origini e il contesto della scuola del Beato Angelico. Indagini sulla produzione dell’architettura e delle arti applicate”. Si cerca di delineare tre livelli di considerazione: 1) il quadro in cui si inserisce l’esperimento in campo educativo del fondatore monsignor Polvara, e il valore della Scuola Beato Angelico per l’intero sistema di formazione artistico-industriale e per la storia di questo sistema; 2) l’esperienza parallela dell’Istituto Statale d’Arte di Macerata, un caso esemplare, che, come ogni altra parte di questo sistema artistico-industriale, è utile per riflessioni sia sull’omogeneità che sulla specificità all’interno del sistema; 3) le implicazioni del valore religioso, culturale e artistico della Scuola Beato Angelico per l’oggi e per il dibattito attuale sulla formazione artistica, professionale e progettuale nel nostro Paese.
The text processes the dialogue between two authors on the occasion of a conference dedicated to “The Origins and the Context of the Beato Angelico School. Production surveys of architecture and applied arts”. It tries to outline three levels of consideration: 1) the framework in which founder Monsignor Polvara’s experiment in the educational field fits, and the value of the Beato Angelico School for the whole system of artistic-industrial training and for the history of this system; 2) the parallel experience of the Istituto Statale d’Arte of Macerata, an exemplary case, which, like any other part of thise artistic-industrial system, is useful for reflections on both the homogeneity and specificity within the system; 3) the implications of the religious, cultural, and artistic value of the Beato Angelico School for the present day and for the current debate on artistic, professional and design training in our country.
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