Le origini e il contesto della Scuola Beato Angelico  I
L’Antéchrist dans l’Ancien Testament des Bibles moralisées (II)

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Arte Cristiana n° 937 + pdf

Pubblicato in luglio/agosto 2023,
numero progressivo: Volume CXI

242 Umberto Bordoni Editoriale
244 Giorgio Bigatti Milano all’alba del Novecento
254 Ornella Selvafolta Arti applicate, scuole ed esposizioni a Milano e Lombardia tra Otto e Novecento
266 Sandro Scarrocchia La formazione artistico-industriale Ermenegildo Pannocchia tra le due Guerre: un problema storiografico
e non solo
274 Maria Antonietta Crippa Giuseppe Polvara e la sua Scuola Beato Angelico tra 1921 e 1950
290 Yves Christe L’Antéchrist dans l’Ancien Testament des Bibles moralisées
314 AmeInforma
319 Recensioni

Editoriale

di Umberto Bordoni

«Noi, guardando indietro, ci chiediamo come mai abbiamo potuto affrontare problemi tanto ardui, mentre eravamo assolutamente privi di mezzi umani! Il cammino percorso, ci fa ora spavento! Ci pare di essere di quegli scalatori di montagne, che hanno superato una parete a strapiombo, che hanno camminato su di una cresta angusta e interminabile tra due precipizii, ed hanno raggiunto una tappa dove hanno potuto porsi a riposare. Guardando indietro pare loro impossibile d’aver superato tanti pericoli e sentono i brividi correr per le ossa, poi il sangue rifluire al capo, poi il bisogno di aggrapparsi alla roccia per assicurarsi che non vacilli al di sotto.
Indietro non è più possibile ritornare e allora guardano innanzi; alla vetta che devono raggiungere, che è ancora lontana, dove conducono altre pareti rocciose, altri sentieri che fanno paura. Le forze non sono più fresche, la luce della giornata della vita va declinando ed allora si sforzano di suscitare un’altra audacia che è quella del dovere, della necessità. I compagni di ventura si guardano in viso, si rincuorano a vicenda, nascondendosi il tumulto dell’animo.
È un modo anche questo per conchiudere l’audacia di un disegno che gli uomini credono opera loro e invece non è altro se non il disegno di Dio»

“XX Anno. Discorso letto durante la commemorazione dal fondatore e direttore mons. Giuseppe Polvara”,
in Arte Cristiana, Anno XXX, giugno 1942, n. 6 (348), p. 78.
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Con queste parole mons. Giuseppe Polvara, il 13 maggio 1942, commemorava il ventesimo di fondazione della Scuola Superiore di Arte Cristiana Beato Angelico. L’idealità temeraria del concepimento dell’impresa, l’affronto quotidiano delle resistenze e delle contrarietà, la preoccupazione per il compimento dell’opera oltre i limiti delle proprie risorse ed energie emergono con forza dalle parole del fondatore, insieme alla ultima e consolante ispirazione religiosa che ne ha generato e sorretto, fin dall’inizio, la concezione.
Il contesto storico e produttivo della Milano di primo Novecento, l’orizzonte della formazione professionale e gli esordi dello sviluppo straordinario delle arti applicate, grazie al connubio tra l’imprenditoria industriale e la progressiva affermazione del design, inquadrano la collocazione civile nella quale si inscrive l’origine della Scuola Beato Angelico. Una giornata di studi, tenutasi a Milano, presso la sede della Fondazione lo scorso 14 marzo, ne ha tracciato le linee, avviando una ricerca scientifica sulla storia dell’istituzione. Le relazioni tenute dai docenti, frutto di un paziente lavoro di dialogo e di ricerca, vengono pubblicate in questo numero monografico e confluiscono nel saggio di Maria Antonietta Crippa su Giuseppe Polvara e la sua Scuola Beato Angelico. L’analisi di alcuni casi emblematici per l’architettura e per il cesello, come esiti dell’attività di laboratorio, con una riflessione sulle implicazioni tecniche che ogni caso richiede, troveranno spazio nel prossimo numero. L’apertura e la progressiva catalogazione degli Archivi della Fondazione propiziano una nuova serie di studi e di ricerche: la quantità e ricchezza dei materiali promettono interessanti scoperte su una stagione dell’arte cristiana ancora ampiamente da indagare.
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Milano all’alba del Novecento

di Giorgio Bigatti

Nel corso del XIX secolo Milano visse una profonda trasformazione. La città si espanse grazie all’industria, la composizione sociale degli abitanti cambiò e sorsero i primi quartieri operai. Anche la formazione tecnica dei lavoratori doveva essere affrontata in modo diverso. I ritardi dell’iniziativa pubblica in questo settore furono colmati dal dinamismo della società con iniziative pionieristiche nell’ambito della formazione professionale. È in questo contesto che nel 1921 ebbe inizio l’iniziativa di don Polvara di fondare la Scuola Beato Angelico.

During the nineteenth century, Milan experienced a profound transformation. The city expanded thanks to industry, the social composition of the inhabitants changed, and the first working-class neighborhoods emerged. The technical training of workers also needed to be addressed differently. The delays of public initiative in this area were made up for by the dynamism of society with pioneering initiatives in the field of vocational training. It is in this context that in 1921 Don Polvara’s initiative to start the Beato Angelico School began.

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Arti applicate, scuole ed esposizioni a Milano e Lombardia tra Otto e Novecento

di Ornella Selvafolta

Il rapporto tra arti applicate, scuole ed esposizioni ha contribuito a stabilire un importante “polo” culturale in Italia, emergendo a metà del XIX secolo e affermandosi nei primi decenni del XX secolo. La sua rilevanza è particolarmente evidente a Milano e in Lombardia, dove è principalmente legata allo sviluppo industriale e al dinamismo economico del territorio. Verso la fine della prima guerra mondiale, figure di spicco come Guido Marangoni, direttore dei Musei Civici del Castello Sforzesco di Milano, pensarono di sostenere le arti applicate come mezzo concreto e primario di ripresa economica, puntando sull’organizzazione di mostre ricorrenti, su incentivi materiali e culturali per avvicinare le persone alle arti e ai mestieri d’arte, e sullo sviluppo di un gruppo di scuole particolarmente innovative. Tra queste, le Scuole d’Arte Applicata del Castello Sforzesco e della Società Umanitaria di Milano, entrambe dotate di laboratori, sono esempi lampanti dove si promuovevano fortemente connessioni fruttuose tra teoria e pratica, lezioni di insegnamento e attività di laboratorio, anticipando così alcuni degli ambienti della successiva Scuola Beato Angelico. Considerando questi e altri aspetti, il saggio delinea un possibile percorso di idee ed esperienze che hanno portato al design moderno e ne spiega i fondamenti di cultura e qualità.

The relationship between applied arts, schools, and exhibitions has established a significant cultural ‘hub’ in Italian culture, emerging in the mid-nineteenth century and asserting itself in the first decades of the twentieth century. Its relevance is most evident in Milan and Lombardy where it is mainly related to the areas’ industrial development and economic dynamism. Near the end of the First World War, prominent figures such as Guido Marangoni, director of the Civic Museums in the Castello Sforzesco of Milan, considered supporting the applied arts as a concrete, primary means of economic recovery, relying on the organization of recurring exhibitions, on material and cultural incentives to engage in arts and crafts activities and professions, and on the development of a group of particularly innovative schools. Among these, the Schools for Applied Arts of the Castello Sforzesco and of the Società Umanitaria in Milan, both endowed with workshops, are upstanding examples where fruitful connections between theory and practice, teaching lectures and workshop activities are strongly promoted, thus anticipating some of the settings of the later Beato Angelico School. Considering these and other aspects, the essay outlines a possible path of ideas and experiences which have led to modern design and explains its foundations of culture and quality.

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La formazione artistico-industriale tra le due Guerre: un problema storiografico e non solo

di Sandro Scarrocchia ed Ermenegildo Pannocchia

Il testo rielabora il dialogo tra i due autori in occasione di un convegno dedicato a “Le origini e il contesto della scuola del Beato Angelico. Indagini sulla produzione dell’architettura e delle arti applicate”. Si cerca di delineare tre livelli di considerazione: 1) il quadro in cui si inserisce l’esperimento in campo educativo del fondatore monsignor Polvara, e il valore della Scuola Beato Angelico per l’intero sistema di formazione artistico-industriale e per la storia di questo sistema; 2) l’esperienza parallela dell’Istituto Statale d’Arte di Macerata, un caso esemplare, che, come ogni altra parte di questo sistema artistico-industriale, è utile per riflessioni sia sull’omogeneità che sulla specificità all’interno del sistema; 3) le implicazioni del valore religioso, culturale e artistico della Scuola Beato Angelico per l’oggi e per il dibattito attuale sulla formazione artistica, professionale e progettuale nel nostro Paese.

The text processes the dialogue between two authors on the occasion of a conference dedicated to “The Origins and the Context of the Beato Angelico School. Production surveys of architecture and applied arts”. It tries to outline three levels of consideration: 1) the framework in which founder Monsignor Polvara’s experiment in the educational field fits, and the value of the Beato Angelico School for the whole system of artistic-industrial training and for the history of this system; 2) the parallel experience of the Istituto Statale d’Arte of Macerata, an exemplary case, which, like any other part of thise artistic-industrial system, is useful for reflections on both the homogeneity and specificity within the system; 3) the implications of the religious, cultural, and artistic value of the Beato Angelico School for the present day and for the current debate on artistic, professional and design training in our country.

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Giuseppe Polvara e la sua Scuola Beato Angelico tra 1921 e 1950

di Maria Antonietta Crippa

Per delineare alcuni momenti chiave nella storia ultracentenaria della Scuola Beato Angelico (SBA), questo lavoro è suddiviso in quattro sezioni. La prima analizza i poli fondamentali di questa Scuola, strutturata tra il 1921 e il 1945 dal fondatore don Giuseppe Polvara, su tre pilastri: formazione umana e professionale; attività di promozione sulla rivista Arte Cristiana e nella sua casa editrice; e costituzione di una Famiglia religiosa, maschile e femminile. Il sistema di apprendimento duale era essenziale e si componeva di: attività di laboratorio, in parte supportate da incarichi dalla Chiesa, e lezioni teoriche. La seconda sezione esamina il percorso che ha portato lentamente la Chiesa, dopo la perdita del potere temporale, a organizzare un nuovo ente per gestire i suoi beni culturali. Ciò avvenne nel 1924, quando Papa Pio XI istituì la Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia. A stimolare questo impegno fu il sacerdote friulano don Celso Costantini, che nel 1912 fondò a Milano la Società degli Amici dell’Arte Cristiana e, come organo di supporto, la rivista Arte Cristiana nel 1913.
Le due iniziative riscossero un immediato successo. Il giovane sacerdote Giuseppe Polvara emerse rapidamente e fondò autonomamente la SBA nel 1921. La terza sezione analizza l’abilità con cui Polvara assunse la direzione della rivista e la integrò nella vita della SBA, mentre don Celso Costantini si trovava in Cina tra il 1922 e il 1933. La presa in carico della rivista da parte di Polvara suscitò molto disagio e una duratura ostilità da parte di Roma. L’ultima sezione del saggio tratta dell’atteggiamento anti-modernista di don Celso Costantini, divenuto cardinale e figura di spicco in Vaticano, e dell’apertura alle innovazioni moderne da parte di Polvara.

To constitute some milestones in the more than century-old history of the Scuola Beato Angelico (SBA), this paper is organized into four sections. The first explores the pivotal poles of this School, structured between 1921 and 1945, by the founder don Giuseppe Polvara, on three poles: human and professional training; advertising activity in the magazine Arte Cristiana and in his own publishing house; and establishment of a religious Family, male and female. The dual learning system was essential and made up of: laboratory activities, partly supported by assignments from the Church, and lectures lessons. The second section examines the path that slowly led the Church, after losing temporal power, to organize a new entity to manage its cultural assets. It emerged in 1924, when Pope Pius XI established the Pontifical Central Commission for Sacred Art in Italy. The Friulian priest don Celso Costantini stimulated this endeavor, by founding a Society of Friends of Christian Art in 1912 and the magazine Arte Cristiana as its support organization, in Milan in 1913.
The two initiatives achieved immediate success. The young priest Giuseppe Polvara quickly emerged and independently founded the SBA in 1921. The third section examines the ability with which Polvara assumed the direction of the magazine and absorbed it into the life of the SBA, while Celso Costantini was in China between 1922 and 1933. Polvara as director aroused much inconvenience and long-lasting hostility from Rome. The last section of the essay concerns the anti-modernist protagonism of Celso Costantini, who became a cardinal and a prominent figure in the Vatican, and Polvara’s attitude which was open to modern innovations.

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Storia dell’arte

L’Antéchrist dans l’Ancien Testament des Bibles moralisées

di Yves Christe

L’Anticristo raffigurato nell’Antico Testamento delle Bibbie Moralizzate assomiglia all’Anticristo dell’Apocalisse negli stessi manoscritti: un essere dall’aspetto umano con una testa mostruosa, a volte con piedi di animale. A volte viene confuso con il diavolo, soprattutto quando è raffigurato seminudo con un volto scimmiesco o leonino.
Viene anche occasionalmente ritratto come un re, in particolare quando è prefigurato dai re maledetti Abimelecco, Isboseth e Antioco Epifane. Tuttavia, la sua natura è molto diversa nell’Antico Testamento, dove è inteso principalmente in riferimento alla bestia dell’abisso di Apocalisse 11, 7. Questo spiega perché diventa l’assassino di Enoch ed Elia, come nella sua leggenda, un aspetto di questo personaggio che non viene mai ripreso nelle Apocalissi delle Bibbie Moralizzate. Le glosse e le immagini che commentano le sue malefatte sono spesso di carattere antisemita nelle due Bibbie di Vienna. Infine, va notato che l’Anticristo delle Bibbie Moralizzate ha corretto l’immagine regale data intorno al 1200 dalla Bibbia di Amiens e in particolare dall’Hortus Deliciarum.

The Antichrist as depicted in the Old Testament of the Moralized Bibles resembles the Antichrist of the Book of Revelation in the same manuscripts: a human-looking being with a monstrous head, sometimes with animal feet. Sometimes he is confused with the devil, especially when he is depicted half-naked with a simian or leonine face.
He is also sometimes portrayed as a king, especially when he is prefigured by the cursed kings Abimelech, Jsboseth and Antiochus Epiphanes. However, his nature is very different in the Old Testament, where he is understood primarily in reference to the beast of the abyss of Rev 11, 7. This explains why he became the murderer of Enoch and Elijah, as in his legend, an aspect of this character that is never retained in the Apocalypses of moralized Bibles. The glosses and images that comment on his misdeeds are in the two Vienna Bibles often antisemitic in character. Finally, it should be noted that the Antichrist of the Moralized Bibles corrected the kingly image given around 1200 by the Amiens Bible and especially by the Hortus Deliciarum.

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AmeInforma: Le vie del Sacro. Giovani sguardi su tesori antichi

di Giovanni Berera

Il Museo Adriano Bernareggi per Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 – Il 25 marzo 2023 ha preso ufficialmente avvio Le Vie del Sacro, il progetto promosso dalla diocesi di Bergamo in occasione di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultur 2023 per valorizzare il vasto patrimonio storico-artistico custodito nelle chiese, nei monasteri e nei musei ecclesiastici della città e del suo territorio. Per otto mesi, da aprile a novembre, una serie di itinerari, come tanti fili rossi che attraversano la città e si estendono alla provincia, accenderanno nuove luci sui beni culturali ecclesiastici tramite visite tematiche, laboratori educativi, concerti, happening, performance artistiche e talk, ispirati alle vicende dei singoli luoghi e alle opere in essi conservati. Verrà così a comporsi un ricchissimo
palinsesto di 500 iniziative di animazione culturale, ospitate dalle parrocchie e rivolte a diverse tipologie di pubblico. Il progetto ha l’obiettivo di dare nuova eloquenza al patrimonio culturale della Diocesi, che comprende più di 300mila beni culturali e quasi 1500 edifici di culto, dalle grandi basiliche alle piccole chiese, dagli edifici paleocristiani fino a importanti esempi di architettura contemporanea.
Il progetto trova la sua chiave espressiva in una narrazione polifonica dei beni culturali, rivolta a tutti mediante la voce dei giovani e concepita come momento di crescita intellettuale e spirituale e come testimonianza della creatività espressa dalle comunità per dare splendore di bellezza ai luoghi della fede.
La diocesi di Bergamo ha affidato la progettazione e la realizzazione dell’iniziativa alla Fondazione Adriano Bernareggi, che da oltre vent’anni opera nel campo della cultura con l’intento di custodire e valorizzare, con spirito partecipe e con disposizione all’ascolto, uno spazio
comune di riflessione e di elaborazione artistica di ciò che è importante per la vita di tutti…

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Recensioni

Lo spazio sacro e la sua estasi
Le sculture contorte di Helga Vockenhuber

di Friedrich Mennekes S. J.

Nella suggestiva Basilica del Palladio dei benedettini a Venezia, il pittore statunitense di origini irlandesi Sean Scully (n. 1945) ha realizzato un progetto per la Biennale 2019, sviluppandolo in un confronto diretto con l’architettura dell’abbazia: Human (2019). Per l’esposizione sono nati molti bozzetti di idee, disegni, acquerelli, due finestre di vetro e cinquanta quadri in serie, dittici, trittici; colori eloquenti, interazioni, relazioni e atmosfere… e una grande scultura…
Nella crociera della grande chiesa, al di sotto della grande cupola con la sua lanterna, Scully ha costruito una torre alta oltre dieci metri. La forma del quadrato architettonico della crociera sotto la cupola viene in pratica ripetuta sul pavimento, in particolare formando uno zoccolo a un gradino, che al suo centro sostiene la torre. Questa è costituita da 34 cornici quadrate, costruite da assi massicce, che misurano approssimativamente 340 x 360 x 30 cm ciascuna. Sono inoltre tutte avvolte da feltro morbido e colorato in 14 diversi colori. In realtà le misure di queste cornici variano – a volte sono più piccole, a volte un po’ più grandi. Di conseguenza i singoli elementi risultano sovrapposti, disposti a gradoni, ma nel complesso la torre appare leggermente rastremata. L’altezza della torre al di sopra dello zoccolo è di 1.024 cm, come un obelisco – ed è intitolata Opulent Ascension (2019).

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