La musica nella Cattedrale di Vercelli in epoca tardomedievale.
Spazi, strumenti, figure
di Denis Silano
Il contributo mette in luce alcuni aspetti della musica nella cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli tra la metà del XII e la fine del XV secolo, con particolare attenzione agli organi documentati in questo arco temporale. Vengono analizzati due riferimenti principali: la più antica menzione di uno strumento musicale all’interno dell’antica basilica e la fondazione del Collegio degli Innocenti da parte del vescovo Urbano Bonivardo nel 1496. Il quadro architettonico di riferimento dello studio è costituito dall’antica chiesa eusebiana, non più conservata nella sua originaria configurazione a cinque navate.
This contribution highlights aspects of music in the cathedral of Sant’Eusebio in Vercelli between the mid-12th and the late 15th centuries, with particular attention to the organs documented during this period. Two principal references are examined: the earliest mention of a musical instrument within the ancient basilica and the foundation of the Collegio degli Innocenti by Bishop Urban Bonivardo in 1496. The architectural framework of the study is the ancient Eusebian church, no longer extant in its original five-aisled configuration.
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Diagnostica applicata ai manoscritti e ai tesori della Cattedrale
di Maurizio Aceto, Elisa Calà, Maria Labate, Angelo Agostino
Negli ultimi anni il ruolo della diagnostica nello studio dei beni culturali è cresciuto in modo significativo, grazie allo sviluppo di metodi analitici avanzati e a una maggiore consapevolezza del loro potenziale da parte dei responsabili delle opere. In questo contesto, la collaborazione tra l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e il Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli/Biblioteca e Archivio Capitolare, promossa tramite il CENISCO, si è rivelata particolarmente fruttuosa attraverso una serie di iniziative.
Esempi rilevanti sono costituiti da manoscritti miniati come il Codex C, raccolta di testi liturgici del XII secolo arricchita da pigmenti preziosi (oro, argento, cinabro, lapislazzuli); documenti fondamentali come il Codex A o Codex Vercellensis Evangeliorum, risalente al IV secolo d.C. e considerato la più antica copia latina dei Vangeli, nonché il primo documento redatto con inchiostro ferro-gallico; e il ms. CXVII, noto come Vercelli Book, uno dei soli quattro manoscritti superstiti della poesia in antico inglese, scritto con inchiostro ferro-gallico e minio da un unico copista.
Inoltre, il Rotolo degli Atti degli Apostoli, realizzato con cinabro, verderame e inchiostro ferro-gallico, presenta disegni che richiamano le miniature del Codex C. Infine, opere di straordinario rilievo come la legatura del Codex C — capolavoro di oreficeria con lamine d’oro, smalti cloisonné e una ricca varietà di gemme — e il Crocifisso ottoniano in oro e argento testimoniano ulteriormente l’eccezionale ricchezza di questo patrimonio culturale.
Recently, the role of diagnostics in the study of cultural heritage has significantly increased, owing to the development of advanced analytical methods and to a growing awareness of their potential among those responsible for artworks. Within this framework, the collaboration between the Università degli Studi del Piemonte Orientale and the Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli/Biblioteca e Archivio Capitolare, promoted through CENISCO, has proved particularly fruitful through a series of initiatives.
Notable examples include illuminated manuscripts such as the Codex C, a 12th-century collection of liturgical texts enriched with precious pigments (gold, silver, cinnabar, lapis lazuli); fundamental documents like the Codex A or Codex Vercellensis Evangeliorum, dating to the 4th century AD and regarded as the oldest Latin copy of the Gospels as well as the earliest document written in iron-gall ink; and ms. CXVII, commonly known as the Vercelli Book, one of only four surviving manuscripts of Old English poetry, written in iron-gall ink and minium by a single scribe.
In addition, the Rotolo degli Atti degli Apostoli, executed with cinnabar, verdigris, and iron-gall ink, presents drawings that recall the miniatures of the Codex C. Finally, outstanding works such as the binding of the Codex C — a masterpiece of goldsmithing featuring gold foils, cloisonné enamels, and a rich array of gemstones — and the Ottonian Crucifix in gold and silver further attest to the extraordinary richness of this cultural heritage.
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Vescovi, cardinali, papi. Oreficerie e tessuti preziosi in Cattedrale dal Rinascimento alla Controriforma
di Sara Minelli
Nel corso dei secoli, la cattedrale di Vercelli ha costantemente attratto donazioni artistiche di altissimo livello. Manufatti tessili e opere di oreficeria, spesso strettamente legati a eventi storici locali, testimoniano il ruolo centrale della chiesa nella vita civile e religiosa della città.
Il contributo esamina il patrimonio conservato nel Museo del Tesoro del Duomo, con particolare attenzione ai manufatti del XVI secolo, periodo in cui convergono le committenze di vescovi, canonici e della dinastia sabauda, riflettendone l’influenza culturale e politica. Nel XVII secolo, la cattedrale si arricchì ulteriormente di opere ispirate al modello di san Carlo Borromeo e orientate dalle direttive della Controriforma cattolica.
Over the centuries, Vercelli Cathedral has continuously attracted artistic donations of the highest level. Textile and goldsmith works, often closely linked to local historical events, testify to the central role of the church within the civic and religious life of the city. This contribution examines the heritage preserved in the Cathedral Treasury Museum, with particular attention to the artefacts dating from the 16th century, a period in which the patronage of bishops, canons, and the Savoy dynasty converged, reflecting their cultural and political influence. In the 17th century, the Cathedral was further enriched by artworks inspired by the example of St. Charles Borromeo and shaped by the directives of the Catholic Counter-Reformation.
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La fortuna di un pittore nel Seicento vercellese: Ceridone e l’immagine del beato Amedeo IX
di Dario Michele Salvadeo
Amedeo IX di Savoia morì a Vercelli alla fine del XV secolo e la sua venerazione proseguì nel corso del XVI e dei primi decenni del XVII secolo, alimentando i processi che condussero infine alla sua beatificazione. La devozione nei confronti di Amedeo fu attivamente promossa dalla Casa di Savoia, attraverso rappresentazioni figurative del Beato e mediante una più ampia cultura visiva sviluppatasi attorno alla dinastia, sostenuta da numerose iniziative volte a consolidarne il culto. In questo contesto, la cattedrale di Vercelli svolse un ruolo sia di centro propulsore sia di agente dinamico, subendo trasformazioni architettoniche, scenografiche e devozionali. L’articolo richiama inoltre l’attenzione sulla figura del pittore Ceridone, artista non ancora adeguatamente valorizzato nella storiografia artistica vercellese.
Amadeus IX of Savoy passed away in Vercelli at the end of the 15th century, and his veneration continued throughout the 16th and early 17th centuries, sustaining the processes that eventually led to his beatification. Devotion to Amedeo was actively promoted by the House of Savoy, through visual representations of the Blessed and through a broader figurative culture that developed around the dynasty, supported by numerous initiatives aimed at consolidating his cult. Within this context, the cathedral of Vercelli functioned both as a focal center and as a dynamic agent, undergoing architectural, scenographic, and devotional transformations. The article also brings attention to the painter Ceridone, a figure who has not yet received adequate recognition within the artistic historiography of Vercelli.
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Il tabernacolo a tempietto del Vignola a Fara in Sabina e la committenza di Alessandro Farnese commendatario di Farfa
di Fabrizio Gioiosi
Nel 1563 Jacopo Barozzi detto il Vignola progettò per il cardinale Alessandro Farnese, abate commendatario di Farfa, un tabernacolo eucaristico a forma di tempietto, destinato alla chiesa di Sant’Antonino a Fara in Sabina. La scelta tipologica voluta dal «Gran Cardinale», che si ispirava a modelli toscani del Quattrocento e a un intervento di Paolo III per il duomo di Orvieto — volto a collocare l’Eucaristia al centro dello spazio sacro in tabernacoli isolati sugli altari — assunse un carattere canonico, anticipando le risposte del Concilio di Trento alle negazioni protestanti. Le scelte farnesiane in campo architettonico e artistico ebbero un impatto tale da influenzare la riforma liturgica, lasciando un’impronta su grandi riformatori come Carlo Borromeo che, condividendo le motivazioni teologico-sacramentali alla base di tali decisioni, contribuì a diffondere attraverso i suoi scritti quanto maturato nell’ambiente della corte farnesiana in tutta la Chiesa cattolica. Il tabernacolo di Vignola riflette inoltre la politica farnesiana, che si serviva delle arti e dell’architettura per affermare il proprio potere e il prestigio dinastico nei territori soggetti al suo controllo.
In 1563, Jacopo Barozzi called Vignola designed a Eucharistic tabernacle in the form of a small temple for Cardinal Alessandro Farnese, commendatory abbot of Farfa, to be placed in the church of S. Antonino in Fara in Sabina. The typological choice desired by the ‘Gran Cardinale’, which drew inspiration from fifteenth-century Tuscan models and from an intervention by Paul III for the cathedral of Orvieto – which envisaged the Eucharist placed at the center of the sacred buildings in isolated tabernacles on the altars – becomes canonical, anticipating the responses of the Council of Trent to Protestant denials. Farnese’s choices in the architectural and artistic fields had such an impact as to influence the liturgical reform, impressing great reformers such as Carlo Borromeo who, sharing the theological-sacramental motivations in support of liturgical choices, spread with his writings what happened at the Farnese court all over the Catholic Church. Furthermore, Vignola’s tabernacle reflected the Farnesian policy, which made use of arts and architecture in order to assert its power and dynastic prestige in the controlled territories.
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Guardando Donatello
Aldo Carpi e Libero Andreotti: affinità creative all’ombra della Croce
di Michela Valotti
La corrispondenza, tanto umana quanto spirituale, tra le biografie di Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) e Aldo Carpi (1886–1973), la cui sorella Margherita fu moglie dello scultore, è ben documentata attraverso una fitta rete di lettere, in parte già pubblicate, che segnano i momenti più significativi della produzione dei due artisti, il cui stretto rapporto risale agli anni Venti del Novecento. Le ricerche d’archivio condotte tra raccolte documentarie di Roma, Milano e Pescia (PT) hanno portato alla luce testimonianze inedite dell’attività dello scultore, consentendo inoltre di individuare la destinazione di alcune opere, replicate e diffuse dopo la sua morte grazie all’iniziativa di Aldo Carpi, con l’intento di sostenere le necessità quotidiane della famiglia, rimasta prematuramente priva del suo capofamiglia.
The correspondence, both human and spiritual, between the biographies of Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) and Aldo Carpi (1886–1973), whose sister Margherita the sculptor married, is well documented through a dense network of letters, some of which have already been published, marking the most significant moments in the production of the two artists, whose close relationship dates back to the 1920s. Archival research conducted among documentary collections in Rome, Milan, and Pescia (PT) has brought to light previously unpublished evidence of the sculptor’s work, as well as allowing the identification of the destinations of certain pieces, which were replicated and circulated after his death thanks to the initiative of Aldo Carpi, in order to support the daily needs of his family, left prematurely without its head.
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Recensioni.
La cattedrale di Lucera:
centralità architettonica di un cantiere di «periferia»
di Fabio Linguanti
La corrispondenza, tanto umana quanto spirituale, tra le biografie di Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) e Aldo Carpi (1886–1973), la cui sorella Margherita fu moglie dello scultore, è ben documentata attraverso una fitta rete di lettere, in parte già pubblicate, che segnano i momenti più significativi della produzione dei due artisti, il cui stretto rapporto risale agli anni Venti del Novecento. Le ricerche d’archivio condotte tra raccolte documentarie di Roma, Milano e Pescia (PT) hanno portato alla luce testimonianze inedite dell’attività dello scultore, consentendo inoltre di individuare la destinazione di alcune opere, replicate e diffuse dopo la sua morte grazie all’iniziativa di Aldo Carpi, con l’intento di sostenere le necessità quotidiane della famiglia, rimasta prematuramente priva del suo capofamiglia.
The correspondence, both human and spiritual, between the biographies of Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) and Aldo Carpi (1886–1973), whose sister Margherita the sculptor married, is well documented through a dense network of letters, some of which have already been published, marking the most significant moments in the production of the two artists, whose close relationship dates back to the 1920s. Archival research conducted among documentary collections in Rome, Milan, and Pescia (PT) has brought to light previously unpublished evidence of the sculptor’s work, as well as allowing the identification of the destinations of certain pieces, which were replicated and circulated after his death thanks to the initiative of Aldo Carpi, in order to support the daily needs of his family, left prematurely without its head.
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