Il bel San Giovanni
Sulla cattedrale di Vercelli
Il tabernacolo del Vignola a Fara
Aldo Carpi e Libero Andreotti

 35,00

322 Umberto Bordoni Editoriale
324 Eugenia Bianchi Sull’altare settecentesco del San Giovanni di Morbegno. Una cronistoria e qualche riflessione
334 Ernesta Croce, Luca Gadola Il Museo Arte Sacra di Morbegno nel Sistema museale della Diocesi di Como
344 Saverio Lomartire Nuove ricerche sulla Cattedrale di Vercelli e sui suoi tesori
346 Alice Paola Colombo Daniele De Luca La Cattedrale di Vercelli: architetture dal Cinquecento all’adeguamento liturgico contemporaneo
350 AA.VV. The Apostles’ Roll and the didactic parchments of the Capitular Archive
356 Denis Silano La musica nella Cattedrale di Vercelli in epoca tardo medievale. Spazi, strumenti, figure
358 AA.VV. Diagnostica applicata ai manoscritti e ai tesori della Cattedrale
362 Sara Minelli Vescovi, cardinali, papi. Oreficerie e tessuti preziosi in Cattedrale dal Rinascimento alla Controriforma
368 Dario Salvadeo La fortuna di un pittore nel Seicento vercellese: Ceridone e l’immagine del beato Amedeo IX
378 Fabrizio Gioiosi Il tabernacolo a tempietto del Vignola a Fara in Sabina e la committenza di Alessandro Farnese commendatario di Farfa
392 Michela Valotti Guardando Donatello. Aldo Carpi e Libero Andreotti: affinità creative all’ombra della Croce
400 Fabio Linguanti Recensioni

Editoriale

di Umberto Bordoni

La collegiata di San Giovanni Battista, mirabile capolavoro dell’arte barocca che sorge a presidio dell’ingresso alla Valtellina, nel cuore di Morbegno, è stata oggetto, negli ultimi anni, di una poderosa e intelligente campagna di restauri munificamente finanziata dalla Fondazione Baechi. Questo intervento è stato accompagnato da una significativa fioritura di studi specialistici, dalla creazione di una sede museale — su questo numero ne scrivono Ernesta Croce e Luca Gadola — e dal previsto coronamento dei lavori con l’adeguamento liturgico, frutto di un concorso a livello nazionale svoltosi sotto l’egida della Conferenza Episcopale Italiana e della Diocesi di Como. L’attuale altare maggiore, frutto di un parziale rifacimento di primo Ottocento in sostituzione dell’originale, copre pressoché interamente il retrostante affresco del Battesimo di Cristo. Eugenia Bianchi, nel suo articolo, ne riassume la storia e avanza qualche ipotesi interpretativa, in attesa di possibili conferme dalle analisi scientifiche sul manufatto e dall’auspicabile rinvenimento di nuova documentazione.
Il dispositivo artistico della collegiata si articola attorno a tre poli liturgico-devozionali, tutti ascrivibili all’opera di Pietro Ligari: l’altare maggiore, la cui parte sommitale, con il tempietto e gli angeli, è ancora l’originale settecentesco realizzato su disegno dell’artista (1734-1738); la custodia per il reliquiario della Sacra Spina, inserita a coronamento degli affreschi dell’abside (1726-1728); il centro dell’aula assembleare, dove viene montato il catafalco barocco per i riti della Settimana Santa (prima attestazione nel 1737). Durante questi riti viene esposto il reliquiario della Sacra Spina, tratto dall’abside, insieme alla statua del Cristo morto, ordinariamente collocata sotto la mensa dell’altare maggiore settecentesco.
La considerazione complessiva del sistema architettonico-cultuale e la sua attribuzione, per gli elementi determinanti, al genio artistico di Pietro Ligari, suggeriscono una possibile ratio iconografica, forse non così peregrina, stante anche la statura eminente della committenza ecclesiale, ovvero dell’arciprete Gian Pietro Castelli Sannazzaro. Che l’affresco del Battesimo di Cristo, l’episodio più saliente della vita del Battista a cui è dedicata la collegiata, sia nascosto alla vista della più parte dell’aula dal volume dell’altare maggiore, potrebbe non essere un effetto del rimaneggiamento ottocentesco ma piuttosto di un’intenzione originaria.
La suggestione del ‘bel composto’ berniniano — del montaggio intermediale di architettura, scultura e pittura — sembra in effetti avere un ruolo determinante nell’assetto attuale, se non necessariamente in quello storico. Se si assume come punto di vista privilegiato il centro dell’aula, polo focale dei riti pasquali e delle sacre rappresentazioni, lo sguardo sull’abside rivela infatti una compiuta armonia prospettica. Il tabernacolo a tempietto risulta essere il fulcro di un coro di angeli scolpiti sull’altare maggiore e dipinti nell’affresco retrostante, oltre che il termine della processione trinitaria, che dal Padre benedicente, per lo Spirito Santo, giunge all’Agnello mistico, immagine escatologica del Figlio. L’effetto doveva essere ancor più incisivo quando i due angeli, ora posti su mensole laterali, erano parte dell’altare settecentesco e volgevano lo sguardo precisamente all’Agnello.
Un ultimo azzardo. Al di sopra della corona angelica si può riconoscere un’analogia segnica, un triplice motivo cruciforme con andamento da sinistra a destra: uno degli astanti affrescati sul ponte ha le membra disposte a forma di croce, l’Agnello mistico come di consuetudine abbraccia una croce, infine, unico dettaglio visibile del Battista, si scorge il suo bastone cruciforme. Proprio questa insegna pare offrire una chiave di lettura suggestiva: il cartiglio che vi è appeso ruota a spirale ascendente, in senso antiorario, come del resto tutte le figure dipinte sull’abside, e richiama nella forma il serpente bronzeo di Mosè, prefigurazione della passione salvifica di Cristo (Giovanni 3, 14-15). Il cartiglio, come a dispiegare il senso dell’intero dispositivo, reca la scritta: «Ecce Agnus Dei», ecco l’Agnello di Dio (Giovanni 1, 29). Che nella chiesa a lui dedicata Giovanni Battista scompaia per indicare non tanto il Gesù terreno del battesimo, ma l’Agnello di Dio che vive nella gloria, si rende presente nell’Eucaristia celebrata sull’altare e un giorno si manifesterà definitivamente nella Gerusalemme celeste, rientra pienamente nella missione di colui che disse di sé: «Egli deve crescere, io diminuire» (Giovanni 3, 30).

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Sull’altare settecentesco del San Giovanni di Morbegno.
Una cronistoria e qualche riflessione

di Eugenia Bianchi

Il contributo ricostruisce la storia esecutiva dell’attuale altare maggiore della chiesa di San Giovanni Battista a Morbegno, risultante da un intervento realizzato tra il 1800 e il 1804 dai marmorari comaschi Antonio e Carlo Bottinelli, che modificarono la parte inferiore dell’altare settecentesco. Quest’ultimo era stato originariamente realizzato nel 1733 dai fratelli Buzzi — Carlo Gerolamo, Giuseppe ed Elia Vincenzo, originari di Viggiù — su disegno di Pietro Ligari, autore nel 1734 anche del tabernacolo a tempietto e del relativo apparato scultoreo con angeli.
Analogamente ad altri altari realizzati dai Buzzi negli anni Trenta del Settecento — come quello della basilica di San Vittore a Varese, della chiesa di Sant’Antonio a Lugano e dei Santi Giacomo e Filippo a Venegono Inferiore — l’altare di Morbegno si distingueva per la presenza di una mensa in muratura che accoglieva la statua del Cristo morto di Giacomo Del Maino. Questa scultura faceva originariamente parte di un Compianto oggi disperso, realizzato dal celebre artista su disposizione testamentaria del sacerdote Giovanni Maria Rusca per l’antica chiesa di San Giovanni (1517–1518).
Tale elemento, insolito per un altare maggiore, fu probabilmente all’origine della decisione di rinnovare l’altare Buzzi-Ligari già pochi decenni dopo la sua realizzazione.

The contribution traces the executive history of the current high altar of the church of San Giovanni Battista in Morbegno, resulting from an intervention carried out between 1800 and 1804 by the marble workers Antonio and Carlo Bottinelli from Como, which modified the lower part of the 18th-century altar. The latter was originally created by the Buzzi brothers — Carlo Gerolamo, Giuseppe, and Elia Vincenzo from Viggiù — in 1733, based on a design by Pietro Ligari, who was responsible for the temple-like tabernacle and its sculptural arrangement of angels in 1734. Similar to other altars crafted by the Buzzi brothers during the 1730s — such as the altar of the Basilica of San Vittore in Varese, the churches of Sant’Antonio in Lugano, and Santi Giacomo e Filippo in Venegono Inferiore — the one in Morbegno stood out for its brick mensa housing the statue of the Dead Christ by Giacomo Del Maino. This statue was originally part of a dispersed Lamentation group created by the renowned sculptor as per the testamentary will of the priest Giovanni Maria Rusca for the ancient church of San Giovanni (1517–1518). This unusual feature for a high altar likely led to the decision to reconstruct the Buzzi-Ligari altar only a few decades after its initial execution.

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Il Museo Arte Sacra di Morbegno nel Sistema museale della Diocesi di Como

di Ernesta Croce, Luca Gadola

La Parrocchia Arcipretale di San Giovanni Battista a Morbegno ha dedicato negli ultimi anni una particolare attenzione alla conservazione e valorizzazione del complesso monumentale della collegiata, considerato un patrimonio storico e artistico che incarna l’identità della comunità locale. A oggi, molte delle iniziative e degli interventi previsti sono stati sostanzialmente completati, e il progetto di istituzione di un museo rappresenta una tappa fondamentale per la promozione della storia religiosa, artistica e culturale di San Giovanni e del suo territorio.
L’obiettivo è quello di creare un’istituzione che possa operare come parte attiva all’interno del Sistema Museale della Diocesi di Como, istituito nel 2014 con lo scopo di coordinare, promuovere e integrare la gestione, la valorizzazione e la diffusione dei musei e dei complessi monumentali di pertinenza diocesana. Tali realtà sono state selezionate sulla base della loro rilevanza storica, artistica e religiosa.
I musei attualmente inclusi nel sistema sono: la sezione di arte sacra del Museo Diocesano presso il MVSA — Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio; il Museo del Tesoro di Chiavenna; il Museo Parrocchiale d’Arte Sacra di Ponte in Valtellina; il Museo d’Arte Sacra di Scaria, che conserva opere provenienti dalla Valle Intelvi; il Museo d’Arte Sacra di Mandello del Lario; e il progetto del Museo d’Arte Sacra di Morbegno.

The Archpriest Parish of San Giovanni Battista in Morbegno has for several years devoted particular attention to the preservation and enhancement of the monumental complex of the collegiate church, considered a historical and artistic asset embodying the identity of the local community. To date, many of the planned initiatives and interventions have been substantially completed, and the project to establish a museum represents a fundamental step in the promotion of the religious, artistic, and cultural history of San Giovanni and its community. The objective is to create an institution that will act as an active component within the Museum System of the Diocese of Como, established in 2014 with the aim of coordinating, promoting, and integrating the management, enhancement, and dissemination of museums and monumental buildings under diocesan jurisdiction. These sites have been selected on the basis of their historical, artistic, and religious significance. The museums currently included in the system are: the Sacred Art Section of the Diocesan Museum at MVSA — the Valtellinese Museum of History and Art in Sondrio; the Chiavenna Treasure Museum; the Parish Museum of Sacred Art in Ponte in Valtellina; the Sacred Art Museum of Scaria, which houses works from the Valle Intelvi; the Sacred Art Museum of Mandello del Lario; and the Sacred Art Museum Project in Morbegno.

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Nuove ricerche sulla Cattedrale di Vercelli e sui suoi tesori

di Saverio Lomartire

Questo numero della Rivista ha carattere monografico ed è dedicato a Vercelli. Nel fascicolo 941, del marzo-aprile di quest’anno, è stato pubblicato un articolo di Eleonora Destefanis sulla Cattedrale vercellese di Sant’Eusebio e, in particolare, sulle vicende della sua fase più antica, avviata nel V secolo quale chiesa cimiteriale ai margini della città antica e poi, dal X secolo, chiesa concattedrale insieme a Santa Maria Maggiore, fino alla progressiva distruzione iniziata intorno al 1570 e proseguita, dopo un lungo lasso di tempo, a partire dalla demolizione, ai primi del XVIII secolo, del corpo basilicale a cinque navate. Quest’ultimo si era fino ad allora conservato nella sua veste tardoantica, pur oggetto di progressive addizioni e riforme nel corso dei secoli del Medioevo, anche con la stesura di un ampio ciclo pittorico dedicato agli apostoli. Tale saggio ha fatto il punto della situazione discutendo e analizzando i risultati di un volume monografico sulla stessa basilica pubblicato da Marco Aimone e Alessandro Tosini per il Centro Italiano di Studi sull’Altomedioevo nel 2022.

This issue of the journal has a monographic character and is dedicated to Vercelli. In issue 941, published in March–April of this year, an article by Eleonora Destefanis was featured on the Cathedral of Sant’Eusebio in Vercelli and, in particular, on the events of its earliest phase, begun in the 5th century as a cemetery church on the outskirts of the ancient city and later, from the 10th century, serving as a co-cathedral together with Santa Maria Maggiore. This continued until its gradual destruction, which began around 1570 and resumed, after a long interval, with the demolition in the early 18th century of the five-aisled basilica structure.
Until that time, the latter had preserved its Late Antique form, although it had undergone progressive additions and modifications throughout the Middle Ages, including the creation of an extensive painted cycle dedicated to the Apostles. The aforementioned essay took stock of the situation by discussing and analyzing the results of a monographic volume on the same basilica, published by Marco Aimone and Alessandro Tosini for the Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo in 2022.

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La Cattedrale di Vercelli: architetture dal Cinquecento all’adeguamento liturgico contemporaneo

di Alice Paola Colombo, Daniele De Luca

La cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli fu ricostruita nel 1570 in seguito a una decisione del cardinale Guido Ferrero. Il vescovo ordinò la demolizione del presbiterio della chiesa precedente, che era composta da una navata, quattro navate laterali e un ampio portico frontale. L’edificio attuale fu realizzato sulla struttura preesistente attraverso diverse fasi costruttive. Nel 2008 sono stati avviati importanti interventi di restauro e di manutenzione straordinaria dell’intero complesso architettonico, dai quali sono emerse nuove conoscenze sullo sviluppo storico della cattedrale.

The cathedral of Sant’Eusebio in Vercelli was rebuilt in 1570 following a decision by Cardinal Guido Ferrero. The bishop ordered the demolition of the chancel of the previous church, which consisted of a nave, four aisles, and a large porch at the front. The current church was constructed on the earlier structure through multiple building phases. In 2008, major projects for extensive restoration work and extraordinary maintenance of the entire architectural complex were initiated, leading to the emergence of new insights into the historical development of the Cathedral.

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The Apostles’ Roll and the didactic parchments of the Capitular Archive

di Evan A. Gatti, Catherine Albers-Morris, Helen Davies, Heather Wacha, Silvia Faccin

Il Rotolo con Atti degli Apostoli della cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli è considerato un dispositivo concepito per conservare la memoria di un programma pittorico che un tempo decorava le pareti dell’antica chiesa, permettendo nel tempo il rinnovamento delle pitture danneggiate. Oggi il Rotolo è conservato nell’Archivio Capitolare della cattedrale ed è esposto nel Museo del Tesoro del Duomo. La sua importanza come fonte documentaria, insieme al rapporto con altri rotoli pergamenacei conservati nello stesso archivio, lo ha reso oggetto di indagini avanzate condotte dal gruppo di ricerca Videntes: A Multispectral Imaging Collective.

The Rotolo con Atti degli Apostoli of the Cathedral of Sant’Eusebio in Vercelli is considered a device conceived to preserve the memory of a pictorial program that once adorned the walls of the ancient church, allowing for the renewal of damaged paintings over time. Today, the Rotolo is kept in the Capitular Archive of the Cathedral and displayed in the Cathedral Treasury Museum. Its importance as a documentary source, together with its relationship to other parchment scrolls preserved in the Archive’s collection, has made it the subject of advanced investigations carried out by the research group Videntes: A Multispectral Imaging Collective.

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La musica nella Cattedrale di Vercelli in epoca tardomedievale.
Spazi, strumenti, figure

di Denis Silano

Il contributo mette in luce alcuni aspetti della musica nella cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli tra la metà del XII e la fine del XV secolo, con particolare attenzione agli organi documentati in questo arco temporale. Vengono analizzati due riferimenti principali: la più antica menzione di uno strumento musicale all’interno dell’antica basilica e la fondazione del Collegio degli Innocenti da parte del vescovo Urbano Bonivardo nel 1496. Il quadro architettonico di riferimento dello studio è costituito dall’antica chiesa eusebiana, non più conservata nella sua originaria configurazione a cinque navate.

This contribution highlights aspects of music in the cathedral of Sant’Eusebio in Vercelli between the mid-12th and the late 15th centuries, with particular attention to the organs documented during this period. Two principal references are examined: the earliest mention of a musical instrument within the ancient basilica and the foundation of the Collegio degli Innocenti by Bishop Urban Bonivardo in 1496. The architectural framework of the study is the ancient Eusebian church, no longer extant in its original five-aisled configuration.

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Diagnostica applicata ai manoscritti e ai tesori della Cattedrale

di Maurizio Aceto, Elisa Calà, Maria Labate, Angelo Agostino

Negli ultimi anni il ruolo della diagnostica nello studio dei beni culturali è cresciuto in modo significativo, grazie allo sviluppo di metodi analitici avanzati e a una maggiore consapevolezza del loro potenziale da parte dei responsabili delle opere. In questo contesto, la collaborazione tra l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e il Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli/Biblioteca e Archivio Capitolare, promossa tramite il CENISCO, si è rivelata particolarmente fruttuosa attraverso una serie di iniziative.
Esempi rilevanti sono costituiti da manoscritti miniati come il Codex C, raccolta di testi liturgici del XII secolo arricchita da pigmenti preziosi (oro, argento, cinabro, lapislazzuli); documenti fondamentali come il Codex A o Codex Vercellensis Evangeliorum, risalente al IV secolo d.C. e considerato la più antica copia latina dei Vangeli, nonché il primo documento redatto con inchiostro ferro-gallico; e il ms. CXVII, noto come Vercelli Book, uno dei soli quattro manoscritti superstiti della poesia in antico inglese, scritto con inchiostro ferro-gallico e minio da un unico copista.
Inoltre, il Rotolo degli Atti degli Apostoli, realizzato con cinabro, verderame e inchiostro ferro-gallico, presenta disegni che richiamano le miniature del Codex C. Infine, opere di straordinario rilievo come la legatura del Codex C — capolavoro di oreficeria con lamine d’oro, smalti cloisonné e una ricca varietà di gemme — e il Crocifisso ottoniano in oro e argento testimoniano ulteriormente l’eccezionale ricchezza di questo patrimonio culturale.

Recently, the role of diagnostics in the study of cultural heritage has significantly increased, owing to the development of advanced analytical methods and to a growing awareness of their potential among those responsible for artworks. Within this framework, the collaboration between the Università degli Studi del Piemonte Orientale and the Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli/Biblioteca e Archivio Capitolare, promoted through CENISCO, has proved particularly fruitful through a series of initiatives.
Notable examples include illuminated manuscripts such as the Codex C, a 12th-century collection of liturgical texts enriched with precious pigments (gold, silver, cinnabar, lapis lazuli); fundamental documents like the Codex A or Codex Vercellensis Evangeliorum, dating to the 4th century AD and regarded as the oldest Latin copy of the Gospels as well as the earliest document written in iron-gall ink; and ms. CXVII, commonly known as the Vercelli Book, one of only four surviving manuscripts of Old English poetry, written in iron-gall ink and minium by a single scribe.
In addition, the Rotolo degli Atti degli Apostoli, executed with cinnabar, verdigris, and iron-gall ink, presents drawings that recall the miniatures of the Codex C. Finally, outstanding works such as the binding of the Codex C — a masterpiece of goldsmithing featuring gold foils, cloisonné enamels, and a rich array of gemstones — and the Ottonian Crucifix in gold and silver further attest to the extraordinary richness of this cultural heritage.

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Vescovi, cardinali, papi. Oreficerie e tessuti preziosi in Cattedrale dal Rinascimento alla Controriforma

di Sara Minelli

Nel corso dei secoli, la cattedrale di Vercelli ha costantemente attratto donazioni artistiche di altissimo livello. Manufatti tessili e opere di oreficeria, spesso strettamente legati a eventi storici locali, testimoniano il ruolo centrale della chiesa nella vita civile e religiosa della città.
Il contributo esamina il patrimonio conservato nel Museo del Tesoro del Duomo, con particolare attenzione ai manufatti del XVI secolo, periodo in cui convergono le committenze di vescovi, canonici e della dinastia sabauda, riflettendone l’influenza culturale e politica. Nel XVII secolo, la cattedrale si arricchì ulteriormente di opere ispirate al modello di san Carlo Borromeo e orientate dalle direttive della Controriforma cattolica.

Over the centuries, Vercelli Cathedral has continuously attracted artistic donations of the highest level. Textile and goldsmith works, often closely linked to local historical events, testify to the central role of the church within the civic and religious life of the city. This contribution examines the heritage preserved in the Cathedral Treasury Museum, with particular attention to the artefacts dating from the 16th century, a period in which the patronage of bishops, canons, and the Savoy dynasty converged, reflecting their cultural and political influence. In the 17th century, the Cathedral was further enriched by artworks inspired by the example of St. Charles Borromeo and shaped by the directives of the Catholic Counter-Reformation.

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La fortuna di un pittore nel Seicento vercellese: Ceridone e l’immagine del beato Amedeo IX

di Dario Michele Salvadeo

Amedeo IX di Savoia morì a Vercelli alla fine del XV secolo e la sua venerazione proseguì nel corso del XVI e dei primi decenni del XVII secolo, alimentando i processi che condussero infine alla sua beatificazione. La devozione nei confronti di Amedeo fu attivamente promossa dalla Casa di Savoia, attraverso rappresentazioni figurative del Beato e mediante una più ampia cultura visiva sviluppatasi attorno alla dinastia, sostenuta da numerose iniziative volte a consolidarne il culto. In questo contesto, la cattedrale di Vercelli svolse un ruolo sia di centro propulsore sia di agente dinamico, subendo trasformazioni architettoniche, scenografiche e devozionali. L’articolo richiama inoltre l’attenzione sulla figura del pittore Ceridone, artista non ancora adeguatamente valorizzato nella storiografia artistica vercellese.

Amadeus IX of Savoy passed away in Vercelli at the end of the 15th century, and his veneration continued throughout the 16th and early 17th centuries, sustaining the processes that eventually led to his beatification. Devotion to Amedeo was actively promoted by the House of Savoy, through visual representations of the Blessed and through a broader figurative culture that developed around the dynasty, supported by numerous initiatives aimed at consolidating his cult. Within this context, the cathedral of Vercelli functioned both as a focal center and as a dynamic agent, undergoing architectural, scenographic, and devotional transformations. The article also brings attention to the painter Ceridone, a figure who has not yet received adequate recognition within the artistic historiography of Vercelli.

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Il tabernacolo a tempietto del Vignola a Fara in Sabina e la committenza di Alessandro Farnese commendatario di Farfa

di Fabrizio Gioiosi

Nel 1563 Jacopo Barozzi detto il Vignola progettò per il cardinale Alessandro Farnese, abate commendatario di Farfa, un tabernacolo eucaristico a forma di tempietto, destinato alla chiesa di Sant’Antonino a Fara in Sabina. La scelta tipologica voluta dal «Gran Cardinale», che si ispirava a modelli toscani del Quattrocento e a un intervento di Paolo III per il duomo di Orvieto — volto a collocare l’Eucaristia al centro dello spazio sacro in tabernacoli isolati sugli altari — assunse un carattere canonico, anticipando le risposte del Concilio di Trento alle negazioni protestanti. Le scelte farnesiane in campo architettonico e artistico ebbero un impatto tale da influenzare la riforma liturgica, lasciando un’impronta su grandi riformatori come Carlo Borromeo che, condividendo le motivazioni teologico-sacramentali alla base di tali decisioni, contribuì a diffondere attraverso i suoi scritti quanto maturato nell’ambiente della corte farnesiana in tutta la Chiesa cattolica. Il tabernacolo di Vignola riflette inoltre la politica farnesiana, che si serviva delle arti e dell’architettura per affermare il proprio potere e il prestigio dinastico nei territori soggetti al suo controllo.

In 1563, Jacopo Barozzi called Vignola designed a Eucharistic tabernacle in the form of a small temple for Cardinal Alessandro Farnese, commendatory abbot of Farfa, to be placed in the church of S. Antonino in Fara in Sabina. The typological choice desired by the ‘Gran Cardinale’, which drew inspiration from fifteenth-century Tuscan models and from an intervention by Paul III for the cathedral of Orvieto – which envisaged the Eucharist placed at the center of the sacred buildings in isolated tabernacles on the altars – becomes canonical, anticipating the responses of the Council of Trent to Protestant denials. Farnese’s choices in the architectural and artistic fields had such an impact as to influence the liturgical reform, impressing great reformers such as Carlo Borromeo who, sharing the theological-sacramental motivations in support of liturgical choices, spread with his writings what happened at the Farnese court all over the Catholic Church. Furthermore, Vignola’s tabernacle reflected the Farnesian policy, which made use of arts and architecture in order to assert its power and dynastic prestige in the controlled territories.

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Guardando Donatello
Aldo Carpi e Libero Andreotti: affinità creative all’ombra della Croce

di Michela Valotti

La corrispondenza, tanto umana quanto spirituale, tra le biografie di Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) e Aldo Carpi (1886–1973), la cui sorella Margherita fu moglie dello scultore, è ben documentata attraverso una fitta rete di lettere, in parte già pubblicate, che segnano i momenti più significativi della produzione dei due artisti, il cui stretto rapporto risale agli anni Venti del Novecento. Le ricerche d’archivio condotte tra raccolte documentarie di Roma, Milano e Pescia (PT) hanno portato alla luce testimonianze inedite dell’attività dello scultore, consentendo inoltre di individuare la destinazione di alcune opere, replicate e diffuse dopo la sua morte grazie all’iniziativa di Aldo Carpi, con l’intento di sostenere le necessità quotidiane della famiglia, rimasta prematuramente priva del suo capofamiglia.

The correspondence, both human and spiritual, between the biographies of Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) and Aldo Carpi (1886–1973), whose sister Margherita the sculptor married, is well documented through a dense network of letters, some of which have already been published, marking the most significant moments in the production of the two artists, whose close relationship dates back to the 1920s. Archival research conducted among documentary collections in Rome, Milan, and Pescia (PT) has brought to light previously unpublished evidence of the sculptor’s work, as well as allowing the identification of the destinations of certain pieces, which were replicated and circulated after his death thanks to the initiative of Aldo Carpi, in order to support the daily needs of his family, left prematurely without its head.

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Recensioni.
La cattedrale di Lucera:
centralità architettonica di un cantiere di «periferia»

di Fabio Linguanti

La corrispondenza, tanto umana quanto spirituale, tra le biografie di Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) e Aldo Carpi (1886–1973), la cui sorella Margherita fu moglie dello scultore, è ben documentata attraverso una fitta rete di lettere, in parte già pubblicate, che segnano i momenti più significativi della produzione dei due artisti, il cui stretto rapporto risale agli anni Venti del Novecento. Le ricerche d’archivio condotte tra raccolte documentarie di Roma, Milano e Pescia (PT) hanno portato alla luce testimonianze inedite dell’attività dello scultore, consentendo inoltre di individuare la destinazione di alcune opere, replicate e diffuse dopo la sua morte grazie all’iniziativa di Aldo Carpi, con l’intento di sostenere le necessità quotidiane della famiglia, rimasta prematuramente priva del suo capofamiglia.

The correspondence, both human and spiritual, between the biographies of Libero Spartaco Andreotti (1875–1933) and Aldo Carpi (1886–1973), whose sister Margherita the sculptor married, is well documented through a dense network of letters, some of which have already been published, marking the most significant moments in the production of the two artists, whose close relationship dates back to the 1920s. Archival research conducted among documentary collections in Rome, Milan, and Pescia (PT) has brought to light previously unpublished evidence of the sculptor’s work, as well as allowing the identification of the destinations of certain pieces, which were replicated and circulated after his death thanks to the initiative of Aldo Carpi, in order to support the daily needs of his family, left prematurely without its head.

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