Somaini e il sacro
Temi, progetti, realizzazioni

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Arte Cristiana n° 942

Pubblicato in Maggio/Giugno 2024,
fascicolo numero progressivo: volume CXII

Categoria:

162 Luisa Somaini Editoriale
166 Francesco Tedeschi La scultura come origine del sacro nell’opera di Somaini
174 Elena Di Raddo «Verso un uomo concepito come entità spirituale completa ed unitaria»: le matrici primordiali e spirituali della scultura di Francesco Somaini
182 Paolo Rusconi Francesco Somaini, il premio alla Biennale dell’Antoniano e alcune considerazioni sull’attualità dell’arte sacra in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta
190 Enrico Crispolti Francesco Somaini per la chiesa di Santa Maria dell’Osa nel complesso alberghiero della Corte dei Butteri
192 Micol Forti Il tema della croce nella produzione scultorea di Somaini, tra serialità, variazione e materia
200 Fulvio Irace La passione per il sacro: Luigi Caccia Dominioni e Francesco Somaini, un intreccio
206 Michele Aversa Somaini e il Duomo di Milano
214 Valentina Raimondo L’urgenza del dialogo tra antico e moderno. Storia della Discesa dello Spirito Santo di Francesco Somaini per Bergamo
222 Chiara Rampoldi Portare alla luce per via di levare. Le vetrate di Francesco Somaini
230 Marco Emilio Erba Francesco Somaini. Mosaici che tendono all’assoluto: i casi di Lomazzo, Monza e Poschiavo

Editoriale

di Luisa Somaini

In occasione della riscoperta nelle proprie raccolte di una piccola scultura di mio padre, Martirio IX del 1961, facente parte dell’omonima serie eseguita tra il 1958 e il 1961 (fig. 1), la Veneranda Fabbrica del Duomo ha avviato una proficua collaborazione con la Fondazione Somaini di Milano, che ho l’onore di presiedere, concedendo il prestito di questa elegante ‘croce consunta’ per l’allestimento della mostra Alle origini del sacro. Esposizione seguita da una giornata di studi organizzata presso la sede della VFD il 19 febbraio 2024, promossa da mons. Gianantonio Borgonovo con Elisa Mantia e Michele Aversa, curata da Fulvio Irace e Francesco Tedeschi, facenti parte del comitato scientifico della nostra istituzione, che desidero tutti ringraziare. Nella Sala dei Milanesi storici dell’arte, dell’architettura e del design hanno così approfondito i vari aspetti dell’argomento, a partire dalla particolare concezione del ‘sacro’ dell’artista, maturata negli anni della formazione a Como nel solco del pensiero di Jacques Maritain e degli insegnamenti di Franco Ciliberti, in seguito declinata in diverse, originali concezioni poetiche (si pensi, a questo proposito, al grande Retablo della vita e della morte, un’installazione composta da sculture del 1967-68, rimasta parzialmente incompiuta). I relatori hanno poi affrontato in dettaglio le numerose opere d’arte propriamente religiosa, realizzate su commissione in collaborazione con gli architetti Ico Parisi e Luigi Caccia Dominioni, destinate non soltanto a luoghi di culto di nuova costruzione. La rivista Arte Cristiana, di concerto con la Veneranda Fabbrica del Duomo e la Fondazione Somaini, edita ora gli atti di quella importante giornata di studi in un numero monografico, fornendo un prezioso contributo alla conoscenza di quest’ambito di ricerca dello scultore, collaterale all’opera maggiore, ma certamente non secondario nell’arco di oltre mezzo secolo di attività creativa. Pubblicazione che, grazie all’impegno del direttore don Umberto Bordoni, giunge a coronamento della schedatura sistematica dei materiali grafici, calcografici e progettuali, non solo relativamente alla creazione di vetrate e mosaici pavimentali, eseguiti con il supporto di grandi artigiani, come i maestri vetrai Lindo e Alessandro Grassi di Milano e i mosaicisti Fratelli Bernasconi di Como, ma anche di opere minori integrate nella struttura architettonica e per questa ragione non entrate nel Catalogo ragionato della scultura, recentemente dato alle stampe. L’attività di Somaini nel campo dell’arte religiosa non è stata, infatti, fino ad oggi oggetto di un’approfondita analisi storico-critica, nonostante abbia ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Motta per la scultura alla VIII Biennale di arte sacra del 1968, e sia stata presa in considerazione da parte di alcune importanti istituzioni, prima fra tutte i Musei Vaticani per quanto riguarda la creazione della sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea, voluta da papa Paolo VI e inaugurata nel 1973. Oltre alle prove giovanili, in cui si colloca il grande bassorilievo della Crocefissione realizzata nel 1948 per la Tomba Bettoni del cimitero monumentale di Como, tema ripreso in più occasioni nel corso delle successive stagioni creative (si pensi ai Martìri della serie delle Carnificazioni di un’architettura degli anni Settanta), Somaini firma infatti diverse opere, sviluppando in maniera sempre innovativa l’iconografia tradizionale di pari passo con le esigenze stilistiche dettate dall’evoluzione del suo laboratorio creativo.

 

Francesco Somaini,Grande Martirio piagato, 1960, ferro, Archivio Francesco Somaini
Francesco Somaini, Grande Martirio piagato, 1960, ferro, Archivio Francesco Somaini

 

La prima esperienza compiuta in un edificio liturgico si colloca negli anni conclusivi del periodo informale, quando l’artista lavora al coperchio del Fonte battesimale (1964) nella chiesa dei Santi Vito e Modesto di Lomazzo, suo paese natale. Impresa che inaugura una lunga attività in questo ambito che prosegue fino all’ultima stagione con l’esecuzione della Croce tabernacolo (1993) e delle vetrate (1999-2000) per la chiesa di San Pietro Apostolo a Voghera. Non è questa la sede per fornire un elenco generale degli interventi realizzati o semplicemente progettati. Mi limito, quindi, a un breve cenno alle opere maggiori, prese in esame dai relatori: la Croce absidale di Santa Maria dell’Osa a Fonteblanda del 1965 e la Discesa dello Spirito Santo per la facciata della chiesa del Santo Spirito di Bergamo del 1969-72, i mosaici pavimentali e le vetrate per la chiesa di San Biagio a Monza (un grande, tribolato cantiere che si protrae per sette lunghi anni dal 1965 al 1972, per di più rimasto incompiuto per quanto riguarda la collocazione di quattro Croci pinnacolo a completamento del tetto), e per la cappella del monastero delle suore agostiniane di Santa Maria Presentata a Poschiavo del 1969-72. Tra questi, si vuole segnalare in particolare quello compiuto nella piccola chiesa di Fonteblanda, ora purtroppo in uno stato di quasi totale abbandono. L’opera, che figura sulla copertina di questo numero della rivista e che ottiene nel 1968 l’ambito premio di cui si è detto, è tra quelle che meglio interpretano il rapporto tra l’autonomo configurarsi di un tema nell’opera dell’artista e la sua traduzione in atto in un ambito sacro. Significativa la lettura che ne dà Crispolti, in un testo critico sul carattere di questa occasione di collaborazione fra Parisi e Somaini, nel quale descrive l’intervento dello scultore, non a caso qui ripubblicato. Nel corso della sua attività l’artista realizza inoltre diversi studi per interventi in edifici religiosi, poi non eseguiti, come quelli per il Mosaico pavimentale del sagrato del Duomo di Milano del 1987 (uno dei quali, oggi è entrato a far parte delle Raccolte della Veneranda Fabbrica del Duomo). Somaini partecipa, infatti, a numerosi progetti e concorsi per la proposta di opere monumentali, riprendendo in alcuni bozzetti plastici il tema della Crocifissione con un’originale iconografia (si vedano, a questo proposito, la Deposizione multipla, la Deposizione simultanea, in cui la croce conserva anche l’impronta del corpo di Cristo, e la Deposizione sotto la pioggia) per le chiese dei Santi Pietro e Paolo all’Aprica e di San Romano al Gallaratese tra il 1990 e il 1995, oltre che per la nuova chiesa dello Spirito Santo di Lipomo del 1987-88, queste ultime due avviate in collaborazione con l’architetto Mario Di Salvo. Chiude la serie la partecipazione al concorso per le porte della Cattedrale di San Giovanni Battista a Cesena nel 1998. Desidero concludere questa breve introduzione, ricordando un’opera a me molto cara, rimasta fino ad oggi inedita: il Presepio creato da mio padre per la nostra famiglia. Eseguito nella seconda metà degli anni Cinquanta, dopo la nascita di mio fratello Cesare nel 1954, è composto da sole tre sculture in gesso dipinto, che nell’impianto generale risentono dei raggiungimenti plastici della stagione concretista: la Madonna con il Bambino, San Giuseppe e un terzo personaggio da noi identificato a volta a volta come il Pellegrino, il Viandante o il Lebbroso, giunto da lontano per salutare la nascita del Salvatore (fig. 2).

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La scultura come origine del sacro nell’opera di Somaini

di Francesco Tedeschi

Questo articolo è il risultato di un’esplorazione sul tema del ‘sacro’ nell’arte di Francesco Somaini, che trascende le opere create su temi religiosi o per scopi liturgici. Le sue opere sul tema della Croce (nella rinuncia dei martiri a rinunciare alla loro fede) e altre sculture e progetti riguardanti l’installazione di un Retablo della Vita e della Morte sono state oggetto di una mostra nella Fondazione dedicata all’artista italiano, sotto il tema delle Radici del Sacro. Tuttavia, questa è stata l’occasione per ripensare specificamente le sue opere scultoree in relazione a un concetto di Sacro. Il simbolismo è parte integrante del modo in cui Somaini si avvicina alla scultura. La scultura è un modo per rivelare la ragione nascosta delle cose e la forza della Vita. Anche riguardo alla peculiare installazione del Retablo, sviluppata alla fine degli anni Sessanta e rivisitata dieci anni dopo, questi temi sono una parte vitale dell’opera. Anche alcune riflessioni dell’artista confermano la sua idea che la scultura sia un modo per dare vita alle cose, come si può vedere nella maggior parte delle sue opere dal 1950 al 1990, esemplificate da alcune sculture incluse in questo contesto.

This article is the result of an exploration around the theme of the ‘sacred’ in the art of Francesco Somaini, which transcends works created on religious themes or for liturgical purposes. His works on the theme of the Cross (in the Martyrs’ refusal to renounce their faith) and other sculptures and projects concerning the installation of a Retablo of Life and Death were the subject of an exhibition in the Foundation dedicated to the Italian artist, under the theme of the Roots of the Sacred. However, this was the opportunity to specifically rethink his sculptural works in relation to a concept of the Sacred. Symbolism is an integral part of the way Somaini approaches sculpture. Sculpture is a way to reveal the hidden reason of things and the strength of Life. Even with regard to the peculiar installation of the Retablo, developed at the end of the Sixties and revised ten years later, these themes are a vital part of the work. Even some of the artist’s thoughts confirm his idea that sculpture is a way of giving life to things, as seen in most of his works from the 1950s to the 1990s and exemplified by some sculptures included here.

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«Verso un uomo concepito come entità spirituale completa ed unitaria»: le matrici primordiali e spirituali della scultura di Francesco Somaini

di Elena Di Raddo

Molti aspetti della cultura artistica italiana degli anni Trenta e Quaranta, gli anni della formazione di Francesco Somaini, si riflettono nelle sue prime opere dedicate a temi sacri e religiosi. Il testo indaga alcune delle influenze dirette e indirette che sono state decisive per la definizione delle sue prime opere, in particolare quelle su temi sacri. La scultura di Somaini è figurativa, esprimendo uno stile elementare e universale, influenzato dall’esempio di scultori come Arturo Martini o Marino Marini. Fu anche influenzato dal contesto in cui visse, e in particolare dal pensiero primordialista di Franco Ciliberti, un filosofo comasco, che Somaini frequentò negli anni Quaranta. Ciliberti fu il fondatore della rivista Valori Primordiali nel 1938 e del Gruppo Primordialista Futurista Sant’Elia nel 1941, che riuniva artisti figurativi e astratti, nonché architetti razionalisti uniti dal desiderio di cercare l’originale. Il confronto tra i testi di Ciliberti e gli scritti giovanili di Somaini, in particolare quelli pubblicati nella rivista Sentimento, legata al gruppo cerchista comasco, consente di far emergere aspetti teorici del suo pensiero utili per comprendere la complessità della sua spiritualità, espressa sia nelle sue opere giovanili che in quelle della sua maturità.

Many aspects of the Italian artistic culture of the 1930s and 1940s, the years of Francesco Somaini’s formation, are reflected in his early works dedicated to sacred and religious themes. The text investigates a few of the direct and indirect influences that were decisive for the definition of his early works, especially those on sacred themes. Somaini’s sculpture is figurative, expressing an elementary and universal style, influenced by the example of sculptors such as Arturo Martini or Marino Marini. He was also influenced by the context in which he lived and in particular by the primordialist thought of Franco Ciliberti, a philosopher from Como, where Somaini frequented in the 1940s. Ciliberti was the founder of the magazine Valori Primordiali in 1938 and of the Sant’Elia Futurist Primordialist Group in 1941, which brought together figurative and abstract artists as well as rationalist architects united by a desire to search for the original. The comparison between Ciliberti’s texts and Somaini’s youthful writings, in particular those published in the magazine Sentimento, which was linked to the Como-based Cerchio group, allows theoretical aspects of his thought to emerge that are useful for understanding the complexity of his spirituality, expressed both in his youthful works and in those of his maturity.

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Francesco Somaini, il premio alla Biennale dell’Antoniano e alcune considerazioni sull’attualità dell’arte sacra in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta

di Paolo Rusconi

Il conferimento del premio a Francesco Somaini alla 8ª Biennale di Arte Sacra Contemporanea all’Antoniano di Bologna nel 1968 rappresenta una lente interessante attraverso la quale esaminare il dibattito in corso sulla rilevanza dell’arte sacra nella società italiana contemporanea dopo il Concilio Vaticano II. Questo articolo ripercorre i temi trattati nei testi pubblicati in occasione dell’evento, affiancandoli a una selezione concisa di scritti precedenti, per delineare alcuni casi che aiutano a definire la posizione della Chiesa riguardo al potenziale dell’arte cristiana non figurativa. In questo modo, si tenta di rilanciare un dialogo culturale che è stato complicato dall’emergere di nuovi linguaggi artistici nel mondo contemporaneo.

The awarding of Francesco Somaini at the 8th Biennale di Arte Sacra Contemporanea at the Antoniano di Bologna in 1968 serves as an intriguing lens through which to examine the ongoing discourse regarding the relevance of sacred art in contemporary Italian society following the Second Vatican Council. This article traces the threads of the texts published for the occasion, alongside a concise selection of prior writings, to outline several cases that help define the Church’s stance on the potential for non-figurative Christian art. In doing so, it attempts to revive a cultural dialogue that has been complicated by the emergence of new artistic languages in the contemporary world.

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Francesco Somaini per la chiesa di Santa Maria dell’Osa nel complesso alberghiero della Corte dei Butteri

di Enrico Crispolti

Degli altri edifici costituenti il complesso alberghiero, se l’edificio direzionale interessa come indice di quella attenzione che Parisi ha portato ai temi edilizi locali ed alla loro tradizione, e ne resta un qualificato ed intelligente esempio di “risposta”, precisa e calibrata nella sua volontà di dialogo appunto tanto ambientale e paesistico, quanto culturale, l’edificio della piccola Chiesa rappresenta invece un impegno maggiore, più impennato ed arduo.

Of the other buildings constituting the hotel complex, while the office building is noteworthy as an indicator of the attention Parisi paid to local architectural themes and their tradition, remaining a qualified and intelligent example of a “response,” precise and calibrated in its intent to engage in dialogue both environmental and landscape, as well as cultural, the building of the small Church represents a greater, more ambitious, and challenging commitment.

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Il tema della croce nella produzione scultorea di Somaini, tra serialità, variazione e materia

di Micol Forti

La Collezione di Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani ospita un nucleo interessante di opere di Francesco Somaini, composto da sette sculture e dieci opere su carta. Le sculture sono state realizzate tra il 1958 e il 1965, mentre le opere su carta tra il 1964 e il 1969. Tutte sono legate al tema della croce e del martirio, una delle serie su cui l’artista ha dedicato una profonda riflessione durante una parte significativa della sua ricerca artistica. Questo contributo si propone di analizzare i modi in cui lo scultore affronta i valori iconografici, iconologici, simbolici e materiali che il signum crucis porta simbolicamente con sé. Per intraprendere questo viaggio personale all’interno di un tema così ampiamente presente nella storia delle immagini della cultura occidentale, Somaini adotta il suo approccio metodologico preferito, ossia l’uso della “serie” e della “variante”. In relazione alla “croce”, come simbolo del sacrificio e del martirio di Gesù, la ripetizione interroga il valore del segno, la sua capacità di rendere presente la verità di quel sacrificio e di rinnovare la sua testimonianza nel tempo presente. All’interno della “variazione dell’identico”, il lavoro sul materiale è fondamentale, portando con sé il “corpo” dell’opera. Come elemento vivo e vitale, si identifica con la pelle della rappresentazione, preservando le tracce dell’atto creativo. Si tratta di un’indagine sui confini fisici ed espressivi del materiale che porta Somaini a “accomodare” le potenzialità “semantiche” del materiale stesso, spingendo e sconvolgendo tutte le conoscenze acquisite precedentemente.

The Collection of Modern and Contemporary Art of the Vatican Museums houses an intriguing nucleus of works by Francesco Somaini, consisting of seven sculptures and ten works on paper. The sculptures were created between 1958 and 1965, and the works on paper between 1964 and 1969. They are all related to the theme of the cross and martyrdom, one of the series to which the artist dedicated deep reflection during a significant part of his artistic research. This contribution aims to analyse the ways in which the sculptor addresses the iconographic, iconological, symbolic, and material values that the signum crucis symbolically carries. To undertake this personal journey within a theme so extensively present in the history of images of Western culture, Somaini employs his preferred methodological approach, namely the use of the “series” and the “variant.” In relation to the “cross,” as a symbol of the sacrifice and martyrdom of Jesus, repetition questions the value of the sign, its ability to make the truth of that sacrifice present, and to renew its testimony in the present time. Within the “variation of the identical,” the work on the material is fundamental, bringing with it the “body” of the work. As a living and vital element, it identifies with the skin of the representation, preserving the traces of the creative act. It is an investigation into the physical and expressive boundaries of the material that leads Somaini to “accommodate” the “semantic” potentialities of the material itself, pushing and disrupting all previously acquired knowledge.

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La passione per il sacro: Luigi Caccia Dominioni e Francesco Somaini, un intreccio

di Fulvio Irace

La collaborazione tra l’artista Francesco Somaini e l’architetto Luigi Caccia Dominioni non fu solo una semplice cooperazione su progetti integrati, ma una condivisione empatica di ideali riguardo ai rispettivi ruoli dell’arte e dell’architettura. Per più di due decenni lavorarono insieme alla creazione di opere d’arte totali, in cui l’abilità e il genio di Somaini diedero vita a opere che interpretavano perfettamente gli spazi fluidi e organici del suo amico. Lo scopo di questo saggio è porre l’attenzione sui mosaici pavimentali, sugli arredi sacri e sulle vetrate nella sacra architettura progettata da Caccia Dominioni.

The collaboration between the artist Francesco Somaini and the architect Luigi Caccia Dominioni was not just a simple cooperation on integrated projects, but an empathic sharing of ideals regarding the respective roles of art and architecture. For more than two decades they worked together on the creation of total works of art, in which Somaini’s skill and genius created works of art that perfectly interpreted the fluid and organic spaces of his friend. The purpose of this essay is to draw attention to the floor mosaics, sacred furnishings and stained glass windows in the sacred architecture designed by Caccia Dominioni.

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Somaini e il Duomo di Milano

di Michele Aversa

Questo articolo esamina il rapporto tra Francesco Somaini e il Duomo di Milano, che non deriva da commissioni della Veneranda Fabbrica, l’ente istituito per sorvegliare la costruzione della Cattedrale, ma dalla presenza, nel patrimonio dell’istituzione, di due opere d’arte di Somaini: il Martirio IX. Croce Consunta (I variante) (1961), donato alla Fabbrica da Don Edoardo Radaelli, e il III Premio Ingersoll-Rand Italia (Grande Plurimo) (1986), assegnato all’istituzione per il significativo restauro statico dei quattro pilastri del tiburio (lanterna) della Cattedrale. A queste testimonianze si aggiungono alcune opere grafiche realizzate da Somaini tra gli anni ’70 e ’80 della Piazza del Duomo e del suo parvis: opere in cui l’immaginazione utopica dell’artista reinventa spazi reali, immaginando un ingresso sotterraneo a forma di spirale alla piazza e mosaici colorati per il parvis. Questi ultimi furono ispirati dai motivi biblici della vigna e dell’albero, che avvolgono gli antichi edifici sacri presenti nell’area archeologica sottostante la Cattedrale.

This article examines the relationship between Francesco Somaini and the Milan Duomo, deriving not from commissions of the Veneranda Fabbrica, the organization established to supervise the construction of the Cathedral, but from the presence, in the institution’s heritage, of two works of art by Somaini: the Martirio IX. Croce Consunta (I variante) (1961), donated to the Fabbrica by Don Edoardo Radaelli, and the III Premio Ingersoll-Rand Italia (Grande Plurimo) (1986), awarded to the institution for the important static restoration of the four pillars of the Cathedral’s tiburio (lantern). Added to these testimonies are some graphic works created by Somaini between the 1970s and 1980s of the Duomo Square and its parvis: works in which the artist’s utopian imagination reinvents real spaces, envisioning a spiral-shaped subterranean entrance to the square and colourful mosaics for the parvis. The latter were inspired by the biblical motifs of the vineyard and the tree, which envelop the ancient, sacred buildings found in the underlying Archaeological Area of the Cathedral.

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L’urgenza del dialogo tra antico e moderno. Storia della Discesa dello Spirito Santo di Francesco Somaini per Bergamo

di Valentina Raimondo

Nel 1972, Francesco Somaini inaugurò la grande scultura Discesa dello Spirito Santo, realizzata per la facciata incompiuta della Chiesa di Santo Spirito a Bergamo. L’opera fu commissionata dall’architetto Luigi Caccia Dominioni e dalla Diocesi di Bergamo. Per la progettazione e l’esecuzione del pezzo, lo scultore affrontò la sfida di trattare il rapporto tra scultura moderna e architettura antica, e come queste potessero coesistere e interagire all’interno di una visione unificata e organica. A partire da una approfondita indagine archivistica, mai condotta in modo completo prima, il saggio si propone di ricostruire la storia della commissione dell’opera e delle varie fasi che hanno accompagnato il suo sviluppo, trovando anche connessioni tra le attività intellettuali e programmatiche di Somaini. In particolare, dimostra quanto sia utile leggere il testo Urgenza nella città, che l’artista scrisse insieme a Enrico Crispolti e pubblicato nel 1972, per una piena comprensione del pensiero che sottende la creazione dell’altorilievo.

In 1972, Francesco Somaini inaugurated the large sculpture Discesa dello Spirito Santo, created for the unfinished facade of the Church of Santo Spirito in Bergamo. The work was commissioned by the architect Luigi Caccia Dominioni and the Diocese of Bergamo. For the design and execution of the piece, the sculptor faced the challenge of addressing the relationship between modern sculpture and ancient architecture, and how they could coexist and interact within a unified and organic vision. Starting from a thorough archival investigation, which had never been fully conducted before, the essay aims to reconstruct the history of the commission of the work and the various stages that accompanied its development, while also finding connections between Somaini’s intellectual and programmatic activities. In particular, it demonstrates how useful it is to read the text Urgenza nella città, which the artist wrote together with Enrico Crispolti and published in 1972, for a full understanding of the thinking that underpins the creation of the high relief.

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Portare alla luce per via di levare. Le vetrate di Francesco Somaini

di Chiara Rampoldi

Durante la sua attività, lo scultore Francesco Somaini collaborò con importanti architetti, come Luigi Caccia Dominioni, che progettò due nuovi edifici religiosi negli anni ’60: la chiesa di S. Biagio a Monza (1965-72) e il nuovo convento delle suore agostiniane a Poschiavo, che comprende anche una piccola cappella (1969-72). Qui Somaini realizzò sculture, mosaici, lamine di metallo tagliate al fuoco e vetrate, che sono al centro di questo saggio. Inoltre, negli anni ’90, realizzò due vetrate per la chiesa restaurata di S. Pietro a Voghera. L’obiettivo di questo saggio è mettere in evidenza l’interessante attività dello scultore nella creazione di queste opere, in collaborazione con abili maestri vetrai, come Lindo e Alessandro Grassi. Si può notare una continuità estetica tra i suoi schizzi a inchiostro lavato su carta e il vetro placcato corroso con acido fluoridrico, in particolare nella propensione dell’artista a “creare togliendo”, che è tipica di tutta la sua produzione, dalla scultura alla pittura e al disegno.

During his activity, the sculptor Francesco Somaini collaborated with important architects, such as Luigi Caccia Dominioni, who designed two new religious buildings in the 1960s: the church of S. Biagio in Monza (1965-72) and the new convent of the Augustinian nuns in Poschiavo, which also has a little chapel (1969-72). Here Somaini created sculptures, mosaics, fire-cut sheets of metal and stained-glass windows, which are the focus of this paper. He also made two stained-glass windows in the 1990s for the restored church of S. Pietro in Voghera during his career. The aim of this essay is to highlight the interesting activity of the sculptor for the creation of these artworks, in collaboration with capable master glassmakers, such as Lindo and Alessandro Grassi. An aesthetic continuity can be seen between his washed India ink sketches and the plated glass corroded with hydrofluoric acid, especially in the artist’s proclivity toward “creating by taking away” that is typical of his whole production, from sculpture to painting and drawing.

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Francesco Somaini. Mosaici che tendono all’assoluto: i casi di Lomazzo, Monza e Poschiavo

di Marco Emilio Erba

Il saggio esamina l’attività di Francesco Somaini come progettista di pregiati mosaici per pavimenti destinati alle chiese costruite o restaurate da Luigi Caccia Dominioni tra gli anni ’60 e ’70, come Santi Vito e Modesto a Lomazzo, San Biagio a Monza e Santa Maria Presentata a Poschiavo. Vengono analizzate le tecniche, i materiali, l’iconografia religiosa e le riflessioni simboliche che hanno ispirato il lavoro dell’artista. Il saggio studia anche un progetto incompiuto di un mosaico murale che doveva essere collocato nell’abside della chiesa di San Pietro Apostolo a Voghera.

The paper examines Francesco Somaini’s activity as the designer of fine floor mosaics ultimately destined for churches built or restored by Luigi Caccia Dominioni between the 1960s and the 1970s, like Santi Vito e Modesto in Lomazzo, San Biagio in Monza and Santa Maria Presentata in Poschiavo. Techniques, materials, religious iconography and symbolic reflections that inspired the artist’s work are analyzed. The paper also studies an unfinished project of a wall mosaic that was supposed to be placed in San Pietro Apostolo’s apsis in Voghera.

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