Cento anni di Scuola Beato Angelico
Due reliquiari a San Mauro Castelverde
La Quinta Porta del Duomo di Milano
Andrea Sacchi per il gran priorato
Vittorio Trainini e Gino Severini in Svizzera
Una rara Pietà ceroplastica
La tradizione figurativa di Rosa da Viterbo

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Arte Cristiana n° 928 + pdf

Pubblicato in gennaio/febbraio 2022,
fascicolo numero progressivo: volume CX

2 Mario Delpini Editoriale
4 Marco Cavenago Tra visione e progetto: origini e prime vicende della Scuola Superiore d’Arte Cristiana Beato Angelico di Milano
20 Francesco Galli Il ruolo di Pio XI e del Vaticano per la fondazione e lo sviluppo della Scuola Beato Angelico di Milano
30 Salvatore Anselmo I due inediti busti reliquiario d’argento del Tesoro di San Mauro Castelverde (Pa).
Don Vincenzo Greco e la circolazione delle reliquie dopo il Concilio di Trento (1545-1563) da Roma alla Sicilia
38 Michele Aversa «Quanto tempo mi ha fatto penare l’ultima per me ostica scena!».
La Quinta Porta del Duomo di Milano secondo Aurelio Mistruzzi
50 Alessio Ciannarella Sulla datazione e la committenza della Vergine con il Bambino e san Basilio di Andrea Sacchi
per la chiesa di Santa Maria del Priorato
54 Teodoro De Giorgio Il grembo mistico del Redentore.
Una rara Pietà ceroplastica del tipo in visceribus Christi
62 Massimiliano Ferrario Vittorio Trainini e Gino Severini in Svizzera: un confronto rappresentativo del dibattito sull’arte sacra contemporanea
72 Luca Salvatelli Sulla modificazione della tradizione figurativa di Rosa da Viterbo: da santa laica a modello monacale
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Editoriale

di Mario Delpini

L’arte per la liturgia, la maestria di scrivere del corpo luminoso

«L’ortodossia ha contrastato la furia iconoclasta per difendere la verità irrinunciabile della verità cristiana: non possiamo rinunciare alle immagini, non possiamo rinunciare agli artisti che sanno scrivere del corpo luminoso, che sanno dire della rivelazione della gloria di Dio nella carne del Verbo. La Scuola Beato Angelico in questi cento anni ha compiuto la sua missione proprio scrivendo del corpo luminoso.
Ha dato forma e storia a espressioni artistiche che hanno rappresentato l’umanità del Cristo, la storia dei santi, le pagine della scrittura, per invitare a pregare e a celebrare. Gli artisti della Scuola hanno testimoniato e sono chiamati a testimoniare che proprio attraverso la contemplazione del corpo luminoso, della umanità del Verbo umiliata e glorificata si impara a pregare, si entra nella comunione con il Santo dei Santi. Perciò celebriamo con profonda riconoscenza il centenario della Fondazione Scuola Beato Angelico e formuliamo l’augurio che artisti, uomini e donne di fede, possano trarre dalla contemplazione della rivelazione cristiana immagini, colori, bellezza tragica e gloriosa per aiutare a pregare, per condividere la loro esperienza di fede e la loro maestria nel raccontare del corpo glorioso. Abbiamo bisogno di uomini e donne dal cuore semplice: “se il tuo cuore è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso” (Mt 6, 22)».
Mario Delpini

Con queste solenni espressioni, lo scorso 23 febbraio, l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha concluso l’omelia nella Messa di chiusura dell’anno centenario della Scuola Beato Angelico. La lettura grata della sua storia, fin dall’inizio fortemente intrecciata a quella della rivista Arte Cristiana, ha riproposto le ragioni e il senso per la sua attuale presenza e per lo sviluppo nel tempo a venire. Con l’anno giubilare è iniziato un rigoroso lavoro di riordino e catalogazione degli archivi, con un progetto scientifico di studio che confluirà in un prossimo convegno. L’articolo di Marco Cavenago, frutto della tesi di dottorato sulle origini della Scuola, e il testo di Francesco Galli, che indaga la relazione con papa Pio XI, scritti entrambi a partire da una prima indagine sui documenti inediti, sono un iniziale significativo passo per tracciare una storia della Scuola Beato Angelico e al tempo stesso della rivista che ne è espressione e matrice.

Celebrazione eucaristica di chiusura dell’anno centenario presieduta dall’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, 2022 © Alessandro Nanni

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Tra visione e progetto: origini e prime vicende della Scuola Superiore d’Arte Cristiana Beato Angelico di Milano

di Marco Cavenago

La Scuola Beato Angelico di Milano ha appena compiuto cento anni. La prima scuola nazionale di arte sacra fu fondata dal sacerdote lombardo Giuseppe Polvara (1884-1950) nell’ottobre del 1921, segnando uno sviluppo decisivo all’interno del movimento italiano per la rinascita dell’arte sacra, che – in linea con i dibattiti nel contesto europeo – vide la fondazione a Milano, ad opera di Celso Costantini, della Società degli Amici dell’Arte Cristiana (1912) e della rivista Arte Cristiana (1913), poi diretta da Polvara per tre decenni. Modellata sull’esempio della bottega medievale e ispirata in particolare dall’esperienza benedettina della Beuroner Kunstschule, la Scuola è articolata in laboratori in cui i maestri delle diverse discipline artistiche e i loro allievi lavorano in modo anonimo e collettivo, guidati dall’unità e dallo scopo spirituale. La Scuola Beato Angelico continua tuttora a svolgere il suo compito al servizio della Chiesa, attraverso la realizzazione di progetti, arredi e paramenti sacri caratterizzati da una particolare attenzione all’aspetto artistico e liturgico, oggetto di unanime apprezzamento. Il seguente articolo rappresenta un primo tentativo organico di ricostruire gli eventi che hanno segnato la genesi e gli sviluppi di questa importante realtà artistica e religiosa: un profilo documentato e ragionato della storia della Scuola, volto a inserire questo evento al centro di un complesso contesto culturale, colmando così una lacuna negli studi sull’arte italiana del XX secolo.

The Beato Angelico School of Milan just turned one hundred years old. The first national school of sacred art was founded by Lombard priest Giuseppe Polvara (1884-1950) in October 1921 and was a decisive development within the Italian movement for the rebirth of sacred art, which – in line with the discussions in the European context – saw the foundation, by Celso Costantini found in Milan, of the Society of the Friends of Christian Art (1912) and the magazine Arte Cristiana (1913), later directed by Polvara for three decades. Modeled on the example of the medieval workshop and inspired in particular by the Benedictine experience of the Beuroner Kunstschule, the School is divided into workshops where the masters of the various artistic disciplines and their students work anonymously and collectively, driven by spiritual unity and purpose. The Beato Angelico School still continues its task of serving the Church through the creation of projects, furnishings and sacred vestments characterized by particular attention to the artistic and liturgical aspect, which are object of unanimous appreciation. The following paper is a first organic attempt to reconstruct the events that marked the genesis and developments of this important artistic and religious reality: a documented and reasoned profile of the history of the School, aimed at inserting this event at the center of a complex cultural context, thus going to fill a gap in the studies on 20th-Century Italian art.

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Il ruolo di Pio XI e del Vaticano per la fondazione e lo sviluppo della Scuola Beato Angelico di Milano

di Francesco Galli

La figura di Achille Ratti ha avuto un ruolo di primo piano nella storia della Scuola Beato Angelico. Come Arcivescovo di Milano, egli ne incoraggiò la fondazione e rinnovò il suo sostegno una volta diventato Papa. Tuttavia, già a partire dagli anni ’30, emersero numerosi episodi di tensione tra il direttore della scuola, Mons. Giuseppe Polvara, e le alte gerarchie vaticane. Il rapporto tra l’istituzione e il Vaticano, con i suoi alti e bassi, non è mai stato oggetto di un’indagine scientifica. Pertanto, il seguente contributo si propone di ricostruire questo rapporto attraverso i documenti conservati nell’archivio privato di Giuseppe Polvara. I dati estratti e confrontati con le informazioni pubblicate sulla rivista Arte Cristiana durante i diciassette anni di pontificato di Papa Ratti ci permettono di aggiungere un capitolo dettagliato alla storia della scuola. Tale capitolo si inserisce nella più ampia politica artistica della Chiesa Cattolica durante i primi decenni del Novecento, in bilico tra forze conservatrici e aperture verso il Modernismo.

Achille Ratti’s figure has had a prominent role in the history of Beato Angelico’s school. As Bishop of Milan, he encouraged its foundation and renewed his support to it once he became Pope. However, multiple instances of tension were arising between the principal of the school, Mons. Giuseppe Polvara, and the Vatican elite hierarchies, as early as the 1930s. The relationship between the institution and the Vatican, with its highs and lows, was never subject of any scientific investigation. Therefore, the following contribution has the ambition to reconstruct this relationship though the documents stored in Giuseppe Polvara’s private archive. The data extracted and matched with the information published on the Arte Cristiana magazine during the seventeen years of Pope Ratti’s pontificate allow us to add a detailed chapter to the school’s history. Such chapter is part of the wider art policy of Catholic Church during the first decades of the 1900, balancing conservationist forces with openings towards Modernism.

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I due inediti busti reliquiario d’argento del Tesoro di San Mauro Castelverde (Pa).
Don Vincenzo Greco e la circolazione delle reliquie dopo il Concilio di Trento (1545-1563) da Roma alla Sicilia

di Salvatore Anselmo

Il saggio esamina la diffusione e la circolazione di alcune reliquie da Roma alla Sicilia, insieme alla proliferazione di reliquiari artistici in metalli preziosi o in legno, secondo i dettami del Concilio di Trento per i Sinodi diocesani. L’analisi si concentra su alcuni reliquiari in argento: due di essi sono busti inediti, contestualizzati nel loro contesto storico-culturale e conservati a San Mauro Castelverde (Palermo), nel Tesoro della sua Chiesa Matrice. Sono stati identificati gli autori e i committenti dell’ornamento liturgico contenente le sacre reliquie di Santa Vittoria. L’altra preziosa opera, commissionata dal Marchese Simone Ventimiglia I, signore del luogo, custodiva originariamente le reliquie di San Giorgio, protettore del paese. Le reliquie di Santa Vittoria furono donate da Don Vincenzo Greco (1597-1687), la cui figura viene qui delineata. Nato a San Mauro, il sacerdote si trasferì a Roma, dove ricoprì cariche prestigiose e venne a contatto con potenti cardinali come L. Capponi, G.B. Pallotta, P.L. Caraffa, D. Carafa, F. e G. Verospi, dei quali divenne servitore personale e confessore. Fu anche sovrintendente dei “Cimiterij de Santi Martiri”, ruolo che gli permise di raccogliere numerose reliquie di martiri che poi donò a chiese siciliane. Greco donò opere al suo paese natale, come la Stauroteca attribuita a un orefice lombardo della fine del XV secolo, presumibilmente commissionata dall’entourage di Papa Alessandro VI, e il Salvator Mundi in marmo scolpito (1674), opera del famoso Ercole Ferrata.

The essay examines the spread and circulation of some relics from Rome to Sicily, together with the proliferation of artistic reliquaries in precious metals or wood, following the dictates of the Council of Trent for the diocesan Synods. The analysis is focused them on a few silver reliquaries: two of them are unpublished busts, contextualized in their historical-cultural background and preserved in San Mauro Castelverde (Palermo), in the Treasury of its Matrice Church. Authors and patrons of the liturgical ornament containing the sacred relics of St. Victoria have been identified. The other precious work, commissioned by Marquis Simone Ventimiglia I, lord of the place, originally preserved the relics of St. George, protector of the village. The relics of St. Victoria were donated by Don Vincenzo Greco (1597-1687), whose figure is here outlined. Born in San Mauro, the priest moved to Rome, where he held prestigious positions and came into contact with powerful cardinals such as L. Capponi, G.B. Pallotta, P.L. Caraffa, D. Carafa, F. and G. Verospi, of whom he became personal servant and confessor. He was also superintendent of the “Cimiterij de Santi Martiri”, a role that allowed him to gather numerous relics of martyris that he then donated to Sicilian churches. Greco gave works to his native village, such as the Stauroteca attributed to a Lombard goldsmith of the late 15th Century, presumably commissioned by the entourage of Pope Alexander VI and the Salvator Mundi in sculpted marble (1674 by), the famous Ercole Ferrata.

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«Quanto tempo mi ha fatto penare l’ultima per me ostica scena!».
La Quinta Porta del Duomo di Milano secondo Aurelio Mistruzzi

di Michele Aversa

Nel 1935, grazie all’aiuto finanziario dello Stato fascista, la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano fu in grado di predisporre un vasto piano per la ripresa dei lavori nella cattedrale, che erano stati interrotti da tempo. Tra questi, uno dei più importanti fu la realizzazione delle quattro porte minori della facciata, affidata agli scultori Arrigo Minerbi, Giannino Castiglioni, Franco Lombardi e Aurelio Mistruzzi. Quest’ultimo, incisore ufficiale della Santa Sede, ricevette l’incarico di illustrare sulla sua porta i principali episodi della storia del Duomo, dalla sua fondazione nel 1386 fino agli anni ’30 del Novecento. L’ultima scena avrebbe dovuto raffigurare l’incontro tra l’Arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster e il capo del Governo Benito Mussolini (5 ottobre 1934), in cui il duce si era personalmente impegnato a favorire la ripresa delle attività nella cattedrale. Questo saggio offre una ricostruzione dettagliata della storia di questa travagliata e poco conosciuta commissione, in cui arte, fede e politica si intrecciano strettamente in un periodo che va dalla vigilia della Seconda Guerra Mondiale ai primi anni ’50.

In 1935, thanks to the financial help of the Fascist State, the Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano was able to prepare a huge plan for the resumption of works in the cathedral, which had been stopped for some time. Among them, one of the most important was the construction of the four minor façade doors, entrusted to the sculptors Arrigo Minerbi, Giannino Castiglioni, Franco Lombardi and Aurelio Mistruzzi.
The latter, official engraver of the Holy See, was given the task of illustrating on his door the main episodes of the history of the Duomo, from its foundation in 1386 to the 1930s. The last scene should have depicted the meeting between Archbishop Alfredo Ildefonso Schuster and the head of Government Benito Mussolini (October 5th, 1934), in which the duce had personally committed himself to favouring the restart of activities in the cathedral. This essay provides a detailed reconstruction of the history of this troubled and little-known commission, in which art, faith and politics are closely intertwined over a period of time going from the eve of the Second World War to the early 1950s.

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Sulla datazione e la committenza della Vergine con il Bambino e san Basilio di Andrea Sacchi per la chiesa di Santa Maria del Priorato

di Alessio Ciannarella

Questo studio esamina la datazione e la commissione della Vergine con il Bambino e San Basilio, la pala d’altare maggiore di Santa Maria del Priorato dipinta da Andrea Sacchi. Non menzionata da Lione Pascoli nella biografia del pittore, la tela è citata per la prima volta nel Theatrum Romanae Urbis di Giovanni Antonio Bruzio, una guida romana inedita. Nella vita manoscritta di Sacchi, Giovan Pietro Bellori riporta che l’opera è stata commissionata dal Cardinale Antonio Barberini, principale protettore dell’artista. Finora, il dipinto è stato datato su basi stilistiche tra il 1632 e il 1636. Attraverso l’analisi delle fonti e lo studio del rapporto tra il Cardinale Barberini e l’Ordine di Malta, questo articolo mira a posticipare la datazione del dipinto alla fine degli anni Trenta (1637-1639).

This study examines the dating and the commission of the Virgin and Child with Saint Basil, the high altarpiece of Santa Maria del Priorato painted by Andrea Sacchi. Not mentioned by Lione Pascoli in the biography of the painter, the canvas is brought up for the first time in Giovanni Antonio Bruzio’s Theatrum Romanae Urbis, an unpublished Roman guide. In the manuscript life of Sacchi, Giovan Pietro Bellori records that the work is commissioned by Cardinal Antonio Barberini, the principal protector of the artist. Until now the picture has been dated on a stylistic basis to 1632-1636.
Through the analysis of the sources and the study of the relationship between Cardinal Barberini and the Order of Malta, this article aims to postpone the dating of the painting at the end of the thirties (1637-1639).

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Il grembo mistico del Redentore.
Una rara Pietà ceroplastica del tipo in visceribus Christi

di Teodoro De Giorgio

Il saggio analizza una scultura in cera molto rara (finora un unicum) della seconda metà del XVIII secolo, rappresentante una Pietà del tipo “in visceribus Christi”. La composizione, di alta qualità e attribuibile al contesto siciliano, mostra Maria in un atteggiamento di tristezza, seduta ai piedi della croce, con il corpo senza vita del figlio disteso sul suo grembo; quattro putti paffuti, anch’essi con espressioni afflitte, tengono gli strumenti della Passione. L’apertura sullo sterno di Cristo rivela le sue viscere di misericordia. Il fulcro della composizione è il grembo mistico del Salvatore nella sua interrelazione con il grembo carnale della Vergine. Il significato iconologico è complesso: configurare Cristo come la “porta” che conduce alla salvezza.

The essay analyzes a very rare (to date, a unicum) wax sculpture from the second half of the 18th Century representing a Pietà of the type “in visceribus Christi”. The composition, of high quality and attributable to the Sicilian context, shows Mary in a sad attitude, sitting at the foot of the cross, with the dead body of her son lying on her lap; four plump putti, also with a distraught expression, grasp the instruments of the Passion. The opening on the sternum of Christ reveals his bowels of mercy. The fulcrum of the composition is the mystical womb of the Saviour in its interrelation with the carnal womb of the Virgin. The iconological meaning is complex: to configure Christ as the ‘door’ that leads to salvation.

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Vittorio Trainini e Gino Severini in Svizzera: un confronto rappresentativo del dibattito sull’arte sacra contemporanea

di Massimiliano Ferrario

L’articolo si propone di focalizzarsi su alcuni aspetti fondamentali del dibattito europeo sul rinnovamento dei linguaggi artistici religiosi nella prima metà del XX secolo. L’analisi, supportata da fonti d’archivio, si concentra in particolare sul confronto, nei territori svizzeri del Canton Ticino e del Vallese, tra Vittorio Trainini e Gino Severini. I due artisti lavorarono rispettivamente per il Sacro Cuore a Lugano e per il convento dei Cappuccini a Sion. Le diverse modalità di interpretazione dell’arte sacra contemporanea, evidenti nella rappresentazione dell’episodio delle Stimmate di San Francesco, dipinto da entrambi gli artisti nel 1947, permettono di identificare due concezioni antitetiche nella querelle sull’arte sacra. Una posizione conservatrice, talvolta intransigente, caratterizzò il pontificato di Pio XI, contrapposta a una posizione progressista, incline ad accettare le innovazioni dell’Avanguardia, che trovava un valido punto di riferimento nel filosofo francese Jacques Maritain, soprattutto considerando l’influenza delle sue idee nei territori della Svizzera francofona. Il suo attivismo speculativo deve essere interpretato anche in relazione all’approccio al Concilio Vaticano II e all’influenza diretta sull’azione modernizzatrice promossa da papa Paolo VI riguardo all’arte e alla liturgia.

The purpose of the article is to focus on some fundamental aspects of the European debate on the renewal of religious artistic languages in the first half of the 20th Century. The analysis, supported by archival sources, is focused particularly on the comparison, in the Swiss territories of the Canton Ticino and Valais, between Vittorio Trainini and Gino Severini. They worked, respectively, for the Sacred Heart in Lugano and for the Capuchin convent in Sion. The different modes of interpretation of sacred contemporary art, clearly shown in the representation of the Stigmata of Saint Francis episode, which was painted by both artists in 1947, allows us to identify two antithetical conceptions in the querelle about sacred art. A conservative, and at times uncompromising stance characterized the papacy of Pius XI, opposed to a progressive position, inclined to accept the Avant-garde innovations, which had a valid reference point in French philosopher Jacques Maritain, especially considering the influence of his ideas in the territories of the French-speaking Switzerland. His speculative activism also has to be interpreted considering the approach to the Second Vatican Council and the direct influence on the modernizing action promoted by pope Paul VI concerning art and liturgy.

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Sulla modificazione della tradizione figurativa di Rosa da Viterbo: da santa laica a modello monacale

di Luca Salvatelli

Tenendo conto di diversi indizi figurativi (disegni, miniature, stampe, affreschi, dipinti su tela, tavole ed ex voto), oltre a quelli scritti, datati tra il XIII secolo e la prima metà del XV secolo, il saggio si propone di delineare la definizione originale dell’iconografia di Rosa da Viterbo, sottolineandone le peculiarità e il processo politico-culturale che ha portato a un cambiamento radicale nella sua rappresentazione iconografica tra la seconda metà del XV e il XVI secolo, fino alla sua definitiva stabilizzazione nel XVII secolo.

Taking into account several figurative clues (drawings, miniatures, prints, frescoes, paintings on canvas, tables and ex voto), in addition to written ones, dated between the 13th Century and the first half of the 15th Century, the paper aims to outline the original definition of the iconography of Rosa da Viterbo, underlining its peculiarities and the political-cultural process that led to a radical change in its iconographic representation between the second half of the 15th and 16th Centuries, until its definitive settlement in the 17th.

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Recensioni

Ebrei e cristiani nella Cappella Sistina

di Marco Ruffini

Ebrei e cristiani, nel titolo del libro, ricorda che l’identità cristiana comprende quella ebraica come alterità, e che su questa polarità fondativa dell’antropologia cristiana, inclusiva ed esclusiva della figura dell’ebreo, si articolano le diverse temporalità della storia cristiana, dal primo giorno della Genesi all’ultimo del Giudizio. Gli affreschi sistini permettono di seguire ogni passaggio da una temporalità all’altra, di capire come si raccordano. Ma qualcosa di diverso accade nel ciclo degli Antenati, il ciclo che occupa le vele e le lunette della volta, su cui Careri concentra la sua attenzione.

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L’Eglise et les artistes
Quels enjeux pour demain?

di Andrea dall’Asta SJ

Grazie all’opportunità offerta dai dieci anni della rivista francese di arte sacra Nartex.fr, il volume raccoglie i contributi di un convegno organizzato il 20 dicembre 2019 e pubblicato dal segretariato della Conferenza episcopale francese. Al centro del dibattito è la riflessione sul dialogo tra la Chiesa e gli artisti.

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