La pieve della valle del Maro
Giuseppe Ferrandino e le cornici con angeli
Umberto Milani e l’arte sacra
San Carlo Borromeo a Napoli
La Madonna del Rosario in Acireale
Scultura romanica a Bergamo
Sulla collezione Zauli e su Innocenzo da Imola

 35,00

Arte Cristiana n° 925 + pdf

Pubblicato in luglio/agosto 2021,
fascicolo numero progressivo: volume CIX

242 Rita Capurro Editoriale
244 Fulvio Cervini Rinascimento anticlassico nella Liguria occidentale. Una rilettura della pieve dei Santi Nazario e Celso presso Borgomaro
262 Giorgio Dellacasa Giuseppe Ferrandino e le cornici genovesi a foggia di angeli: fortuna del modello di Camillo Mariani alla Paolina
268 Sara Fontana Umberto Milani e l’arte sacra e religiosa
280 Giuseppe Gambino Un ciclo sulla vita e i miracoli di San Carlo Borromeo a Napoli
290 Fabio Francesco Grippaldi L’insigne statua della Madonna del Rosario in Acireale
296 Silvia Muzzin Scultura romanica a Bergamo: maestranze lombarde di seconda generazione
310 Anna Tambini Contributi per il maestro dei Giudizi Campana e per Innocenzo da Imola

Editoriale

di Rita Capurro

Chiesa di Santo Stefano,Lucinasco, 2021 ©️ Alessandro Nanni
Chiesa di Santo Stefano, Lucinasco, 2021 ©️ Alessandro Nanni

 

Dopo un lungo anno passato a mantenere le distanze dal nostro prossimo, dai luoghi di cultura, dalle attività che richiedono la presenza del corpo, sembra ora che la pausa estiva porti con sé anche la possibilità di tornare nuovamente all’incontro. I luoghi della cultura hanno finalmente ricominciato a vivere con la presenza dei visitatori e le condizioni di visita, pur vincolate da restrizioni per impedire assembramenti, hanno di fatto restituito esperienze desiderate. I limiti hanno altresì contribuito a consolidare la tendenza verso mete alternative. Infatti, lì dove non era possibile prenotare visite a musei e monumenti, la scelta è ricaduta su destinazioni meno affollate.
Al turismo di prossimità, protagonista della scorsa estate, quest’anno si è affiancata la scelta di un turismo esperienziale, fuori dai circuiti consolidati, alla scoperta lenta e immersiva del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale, attraverso vie e piazze di città e paesi ma anche sentieri di antichi e nuovi cammini.
Questa tendenza non è irrilevante rispetto all’interesse della nostra rivista poiché rispecchia l’esigenza, propria del mondo contemporaneo, di porsi in relazione con una realtà articolata, capace di comprendere l’interconnessione del patrimonio culturale nella sua interezza e in relazione con il contesto.
Scriveva Eugenio Turri negli anni Settanta del secolo scorso: «Col suo carico di segni umani ogni paesaggio sottintende un insieme di relazioni che legano l’uomo alla natura, all’ambiente, alla società in cui vive. Tali legami si possono valutare soltanto considerando l’uomo come protagonista d’una cultura, intesa questa come espressione complessiva delle forme di organizzazione umana della natura» (Antropologia del Paesaggio, 1974, p. 139). A distanza di circa cinquant’anni da quel testo, si riconsidera la responsabilità dell’uomo non solo nella determinazione della costruzione del paesaggio ma anche nella distruzione del pianeta stesso. La riflessione su questo tema abbraccia tutti gli ambiti di azione umana, alla ricerca di un equilibrio che possiamo definire ecologia integrale, e anche il mondo dell’arte e della tutela del patrimonio culturale ne sono coinvolti.
L’esigenza di una nuova sensibilità nella fruizione dei beni storico-artistici bene si rispecchia proprio nella predilezione per il turismo lento ed esperienziale. Fuori dall’ambito della fruizione del patrimonio culturale, vediamo come anche nel linguaggio dell’arte contemporanea siano sempre più ricorrenti riferimenti puntuali su questi temi. Tra le mostre di questa estate che meglio rappresentano la permeabilità tra arte, natura e paesaggio possiamo annoverare il riallestimento di dodici sale della collezione permanente della Fondazione Beyelern di Basilea, in dialogo con un’installazione di Olafur Eliasson, significativamente intitolato Natureculture (30 giugno-21 settembre 2021). Lo spazio espositivo si dilata nello scambio dialogico tra le opere della collezione – disposte come in un’antica quadreria a segnare il ruolo della natura ispiratrice dell’arte – e lo spazio naturale del giardino, unite dagli ambienti museali allagati da Olafur Eliasson e generanti nuova vita. Un intreccio denso di significati, dove natura e cultura diventano un tutt’uno. Questo tema ci porta ad affacciarci su nuovi orizzonti culturali, i cui fondamenti ben si rispecchiano nelle parole della lettera enciclica di papa Francesco Laudato si’.
Ulteriori considerazioni ci porterebbero lontani, mentre qui vogliamo segnare solo un punto di partenza. Per iniziare, nell’attuale numero di Arte Cristiana dedichiamo ampio spazio a uno dei monumenti più significativi della valle ligure del Maro: l’antica pieve di san Nazario e Celso presso Borgomaro. La valle del Maro è parte della Liguria meno conosciuta, quella dell’entroterra puntellato da piccoli paesi segnati da un progressivo spopolamento e tuttavia non abbandonati al degrado, anzi, significativi di un’identità specifica e autentica.
La rivista presenta il tema attraverso l’attento contributo scientifico di Fulvio Cervini e il ricco apparato iconografico di fotografie realizzate da Alessandro Nanni, che aiutano a rappresentare la complessità del racconto del patrimonio culturale. La storia, le relazioni diplomatiche nel territorio, la familiarità con espressioni artistiche di provenienza differente, determinano delle condizioni peculiari di contesto con riverberi nel linguaggio artistico. Al contempo, considerare l’opera in rapporto al paesaggio connotato da uliveti, castagneti, ma anche dal colore, dal profumo e dai suoni delle stagioni, arricchisce la percezione di quell’insieme unico determinato dalla natura e dall’intervento umano.
Da qui la nostra riflessione ha inizio.

Leggi questo articolo

 

Rinascimento anticlassico nella Liguria occidentale. Una rilettura della pieve dei Santi Nazario e Celso presso Borgomaro

di Fulvio Cervini

L’architettura del Quindicesimo secolo nella Liguria occidentale è spesso stata considerata un’arte tarda e retrograda, erede di una gloriosa tradizione romanica ma refrattaria ad accettare le novità di un linguaggio classicista che a Genova stessa si diffonde tra il Quattrocento e il Cinquecento, soprattutto in scultura. Ma leggere quest’architettura nel suo rapporto vitale con la pittura e soprattutto con la scultura aiuta a mettere in risalto le peculiarità di un linguaggio originale, che volontariamente riassume forme e modelli arcaici per costruire una nuova sintassi. Un buon punto di partenza per sviluppare queste riflessioni è la chiesa parrocchiale dei Santi Nazario e Celso nella valle di Maro, nell’entroterra di Imperia, ricostruita entro il 1498 da maestri lombardi e locali, e completamente restaurata negli ultimi anni. La sua spazialità rigorosa e la stilizzazione del portale principale e dei capitelli interni la rendono un paradigma dell’arte edificatoria nelle Alpi Marittime al confine tra Gotico e Rinascimento, nonché il manifesto di una tendenza che può considerarsi anticlassica, ma pienamente immersa nella realtà del suo tempo.

The architecture of the fifteenth century in Western Liguria has often been considered a late and backward art, heir to a glorious Romanesque tradition but refractory to accept the novelties of a classicist language that in Genoa itself is spreading between the fifteenth and sixteenth centuries, especially in sculpture. But reading this architecture in its vital relationship with painting and especially with sculpture helps to highlight the peculiarities of an original language, which voluntarily takes up archaic forms and models to build a new syntax. A good starting point for developing these reflections is the parish church of Saints Nazario and Celso in the Maro valley, in the hinterland of Imperia, rebuilt by 1498 by Lombard and local masters, and completely restored in recent years. Its rigorous spatiality and the stylization of the main portal and inner capitals make it a paradigm of the art of building in the Maritime Alps on the border between Gothic and Renaissance, and the manifesto of a trend that can be considered anti-classic, but fully immersed in the reality of its time.

Leggi questo articolo

 

Giuseppe Ferrandino e le cornici genovesi a foggia di angeli: fortuna del modello di Camillo Mariani alla Paolina

di Giorgio Dellacasa

Le azioni di Camillo Mariani – scultore e artista del bronzo -, effettuate durante la decorazione della Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore a Roma, possono essere considerate un’assoluta innovazione nelle arti plastiche dei primi del Seicento. In quell’occasione, il Vicentino creò una Gloria degli Angeli in bronzo per il culto dell’immagine sacra mariana della Salus populi romani – la più importante immagine acheiropita a Roma. Nel 1627, per la prima volta nell’ambiente artistico della Repubblica di Genova, questo modello di angeli – cornice sagomata – fu proposto dallo studio Ferrandino per adornare l’altare della Nostra Signora dell’Orto a Chiavari. Non può essere una coincidenza che, a partire dal 1630 – una volta conclusa la cornice del pezzo di Chiavari -, le Glorie degli Angeli fossero introdotte nelle pratiche dei più importanti studi scultorei a Genova. Per la prima volta si propone qui di identificare lo studio di Ferrandino e, nello specifico, la figura di Giuseppe Ferrandino come i principali artefici della diffusione di questa nuova soluzione scultorea a Genova e in Liguria.

The actions of Camillo Mariani – sculptor and bronze artist -, carried out during the Chapel Paolina’s decoration in Santa Maria Maggiore in Rome, can be considered an absolute innovation in the plastic arts of the early 17th Century. On this occasion, the Vicentino created a bronze Glory of Angels for the worship of the holy Marian icon of the Salus populi romani – the most important acheropite image in Rome. In 1627, for the first time in the artistic environment of the Genoa Republic this model of angels – shaped frame was proposed by the Ferrandino’s studio to adorn the Nostra Signora dell’Orto altarpiece in Chiavari. It cannot be a coincidence that, starting from 1630 – once the frame of the Chiavari piece was concluded -, the Glories of Angels were being introduced in the practices of the most important sculptural studios in Genoa. For the first time it is proposed here to identify the Ferrandino’s studio and, specifically, the figure of Giuseppe Ferrandino as the main authors of the circulation of this new sculpture solution in Genoa and in Liguria.

Acquista questo articolo

Umberto Milani e l’arte sacra e religiosa

di Sara Fontana

Il pittore e scultore Umberto Milani è stato uno dei principali artisti dell’Informalismo italiano; è nato a Milano nel 1912 e è morto all’età di cinquantasei anni nel 1969, al culmine della sua maturità. Soggetti sacri e religiosi, anche di natura liturgica, sono stati una parte considerevole della sua produzione, ma spesso hanno incontrato difficoltà e incomprensioni. L’articolo esamina questo capitolo dell’attività dell’artista e identifica un gruppo di opere pittoriche e scultoree realizzate prevalentemente tra il 1955 e il 1957, mentre Milani esplorava la scultura parietale, considerata il prodotto più innovativo della sua ricerca. In quegli anni, ha creato l’Annunciata, la Pietà, la Via Crucis (sia quella pittorica che quella plastica), il Cristo senza croce per la chiesa di Sant’Ildefonso a Milano e il Cristo parietale esposto nel 1958 nella sua personale alla Biennale di Venezia, e infine la scultura Presenze, inizialmente concepita per la chiesa di San Gerolamo Emiliani a Cimiano, ma presentata anche alla Biennale del 1962. Grazie alla lettura di documenti d’archivio e all’analisi di diversi studi e bozzetti, l’articolo ricostruisce il processo, non sempre completato, di particolari progetti di destinazione liturgica che Milani ha realizzato in collaborazione con alcuni protagonisti dell’architettura dell’epoca come Luciano Baldessari e Carlo De Carli.

Painter and sculptor Umberto Milani was one of the main artists of Italian Informalism; he was born in Milan in 1912 and died at the age of fifty-six in 1969, at the highest point of his maturity. Sacred and religious subjects, even of a liturgical nature, have been a considerable part of his production, but have often encountered difficulties and misunderstanding. The article examines this chapter of the artist’s activity and identifies a group of pictorial and sculptural works made largely between 1955 and 1957, while Milani was exploring parietal sculpture, which is regarded as the most innovative product of his research. In those years, he created the Annunciata, the Pietà, the Via Crucis (both the pictorial one and the plastic one), the Christ Without a Cross for the church of Sant’Ildefonso in Milan, and the parietal Christ exhibited in 1958 in his solo show at the Venice Biennale, and finally, the sculpture Presenze, originally conceived for the church of San Gerolamo Emiliani in Cimiano, but also presented at the 1962 Biennale. Thanks to the reading of archive documents and the analysis of several studies and sketches, the article reconstructs the process, not always completed, of particular projects of liturgical destination that Milani created in collaboration with some protagonists of architecture of the time such as Luciano Baldessari and Carlo De Carli.

Acquista questo articolo

 

Un ciclo sulla vita e i miracoli di San Carlo Borromeo a Napoli

di Giuseppe Gambino

Il pittore Antonio De Bellis non è una figura popolare, conosciuta solo da pochissimi studiosi. Era comunque un artista interessante la cui carriera abbracciava tutte le fasi della pittura napoletana del Seicento, passando da un Naturalismo vicino a Battistello e Filippo Vitale, a una tendenza Neo-veneziana prodotta dalla riscoperta dei maestri veneziani del colore come Tiziano e Veronese sopra gli altri. Le sue opere più famose e studiate fanno parte di un ciclo dedicato al Santo Carlo Borromeo in una chiesa a Napoli, San Carlo alle Mortelle. Il ciclo è disomogeneo e probabilmente è stato dipinto in parte da diversi artisti sconosciuti e mediocri che lavoravano come aiuti di De Bellis. Ma se per molto tempo gli studiosi hanno dibattuto su datazione e attribuzione, lo studio delle fonti letterarie (la biografia su San Carlo scritta in latino da Bascapè e quella pubblicata in italiano da Giussano) e iconografiche è stato quasi ignorato, fatta eccezione per una breve menzione in un articolo di Giuseppe De Vito del 1984. Questo articolo – senza la presunzione di colmare tale lacuna – è inteso come punto di partenza per ulteriori studi.

Painter Antonio De Bellis is not a popular figure, being known to only a very few scholars. He was, nonetheless, an interesting artist whose career spanned over all the phases of Neapolitan painting of the former 17th Century, from a Naturalism close to Battistello and Filippo Vitale, to a Neo-Venetian tendency produced by the rediscovery of the Venetian masters of color, Tiziano and Veronese above all others. His most famous and studied works are part of a cycle dedicated to Saint Charles Borromeus in a church in Naples, San Carlo alle Mortelle. The cycle is uneven and was probably painted in part by different unknown and mediocre artists, who worked as De Bellis’ aids. But if for a long time scholars debated about datation and attribution, the study of literary (the biography about Saint Charles written in Latin by Bascapè and that published in Italian by Giussano) and iconographic sources was almost ignored, with the exception of a brief mention in an article by Giuseppe De Vito in 1984. This paper – without the presumption to fill such a gap – is intended as a point of departure for further studies.

Acquista questo articolo

 

L’insigne statua della Madonna del Rosario in Acireale

di Fabio Francesco Grippaldi

Nel 1743, a causa della protezione ricevuta dalla peste che minacciava la città di Acireale, il Padre Domenicano Gaetano Valerio fece un voto alla Madonna del Rosario, a nome della città. A seguito di questi eventi, fece realizzare una maestosa statua di legno da un ignoto scultore napoletano. Vaste indagini e confronti con altre opere contemporanee hanno portato a ipotizzare che l’autore del prezioso simulacro potesse essere Gaetano Franzese, un importante scultore napoletano attivo nel XVIII secolo non solo a Napoli ma anche in tutto il Sud Italia. La statua fu poi rivestita, nel 1758, da un prezioso lamina d’argento ottenuta attraverso la fusione di otto monete dell’impero spagnolo. Nel corso dei secoli, la devozione popolare ha aumentato il valore della statua della Madonna arricchendola con preziosi ex-voto. Questi includono una preziosa corona di rosario in corallo, un importante pendente in oro ed smalto e uno con rubini, oltre a diversi altri gioielli realizzati da orafi siciliani tra il XVII e il XIX secolo.

In 1743, because of the protection received from the plague threatening the city of Acireale, the Dominican Father Gaetano Valerio made a vow to the Madonna of the Rosary, on behalf of the city. Following these events, he had an imposing wooden statue made by an unknown Neapolitan sculptor. Vast inquiries and comparisons with other contemporary works have led to speculate that the author of the precious simulacrum could be Gaetano Franzese, an important Neapolitan sculptor active during the 18th Century not only in Naples but also throughout Southern Italy. The statue was then covered, in 1758, by a precious silver foil obtained through the fusion of eight coins of the Spanish empire. Over the centuries, popular devotion has increased the value of the statue of the Madonna by enriching it with precious ex-votos. These include a precious coral rosary crown, an important gold and enamel pendant and another one with rubies, as well as several other jewels made by Sicilian goldsmiths between the 17th and 19th Centuries.

Acquista questo articolo

 

Scultura romanica a Bergamo: maestranze lombarde di seconda generazione

di Silvia Muzzin

Un gruppo di sculture provenienti dall’area di Bergamo, stilisticamente ispirate dalla decorazione del 1137 del co-cattedrale di Santa Maria Maggiore di Cristoforo de Entelevo, furono prodotte alla fine del XII secolo. Le sculture riguardano l’ambone della Madonna del Castello e alcuni dei capitelli della chiesa di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo, trovando parallelismi stilistici non solo nel co-cattedrale di Bergamo e, naturalmente, nella cattedrale di Parma, ma anche nella cripta di San Salvatore a Brescia. Gli artisti operanti nell’area di Bergamo rivelano un substrato lombardo rinnovato da un linguaggio classico, diverso da quello degli operai attivi nell’area nei decenni precedenti. L’origine di questo maestro artigiano nell’area fino all’ottavo decennio del XII secolo potrebbe essere presumibilmente dal Val d’Intelvi.

A group of sculptures from the Bergamo area, stylistically inspired by the 1137 decoration of the co-cathedral of Santa Maria Maggiore by Cristoforo de Entelevo, were produced in the late 12th Century. The sculptures concern the ambo of the Madonna del Castello and some of the capitals of the church of San Tomè in Almenno San Bartolomeo, and find stylistic parallels not only in the co-cathedral of Bergamo and, of course, the cathedral of Parma, but also in the crypt of San Salvatore in Brescia. The artists operating in the Bergamo area reveal a Lombard substratum renewed by a classical language, different from that of the workers operating in the area in previous decades. The origin of this master craftsman in the area up to about the 8th decade of the 12th Century could be assumed to be from the Val d’Intelvi.

Acquista questo articolo

 

Contributi per il maestro dei Giudizi Campana e per Innocenzo da Imola

di Anna Tambini

I dipinti del XVI secolo, conosciuti solo attraverso menzioni nelle collezioni del XIX secolo e considerati perduti, sono stati ritrovati e sono illustrati in questo articolo. Sulla base di tali scoperte, vengono discusse nuove prospettive e attribuzioni di autori. Per i due pannelli con il Giudizio del Re Salomone e il Giudizio del profeta Daniele al Musée du Petit Palais (Avignone), la convenzionale attribuzione ai collaboratori immediati di Pinturicchio (i pittori senesi Pacchia e Pacchiarotti) è messa in discussione a favore di un autore della Romagna, basandosi su un confronto stilistico e sulla prova storica di un documento che ne comprova la presenza nella collezione Zauli a Faenza prima del 1822. La rilevanza del Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria, un tempo appartenuto alla nobile famiglia Zambeccari a Bologna, è data dalla presenza della firma e della data (1540), che lo qualificano come un dipinto dell’ultima attività di Innocenzo da Imola, eccezionalmente ben conservato con la cornice intagliata originale.

16th-Century paintings, only known through mentions in 19th-Century collections and considered as lost, have been found and are illustrated in this article. On the basis of such acquisitions, new insights and authorships are discussed. For the two panels with the Judgement of King Solomon and the Judgement of prophet Daniel in the Musée du Petit Palais (Avignon), the conventional attribution to the immediate collaborators of Pinturicchio (the Sienese painters Pacchia and Pacchiarotti) is questioned in favor of an author from Romagna, based on a stylistic comparison and on the historical evidence of a document proving their presence in the Zauli collection in Faenza before 1822. The relevance of the Mystical marriage of St. Catherine of Alexandria, once belonged to the noble family Zambeccari in Bologna, is the presence of the signature and date (1540), which qualify it as a painting of the late activity by Innocenzo da Imola, exceptionally well preserved with the original carved frame.

Acquista questo articolo