Contenuto in: 

Un ciclo sulla vita e i miracoli di San Carlo Borromeo a Napoli

 6,00

Categoria:

Sommario

Il pittore Antonio De Bellis non è una figura popolare, conosciuta solo da pochissimi studiosi. Era comunque un artista interessante la cui carriera abbracciava tutte le fasi della pittura napoletana del Seicento, passando da un Naturalismo vicino a Battistello e Filippo Vitale, a una tendenza Neo-veneziana prodotta dalla riscoperta dei maestri veneziani del colore come Tiziano e Veronese sopra gli altri. Le sue opere più famose e studiate fanno parte di un ciclo dedicato al Santo Carlo Borromeo in una chiesa a Napoli, San Carlo alle Mortelle. Il ciclo è disomogeneo e probabilmente è stato dipinto in parte da diversi artisti sconosciuti e mediocri che lavoravano come aiuti di De Bellis. Ma se per molto tempo gli studiosi hanno dibattuto su datazione e attribuzione, lo studio delle fonti letterarie (la biografia su San Carlo scritta in latino da Bascapè e quella pubblicata in italiano da Giussano) e iconografiche è stato quasi ignorato, fatta eccezione per una breve menzione in un articolo di Giuseppe De Vito del 1984. Questo articolo – senza la presunzione di colmare tale lacuna – è inteso come punto di partenza per ulteriori studi.

Summary

Painter Antonio De Bellis is not a popular figure, being known to only a very few scholars. He was, nonetheless, an interesting artist whose career spanned over all the phases of Neapolitan painting of the former 17th Century, from a Naturalism close to Battistello and Filippo Vitale, to a Neo-Venetian tendency produced by the rediscovery of the Venetian masters of color, Tiziano and Veronese above all others. His most famous and studied works are part of a cycle dedicated to Saint Charles Borromeus in a church in Naples, San Carlo alle Mortelle. The cycle is uneven and was probably painted in part by different unknown and mediocre artists, who worked as De Bellis’ aids. But if for a long time scholars debated about datation and attribution, the study of literary (the biography about Saint Charles written in Latin by Bascapè and that published in Italian by Giussano) and iconographic sources was almost ignored, with the exception of a brief mention in an article by Giuseppe De Vito in 1984. This paper – without the presumption to fill such a gap – is intended as a point of departure for further studies.

Pubblicazioni collegate