Un Ecce Homo e un Cristo Redentore: due quadri di micromosaico e le rispettive cornici. Presenze del Settecento romano nelle Collezioni Reali portoghesi
di Teresa Leonor M. Vale
In questo articolo presenterò e discuterò due composizioni romane in micromosaico, decorate con cornici in bronzo dorato, che fanno parte delle collezioni del Palazzo Nazionale di Pena a Sintra, in Portogallo. Recenti ricerche, insieme agli interventi di conservazione e restauro a cui sono state sottoposte entrambe le opere, hanno chiaramente stabilito il luogo di produzione, la datazione e l’attribuzione delle composizioni. Entrambe sono di produzione romana, datate rispettivamente al 1773 e al 1778. Sono state realizzate da due mosaicisti legati alla Reverenda Fabbrica di S. Pietro: Alessandro Cocchi (1696-c.1780) e Pietro Polverelli (attivo a Roma nella seconda metà del XVIII secolo). Dopo aver già studiato alcune opere romane simili, anch’esse in micromosaico e dotate di cornici metalliche, in questo articolo ci concentreremo solo sulle due opere ora in esame, richiamando le altre solo quando necessario e rinviando alle nostre pubblicazioni precedenti per qualsiasi informazione supplementare. Pertanto, considerando queste due opere in particolare, ci interesserà affrontare in via preferenziale le loro cornici (senza, però, trascurare le composizioni in micromosaico) e discutere il modo in cui la loro integrazione nelle Collezioni Reali Portoghesi sia avvenuta.
In this article I will present and discuss two Roman micromosaic compositions, decorated with gilded bronze frames, which are part of the collections of the Pena National Palace in Sintra, Portugal. Recent research, in conjunction with the conservation and restoration interventions to which both pieces have been submitted, has clearly established the place of production, dating, and authorship of the compositions. Both are of Roman manufacture, dated to 1773 and to 1778 respectively. They were made by two mosaicists linked to the Reverenda Fabbrica di S. Pietro: Alessandro Cocchi (1696-c.1780) and Pietro Polverelli (active in Rome, in the second half of the 18th century). Having already studied some similar Roman works, also in micromosaic and also endowed with metal frames, in this article we will focus only on the two pieces now under consideration, the others being called for collation only when necessary, referring to our previous publications for any and all supplementary information. Thus, considering these two works in particular, we will be interested in preferentially approaching their frames (without, however, ignoring the compositions in micromosaic) and in discussing the way their integration in the Portuguese Royal Collections occurred.
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Per il Maestro del Crocifisso della Collegiata di Montevarchi
di Alessandro Valenti
Esistono ancora molti scultori toscani anonimi che lavorarono in legno tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo. Uno di questi è l’autore del Crocifisso Processionale della Collegiata di Montevarchi. Questa scultura si ispira a modelli resi popolari da Giambologna negli anni 1570. In quest’opera ci sono anche riferimenti ai dipinti della fine del secolo, in particolare a Cigoli. Facendo un confronto con il ritratto di Pandolfo Ricasoli dipinto nei primi anni trenta del XVII secolo da Giusto Sustermans, possiamo confermare la derivazione fiorentina della scultura, poiché in quest’immagine vediamo una piccola variante del nostro Crocifisso. A questo scultore anonimo, al quale ci riferiremo con il titolo provvisorio di Maestro del Crocifisso della Collegiata di Montevarchi, possiamo attribuire altre sculture conservate nelle chiese dell’Alto Valdarno e della Valdichiana. Si tratta dei Crocifissi della Pieve di Cavriglia, del Museo Masaccio di Cascia di Reggello, della Confraternita del Santissimo Sacramento di Civitella in Valdichiana (oggi ubicata nella chiesa parrocchiale), di Laterina Stazione (Montalto), di Santo Stefano in Castiglion Ubertini, di San Jacopo e Filippo in Il Tasso e della Compagnia di San Rocco in Cicogna; tutte queste sculture possono essere datate tra la fine del XVI secolo e l’inizio del secolo successivo.
There are still many anonymous Tuscan sculptors working in wood between the end of the sixteenth and the beginning of the seventeenth century. One of these is the creator of the Processional Crucifix of the Collegiate Church in Montevarchi. This carving depends on models made popular by Giambologna in the 1570s. In this work there are also references to the paintings of the end of the century, in particular to Cigoli. Making a comparison with the portrait of Pandolfo Ricasoli painted in the early thirties of the seventeenth century by Giusto Sustermans lets in confirm the Florentine derivation of the sculpture, because in this image we see a little variant of our Crucifix. To this anonymous sculptor, to whom we will refer by the provisional title of the Master of the Crucifix of the Collegiate of Montevarchi, we can attribute other sculptures preserved in the churches of the Upper Valdarno and the Valdichiana. They are the Crucifixes of the Pieve di Cavriglia, of the Masaccio Museum of Cascia di Reggello, of the Confraternity of the Blessed Sacrament of Civitella in Valdichiana (located today in the Parish church), of Laterina Stazione (Montalto), of Santo Stefano in Castiglion Ubertini, of San Jacopo and Filippo in Il Tasso and the Compagnia di San Rocco in Cicogna; all these sculptures can be placed between the end of the sixteenth century and the beginning of the following century.
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AmeInforma
“L’accessibilità museale. Una sfida e una necessità per i musei ecclesiastici”, XII Convegno AMEI, Molfetta, 14-15 novembre 2019
di Paola Rampoldi
Nella vita dell’Associazione, la Conferenza biennale è sempre stata un’occasione per focalizzarsi su temi cruciali per i musei ecclesiastici, in dialogo sia con la museologia contemporanea sia con la missione specifica dei musei ecclesiastici. Nel novembre 2019, si è tenuta la 12ª Conferenza dell’AMEI presso il Museo Diocesano di Molfetta (Bari). La Conferenza aveva come titolo “Accessibilità Museale.” Una sfida e un’urgenza per i musei ecclesiastici, e per la Conferenza, era quella di sollecitare una riflessione sulle questioni di accesso e inclusione, con particolare attenzione alle esigenze delle persone con disabilità. L’accessibilità museale è una disciplina specifica che costringe tutti i musei a riflettere sui propri scopi e sul loro impegno a coinvolgere tutti i visitatori, affinché diventino luoghi in cui le differenze sono rappresentate e valorizzate. Questa Conferenza, in particolare, ha offerto l’opportunità di riflettere sul ruolo del museo come agente sociale, di introdurre strategie appropriate per l’inclusione delle persone con disabilità e di offrire una panoramica dei casi studio italiani più interessanti, promuovendo ulteriormente la discussione tra i professionisti del settore museale.
In the life of the Association, the biennial Conference has always been an occasion to focus on crucial topics for ecclesiastical museums, in dialogue both with contemporary museology and with the specific mission of ecclesiastical museums in particular. In November 2019, the 12th Conference of AMEI took place at the Museo Diocesano in Molfetta (Bari). The Conference was titled “Museum Accessibility.” A challenge and an urgent need for the ecclesiastical museums, and for the Conference, was to call for reflection on the issues of access and inclusion, with a particular focus on the needs of people with disabilities. Museum accessibility is a specific discipline which compels all museums to reflect on their own purposes and on their commitment to engage all visitors, in order to become places where differences are represented and encouraged. This Conference in particular provided an opportunity to reflect on the role of the museum as social agent, to introduce appropriate strategies for the inclusion of people with disabilities, and to offer an overview of the most interesting Italian case studies, further promoting the discussion among museum professionals.
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La Biennale Arte di Venezia 2019. Spunti dalla 58. Esposizione Internazionale d’Arte
di Rita Capurro
La 58ª Esposizione Internazionale d’Arte si è chiusa il 24 novembre 2019, dopo sei mesi ricchi di eventi e con un grande successo di pubblico. Il titolo “May You Live In Interesting Times,” una frase che all’apparenza evoca buoni auspici, ma che in realtà si avvicina di più a una minaccia, è stato il filo conduttore della mostra principale ed è stato presente, in modo più o meno forte, anche nei padiglioni nazionali. La riflessione sul presente, con i suoi problemi, crisi, tensioni e opportunità, è stata interpretata in molti modi da diversi artisti, restituendo un panorama eterogeneo di espressioni artistiche. Tra i molteplici centri d’interesse, come la società, la politica e l’individualità, anche la religione è stata toccata in alcuni padiglioni. Qui alcune considerazioni sulla 58ª Esposizione Internazionale d’Arte, con un focus speciale sulla presenza del sacro nelle narrazioni artistiche.
The 58th International Art Exhibition has closed on the 24th November 2019, after six months full of events and garnering great acclaim from the public. The title May You Live In Interesting Times, a sentence that on the surface evokes good wishes, but in reality closer to a threat, has been the fil rouge of the main exhibition and was also present, more or less strongly, in the national pavilions. The reflection on the present day with its problems, crises, tensions and opportunities was interpreted in many ways by different artists, giving back a heterogeneous panorama of artistic expressions. Among many centers of interest such as society, politics and individuality, religion too was touched in some pavilions. Here some considerations on the 58th International Art Exhibition, with a special focus on the presence of the sacred in art narratives.
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Notiziario
VI Congresso Internazionale di Architettura Sacra “Architetture per una nuova liturgia. Interventi sul patrimonio religioso dopo il Concilio Vaticano II”
di Leonardo Frigerio
Dal 10 al 12 ottobre 2019 si è tenuto a Porto il VI Congresso Internazionale di Architettura Sacra, dedicato agli interventi sul patrimonio religioso post-Concilio Vaticano II. Il programma ha incluso lectio magistralis, oltre 30 interventi e visite a chiese locali, offrendo una panoramica storica e internazionale sul tema. I lavori hanno evidenziato l’importanza di sviluppare un approccio critico e metodologico, con riferimenti a figure come Romano Guardini e Rudolf Schwarz e studi su contesti locali (Brasile, Ungheria, Italia, ecc.). I dettagli sono disponibili sul sito del congresso.
From October 10 to 12, 2019, the 6th International Congress on Sacred Architecture took place in Porto, focusing on interventions in religious heritage from the post-Vatican II period. The program included keynote lectures, over 30 presentations, and visits to local churches, providing a historical and international perspective on the subject. The discussions highlighted the importance of developing a critical and methodological approach, with references to figures such as Romano Guardini and Rudolf Schwarz, as well as studies on local contexts (Brazil, Hungary, Italy, etc.). Further details are available on the congress website.
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