Esperienze del sacro
Video arte, media arte, installazioni
Sul cavalier Giovanni Odazzi
Pompeo Batoni e la Vergine di Isaia
Le Corbusier e l’architettura monastica

 30,00

162 Ruggero Eugeni Editoriale
164 Francesco Spampinato Christian Jankowski: Gesù nell’epoca dei talent show
174 Francesco Zucconi Preposterous media: applicazioni umanitarie del VR cinema e pittura a lume di notte
186 Valentino Catricalà A che serve essere umani? L’arte per una nuova spiritualità postumana
192 Laura Marcolini Studio Azzurro: un percorso
206 Pierluigi Lia Ordine architettonico. Redenzione del cosmo e compimento della creazione
220 Francesco Petrucci Novità per il cavalier Giovanni Odazzi, pittore “facile nell’operare”
228 Francesco Saracino Pompeo Batoni e la Vergine di Isaia
234 AmeInforma Museo Diocesano di Sarzana, custodire il passato, guardando al futuro
238 Recensioni
240 Notiziario

Editoriale

di Ruggero Eugeni

L’avvento dei media digitali e delle reti telematiche, avvenuto nel corso degli anni novanta del secolo scorso, ha costituito per molti artisti l’occasione di rinnovare profondamente il medium adoperato nelle loro creazioni e, più profondamente, di ripensare il senso stesso del proprio operare. Da un lato le nuove tecnologie hanno offerto agli artisti nuove e differenti possibilità operative. Si assiste infatti non solo al passaggio dal video analogico (già diffuso a partire dagli anni sessanta) al digitale, ma più radicalmente a una contaminazione e a una ibridazione di medium differenti: fotografia, immagini in movimento sia di tipo video che cinematografico, suoni e rumori, sculture, sistemi di illuminazione, performances, elementi atmosferici (polvere, insetti), sensori, intelligenze artificiali, e così via. Tali ibridazioni si esprimono tipicamente nella forma della installazione, della intera mostra, dell’opera site specific, della proiezione su facciate o schermi urbani di grandi dimensioni; oppure dell’operazione smaterializzata in rete o dell’esperienza immersiva di realtà virtuale. In ogni caso, le possibilità espressive sono molte, come numerose sono le etichette che sono state utilizzate per circoscrivere e articolare un settore vitale quanto poco definito e definibile: (new) media art, multimedia art, digital art, computer art, net art, installation art, time-based art, interactive art, e così via. Nella titolazione di questo monografico abbiamo operato una scelta, con l’intento di indicare un tragitto ideale dalla più antica videoarte alla più recente media arte e alle installazioni che la manifestano. Dall’altro lato, queste nuove pratiche artistiche implicano una riflessione sul rapporto tra arte e medium e, inevitabilmente, sui confini dell’arte e sulle sue responsabilità sociali, etiche e civili. Si coglie da questo punto di vista un capovolgimento del rapporto tra opera d’arte ed esperienza: all’idea di una “esperienza estetica” variamente circoscritta e caratterizzata si è sostituita quella di una “estetica dell’esperienza (artistica)”; le opere multi e intermediali e i dispositivi ambientali della loro fruizione lavorano con e su l’esperienza dello spettatore, problematizzandone sia le premesse (cognitive, emozionali, relazionali, ideologiche, ecc.) che gli esiti. Di qui la seconda scelta del nostro titolo, che evidenzia il ruolo dell’esperienza nell’arte contemporanea. In questo contesto, il rapporto tra le nuove forme di arte e la sfera spirituale e religiosa è rimasto sorprendentemente poco esplorato, sia sul versante della committenza che su quello della riflessione teorica. Questo numero di Arte cristiana ha dunque l’ambizione di colmare un vuoto e di promuovere una attenzione per gli utilizzi delle nuove forme di arte nell’area del sacro. La disposizione dei saggi segue lo sviluppo delineato sopra, dalla videoarte alle installazioni.

Studio Azzurro, In Principio (e poi), Biennale di Venezia, Padiglione dello Stato del Vaticano, 2013, ora Musei Vaticani

Nel primo articolo Francesco Spampinato affronta l’opera del videoartista tedesco Christian Jankowski, particolarmente attento a cogliere gli aspetti anche paradossali dell’incontro tra la religione e la “società dello spettacolo” che si concentra sul mezzo televisivo. Il secondo intervento, di Francesco Zucconi, si focalizza sugli utilizzi della realtà virtuale nell’ambito della comunicazione umanitaria: due opere recenti realizzate dalle Nazioni Unite vengono ricondotte alle logiche immersive della pittura a lume di candela caravaggesca, con l’intento di articolare una archeologia dello spettatore in quanto testimone responsabile di quanto guarda e vede. Valentino Catricalà sposta l’attenzione su una serie di opere di media art e di digital art di artisti quali Ian Cheng, Donato Piccolo, Jakob Steensen, Cecil B. Evans, che si muovono nell’ambito di una prospettiva eco-filosofica; l’idea di Catricalà è che tali opere mettano in questione il paradigma di un potenziamento tecnologico del corpo umano, propria del post-organico e del transumanesimo, e propongano piuttosto nuove forme di spiritualità fondate su una ritrovata esperienza delle relazioni dell’uomo con il creato. Chiude la sezione monografica il saggio di Laura Marcolini, che apre al lettore le porte dell’officina creativa di Studio Azzurro, di cui fa parte. L’articolo racconta il lungo tragitto creativo che conduce alla installazione In Principio (e poi), realizzata per il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia del 2013 e attualmente collocata nei Musei Vaticani; ne emerge una profonda consapevolezza nell’uso delle installazioni multimediali interattive da parte di artisti che si interrogano seriamente sul rapporto dell’arte con le comunità, con gli ambienti naturali e quelli tecnologici, con l’operare di chi crea e l’esistere di quanto viene creato.

 

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Christian Jankowski: Gesù nell’epoca dei talent show

di Francesco Spampinato

Emblematico per comprendere la teoria della “post-produzione” sviluppata da Nicolas Bourriaud, parte della produzione di Christian Jankowski consiste in un peculiare approccio performativo al mezzo televisivo. Un motivo ricorrente di interesse per l’artista tedesco, e oggetto di studio di questo articolo, è la convergenza tra televisione e religione. I progetti Telemistica (1999) e The Holy Artwork (2001) saranno presi in considerazione nella prima parte; entrambi si basano sull’esame da parte dell’artista di programmi televisivi mistici e religiosi, trasformati temporaneamente in spazi di riflessione sul significato dell’arte. La seconda parte sarà dedicata alla discussione del progetto Casting Jesus (2011), incentrato su una performance messa in scena al Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia a Roma, organizzata come una rappresentazione di un’audizione per un talent show, in cui tredici aspiranti attori si esibiscono di fronte a una giuria composta da tre “rappresentanti” del Vaticano per un ruolo mediatico di Gesù. Il risultato è una riflessione ironica sulla propensione immorale della televisione a trasformare la religione in uno spettacolo, ma anche sul desiderio della Chiesa Cattolica di avere un ruolo proprio nella rappresentazione mediatica. Televisione e religione convergono verso un obiettivo comune, ovvero la fede in una realtà invisibile. L’arte, d’altro canto, fonda la sua ragion d’essere nel cambiare il modo di costruire una produzione sulla fede e nel mettere in discussione la verità in quanto tale.

Emblematic for understanding the theory of “post production” developed by Nicolas Bourriaud, part of Christian Jankowski’s production consists of a peculiar performative approach to the medium of television. A recurring motive of interest for the German artist, and the object of study of this article, is the convergence of television and religion. The projects Telemistica (1999) and The Holy Artwork (2001), will be taken into consideration in the first part; they are both based on the artist’s examination of mystical and religious television programs, temporarily transformed into areas for reflection on the meaning of art. The second part will be devoted to the discussion of the project Casting Jesus (2011) centered on a performance staged at the Santo Spirito in the Sassia Monumental Complex in Rome, organized on the representation of a talent show audition, which showed thirteen aspiring actors perform in front of a jury composed of three Vatican “representatives” for a media role of Jesus. The result is an ironic reflection on the immoral propensity of television to transform religion into a show, but also the desire of the Catholic Church to have a role of its own in media representation. Television and religion converge towards a common goal, namely faith in an invisible reality. Art, on the other hand, bases its raison d’être on changing the manner of constructing a production on faith and questioning truth as such.

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Preposterous media: applicazioni umanitarie del VR cinema e pittura a lume di notte

di Francesco Zucconi

In che modo indossare un visore di realtà virtuale nel comfort della propria casa può avere un valore etico o politico in relazione a eventi catastrofici che colpiscono intere popolazioni in diverse parti del mondo? Fino a che punto tali dispositivi hanno la capacità di facilitare gli spettatori nello sviluppo di uno “sguardo testimoniale”? Questo articolo si concentra sui progetti delle Nazioni Unite nel cinema di realtà virtuale che promettono di migliorare l’esperienza dello spettatore, aumentando così la consapevolezza delle operazioni umanitarie. Procedendo lungo un percorso “preposteroso” e anacronistico, si stabilisce un confronto tra le caratteristiche compositive ed esperienziali del cinema di realtà virtuale e la tradizione della “pittura a lume di candela” introdotta da Caravaggio e ulteriormente sviluppata dai cosiddetti Caravaggisti nel XVII secolo. Sviluppando questa analisi incrociata, vengono suggerite alcune risposte alle principali domande riguardanti l’esperienza dello spettatore nel cinema di realtà virtuale a tema umanitario.

How can the wearing of a virtual reality headset in the comfort of one’s own home be seen as having any ethical or political value in relation to catastrophic events overwhelming entire populations in different parts of the globe? To what extent do such devices have the capacity to facilitate spectators in developing a “witnessing gaze”? This article focuses on United Nations projects in virtual reality cinema that promise to enhance the spectator experience, thereby raising awareness of humanitarian operations. By proceeding along a “preposterous”, anachronistic, path a comparison is drawn between the compositional and experiential characteristics of virtual reality cinema and the tradition of “candlelit painting” which was introduced by Caravaggio and further developed by the so-called Caravaggisti in the seventeenth century. In developing this cross-analysis, a few answers are suggested to the main questions regarding the viewer experience of humanitarian-themed virtual reality cinema.

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A che serve essere umani? L’arte per una nuova spiritualità postumana

di Valentino Catricalà

Negli attuali dibattiti accademici, gli studi sul futuro dell’umanità sono sempre più frequenti. Questi studi si dividono in due prospettive: la prima, emersa negli anni ’80, considera il corpo come qualcosa da potenziare attraverso la tecnologia. Il corpo non è in grado di rispondere allo sviluppo di un mondo tecnologico; pertanto, ha bisogno di essere aggiornato e modificato. La seconda è una nuova visione eco-filosofica che vede la tecnologia come un modo per trovare una nuova connessione con la Terra. Questa seconda visione è più vicina a termini come animalità e postumanesimo. La pratica degli artisti sta dando vita a una nuova visione, più affine a una prospettiva eco-filosofica. Artisti come Jan Cheng, Donato Piccolo, Jakob Steensen e Cecil B. Evans stanno tutti cercando di trovare una nuova spiritualità per un mondo post-antropocentrico. Dopo aver analizzato le diverse prospettive menzionate, il saggio è un tentativo di tracciare le basi di una nuova spiritualità attraverso la pratica di alcuni dei più innovativi artisti.

Studies into the future of human beings are continually more frequent nowadays in academic debates. These studies are divided into two perspectives: the first one, arisen around the 80s, sees the body as something to empower through technology. The body is not able to respond to the development of a technological world; therefore, it needs to be updated and modified. The second is a new eco-philosophical vision which sees technology as a way of finding a new connection with the Earth. This second vision is closer to terms such as animality and posthumanism. The practice of artists is giving rise to a new vision, closer to an eco-philosophical perspective. Artists such as Jan Cheng, Donato Piccolo, Jakob Steensen, and Cecil B. Evans are all developing in trying to find a new spirituality for a post-anthropocentric world. After having analyzed the different aforementioned perspectives, the essay is an attempt to trace the basis of a new spirituality through the practice of some of the most innovative artists.

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Studio Azzurro: un percorso

di Laura Marcolini

Il documento delinea il percorso di ricerca dello Studio Azzurro, un gruppo italiano di artisti video che progetta ambienti tecnologici, interattivi e narrativi, i quali offrono un’esperienza più “corale” e partecipativa al visitatore. Questo viaggio inizia dall’installazione video Il Giardino delle Cose (1992), una fase germinale dell’immaterialità e dell’iper-visibilità delle cose, all’interno di una società consumistica. Dopo aver considerato le prime installazioni interattive (ambienti sensibili) e attraverso le pratiche di questo secolo (portatori di storie, habitat narrativi, ecc.), il documento esamina il recente lavoro In Principio e Poi (2013, attualmente esposto nei Musei Vaticani), introducendo un paradigma partecipativo da indagare in future ricerche.

The paper outlines the passage of research of Studio Azzurro, an Italian group of video artists who design technological, interactive, and narrative environments which add a more “choral” and participatory experience to the visitor. This journey starts from the video installation Il Giardino delle Cose (The Garden of the Things, 1992), a germinal stage of the immateriality and hyper-visibility of things, within a consumeristic society. After considering the first interactive installations (sensitive environments) and through the practices of this century (bearers of stories, narrative habitats, etc.), the paper considers the recent work In Principio e Poi (2013, presently exhibited at the Vatican Museums), introducing a participatory paradigm to be investigated in future research.

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Ordine architettonico. Redenzione del cosmo e compimento della creazione

di Pierluigi Lia

Il documento confronta le visioni cistercensi sulla funzione e sul significato dell’architettura come elemento di un ordine cosmico comprensibile e la visione centrale di Le Corbusier dell’architettura come strumento straordinario per operare interconnessioni tra l’uomo e il mondo. Con un’attenzione particolare al caso di La Tourette (Éveux, Fr), il documento intende sottolineare come sia le radici che l’aspetto dell’architettura cistercense siano completamente diversi dal punto di vista di Le Corbusier. Esamina inoltre il punto di contatto tra le due visioni, considerando che l’architetto di La Chaux-de-Fonds è stato sicuramente ispirato dall’architettura medievale.

The paper compares the Cistercian views on the function and meaning of architecture as an element of a comprehensible cosmic order and Le Corbusier’s central vision of architecture as an extraordinary tool to operate interconnections between man and the world. With a special focus in the case of La Tourette (Éveux, Fr), the paper aims to underline how both the roots and the aspect of Cistercian architecture are completely different from Le Corbusier’s point of view. It also examines the point of contact between the two views, considering that the architect of La Chaux-de-Fonds was definitely inspired by Medieval architecture.

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Novità per il cavalier Giovanni Odazzi, pittore «facile nell’operare»

di Francesco Petrucci

Questo articolo mette in evidenza nuove opere del pittore Giovanni Odazzi (Roma 1663-1731), il più prolifico e fortunato allievo di Giovan Battista Gaulli, noto anche come “il Baciccio.” Quando era molto giovane, entrò nell’atelier di Ciro Ferri, erede della scuola di Cortona, e divenne il primo allievo e collaboratore di Gaulli. Lo supportò nell’esecuzione delle sue opere, tra cui il fresco sulla volta della chiesa dei Santi Apostoli, l’ultima opera del maestro. In “Il Cavalier Odazzi,” rinomato per la sua rapidità di esecuzione subito dopo un periodo di fedele adattamento ai modi del maestro, vediamo che Odazzi sviluppò gradualmente il suo personale stile autonomo, non estraneo all’influenza di Carlo Maratti, un importante esponente della corrente classicista del Barocco romano. Nel 1726 fu premiato da Monsignor Lothar Franz von Schönborn, un famoso intenditore d’arte dell’epoca, nel quartetto dei più grandi pittori della storia attivi a Roma, insieme a Giuseppe Chiari, Francesco Trevisani e Sebastiano Conca. “Virtuoso del Pantheon” nel 1692, nominato accademico di San Luca nel 1705, ricevette molte commissioni, tra cui ordini religiosi, la grande aristocrazia e molti cardinali, ottenendo il favore dello stesso Clemente XI. Tra le altre cose, fu uno dei pochi artisti a ottenere il raro onore di Cavaliere dell’Ordine di Cristo.

This paper brings attention to new works by the painter Giovanni Odazzi (Rome 1663-1731), the most prolific and fortunate pupil of Giovan Battista Gaulli, also known as “il Baciccio.” When he was very young, he entered into the workshop of Ciro Ferri, heir of the Cortona school, and became the first pupil and collaborator of Gaulli. He supported him in the execution of his works, including the fresco on the vault of the church of the Holy Apostles, the master’s last work. In “Il Cavalier Odazzi,” renowned for its speed in execution directly after a period of faithful adaptation to the master’s ways, we see that Odazzi gradually developed his own autonomous manner, not extraneous to the influence of Carlo Maratti, a leading exponent of the classicist current of the Roman Baroque. He was awarded in 1726 by Monsignor Lothar Franz von Schönborn, a famous art connoisseur of the time, in the quatern of the greatest painters of history active in Rome, together with Giuseppe Chiari, Francesco Trevisani, and Sebastiano Conca. “Virtuoso del Pantheon” in 1692, appointed academic of San Luca in 1705, he had a vast commission, including religious orders, the great aristocracy, and many cardinals, obtaining the favor of Clement XI himself. Among other things, he was one of the few artists to obtain the rare honour of Knight of the Order of Christ.

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Pompeo Batoni e la Vergine di Isaia

di Francesco Saracino

Nel 1763, Pompeo Batoni fu commissionato per dipingere un’ancona per la Parrocchiale dei SS. Faustino e Giovita di Chiari, dopo aver già realizzato un’opera per l’altare dell’Immacolata Concezione nel 1750. Nonostante la fama dell’artista, i suoi impegni con i ritratti e la sua meticolosità causavano notevoli ritardi. Nel 1769, il committente, don Pietro Faglia, morì, e solo nel 1779 l’abate Stefano Antonio Morcelli, erede del progetto, intervenne per sollecitare Batoni a completare il lavoro. Dopo vari solleciti, l’opera fu finalmente terminata e inviata a Brescia nel 1780, con Batoni che firmò il quadro completato.

In 1763, Pompeo Batoni was commissioned to paint an altarpiece for the Parish Church of SS. Faustino and Giovita in Chiari, after already creating a work for the altar of the Immaculate Conception in 1750. Despite the artist’s fame, his portrait commissions and meticulousness caused significant delays. In 1769, the commissioner, Don Pietro Faglia, passed away, and it was not until 1779 that Abbot Stefano Antonio Morcelli, the project’s heir, intervened to urge Batoni to complete the work. After several reminders, the piece was finally finished and sent to Brescia in 1780, with Batoni signing the completed painting.

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AmeInforma

Museo Diocesano di Sarzana, custodire il passato guardando al futuro

di Barbara Sisti, Paolo Bufano

Il Museo Diocesano di Sarzana occupa l’antico Oratorio della Misericordia, situato accanto alla Cittadella rinascimentale, nella zona più antica della città. Ricostruito dopo il 1584 sui resti di un edificio precedente e successivamente ampliato nel XVIII secolo, è stato completamente restaurato tra il 2000 e il 2003 per essere trasformato in uno dei tre musei appartenenti alla Diocesi di La Spezia, Sarzana e Brugnato. Il Museo è stato inaugurato per salvaguardare e valorizzare il significativo patrimonio artistico raccolto dalle chiese della Val di Magra e di Sarzana, con lo scopo di rendere omaggio alla lunga storia e al particolare territorio della Diocesi. Sarzana era un punto di passaggio della Via Francigena, l’antica arteria lungo la quale merci, soldati e pellegrini si spostavano dall’Europa settentrionale verso Roma e Santiago de Compostela. La città fu sede episcopale dal 1204 al 1929 ed è il luogo di nascita di Tommaso Parentucelli, fondatore della Biblioteca Vaticana e poi Papa Nicolò V. L’itinerario del museo segue le parti interne della chiesa e le sale annesse, un tempo usate come sacrestia e deposito, e espone dipinti, sculture, argenteria e tessuti antichi. Il percorso cronologico e tipologico rivela la straordinaria qualità delle opere d’arte destinate al culto e alla devozione, in cui si riflettono la storia religiosa della città e della Diocesi. Tra queste opere d’arte spicca l’argenteria del tesoro della chiesa di Santa Maria Assunta, già cattedrale dell’antica Diocesi di Luni. Esse richiamano alla memoria l’antica devozione alla rinomata reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, grazie alla presenza del primo reliquiario, una rara cassetta in lamina d’argento traforata risalente agli inizi dell’VIII secolo, attribuita all’antica Siria.

The Diocesan Museum of Sarzana occupies the ancient Oratorio della Misericordia which is located next to the Renaissance Cittadella, in the oldest area of the city. Rebuilt after 1584 on the remains of an earlier building, and then enlarged during the 18th century, it was completely restored, between 2000 and 2003, to be transformed into one of the three museums belonging to the Dioceses of La Spezia, Sarzana and Brugnato. The Museum was opened to save and treasure the significant artistic heritage collected from churches of Val di Magra and Sarzana, and its purpose was to pay tribute to the long history and the particular territory of the Dioceses. Sarzana was a crossing for the Via Francigena, the ancient arterial road on whose pathway goods, soldiers, and pilgrims went from northern Europe to Rome and to Santiago de Compostela. The city had been the Episcopal seat from 1204 to 1929 and was the town of Tommaso Parentucelli’s birth; he was the founder of the Vatican Library, later to became Pope Nicolò V. The museum itinerary follows the inner parts of the church and the halls joined to it which were once used as sacristy and depository, as well as exhibiting paintings, sculptures, silverware and antique textiles. The chronological and typological itinerary displays the extraordinary quality of the works of art destined for cult and devotion in which the religious history of the city and of the Diocese are reflected. Among these works of art can be seen the outstanding silverware belonging to the treasure of the church of Santa Maria Assunta, formerly cathedral of the ancient Diocese of Luni. They recall to mind the antique devotion to the renowned relic of the Most Precious Blood of Christ due to the presence of the first reliquary casket, a rare example of pierced silver sheeting going back to the beginning of the 8th century attributed to ancient Syria.

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Recensioni

The Renaissance Nude

di Rita Capurro

Tra le varie mostre d’arte antica aperte nel corso della primavera, merita una particolare attenzione la rassegna dedicata al nudo rinascimentale, ospitata alla Royal Academy of Arts di Londra dal 2 marzo al 2 giugno 2019. Si tratta di una mostra coprodotta dalla prestigiosa istituzione britannica con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles presso la cui sede ha inaugurato la stagione espositiva autunnale. L’importanza delle opere esposte è stata fondamentale per garantire un notevole successo di pubblico, infatti, tra i capolavori selezionati non ne mancano dei maggiori artisti rinascimentali da Antonello da Messina a Lucas Cranach il Vecchio, da Michelangelo a Raffaello, da Leonardo a Dürer. Il ricchissimo catalogo include la trattazione di moltissime opere, alcune delle quali esposte solo a Los Angeles, altre solo a Londra e, infine, anche quelle altamente significative per una trattazione ampia del tema del nudo e non presenti in nessuna delle due sedi.

Among the various ancient art exhibitions held during the spring, particular attention should be given to the exhibition dedicated to Renaissance nudes, hosted at the Royal Academy of Arts in London from March 2 to June 2, 2019. This exhibition was co-produced by the prestigious British institution and the J. Paul Getty Museum in Los Angeles, where it opened the autumn exhibition season. The significance of the works on display played a key role in ensuring the exhibition’s success with the public. Among the masterpieces selected, there are works by major Renaissance artists, from Antonello da Messina to Lucas Cranach the Elder, from Michelangelo to Raphael, and from Leonardo to Dürer. The richly detailed catalog includes discussions of many works, some exhibited only in Los Angeles, others only in London, and also those highly significant for a comprehensive exploration of the theme of the nude, which were not present in either location.

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Volti del Mistero. Il conflitto delle immagini tra Oriente e Occidente

di Mons. Domenico Sguaitamatti

Un testo di poche pagine che sfida una lunga storia di secoli che ancora continua oggi dentro l’affascinante, ma insidioso e delicato, percorso dei Volti ovverosia delle immagini frutto di un’arte che sia in Oriente come in Occidente, con forme e idealità diverse, ha preteso farsi annuncio del Mistero. Una sfida vinta con la semplicità di un linguaggio chiaro, con lo scorrere sciolto di un pensiero capace di sintetizzare senza mai banalizzare le profonde radici teologiche, sociali e storiche che hanno dato origine alle diverse espressioni artistiche sia nelle loro idealità e finalità, sia nei loro contenuti come nelle molteplici tecniche. Una sfida vinta con onestà di pensiero che indaga le ragioni di un conflitto innegabile, ma spesso sottaciuto o confuso, prima sulla liceità delle stesse immagini e poi tra il mondo delle icone orientali e l’arte occidentale. Di entrambe le espressioni artistiche si analizzano, con chiarezza, positività e problematiche; finalità ed obiettivi spesso divergenti; fissità e rigidità dovuti alla tradizione o libertà e creatività compositiva; il loro legame più o meno profondo con la stessa liturgia; il loro valore sacro che ne determina anche metodologie di esecuzione diverse; i reciproci sospetti e rifiuti; il ruolo diverso dell’artista. Non di meno si mettono anche in giusto rilievo quei tratti comuni che li avvicina nel medesimo intento di essere arte che, con la Parola, si fa eco al mistero della Salvezza e sui quali è forse possibile, oggi più di ieri, intraprendere sentieri positivi di ecumenismo costruttivo di cui gli autori tracciano probabili ipotesi di riflessione.

A brief text that challenges a long history spanning centuries, which still continues today within the fascinating, yet treacherous and delicate, journey of Faces, or images that, whether in the East or the West, with different forms and ideals, have sought to proclaim the Mystery. A challenge won with the simplicity of a clear language, with the fluid flow of a thought capable of synthesizing, without ever oversimplifying, the profound theological, social, and historical roots that gave rise to the various artistic expressions, both in their ideals and purposes, as well as in their content and multiple techniques. A challenge won with intellectual honesty that investigates the reasons behind an undeniable, yet often silenced or confused, conflict, first regarding the legitimacy of the images themselves, and then between the world of Eastern icons and Western art. Both artistic expressions are analyzed clearly, with both their positive aspects and problems; their often divergent goals and objectives; the rigidity and fixity imposed by tradition versus the freedom and compositional creativity; their more or less profound connection to liturgy itself; their sacred value, which also determines different execution methods; the mutual suspicions and rejections; and the different role of the artist. At the same time, the common traits that bring them closer together are rightly emphasized, in their shared intent to be art that, with the Word, echoes the mystery of Salvation, and on which it is perhaps possible, today more than ever, to embark on positive paths of constructive ecumenism, for which the authors outline probable reflection hypotheses.

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Notiziario

di Rita Capurro

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