Continuità di vita e mutamenti nelle chiese.
Architettura del movimento liturgico
il Salvator Mundi di Urbino

 30,00

Arte Cristiana n° 908

Pubblicato in Settembre/Ottobre 2018,
fascicolo numero progressivo: volume CVI

322 Giovanni Carbonara Editoriale
324 Maria Antonietta Crippa Innovazione e continuità di tradizione nelle chiese cristiane contemporanee
336 Giovanni Carbonara Traditio: la Chiesa e la perpetuazione delle memorie ‘materiali’
346 Stella Casiello Conservazione e innovazione dei poli liturgici e dello spazio sacro
356 Ezio Giuriani Vulnerabilità e interventi di rinforzo sismico delle chiese
364 Daniela Concas Miglioramento impiantistico e piena accessibilità
372 Frédéric Debuyst Il Movimento Liturgico in Europa e la sua architettura
384 Cecilia Martelli Il Salvator mundi di Urbino, Bartolomeo della Gatta e la pittura fiamminga
396 AmeInforma Mostra Spoleto Trecento umbro
400 Recensioni
400 Notiziario

Editoriale

di Giovanni Carbonara, Maria Antonietta Crippa

Ci è indispensabile che gli edifici e le città in cui abitiamo durino più di noi, ha affermato Hannah Arendt in Vita activa, affinché non siamo travolti e disorientati dal continuo divenire nostro e degli altri esseri viventi. L’esperienza di familiarità con la casa e i luoghi più significativi di vita quotidiana ci conferma questa affermazione e l’arricchisce con l’iridescenza delle infinite, più o meno piccole modifiche che risultano comunque indispensabili, nello scorrere del tempo, per l’adeguamento a esigenze che, pur costanti, non si presentano tuttavia sempre in modi del tutto identici. Il rapporto tra continuità e modifiche si presenta con caratteri di eccezionale densità culturale nel caso degli edifici per il culto, per l’alta connessione tra significati simbolici e riti che li caratterizza, spesso in emblematiche sintesi di bellezza. In contesto cristiano, la loro conservazione è un dato di fatto modulato nel lungo scorrere di secoli in un controllo di componenti materiali che segnala la sapienza, non solo professionale ma anche religiosa, di chi lo ha voluto, promosso e realizzato. Arte Cristiana ha assunto, fra i propri temi di ricerca principali, quello del restauro e adeguamento liturgico delle chiese antiche e moderne, per corrispondere in forme adeguate alla liturgia conciliare.

 

Duomo di S. Procolo a Pozzuoli Tempio di Augusto e presbiterio (vista panoramica dall’ingresso) © Giovanni Scotti
Duomo di S. Procolo a Pozzuoli Tempio di Augusto e presbiterio (vista panoramica dall’ingresso) © Giovanni Scotti

 

Allo scopo è indispensabile la graduale costruzione di una forma mentis ancorata a principi, tecniche operative, esperimenti che, in sintesi e per spunti tematici esemplificativi, è proposta nei cinque saggi qui raccolti. Li compagina l’attenzione per la continuità dei significati delle chiese e della loro accessibilità, compito oggi essenziale nell’architettura tout court, come ha magistralmente sottolineato l’architetto francese Jean-Marie Duthilleul nella lezione inaugurale a l’École de Chaillot di Parigi del 2010. Occorre oggi “continuer l’historie”: «Sans jamais tomber dans le piège des formules toutes faites. … Pas de recettes donc, mais des expériences révélatrices d’une volonté, avec le projet d’interroger le champ des connaissances de tous les acteurs de l’architecture et leur volonté de comprendre ce que l’homme peut désirer de meilleur pour atteindre ‘un bien être ensemble’» (J.-M. Duthilleul, Continuer l’histoire, Silvana, Cinisello Balsamo-Milano 2010). Risulta viva e operante, da questo punto di vista, la tradizione giudaico-cristiana, fin dalle origini attenta alla “perpetuazione materiale” delle antiche memorie, artistiche e architettoniche, considerate latrici di profondi significati spirituali. Atteggiamento favorito dal sentimento cristiano del tempo, del valore della testimonianza autentica, nella sua irripetibile consistenza, infine del valore del prodotto delle mani e della fatica dell’uomo. Memorie interrogabili e portatrici di messaggi “veritieri” e non contraffatti, che ci rendono partecipi della vita delle persone e delle comunità che le hanno create ed abitate nel tempo. Questo rapporto colla materia carica di molteplici valori, e la conseguente volontà di conservarla e tramandarla, si laicizza nella seconda metà del Settecento, dopo un primato più che millenario della Chiesa, e diventa una scienza (storia dell’arte, teoria del restauro). Oggi una feconda ricomposizione delle due visioni è possibile; basti pensare alle sagge raccomandazioni della CEI e, ancor prima, della Pontificia Commissione d’Arte Sacra, sull’atteggiamento da tenere nei confronti degli antichi monumenti ecclesiastici. La tutela “concordata” sta divenendo sempre più una solida realtà; il patrimonio religioso cosiddetto “minore” trova in un qualificato volontariato cattolico un ausilio per la sua conoscenza e per la conseguente cura. In prospettiva, l’ipotesi ideale sarebbe che una costante manutenzione ed una sollecita prevenzione rendessero, alla lunga, inutile il restauro fino a sostituirlo come pratica corrente, in piena continuità e vera “tradizione”, cioè diretta trasmissione dei valori in questione. Si tratta infatti di consolidare il vissuto di comunità e popolazioni, senza cadere in regressioni antistoriche o in fughe utopiche, ma rimanendo radicati nel presente e con gli occhi volti al futuro. In ciò la conservazione è da considerarsi, come affermavano i filosofi del nostro medioevo, davvero “continua” o “renovata creatio”.

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Innovazione e continuità di tradizione nelle chiese cristiane contemporanee

di Maria Antonietta Crippa

I teologi Lustiger, von Balthasar e Guardini propongono tre temi per comprendere la polarità tra innovazione e continuità della Tradizione cristiana nelle chiese contemporanee. Questi temi sono: nella costruzione contemporanea e nella mancanza di riconoscimento dei temi architettonici; nella vita della Chiesa, l’impegno testimoniale dei credenti e come lievito nella pasta del mondo; e nelle basi della riforma cattolica e nella riscoperta della forma originaria della Chiesa. Nella modernità occidentale, dal XV secolo fino alla sua attuale crisi, l’architettura, compresa quella ecclesiale, ha manifestato la mutevolezza e la persistenza di questi temi, partendo dalle opposizioni polari tra forma e vita e tra composizione e costruzione. La prima metà del XX secolo, fino al Concilio Vaticano II, ha visto la progettazione di nuove chiese cattoliche e protestanti come una sintesi tra istanze di riforma ecclesiale e innovazione architettonica e artistica, consapevole delle radici umaniste europee. I due momenti della storia sono esemplificati in brevi riferimenti: ai valori di bellezza e cittadinanza del Tempio Malatestiano a Rimini e alla qualità dei progetti di chiese europee costruite tra il 1945 e il 1962, che testimoniano un possibile nuovo umanesimo.

The Lustiger, von Balthasar, and Guardini theologians propose three themes to understand the polarity between innovation and continuity of the Christian Tradition in contemporary churches. They are: in contemporary building and the lack of recognition of architectural themes; in the life of the church, the testimonial commitment of believers, and as a leaven in the world’s pasta; and in the foundations of the Catholic reform and the rediscovery of the originating form of the church. In Western modernity, from the fifteenth century up to its current crisis, architecture, including the church, has manifested the changeability and persistence of these themes, starting from the polar oppositions between form and life and between composition and construction. The first half of the twentieth century, up to the Second Vatican Council, saw the planning of new Catholic and Protestant churches as a synthesis between instances of ecclesial reform and architectural and artistic innovation, mindful of European humanist roots. The two moments of history are exemplified in brief references: to the values of beauty and citizenship of the Malatesta Temple in Rimini and to the quality of projects of European churches built between 1945 and 1962, which witness a possible new humanism.

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Traditio: la Chiesa e la perpetuazione delle memorie ‘materiali’

di Giovanni Carbonara

Guardando al passato, si può notare come una certa consapevolezza ‘conservatrice’ sia emersa nell’antichità cristiana occidentale tra il V e il VI secolo, e sia stata coltivata durante il Medioevo, per poi riaccendersi vigorosamente con l’umanesimo rinascimentale e, ancor di più, nell’epoca della Controriforma. Nel XVI secolo, si evidenzia un crescente rimpianto per la distruzione dell’antica basilica Vaticana di San Pietro. Tale rimpianto si trasformò in una riflessione più sistematica quando si decise di trasformare la basilica di San Giovanni in Laterano rinnovandola e abbellendola, piuttosto che demolendola e ricostruendola da zero. Il cammino verso una concezione moderna di conservazione e restauro era già stato tracciato da uomini di cultura, per lo più membri del clero, che rispettavano le *Antiquitates Christianae* per i loro valori formali, concettuali e ‘materiali’. Un’azione rispettosa era vista come storicamente consapevole, artisticamente valida e ricca di significato spirituale. Tale azione non era motivata da necessità pratiche, ma da ragioni culturali: non un ‘riuso’ o un ‘rinnovamento’, ma un vero ‘restauro’. Tra la fine del XVIII e il XIX secolo, queste riflessioni furono soggette a un processo irreversibile di secolarizzazione, portando lentamente a una moderna disciplina del restauro, affinata poi nel XX secolo, ma certamente non rifondata.

Looking back, it is possible to notice how a certain kind of ‘conservative’ awareness emerged from the Western Christian antiquity of the 5th and 6th centuries, and was cultivated through the Middle Ages, to then be vigorously rekindled in Renaissance humanism and, even more so, in the age of the Counter-Reformation. Through the 16th century, there is evidence of a growing regret for the destruction of the ancient Vatican Basilica of St. Peter. This same regret turned into a more systematic reflection when the decision was reached to transform the basilica of St. John Lateran by renewing and embellishing it rather than by demolishing it and building it anew. The road to a modern conception of conservation and restoration had already been mapped out by men of culture; mostly members of the clergy, who respected the Antiquitates Christianae for their formal, conceptual and ‘material’ values. A respectful action was understood as being by itself historically conscious, artistically valid and rich of spiritual meaning. Such an action was not motivated by practical needs, but by cultural reasons: not a ‘reuse’ or a ‘refurbishment’, but a true ‘restoration’. Between the late 18th and 19th centuries, these reflections were subject to an irreversible process of secularization, slowly leading to a modern discipline of restoration, which was later refined during the 20th century, but certainly not re-founded.

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Conservazione e innovazione dei poli liturgici e dello spazio sacro

di Stella Casiello

Nel corso dei secoli, abbiamo assistito a varie trasformazioni delle sale sacre, tutte dovute a riforme teologiche. L’adeguamento delle chiese, previsto dal Concilio Vaticano II (1963), afferma che è necessaria una restaurazione architettonica per la conservazione delle stratificazioni negli edifici antichi. Secondo la Nota Pastorale promulgata dalla Commissione Episcopale per la Liturgia nel 1996, ho identificato tre casi riguardanti edifici religiosi a Napoli, ciascuno rappresentativo di diversi problemi risolti in modi differenti. L’adeguamento della Basilica di San Giovanni Maggiore ha tenuto conto della duplice funzione che la chiesa svolge sia come parrocchia sia come sala culturale, gestita dalla Fondazione Ordine degli Ingegneri di Napoli, che l’ha ricevuta in prestito d’uso dal Cardinale. Sottolineerò il valore e i limiti di questa scelta. Il secondo caso è la Chiesa del Gesù Nuovo, che fa riferimento in particolare al piano di adeguamento della zona del presbiterio e dell’abside, senza trascurare le soluzioni adottate nelle altre sale celebrative. L’ultima parte di questo saggio riguarda il Museo Diocesano di Napoli, situato nella Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova, adeguato per la nuova funzione, prestando particolare attenzione ai valori di culto. Illustrerò anche la Chiesa di Santa Maria Donnaregina del XIV secolo, sottolineando l’opportunità di considerare entrambi gli edifici religiosi nel loro complesso come un'”isola dei musei sacri.” Viene poi enfatizzata non solo la continuità architettonica degli edifici, ma anche la continuità religiosa dal XVI secolo fino ad oggi.

Through the centuries, we have witnessed various sacred room transformations, all due to theological reforms. The adjustment of churches, expected by Vatican Council II (1963), claims that architectural restoration is required for the conservation of stratifications in ancient buildings. According to the Pastoral Note promulgated by the Episcopal Commission for the Liturgy in 1996, I identified three cases regarding religious buildings in Naples, each one representative of different problems solved in different ways. The adjustment of the San Giovanni Maggiore Basilica has taken into account the twofold function that the church carries out both as a parish church and as a cultural room, managed by the Engineer Order of Naples Foundation, which received it in loan for use by the Cardinal. I will point out the worth and limits of this choice. The second case is the Gesù Nuovo Church, referring particularly to the plan of adjustment of the presbytery and apse zone, without ignoring the solutions adopted in the other celebrative rooms. The last part of this essay concerns the Museo diocesano of Naples, situated in the Santa Maria Donnaregina Nuova Church, adjusted for the new function, taking into account especially the worship values. I also illustrate the XIV-century Church of Santa Maria Donnaregina, underlining the opportunity to consider both the religious buildings as a whole as an “isola dei musei sacri.” It is then emphasized not only the architectural continuity of the buildings but also the religious continuity from the XVI century until today.

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Vulnerabilità e interventi di rinforzo sismico delle chiese

di Ezio Giuriani

Questo articolo presenterà le principali fonti di vulnerabilità sismica delle chiese storiche. In primo luogo, viene sottolineata l’elevata vulnerabilità associata al ribaltamento della facciata e delle pareti laterali, come osservato dopo eventi sismici recenti e passati, quando molte chiese sono state danneggiate o colpite dal crollo delle facciate. Un’altra fonte rilevante di vulnerabilità sismica delle chiese storiche riguarda il rischio di crollo delle volte della navata. Questo crollo, indotto dallo scuotimento degli archi diaframma trasversali, ha causato il crollo delle volte in alcune chiese durante i recenti terremoti. Per mitigare il rischio di danni e/o crolli, trasformare l’edificio in una struttura a scatola è una soluzione comune. Negli ultimi anni sono state adottate lastre di calcestruzzo armato gettate sopra il tetto. Questa soluzione è stata inoltre fortemente raccomandata dalle normative nazionali. Tuttavia, i recenti terremoti hanno dimostrato che tale soluzione non solo è risultata inefficace, ma in alcuni casi addirittura devastante. Ciò è dovuto principalmente al considerevole aumento dei carichi morti e all’inadeguata connessione tra la lastra del tetto e le pareti in muratura. Questo articolo presenta una tecnica innovativa che consente di ottenere una struttura a scatola per il tetto molto leggera. La soluzione è poco invasiva, quasi completamente reversibile e quindi pienamente conforme ai principi di conservazione degli edifici storici. Vengono presentati anche alcuni dettagli costruttivi importanti, tra cui l’importanza della connessione tra i pannelli di legno del diaframma del tetto e le pareti in muratura. Inoltre, vengono illustrate alcune tecniche non invasive e quasi completamente reversibili per rinforzare le travi del tetto in legno e per rinforzare i tiranti in legno degli archi.

This paper will present the main sources of seismic vulnerability of historical churches. First, the high vulnerability associated with the overturning of the façade and the lateral walls is underlined, as observed in the aftermath of recent and past seismic events when many churches were damaged or affected by façade collapse. Another relevant source of seismic vulnerability of historical churches concerns the risk of collapse of the vaults of the nave. This collapse, induced by the rocking of the transverse diaphragm arches, caused the collapse of the vaults in some churches during recent earthquakes. In order to mitigate the risk of damage and/or collapse, transforming the building into a box structure is a usual solution. Reinforced concrete slabs cast on top of the roof have been adopted in the recent past. This solution was also strongly recommended by national standards. The recent earthquakes showed that such a solution was not only ineffective but even devastating in some cases. This is mostly due to the considerable increase in dead loads and the inadequate connection between the roof slab and masonry walls. This paper presents an innovative technique that makes it possible to obtain a very light roof box structure. The solution is not as invasive, is almost totally reversible, and is therefore fully compliant with the principles of historical building preservation. Some important construction details are also presented, among them the importance of the connection between the wooden panels of the roof diaphragm and the masonry walls. Some non-invasive and almost totally reversible techniques for reinforcing the wooden roof beams and for reinforcing the wooden ties of the arches are also illustrated.

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Miglioramento impiantistico e piena accessibilità

di Daniela Concas

Le esigenze di adattamenti liturgici seguite al Concilio Vaticano II (1959-65), causate dal miglioramento della qualità della vita, hanno portato a un perfezionamento delle caratteristiche primarie delle chiese. Ma è davvero tutto l’equipaggiamento tecnologico necessario nella vita quotidiana, oppure è possibile rinunciare ad alcune di queste tecnologie? Migliorare gli impianti come l’elettricità, l’illuminazione, la diffusione del suono e delle immagini, l’acqua, il comfort ambientale (riscaldamento/raffreddamento o climatizzazione), la sorveglianza, la sicurezza o la lotta contro gli incendi, così come la piena accessibilità (superare le barriere architettoniche per facilitare l’ingresso e il percorso interno), costituisce legittimamente requisiti per le attività di restauro legate a una liturgia riformata. La Chiesa, portatrice di valori storici e artistici, nonché simbolici e spirituali, è un’architettura aperta e modificabile, e pertanto queste soluzioni sono fondamentali.

Demands of liturgical adjustments following the Second Vatican Council (1959-65), caused by the increase of life quality, led to the improvement of primal characteristics of churches. But is all technological equipment really necessary in everyday life, or is it possible to forgo some of it? Improving installations such as electricity, light, sound and visual diffusion, water, environmental comfort (heating/cooling or air-conditioning), surveillance, security or fire-fighting, as well as full accessibility (getting over architectural barriers in order to facilitate the entry and internal itinerary) legitimately make restoration activities requirements of reformed liturgy. The Church, a carrier of historical and artistic values as well as symbolical and spiritual ones, is an open and modifiable architecture, and therefore these solutions are fundamental.

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Il Movimento Liturgico in Europa e la sua architettura

di Frédéric Debuyst

Il monaco benedettino Frédéric Debuyst (1922-2017) è stato uno dei critici d’arte cristiana più influenti della seconda metà del XX secolo. È stato anche un interprete originale delle sperimentazioni nell’architettura liturgica moderna. Direttore della rivista Art d’église dal 1959 al 1980, i suoi articoli e libri proponevano uno stile architettonico caldo; un “terzo cammino” alternativo sia al lirismo organico che al razionalismo, basato sulla tradizione della domus ecclesiae delle origini del cristianesimo. Una keen percezione del genius loci e una paziente ricerca di intimità e partecipazione sono gli obiettivi degli architetti e delle architetture che amava, presentati sinteticamente in questo articolo. Profondamente influenzato dal pensiero di Romano Guardini e dall’esperienza germinale degli arredi liturgici al Castello di Rothenfels, Debuyst propone l’efficacia liturgica del “modello di chiesa domestica”, che vede come particolarmente adatto per piccole assemblee (studenti universitari, monasteri, comunità rurali), aggiornando le sperimentazioni del Movimento Liturgico negli anni Cinquanta e durante la stagione conciliare. Questo saggio è stato scritto da Dom Debuyst nell’ambito di un progetto di ricerca promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2005 e rimasto inedito fino ad oggi; la sua pubblicazione rappresenta un omaggio ai suoi insegnamenti autorevoli, ripresi anche nel suo libro postumo (Elogio di nuove chiese. Una libera sequenza di incontri e di luoghi significativi rivisitati, Qiqajon 2017), recensito nel n. 905 di questa rivista.

The Benedictine monk Frédéric Debuyst (1922-2017) was one of the most influential Christian art critics of the second half of the 20th Century. He was also an original interpreter of experimentations in modern liturgical architecture. Director of the review Art d’église from 1959 to 1980, his articles and books proposed a warm architectural style; a “third path” alternative to both organic lyricism and rationalism based on the tradition of the domus ecclesiae of the origins of Christianity. A keen perception of the genius loci and a patient quest for intimacy and participation are the aims of the architects and architectures he loved, which are synthetically presented in this article. Deeply influenced by the thought of Romano Guardini and by the germinal experience of liturgical fittings at the Rothenfels Castle, Debuyst proposes the liturgical effectiveness of the “domestic church model,” which he sees as particularly suited to small assemblies (university students, monasteries, rural communities), updating the experimentations of the Liturgical Movement in the Fifties and during the conciliar season. This essay was written by Dom Debuyst in the frame of a research project fostered by the Italian Conference of the Bishops in 2005 and unpublished until now; its publication represents an homage to his authoritative teachings, resumed also in his posthumous book (Elogio di nuove chiese. Una libera sequenza di incontri e di luoghi significativi rivisitati, Qiqajon 2017), reviewed in n. 905 of this journal.

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Il Salvator mundi di Urbino, Bartolomeo della Gatta e la pittura fiamminga

di Cecilia Martelli

Nonostante le sue condizioni molto incomplete e logore, il ‘Salvator mundi’ conservato nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino è un dipinto che suscita grande interesse per la sua altissima qualità pittorica e l’intensità spirituale della figura di Cristo. Questo studio mette in discussione l’attribuzione tradizionale del dipinto a Melozzo da Forlì e mira a confermarne il riconoscimento come opera di Bartolomeo della Gatta, un pittore e miniaturista camaldolese di origine fiorentina che visse e lavorò ad Arezzo. Fu influenzato dalle opere di Piero della Francesca e intorno al 1480 lavorò a Urbino al servizio di Federico di Montefeltro. Per il Duca, Bartolomeo della Gatta realizzò anche il ritratto del figlio Guidubaldo, oggi nella Galleria Colonna di Roma, e alcune splendide miniature nei manoscritti della biblioteca Federiciana.
Il dipinto segue fedelmente l’iconografia del ‘Salvator mundi,’ che nella seconda metà del Quattrocento si diffuse in Italia grazie ai prototipi fiamminghi. Questo studio si propone inoltre di ripercorrere la fortuna di questi prototipi in centri come Firenze—terra di Bartolomeo della Gatta—Urbino e Pesaro, capitali degli stati di Federico di Montefeltro e del suocero Alessandro Sforza. Probabilmente, il patrocinio di Federico di Montefeltro e la presenza a Urbino di dipinti nordici di notevole fascino e suggestione giustificano la forte ascendenza fiamminga del ‘Cristo’ in questione. Fonti di ispirazione particolarmente significative furono le opere di Hans Memling, che si diffusero ampiamente in Italia nell’ultimo quarto del Quattrocento e furono ricevute con grande interesse a Firenze, nell’ambiente degli artisti gravitanti attorno ad Andrea del Verrocchio.

Despite its very incomplete and worn-out condition, the ‘Salvator mundi’ kept in the National Gallery of the Marches of Urbino is a painting that arouses great interest for its very high pictorial quality and the spiritual intensity of the figure of Christ. This study calls into question the traditional attribution of the painting to Melozzo da Forlì and aims to confirm its recognition as Bartolomeo della Gatta, a Camaldolese painter and miniaturist of Florentine origin who lived and worked in Arezzo. He was influenced by Piero della Francesca’s works and around 1480 worked in Urbino in the service of Federico di Montefeltro. For the Duke, Bartolomeo della Gatta also realized the portrait of his son Guidubaldo, now in the Galleria Colonna in Rome, and some splendid miniatures in the manuscripts of the Federiciana library. The painting faithfully follows the iconography of the ‘Salvator mundi,’ which in the second half of the fifteenth century spread to Italy thanks to Flemish prototypes. This study also aims to retrace the fortune of these prototypes in centers such as Florence—homeland of Bartolomeo della Gatta—Urbino, and Pesaro, capitals of the states of Federico di Montefeltro and his father-in-law Alessandro Sforza. Probably the patronage of Federico di Montefeltro and the presence in Urbino of northern paintings of considerable charm and suggestion justify the strong Flemish ancestry of the ‘Christ’ in question. Particularly significant sources of inspiration were the paintings of Hans Memling, which became widely diffused in Italy in the last quarter of the fifteenth century and were received with great interest in Florence in the environment of the artists gravitating around Andrea del Verrocchio.

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Mostra Spoleto Trecento umbro

di Stefania Nardicchi

La diocesi di Spoleto abbraccia un territorio ricco di arte e storia. Il Museo Diocesano è un’istituzione molto attiva che conserva, ricerca e espone il patrimonio culturale della sua regione. Oltre a ciò, il museo collabora con altre istituzioni. L’esposizione dedicata all’arte del XIV secolo dell’area, dove era attiva la cosiddetta “Scuola di Spoleto,” è intitolata **Capolavori del Trecento: Il Cantiere di Giotto, Spoleto e l’Appennino**. Questo progetto è stato realizzato grazie alla cooperazione e collaborazione tra diverse istituzioni: i comuni di Trevi, Spoleto, Montefalco e Scheggino, l’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, il Polo Museale Umbro, la Regione Umbria, le fondazioni bancarie della regione e il G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) Valle Umbra e Sibillini. Questa esposizione invita i visitatori a scoprire il legame tra l’arte e il territorio per cui è stata creata.

The diocese of Spoleto embraces a territory rich in art and history. The Museo Diocesano is a very active institution that conserves, researches, and exhibits the cultural heritage of its region. Along with this, the museum also works in conjunction with other institutions. The exhibition dedicated to the area’s 14th-century art, where the so-called “Scuola di Spoleto” was active, is entitled Capolavori del Trecento: Il Cantiere di Giotto, Spoletto e l’Appennino. This project has been realized thanks to the cooperation and collaboration among various institutions: the municipalities of Trevi, Spoleto, Montefalco, and Scheggino, the Archdiocese of Spoleto-Norcia, the Sopraintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, the Polo Museale Umbro, the Region Umbria, the banking foundations of the region, and the G.A.L. (Group of Local Action) Valle Umbra and Sibillini. This exhibition invites visitors to discover the link between art and the territory for which it was created.

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Recensioni

Umberto Riva. La chiesa di San Corbiniano a Roma con un’appendice sulle opere di design

di Davide Fusari

Negli ultimi anni – dopo la lunga pausa seguita all’ormai leggendario Album di disegni del 1989 – sembra essere ripreso l’interesse editoriale attorno all’opera di Umberto Riva. In poco tempo, infatti, altri volumi hanno significativamente ricominciato ad esplorarne le profondità, aggiornando il regesto delle opere e implementando la disponibilità di materiali grafici e iconografici ad esse associato. Tra gli altri, nel 2015, Annalisa de Curtis ha curato la pubblicazione di FigurAzione. Alla ricerca della forma e, nel 2016, Gabriele Neri Umberto Riva. Interni e allestimenti. E sempre del 2015 è il volume dedicato al complesso parrocchiale di San Corbiniano in Roma qui presentato che – con un suo punto di vista affatto diverso e, anche per questo, originale – si associa a questo elenco. Diverso perché, piuttosto che rintracciare un metodo oppure indagare una sezione della produzione dell’architetto milanese, tratta monograficamente una sola opera, una chiesa.

In recent years—after the long hiatus following the now-legendary Album of Drawings from 1989—editorial interest in Umberto Riva’s work seems to have revived. In a short time, several other volumes have resumed exploring his work in depth, updating the catalog of his projects and expanding the availability of graphic and iconographic materials associated with them. Among these, in 2015, Annalisa de Curtis edited the publication of FigurAzione. Alla ricerca della forma, and in 2016, Gabriele Neri released Umberto Riva. Interni e allestimenti. Also in 2015, the volume dedicated to the parish complex of San Corbiniano in Rome, presented here, was published. This work joins this list with its own unique and, for this reason, original perspective—unique because, rather than tracing a method or investigating a specific section of the Milanese architect’s production, it monographically addresses a single work, a church.

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