Miglioramento impiantistico e piena accessibilità
di Daniela Concas
Le esigenze di adattamenti liturgici seguite al Concilio Vaticano II (1959-65), causate dal miglioramento della qualità della vita, hanno portato a un perfezionamento delle caratteristiche primarie delle chiese. Ma è davvero tutto l’equipaggiamento tecnologico necessario nella vita quotidiana, oppure è possibile rinunciare ad alcune di queste tecnologie? Migliorare gli impianti come l’elettricità, l’illuminazione, la diffusione del suono e delle immagini, l’acqua, il comfort ambientale (riscaldamento/raffreddamento o climatizzazione), la sorveglianza, la sicurezza o la lotta contro gli incendi, così come la piena accessibilità (superare le barriere architettoniche per facilitare l’ingresso e il percorso interno), costituisce legittimamente requisiti per le attività di restauro legate a una liturgia riformata. La Chiesa, portatrice di valori storici e artistici, nonché simbolici e spirituali, è un’architettura aperta e modificabile, e pertanto queste soluzioni sono fondamentali.
Demands of liturgical adjustments following the Second Vatican Council (1959-65), caused by the increase of life quality, led to the improvement of primal characteristics of churches. But is all technological equipment really necessary in everyday life, or is it possible to forgo some of it? Improving installations such as electricity, light, sound and visual diffusion, water, environmental comfort (heating/cooling or air-conditioning), surveillance, security or fire-fighting, as well as full accessibility (getting over architectural barriers in order to facilitate the entry and internal itinerary) legitimately make restoration activities requirements of reformed liturgy. The Church, a carrier of historical and artistic values as well as symbolical and spiritual ones, is an open and modifiable architecture, and therefore these solutions are fundamental.
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Il Movimento Liturgico in Europa e la sua architettura
di Frédéric Debuyst
Il monaco benedettino Frédéric Debuyst (1922-2017) è stato uno dei critici d’arte cristiana più influenti della seconda metà del XX secolo. È stato anche un interprete originale delle sperimentazioni nell’architettura liturgica moderna. Direttore della rivista Art d’église dal 1959 al 1980, i suoi articoli e libri proponevano uno stile architettonico caldo; un “terzo cammino” alternativo sia al lirismo organico che al razionalismo, basato sulla tradizione della domus ecclesiae delle origini del cristianesimo. Una keen percezione del genius loci e una paziente ricerca di intimità e partecipazione sono gli obiettivi degli architetti e delle architetture che amava, presentati sinteticamente in questo articolo. Profondamente influenzato dal pensiero di Romano Guardini e dall’esperienza germinale degli arredi liturgici al Castello di Rothenfels, Debuyst propone l’efficacia liturgica del “modello di chiesa domestica”, che vede come particolarmente adatto per piccole assemblee (studenti universitari, monasteri, comunità rurali), aggiornando le sperimentazioni del Movimento Liturgico negli anni Cinquanta e durante la stagione conciliare. Questo saggio è stato scritto da Dom Debuyst nell’ambito di un progetto di ricerca promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2005 e rimasto inedito fino ad oggi; la sua pubblicazione rappresenta un omaggio ai suoi insegnamenti autorevoli, ripresi anche nel suo libro postumo (Elogio di nuove chiese. Una libera sequenza di incontri e di luoghi significativi rivisitati, Qiqajon 2017), recensito nel n. 905 di questa rivista.
The Benedictine monk Frédéric Debuyst (1922-2017) was one of the most influential Christian art critics of the second half of the 20th Century. He was also an original interpreter of experimentations in modern liturgical architecture. Director of the review Art d’église from 1959 to 1980, his articles and books proposed a warm architectural style; a “third path” alternative to both organic lyricism and rationalism based on the tradition of the domus ecclesiae of the origins of Christianity. A keen perception of the genius loci and a patient quest for intimacy and participation are the aims of the architects and architectures he loved, which are synthetically presented in this article. Deeply influenced by the thought of Romano Guardini and by the germinal experience of liturgical fittings at the Rothenfels Castle, Debuyst proposes the liturgical effectiveness of the “domestic church model,” which he sees as particularly suited to small assemblies (university students, monasteries, rural communities), updating the experimentations of the Liturgical Movement in the Fifties and during the conciliar season. This essay was written by Dom Debuyst in the frame of a research project fostered by the Italian Conference of the Bishops in 2005 and unpublished until now; its publication represents an homage to his authoritative teachings, resumed also in his posthumous book (Elogio di nuove chiese. Una libera sequenza di incontri e di luoghi significativi rivisitati, Qiqajon 2017), reviewed in n. 905 of this journal.
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Il Salvator mundi di Urbino, Bartolomeo della Gatta e la pittura fiamminga
di Cecilia Martelli
Nonostante le sue condizioni molto incomplete e logore, il ‘Salvator mundi’ conservato nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino è un dipinto che suscita grande interesse per la sua altissima qualità pittorica e l’intensità spirituale della figura di Cristo. Questo studio mette in discussione l’attribuzione tradizionale del dipinto a Melozzo da Forlì e mira a confermarne il riconoscimento come opera di Bartolomeo della Gatta, un pittore e miniaturista camaldolese di origine fiorentina che visse e lavorò ad Arezzo. Fu influenzato dalle opere di Piero della Francesca e intorno al 1480 lavorò a Urbino al servizio di Federico di Montefeltro. Per il Duca, Bartolomeo della Gatta realizzò anche il ritratto del figlio Guidubaldo, oggi nella Galleria Colonna di Roma, e alcune splendide miniature nei manoscritti della biblioteca Federiciana.
Il dipinto segue fedelmente l’iconografia del ‘Salvator mundi,’ che nella seconda metà del Quattrocento si diffuse in Italia grazie ai prototipi fiamminghi. Questo studio si propone inoltre di ripercorrere la fortuna di questi prototipi in centri come Firenze—terra di Bartolomeo della Gatta—Urbino e Pesaro, capitali degli stati di Federico di Montefeltro e del suocero Alessandro Sforza. Probabilmente, il patrocinio di Federico di Montefeltro e la presenza a Urbino di dipinti nordici di notevole fascino e suggestione giustificano la forte ascendenza fiamminga del ‘Cristo’ in questione. Fonti di ispirazione particolarmente significative furono le opere di Hans Memling, che si diffusero ampiamente in Italia nell’ultimo quarto del Quattrocento e furono ricevute con grande interesse a Firenze, nell’ambiente degli artisti gravitanti attorno ad Andrea del Verrocchio.
Despite its very incomplete and worn-out condition, the ‘Salvator mundi’ kept in the National Gallery of the Marches of Urbino is a painting that arouses great interest for its very high pictorial quality and the spiritual intensity of the figure of Christ. This study calls into question the traditional attribution of the painting to Melozzo da Forlì and aims to confirm its recognition as Bartolomeo della Gatta, a Camaldolese painter and miniaturist of Florentine origin who lived and worked in Arezzo. He was influenced by Piero della Francesca’s works and around 1480 worked in Urbino in the service of Federico di Montefeltro. For the Duke, Bartolomeo della Gatta also realized the portrait of his son Guidubaldo, now in the Galleria Colonna in Rome, and some splendid miniatures in the manuscripts of the Federiciana library. The painting faithfully follows the iconography of the ‘Salvator mundi,’ which in the second half of the fifteenth century spread to Italy thanks to Flemish prototypes. This study also aims to retrace the fortune of these prototypes in centers such as Florence—homeland of Bartolomeo della Gatta—Urbino, and Pesaro, capitals of the states of Federico di Montefeltro and his father-in-law Alessandro Sforza. Probably the patronage of Federico di Montefeltro and the presence in Urbino of northern paintings of considerable charm and suggestion justify the strong Flemish ancestry of the ‘Christ’ in question. Particularly significant sources of inspiration were the paintings of Hans Memling, which became widely diffused in Italy in the last quarter of the fifteenth century and were received with great interest in Florence in the environment of the artists gravitating around Andrea del Verrocchio.
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AmeInforma
Mostra Spoleto Trecento umbro
di Stefania Nardicchi
La diocesi di Spoleto abbraccia un territorio ricco di arte e storia. Il Museo Diocesano è un’istituzione molto attiva che conserva, ricerca e espone il patrimonio culturale della sua regione. Oltre a ciò, il museo collabora con altre istituzioni. L’esposizione dedicata all’arte del XIV secolo dell’area, dove era attiva la cosiddetta “Scuola di Spoleto,” è intitolata **Capolavori del Trecento: Il Cantiere di Giotto, Spoleto e l’Appennino**. Questo progetto è stato realizzato grazie alla cooperazione e collaborazione tra diverse istituzioni: i comuni di Trevi, Spoleto, Montefalco e Scheggino, l’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, il Polo Museale Umbro, la Regione Umbria, le fondazioni bancarie della regione e il G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) Valle Umbra e Sibillini. Questa esposizione invita i visitatori a scoprire il legame tra l’arte e il territorio per cui è stata creata.
The diocese of Spoleto embraces a territory rich in art and history. The Museo Diocesano is a very active institution that conserves, researches, and exhibits the cultural heritage of its region. Along with this, the museum also works in conjunction with other institutions. The exhibition dedicated to the area’s 14th-century art, where the so-called “Scuola di Spoleto” was active, is entitled Capolavori del Trecento: Il Cantiere di Giotto, Spoletto e l’Appennino. This project has been realized thanks to the cooperation and collaboration among various institutions: the municipalities of Trevi, Spoleto, Montefalco, and Scheggino, the Archdiocese of Spoleto-Norcia, the Sopraintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, the Polo Museale Umbro, the Region Umbria, the banking foundations of the region, and the G.A.L. (Group of Local Action) Valle Umbra and Sibillini. This exhibition invites visitors to discover the link between art and the territory for which it was created.
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Recensioni
Umberto Riva. La chiesa di San Corbiniano a Roma con un’appendice sulle opere di design
di Davide Fusari
Negli ultimi anni – dopo la lunga pausa seguita all’ormai leggendario Album di disegni del 1989 – sembra essere ripreso l’interesse editoriale attorno all’opera di Umberto Riva. In poco tempo, infatti, altri volumi hanno significativamente ricominciato ad esplorarne le profondità, aggiornando il regesto delle opere e implementando la disponibilità di materiali grafici e iconografici ad esse associato. Tra gli altri, nel 2015, Annalisa de Curtis ha curato la pubblicazione di FigurAzione. Alla ricerca della forma e, nel 2016, Gabriele Neri Umberto Riva. Interni e allestimenti. E sempre del 2015 è il volume dedicato al complesso parrocchiale di San Corbiniano in Roma qui presentato che – con un suo punto di vista affatto diverso e, anche per questo, originale – si associa a questo elenco. Diverso perché, piuttosto che rintracciare un metodo oppure indagare una sezione della produzione dell’architetto milanese, tratta monograficamente una sola opera, una chiesa.
In recent years—after the long hiatus following the now-legendary Album of Drawings from 1989—editorial interest in Umberto Riva’s work seems to have revived. In a short time, several other volumes have resumed exploring his work in depth, updating the catalog of his projects and expanding the availability of graphic and iconographic materials associated with them. Among these, in 2015, Annalisa de Curtis edited the publication of FigurAzione. Alla ricerca della forma, and in 2016, Gabriele Neri released Umberto Riva. Interni e allestimenti. Also in 2015, the volume dedicated to the parish complex of San Corbiniano in Rome, presented here, was published. This work joins this list with its own unique and, for this reason, original perspective—unique because, rather than tracing a method or investigating a specific section of the Milanese architect’s production, it monographically addresses a single work, a church.
Notiziario
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