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Il Salvator mundi di Urbino, Bartolomeo della Gatta e la pittura fiamminga

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Sommario

Nonostante le sue condizioni molto incomplete e logore, il ‘Salvator mundi’ conservato nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino è un dipinto che suscita grande interesse per la sua altissima qualità pittorica e l’intensità spirituale della figura di Cristo. Questo studio mette in discussione l’attribuzione tradizionale del dipinto a Melozzo da Forlì e mira a confermarne il riconoscimento come opera di Bartolomeo della Gatta, un pittore e miniaturista camaldolese di origine fiorentina che visse e lavorò ad Arezzo. Fu influenzato dalle opere di Piero della Francesca e intorno al 1480 lavorò a Urbino al servizio di Federico di Montefeltro. Per il Duca, Bartolomeo della Gatta realizzò anche il ritratto del figlio Guidubaldo, oggi nella Galleria Colonna di Roma, e alcune splendide miniature nei manoscritti della biblioteca Federiciana.
Il dipinto segue fedelmente l’iconografia del ‘Salvator mundi,’ che nella seconda metà del Quattrocento si diffuse in Italia grazie ai prototipi fiamminghi. Questo studio si propone inoltre di ripercorrere la fortuna di questi prototipi in centri come Firenze—terra di Bartolomeo della Gatta—Urbino e Pesaro, capitali degli stati di Federico di Montefeltro e del suocero Alessandro Sforza. Probabilmente, il patrocinio di Federico di Montefeltro e la presenza a Urbino di dipinti nordici di notevole fascino e suggestione giustificano la forte ascendenza fiamminga del ‘Cristo’ in questione. Fonti di ispirazione particolarmente significative furono le opere di Hans Memling, che si diffusero ampiamente in Italia nell’ultimo quarto del Quattrocento e furono ricevute con grande interesse a Firenze, nell’ambiente degli artisti gravitanti attorno ad Andrea del Verrocchio.

Summary

Despite its very incomplete and worn-out condition, the ‘Salvator mundi’ kept in the National Gallery of the Marches of Urbino is a painting that arouses great interest for its very high pictorial quality and the spiritual intensity of the figure of Christ. This study calls into question the traditional attribution of the painting to Melozzo da Forlì and aims to confirm its recognition as Bartolomeo della Gatta, a Camaldolese painter and miniaturist of Florentine origin who lived and worked in Arezzo. He was influenced by Piero della Francesca’s works and around 1480 worked in Urbino in the service of Federico di Montefeltro. For the Duke, Bartolomeo della Gatta also realized the portrait of his son Guidubaldo, now in the Galleria Colonna in Rome, and some splendid miniatures in the manuscripts of the Federiciana library. The painting faithfully follows the iconography of the ‘Salvator mundi,’ which in the second half of the fifteenth century spread to Italy thanks to Flemish prototypes. This study also aims to retrace the fortune of these prototypes in centers such as Florence—homeland of Bartolomeo della Gatta—Urbino, and Pesaro, capitals of the states of Federico di Montefeltro and his father-in-law Alessandro Sforza. Probably the patronage of Federico di Montefeltro and the presence in Urbino of northern paintings of considerable charm and suggestion justify the strong Flemish ancestry of the ‘Christ’ in question. Particularly significant sources of inspiration were the paintings of Hans Memling, which became widely diffused in Italy in the last quarter of the fifteenth century and were received with great interest in Florence in the environment of the artists gravitating around Andrea del Verrocchio.

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