I disegni di Giacinto Calandrucci per la pala d’altare di san Tommaso d’Aquino a Quito in Ecuador
di Angelo Antonio Faraci
Lione Pascoli nelle Vite ricorda la commissione ricevuta dal pittore marattiano Giacinto Calandrucci (1646-1707) per una pala d’altare raffigurante San Tommaso d’Aquino, da inviare in Sud America. Questo dipinto potrebbe essere stato tra le trecento opere acquistate a Roma, intorno al 1680, dal frate ecuadoriano Ignacio de Quaseda per il Collegio di San Fernando a Quito. Dal dipinto perduto fu realizzata una stampa commemorativa nel 1690. È utile analizzare la composizione del dipinto e attribuire alcuni dei disegni dell’artista al Kunstmuseum di Düsseldorf e al Museo del Louvre di Parigi.
Lione Pascoli in the Vite recalls the commission received by Marattesque painter Giacinto Calandrucci (1646-1707) for an altarpiece depicting St. Thomas Aquinas, to be sent to South America. This painting may have been among the thre hundred works purchased in Rome, around 1680, by the Ecuadorian friar Ignacio de Quaseda for the College of San Fernando in Quito. From the lost painting was made a commemorative print in 1690. It is useful to analyze the composition of the painting and to attribute some of the artist’s drawings to the Kunstmuseum in Düsseldorf and the Louvre Museum in Paris.
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Il gonfalone di Michelangelo Anselmi: alcune considerazioni sull’attività tarda del pittore a partire dagli studi di Francesco Barocelli
di Domiziana Pelati
Questo articolo si concentra sul vessillo di Michelangelo Anselmi che rappresenta l’Incoronazione della Vergine (Parma, Pinacoteca Stuard). L’unica indagine specifica su quest’opera, condotta dal defunto direttore della Pinacoteca Stuard Francesco Barocelli, è stata in gran parte trascurata dagli studi. Una nuova bozza di un testo di approfondimento dello studioso, recentemente scoperta, ci permette di conoscere meglio la scoperta del gonfalone, rinvenuto circa quindici anni fa nei depositi comunali di Parma, e gli aspetti critici delle sue condizioni precedenti. Commissionato nel 1550 dalla Comunità di Parma per un evento altamente simbolico e politico, ovvero l’ingresso solenne in città della Duchessa Margherita d’Austria, moglie del Duca Ottavio Farnese e figlia dell’Imperatore Carlo V, il gonfalone a due facce è un unicum nel genere nella produzione artistica parmense della prima metà del secolo. Basandosi sugli studi poco noti di Barocelli, la prima parte dell’articolo analizza lo stile e l’iconografia del dipinto, esaminandone la funzione e i valori civici e religiosi, approfondendo in particolare i suoi legami con Margherita d’Austria. Nella seconda parte, partendo dalla produzione grafica coeva e dagli affreschi, questo articolo mira a delineare un profilo più chiaro delle opere tarde di Anselmi, raramente investigate, poiché l’importanza dell’Incoronazione della Vergine non è stata sufficientemente enfatizzata dagli studi recenti.
This paper focuses on Michelangelo Anselmi’s banner representing the Coronation of the Virgin (Parma, Pinacoteca Stuard). The only specific investigation of this artwork, which was carried out by the late director of the Pinacoteca Stuard Francesco Barocelli, has largely been neglected by studies. A newly discovered draught of the scholar’s thorough work allows us now to learn more about the gonfalon’s discovery, which was found about fifteen years ago in Parma’s municipal deposits, and the critical aspects of its previous conditions. Commissioned in 1550 by the Comunità di Parma for highly symbolic and political event such as the solemn entry into the city of Duchess Margherita d’Austria, wife of Duke Ottavio Farnese and daughter of Emperor Charles V, the doublesided gonfalon is unique in its kind in Parmesan artistic production within the first half of the century. Relying on Barocelli’s little known studies, the first part of the article analyzes the style and the iconography of the painting, examining its function and its civic and religious values, especially delving into its connections with Margherita d’Austria. In the second part, moving from the coeval graphic production and the frescoes, this paper aims to outline a clearer profile of Anselmi’s seldom investigated late works, as the importance of the Coronation of the Virgin has not been sufficiently emphasized by recent studies.
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Novità per la cappella Buratti nella chiesa di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni in Bologna
di Marta Spinelli
Questo contributo si basa su precedenti ricerche dedicate allo studio estetico e architettonico della cappella Buratti, un sacello bolognese nella chiesa coeva di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni. Supportato da prove documentarie inedite presenti nei documenti della famiglia committente e sostenuto da ricostruzioni architettoniche basate sul confronto tra piante e stampe della chiesa di Bologna, la ricerca mira a fare nuova luce sulla cappella, per valorizzarne le caratteristiche insolite e riportarla al centro dell’attenzione di esperti e non esperti. Il committente della cappella era il Conte Giovanni Paolo Buratti, che dal 1685 sarebbe stato conosciuto come Padre Antonio, il nome carmelitano con cui fu ordinato. Con l’emersione del testamento del committente dagli archivi di famiglia e successivamente i nomi degli artisti che parteciparono al cantiere dagli accordi del fondo del Conservatorio di San Giuseppe, è stato possibile ricostruire quasi completamente il lungo processo di costruzione, che durò più di dieci anni. Inoltre, sebbene sembri una testimonianza periferica nel panorama artistico italiano, si pone come un interessante esempio di cappella familiare sia per uso privato che comunitario, dimostrando di essere un ulteriore esempio da aggiungere al variegato panorama delle cappelle della Controriforma. L’interesse per il sacello è accresciuto dalla richiesta di un “placet” papale da parte del patrono per definire l’intera architettura in marmo, una pratica insolita per una cappella privata, e ancor più nel contesto bolognese dove la decorazione in marmo è decisamente rara.
This contribution builds on previous research aimed at the aesthetic and architectural study of the Buratti chapel, a Bolognese sacellum in the contemporary church of Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni. Supported by previously unpublished documentary evidence in the papers pertaining to the commissioning family and sustained by architectural reconstructions based on a comparison of plans and prints of the church in Bologna, the research aims to shed new light on the chapel to enhance its unusual features and put it back at the centre of attention of experts and non-experts alike. The petitioner of the chapel was Count Giovanni Paolo Buratti, who from 1685 onwards would be known as Father Antonio, the Carmelite name under which was ordained. With the emergence of the will of the petitioner from the family archives, and subsequently the names of the artists who took part in the building site from the agreements of the Conservatorio di San Giuseppe fund, it has been possible to almost completely reconstruct the long construction process, which lasted more than ten years. Moreover, even though it seems to be a peripheral testimony in the Italian artistic panorama, it stands as an interesting example of a family chapel for both private and community use, proving to be a further example to add to the assorted panorama of counter-reformation chapels. The interest in the sacellum is increased by the request for a papal ‘placet’ from the patron to define the entire architecture in marble, an unusual practice for a private chapel, and even more so in the Bolognese context where marble decoration is decidedly rare.
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Amei Informa: Il MEMS Museo Erice la Montagna del Signore
di Maurizio Vitella
Il sistema museale ecclesiastico MEMS, istituito con decreto vescovile del 27 maggio 20051, è parte integrante del progetto culturale “Erice la Montagna del Signore” concepito dalla Diocesi di Trapani per provvedere, tra l’altro, allo stato di emergenza in cui versavano le chiese che insistono sulla vetta del Monte San Giuliano, alla loro fruizione e valorizzazione. Diciannove anni di cammino, di impegno, di studi per salvaguardare e mettere in risalto il patrimonio ecclesiastico di Erice, un’antica cittadina dove mito e storia si intrecciano in un passato plurimillenario. Quasi un ventennio ricco di manifestazioni espositive, di convegni, di corsi di formazione, di attività editoriali, segni dell’operosità che contraddistingue il lavoro condotto con l’idea imperativa di far vivere Erice. Grazie alla intraprendente sollecitazione di don Pietro Messana, direttore del progetto, le numerose iniziative condotte hanno coinvolto gli abitanti del luogo, impegnati a valorizzare i beni culturali di pertinenza ecclesiastica nell’intento di evitarne la dispersione e offrirne la fruizione.
Al fine di non far perire alcune delle più interessanti testimonianze architettoniche e artistiche, dal 2003, a coloro che scelgono di trascorrere un po’ di tempo sull’antica vetta, viene offerto un itinerario di visita che comprende ben quindici edifici ecclesiastici (di cui sette a pagamento). Inizialmente il percorso comprendeva la Chiesa Madre e l’annessa torre campanaria (fig. 1), la chiesa di San Martino, la chiesa di San Giuliano e la chiesa di San Giovanni. Tutto ebbe inizio con il restauro della navata sinistra della Chiesa Madre che, dotata di impianto antifurto e illuminazione specifica, fu destinata a sede museale rendendo fruibile gran parte delle suppellettili liturgiche.
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Notiziario
Glauco Gresleri architetto nell’avventura della modernità delle chiese in Italia nel secolo scorso
di Maria Antonietta Crippa
La Fondazione Scuola Beato Angelico ha recentemente ricevuto una cospicua documentazione di testi di e sull’architetto Glauco Gresleri (1930-2016), da parte del figlio Lorenzo. A questa, anzi ad una sua parte che ho integrato con l’esame di pubblicazioni già in mio possesso, ho attinto per le brevi riflessioni che qui propongo. Pubblicandole, la rivista Arte Cristiana esprime vivo ringraziamento, nella convinzione che l’accrescimento della biblioteca della Fondazione, per temi che le sono propri, sia prezioso stimolo a confronti tra principi e pratiche di arte per la liturgia in due città, Milano e Bologna, molto diverse tra loro ma anche, non da oggi, apparentate da analogo dinamismo civile ed ecclesiastico.
In un Paese come il nostro, così poco agile nel fornire servizi bibliotecari ricchi e accessibili, sarà infatti più facile per giovani studiosi residenti in Milano, avendo a disposizione il materiale donato da Lorenzo, stabilire confronti tra l’impegno dell’istituzione ecclesiastica e la creatività dei migliori artisti e architetti nelle due città, approfondendone in particolare i temi d’architettura.
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