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«Charitas, in colore; jucunditas, in odore; satietas, in sapore».
Sulla valenza multisensoriale della rosa d’oro nel tardo Medioevo

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Sommario

L’articolo analizza i significati multisensoriali della rosa d’oro, uno dei simboli più prestigiosi della benevolenza papale nel tardo Medioevo. La rosa d’oro – la cui testimonianza più antica risale al pontificato di Leone IX (1049-1054) – era al centro di una liturgia speciale nella quarta domenica di Quaresima. Il papa portava la rosa, unta di balsamo e nel cui bocciolo era versato un profumo di muschio di origine animale, in una processione equestre dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme al Palazzo Lateranense, dove la offriva al prefetto di Roma. Durante la funzione liturgica, la rosa d’oro era in grado di indurre risposte precise da parte del papa e dei fedeli che, attraverso l’attivazione della vista, dell’olfatto, dell’udito, del gusto e del tatto, si aprivano alla contemplazione mistica di Dio.

Summary

The essay analyses the multisensory meanings of the golden rose, among the most prestigious symbols of papal benevolence in the late Middle Ages. The golden rose – the oldest evidence of which dates back to the pontificate of Leo IX (1049- 1054) – was at the centre of a special liturgy on the fourth Sunday of Lent. The pope carried the rose, anointed with balsam and in whose bud animal musk was fixed, in an equestrian procession from the Basilica of Santa Croce in Jerusalem to the Lateran Palace, where he offered it to the prefect of Rome. During the liturgical function, the golden rose was able to induce precise responses on the part of the pope and of the faithful who, through the activation of sight, smell, hearing, taste and touch, opened themselves to the mystical contemplation of God.