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Novità per la cappella Buratti nella chiesa di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni in Bologna

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Sommario

Questo contributo si basa su precedenti ricerche dedicate allo studio estetico e architettonico della cappella Buratti, un sacello bolognese nella chiesa coeva di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni. Supportato da prove documentarie inedite presenti nei documenti della famiglia committente e sostenuto da ricostruzioni architettoniche basate sul confronto tra piante e stampe della chiesa di Bologna, la ricerca mira a fare nuova luce sulla cappella, per valorizzarne le caratteristiche insolite e riportarla al centro dell’attenzione di esperti e non esperti. Il committente della cappella era il Conte Giovanni Paolo Buratti, che dal 1685 sarebbe stato conosciuto come Padre Antonio, il nome carmelitano con cui fu ordinato. Con l’emersione del testamento del committente dagli archivi di famiglia e successivamente i nomi degli artisti che parteciparono al cantiere dagli accordi del fondo del Conservatorio di San Giuseppe, è stato possibile ricostruire quasi completamente il lungo processo di costruzione, che durò più di dieci anni. Inoltre, sebbene sembri una testimonianza periferica nel panorama artistico italiano, si pone come un interessante esempio di cappella familiare sia per uso privato che comunitario, dimostrando di essere un ulteriore esempio da aggiungere al variegato panorama delle cappelle della Controriforma. L’interesse per il sacello è accresciuto dalla richiesta di un “placet” papale da parte del patrono per definire l’intera architettura in marmo, una pratica insolita per una cappella privata, e ancor più nel contesto bolognese dove la decorazione in marmo è decisamente rara.

Summary

This contribution builds on previous research aimed at the aesthetic and architectural study of the Buratti chapel, a Bolognese sacellum in the contemporary church of Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni. Supported by previously unpublished documentary evidence in the papers pertaining to the commissioning family and sustained by architectural reconstructions based on a comparison of plans and prints of the church in Bologna, the research aims to shed new light on the chapel to enhance its unusual features and put it back at the centre of attention of experts and non-experts alike. The petitioner of the chapel was Count Giovanni Paolo Buratti, who from 1685 onwards would be known as Father Antonio, the Carmelite name under which was ordained. With the emergence of the will of the petitioner from the family archives, and subsequently the names of the artists who took part in the building site from the agreements of the Conservatorio di San Giuseppe fund, it has been possible to almost completely reconstruct the long construction process, which lasted more than ten years. Moreover, even though it seems to be a peripheral testimony in the Italian artistic panorama, it stands as an interesting example of a family chapel for both private and community use, proving to be a further example to add to the assorted panorama of counter-reformation chapels. The interest in the sacellum is increased by the request for a papal ‘placet’ from the patron to define the entire architecture in marble, an unusual practice for a private chapel, and even more so in the Bolognese context where marble decoration is decidedly rare.