Le origini e il contesto della Scuola Beato Angelico  II
Un’«opera nobile del Cairo» dimenticata

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Arte Cristiana n° 938

Pubblicato in settembre/ottobre 2023,
fascicolo numero progressivo: volume CXI

322 Maria Antonietta Crippa Editoriale
326 Ferdinando Zanzottera Uscita dall’eclettismo di mons. Giuseppe Polvara: un’esperienza interrotta?
338 Francesca Leto Una chiesa degli esordi della Scuola Beato Angelico: parrocchiale di San Mauro a Costozza – Vicenza
352 Silvana Basile Le chiese di San Carlo a Monza (1921-1925) e di María Inmaculada a Buenos Aires (1931-1934): ricerca di modernità tra progetto e tecnica costruttiva e non solo
372 Marco Cavenago I laboratori della Scuola Beato Angelico: tracce di una storia
384 Roberta Felici «È necessario, per rinnovarsi, rinascere: è impossibile ringiovanire»
394 Massimo Romeri Un’«opera nobile del Cairo» dimenticata

Editoriale

di Maria Antonietta Crippa

 

Arte Cristiana 938, editoriale: Scuola Beato Angelico, Chiesa di S. Maria Immaculada, Buenos Aires, prima metà del XIX secolo. © Archivio storico Laboratorio di Architettura, Scuola Beato Angelico Milano.
Scuola Beato Angelico, Chiesa di S. Maria Immaculada, Buenos Aires, prima metà del XIX secolo. © Archivio storico Laboratorio di Architettura, Scuola Beato Angelico Milano.

 

Prosegue, in questo numero della Rivista, la presentazione dei contributi proposti nella giornata di studio “Le origini e il contesto della Scuola Beato Angelico. Sondaggi sulla produzione di architettura e arti applicate”, tenuta presso la Fondazione omonima il 14 marzo 2023, momento di riflessione sulle origini e sul primo sviluppo della Scuola Beato Angelico (SBA) all’interno di un insieme di eventi commemorativi del centenario della sua fondazione nel 1921.

La prima parte delle comunicazioni, presentata nel numero precedente della Rivista e comprendente saggi a carattere generale, ha consentito di cogliere importanti connessioni della SBA con il dinamismo imprenditoriale milanese e lombardo; con la diffusione nazionale, particolarmente vivace in quest’area, del rinnovamento delle arti applicate, di scuole per la formazione artistica e industriale, di esposizioni e di pubblicistica dedicata; con la complessa situazione della Chiesa cattolica, impegnata a far fronte all’espansione continua dei centri urbani, alle conseguenti necessità di nuove parrocchie oltre che all’inevitabile
individuazione di orientamenti in grado di connettere moderne espressioni d’arte e proprie tradizioni di vita comunitaria e liturgica.

L’approfondimento sviluppato nella prima metà della giornata non ebbe pretese di completezza. Risultò tuttavia indispensabile premessa ad ulteriori indagini e risposte, soprattutto, alla necessità di contestualizzare la SBA, pensata dal fondatore, mons. Giuseppe Polvara, per abilitare alla costruzione di chiese e loro arredi chi, dopo aver appreso un mestiere, poteva poi applicarlo in proprio; voluta e gestita, inoltre, come istituzione privata, in linea di principio in parallelo con la coeva e milanese Università Cattolica del Sacro Cuore, ma di carattere eminentemente pratico.

Occorreva anche dar concreta documentazione dell’attività della Scuola, almeno per casi esemplari. Non fu facile definire un arco temporale ben delimitato rispetto alla necessità di un incipit storico-critico rigoroso, anche perché i contributi dovevano essere tutti compresi nella seconda metà della giornata.
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Negli incontri nei quali se ne discusse, si ribadì più volte la necessità di individuare temi-matrice di questa ‘esperienza di scuola e di vita’. Le si riconosceva infatti indubbia straordinarietà da molti punti di vista: nell’ampiezza e articolazione di attività; nella lunga continuità produttiva di opere con destinazione liturgica; nell’efficacia di insegnamento di mestieri di alta artigianalità; nella connessione con il mondo ecclesiastico e con quello civile; nell’originalità di cultura liturgico-teologica; nella costante capacità pubblicistica, volta a documentare il percorso prevalentemente ma non solo italiano di un secolo di arte cristiana.

Si decise, pertanto, in primo luogo di lasciare agli studiosi la possibilità di spaziare con libertà nell’arco temporale tra 1921 e 1950, coincidente con gli estremi della fondazione della SBA e della morte del suo fondatore, pur invitandoli, soprattutto per l’architettura, a privilegiarne i primi passi. Si era infatti compreso, nel frattempo, che mons. Giuseppe Polvara aveva messo a fuoco gradualmente il progetto di una Scuola retta da una nuova Comunità religiosa oltre
che culturalmente segnata da peculiare scelta di modernità. A questo proposito, sensibile all’innovazione tecnica – assecondata in vari modi: dall’uso anche sperimentale del calcestruzzo armato all’utilizzo di attrezzature aggiornate per la lavorazione dei metalli e per la tessitura –, egli ne perseguì l’esercizio nella formazione degli allievi della Scuola tramite il primato dei laboratori. Pertanto, a seguito della comune presa d’atto di queste evidenze, si sono individuati come temi essenziali di prima esplorazione i tre presentati nei saggi raccolti in questo numero della Rivista: l’architettura, le arti applicate, i laboratori.

Il quadro di conoscenze che da esse emerge ci pare di notevole interesse. Le riflessioni di Ferdinando Zanzottera, oltre a dettagliare le scelte più squisitamente linguistiche dell’architettura prodotta nella SBA in decisa uscita dall’universo eclettico, ne documentano il riconoscimento ottenuto all’interno della rete professionale nazionale, artigianale e industriale, che considerò il fondatore e i suoi collaboratori persone competenti, degne di coinvolgimento. Lo studioso precisa anche che il coinvolgimento della Scuola con il mondo professionale degli architetti e degli ingegneri più qualificati, le consentì di assumere anche ruoli di controllo e di verifica dei cantieri e di predisporre le procedure per gare di appalto.

 

Chiesa María Inmaculada a Buenos Aires, tabernacolo, fotografia di S. Basile

 

Francesca Leto affronta, da parte sua, lo studio di una delle primissime chiese della SBA, a Costozza nei pressi di Vicenza, in una indagine che dal 1923 arriva all’oggi grazie all’occasione fortunata di godere di grande libertà di esplorazione nel corpo dell’edificio avendo l’incarico del restauro dello stesso. La personale competenza liturgica l’abilita inoltre ad approfondire i rapporti tra mons. Polvara e mons. Ferdinando Ridolfi, vescovo di Vicenza e committente, nella comune partecipazione al rinnovamento liturgico. Emergono illuminanti sprazzi di coeva produzione di arte e architettura di chiese e riflessioni stimolanti sulle contraddizioni del contesto ecclesiastico degli anni Venti del secolo scorso.

Di grande interesse, anche per apporti del tutto inediti, è lo studio di Silvana Basile sulle chiese di San Carlo a Monza, del 1921-1925, e di María Inmaculada a Buenos Aires, del 1931-1934. Mentre evidenzia la non occasionale ricerca di modernità di Polvara, ne identifica con precisione la componente internazionale nell’operato della SBA che, nel caso argentino, è emerso a livello sia teorico-divulgativo – con mostre, conferenze e articoli su riviste – che concreto-operativo attraverso progetti e consulenze.

La studiosa approfondisce per la chiesa di Monza l’applicazione del metodo costruttivo in calcestruzzo armato in un brevetto messo a punto dall’ing. Mario Baroni, rinomato professore di Scienze delle Costruzioni del Politecnico di Milano. Rende inoltre noti, per la prima volta in Italia, l’intelligenza strutturale della grande chiesa di Buenos Aires, con telaio portante messo a vista, e l’impresa esecutrice del progetto, con esiti strutturali di grande qualità, fra le più importanti e affermate di Buenos Aires, la stessa che stava costruendo in città il grattacielo in calcestruzzo armato allora più alto de l Sud America.

Nella seconda parte del pomeriggio sono state proposte due riflessioni più strettamente connesse con i laboratori. A carattere generale quella di Marco Cavenago, le cui approfondite conoscenze affondano nella elaborazione di una precedente e importante tesi di dottorato sulla SBA. Articolazione dei laboratori; loro carattere di scuola artigiana; sedi via via acquisite dalla Scuola; nomi, numeri e provenienze di maestri, collaboratori e allievi; segnalazioni delle attività laboratoriali, in particolare quella del cesello, nella rivista Arte Cristiana, compongono una vivace narrazione della vita della SBA. Viene così proposto un contesto di attività estremamente dinamico e vario, in crescita continua nel periodo di attività di mons. Polvara, stimolato di continuo a nuove mete dalle sue non comuni capacità imprenditoriali.

Infine, Roberta Felici ci introduce nell’archivio dei disegni del laboratorio del cesello, più propriamente illustra una sua prima e puntuale ricognizione del materiale prezioso qui raccolto, in attesa di opportuna catalogazione. La sua conoscenza consente alla studiosa di rintracciare trame significative della rete di rapporti, con le realtà ecclesiali e artistiche del tempo, costruita dalla SBA. Vi individua ad esempio i committenti: a volte sacerdoti, a volte comunità parrocchiali o singoli fedeli. Vi coglie una del tutto moderna espressività di forme, di cui trova autorevole conferma in un articolo segnalato nel repertorio bibliografico dell’OADI (Osservatorio per le arti decorative in Italia), di Angelo Lipinsky, studioso impegnato dagli anni Trenta a celebrare importanza e dignità delle arti applicate. Nel suo confronto tra le suppellettili liturgiche prodotte in area tedesca negli anni Quaranta-Cinquanta, che l’esperto valuta di grande attualità, e quelle di almeno un decennio precedente della SBA, risulta di evidenza lampante l’opzione di modernità di Polvara che delle prime anticipa elegante semplicità, rigorosa ma non arida funzionalità e adeguate scelte materiche.
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Uscita dall’eclettismo di mons. Giuseppe Polvara: un’esperienza interrotta?

di Ferdinando Zanzottera 

Questo articolo esplora il pensiero e l’opera dell’architetto e sacerdote mons. Giuseppe Polvara, approfondendo la sua visione moderna dell’arte sacra e dell’architettura religiosa nel periodo tra le due guerre mondiali. Egli infatti sosteneva che le accademie d’arte non prendessero in sufficiente considerazione la dimensione liturgica delle loro opere, e criticava l’arte sacra contemporanea ritenendola indegna della tradizione cristiana. Il saggio esamina alcuni progetti di edifici liturgici in cui Polvara introduce elementi di innovazione attraverso l’uso del cemento armato, di geometrie particolari e della curva catenaria, utilizzata come elemento strutturale e decorativo. Zanzottera analizza inoltre la posizione della Scuola del Beato Angelico e la conseguente ricerca di uno stile moderno basato sulle potenzialità dei nuovi materiali e delle nuove tecnologie, senza negare il valore della tradizione. Il testo, infatti, mostra come nonostante Polvara ambisca alla modernità, le sue opere non si siano del tutto allontanate dalla tradizione, cercando di trovare un equilibrio tra innovazione e adesione ai principi architettonici classici. Attraverso l’utilizzo di fonti dirette e documenti d’archivio per lo più inediti, l’autore si sofferma sull’atteggiamento del sacerdote lombardo sempre alla ricerca di soluzioni pratiche ed ‘economiche’ capaci di superare anche le limitazioni talvolta imposte dalla Chiesa stessa e da committenze non sempre artisticamente preparate. Sebbene la modernità di Polvara non sia riuscita ad evolversi in un nuovo linguaggio architettonico pienamente distintivo, egli ha comunque lasciato un segno nella storia dell’architettura sacra italiana, allontanandosi dal linguaggio puramente eclettico e compiendo una transizione verso un approccio più moderno e tecnologicamente avanzato.

This article explores the thought and work of the architect and priest Msgr. Giuseppe Polvara, emphasizing his modern vision of sacred art and religious architecture in the period between the two world wars. Indeed, he argued that art academies did not sufficiently consider the liturgical dimension of their works, and criticized contemporary sacred art as unworthy of the Christian tradition. The essay examines some projects of liturgical buildings where Polvara introduces elements of innovation through the use of reinforced concrete, particular geometries and the catenary curve, used as a structural and decorative element. The author also analyzes the position of the Beato Angelico School and the consequent search for a modern style based on the potential of new materials and new technologies, without denying the value of tradition. The text, in fact, shows how despite Polvara yearning for modernity, his works have not completely distanced themselves from tradition, trying to find a balance between innovation and adherence to classical architectural Principles. Through the use of direct sources and mostly unpublished archival documents, the author lingers on the attitude of the Lombard priest who seeks practical and ‘economic’ solutions capable of overcoming even the ‘limitations’ sometimes imposed by the Church and by patrons not always artistically prepared. Although Polvara’s modernity was not able to evolve into a new fully distinctive architectural language, he nonetheless left a mark on the history of Italian sacred architecture, moving away from the purely eclectic language and making a transition towards a more modern and technologically advanced approach.

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Una chiesa degli esordi della Scuola Beato Angelico: la parrocchiale di San Mauro a Costozza – Vicenza

di Francesca Leto

Nel 1911 Ferdinando Rodolfi iniziò il suo mandato come nuovo vescovo di Vicenza. Fin dall’inizio, la sua formazione teologica, liturgica e architettonica si manifestò in un’azione pastorale attenta e altamente organizzata, volta ad aumentare la partecipazione attiva del popolo alle celebrazioni liturgiche. Fu un assiduo lettore e sostenitore de La Rivista Liturgica (1914), per la quale scrisse diversi articoli. Conobbe e diffuse anche la rivista Arte Cristiana. Il vescovo faceva inoltre parte della rete dei movimenti liturgici italiani, che offrivano alla diocesi occasioni di studio e riflessione, nonché strumenti per la vita diocesana (ad esempio i bollettini) e organismi istituzionali (ad esempio la Commissione d’Arte Sacra) per incidere efficacemente sulla qualità liturgica e architettonica. Un incontro con Giuseppe Polvara, avvenuto nel 1922 a Brescia durante la Settimana Liturgica, offrì l’opportunità di commissionare la progettazione e la costruzione di una chiesa in una piccola frazione di un comune vicino alla città di Vicenza. Si tratta di un progetto dei primi tempi della Scuola Beato Angelico, che riprende strutturalmente stili del passato considerati dalla commissione superati, ma che include anche alcune caratteristiche innovative dal punto di vista costruttivo e liturgico.

In 1911 Ferdinando Rodolfi began his appointment as the new bishop of Vicenza. From the beginning, his theological, liturgical, and architectural training was present in a in careful and highly organized pastoral action aimed at increasing the active participation of people in liturgical celebrations. He read and supported Rivista Liturgica (1914), for which he wrote several articles. He also became acquainted with and spread the journal Arte Cristiana. Bishop Rodolfi was also a part of the network of Italian liturgical movements, which offered the diocese opportunities for study and reflection, as well as tools to aid in diocesan life (e.g. diocesan bulletins) and institutional bodies (e.g. The Commission of Sacred Art) to effectively affect liturgical and architectural quality. A meeting with Giuseppe Polvara, in 1922 in Brescia during Liturgical Week, offered the opportunity to commission the design and construction of a church in a small hamlet of a municipality adjoining the city of Vicenza. It is a project from the early days of the Beato Angelico School, structurally drawing from styles of the past conceived as passé by the commission, but it also includes some innovative features from a constructural and liturgical point of view.

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I laboratori della Scuola Beato Angelico: tracce di una storia

di Marco Cavenago

Il presente lavoro propone uno studio approfondito della storia degli atelier della Scuola Beato Angelico, basandosi sull’esame di materiali d’archivio, sullo studio delle riviste Arte Cristiana e L’Amico dell’Arte Cristiana e sui pochi studi dedicati a questo specifico aspetto della scuola d’arte sacra fondata a Milano nel 1921 da Don Giuseppe Polvara. Superando la difficoltà della limitatezza delle fonti, questo studio ricostruisce per la prima volta e in modo documentato fatti, nomi, date, circostanze, luoghi, oggetti, motivazioni e metodi utilizzati dagli atelier di architettura, scultura, pittura, cesello, ricamo, mosaico e vetrate. Un aspetto significativo dell’organizzazione degli atelier era, ed è tuttora, la compresenza di docenti interni ed esterni chiamati a insegnare l’aspetto pratico delle loro discipline ai giovani studenti, spesso avvalendosi di collaboratori specializzati (ad esempio nelle varie fasi relative allo scalpello). Le lezioni teoriche del mattino e gli esercizi pratici del pomeriggio vedevano una collaborazione armoniosa e unanime di lavoratori di diverse discipline chiamati a realizzare gli arredi sacri che la Scuola creava su commissione o di propria iniziativa. Fin dall’inizio la Scuola volle dotarsi di tutte le attrezzature e gli spazi necessari per gestire autonomamente tutti i processi produttivi dei vari manufatti, nonché di una biblioteca ricca di testi di riferimento e di un repertorio di immagini utili.

The paper proposes an in-depth study of the history of the studios of the Beato Angelico School, based on an examination of archival materials, the study of the magazines Arte Cristiana and L’Amico dell’Arte Cristiana, and the few studies that have been dedicated to this specific aspect of the school of sacred art, founded in Milan in 1921 by Don Giuseppe Polvara. Overcoming the difficulty of limited source material, this paper has gathered for the first time a documented reconstruction of facts, names, dates, circumstances, places, objects, motivations and methods used by the architecture, sculpture, painting, chiselling, embroidery, mosaic, and stained glass studios. A significant aspect of studios’ organization was, and continues to be, the co-presence of internal and external teachers called to teach the practical aspect of their disciplines to young students, often making use of specialized collaborators (for example in the various steps relating to the chisel). The theoretical lessons in the morning and the practical exercises in the afternoon saw a harmonious and unanimous collaboration of workers from different disciplines called to produce the sacred furnishings that the School created on commission or by its own initiative. From the outset the School wanted to equip itself with all the equipment and spaces necessary to independently manage all of the production processes of the various artefacts as well as a library full of reference texts and a repertoire of useful images.

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«È necessario, per rinnovarsi, rinascere: è impossibile ringiovanire»

di Roberta Felici

Lo studio dei disegni provenienti dall’archivio della Bottega del Cesello della Scuola Beato Angelico di Milano permette di conoscere il modo di lavorare di Monsignor Polvara negli anni Venti e Trenta. L’archivio comprende circa 200 modelli di calici replicabili e modificabili in base alle richieste dei committenti. Polvara diede vita a un sistema di produzione artigianale che presentava alcuni vantaggi della produzione industriale. Inoltre, l’archivio porta alla luce numerose storie legate a grandi eventi della storia della Chiesa e della storia in generale. Un esempio tra i tanti: un calice di design cinese, realizzato per un Padre Stefano Bianchi in partenza per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica di Pechino.

The study of drawings from the archives of the Chisel Workshop of the Beato Angelico School in Milan gives insight into the way Msgr Polvara worked in the 20s and 30s. The archive consists of about 200 types of chalices that can be replicated and modified according to the requests of patrons. Polvara created an artisanal production system with some of the advantages of industrial production. In addition, the archive brings to light numerous stories related to major events in Church history and history in general. One example among the many all: a chalice of Chinese design, was made for a Father Stefano Bianchi who was leaving for the inauguration of the academic year of the Catholic University in Beijing.

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Le chiese di San Carlo a Monza (1921-1925) e di María Inmaculada a Buenos Aires (1931-1934): ricerca di modernità tra progetto e tecnica costruttiva

di Silvana D. Basile

Questo lavoro presenta due delle opere architettoniche di Monsignor Giuseppe Polvara realizzate tra il 1921 e il 1934, emblematiche della sua ricerca sulla nuova modernità presente nel design, nelle tecniche costruttive e nell’estetica. La prima opera architettonica, con un linguaggio espressivo ancora molto rispettoso della tradizione, è la chiesa di San Carlo a Monza (1921-1925), mentre la seconda, espressione contemporanea dell’architettura in cemento armato, è la chiesa di María Inmaculada a Buenos Aires (1931-1934). Si tratta di due edifici che partono da riflessioni solide e ben definite sulla disciplina, ma rappresentano anche l’inizio e la fine di un percorso di crescita intellettuale e sviluppo progettuale di Monsignor Polvara. Questo percorso lo ha portato a sviluppare strutture in cemento armato con le quali sperimentare e proporre la modernità del suo pensiero: una spazialità colta attraverso la continuità tra esterno e interno della struttura portante. Sono edifici in cui regnano essenzialità e rappresentatività, luoghi nobili di meditazione dove le qualità spaziali vengono anche sottolineate ed esaltate da un uso misurato della luce.

This paper presents two of Monsignor Giuseppe Polvara’s architectural works carried out between 1921-1934 which are emblematic of his research on new modernity present in design, construction techniques, and aesthetics. The first architectural work, with an expressive language still very respectful of tradition, is the church of San Carlo in Monza (1921-1925) and the second, a contemporary expression of reinforced concrete architecture, is the church of María Inmaculada in Buenos Aires (1931-1934). These are two buildings which started, from solid and well-defined reflections on the discipline, but also represent the beginning and end of a trajectory of Monsignor Polvara’s intellectual growth and design development. This trajectory led him to develop reinforced concrete structures with which to experiment and propose the modernity of his thought: a cultured spatiality through the continuity between the exterior and interior of the bearing structure. They are buildings in which essentiality and representativeness reign, noble places of meditation where the spatial qualities are also highlighted and magnified by a measured use of light.

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Storia dell’arte

Un’«opera nobile del Cairo» dimenticata

di Massimo Romeri

Un esame più approfondito dei documenti e dei materiali conservati in vari archivi permette di ricostruire l’origine e la storia delle opere d’arte che un tempo si trovavano nel monastero dei Cappuccini di Sondrio (Valtellina, Lombardia). Alcune di queste opere sono dipinti ben noti, altre si pensava fossero disperse. Grazie alle prove documentali possiamo ricostruire l’origine dei dipinti più preziosi un tempo custoditi nel monastero. Ad esempio, siamo riusciti a colmare una lacuna nella storia antica dell’Assunzione della Vergine, che fonti primarie attribuivano a Francesco Cairo. Il dipinto era stato conservato nel convento dei Cappuccini fino all’inizio del XX secolo. Nel 1937 l’opera fu grossolanamente ridipinta e trasferita nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio a Sondrio. Questi eventi traumatici, precedentemente sconosciuti, costituivano una lacuna importante nella storia dell’opera d’arte. Questa ricerca ha permesso di ricostruire tali vicende, confermare l’attribuzione dell’Assunzione al Cairo e verificare le modalità con cui il dipinto fu spostato a seguito delle soppressioni degli ordini ecclesiastici e delle leggi eversive tra la fine del XVIII e il XIX secolo.

A deeper look into documents and materials kept in various archives allows for the retracing of the origin and history of artworks formerly in the Capuchin monastery in Sondrio (Valtellina, Lombardy). Some of these works are well known paintings, others were believed to be missing. Thanks to documentary evidence we can trace the origin of the most valuable paintings once held in the monastery. To give an example, we have been able to fill a gap in the early history of the Assumption of the Virgin which primary sources believed to be painted by Francesco Cairo. The painting had been kept in the Capuchin monastery until the beginning of the twentieth century. In 1937 someone had the work roughly repainted and moved to the church of Santi Gervaso and Protasio in Sondrio. These formerly unknown traumatic events comprised an important gap in the history of the work of art. This research made it possible to rebuild these events, confirm the attribution of the Assumption to Cairo, and to verify the means by which the painting moved following the suppression of ecclesiastical orders and subversive laws between the late eighteenth and nineteenth centuries.

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