Le vetrate della cappella di santa Cecilia nella casa di riposo Giuseppe Verdi a Milano: l‘originaria realizzazione da parte della società G. Beltrami & C. e la ricostruzione di Giovanni Buffa
di Lorenzo Cerati
La Beltrami & C. era una rinomata bottega di vetrate attiva a Milano tra il 1900 e il 1926. Era una partnership di quattro pittori: Giovanni Beltrami, Giovanni Buffa, Innocente Cantinotti e Guido Zuccaro. Nel 1913, la bottega ricevette l’incarico di creare un set completo di vetrate per la cappella di Santa Cecilia nella Casa di riposo Giuseppe Verdi a Milano, un edificio progettato da Camillo Boito. Il set fu completato nel settembre del 1913, ma quasi tutte le vetrate furono distrutte dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nell’agosto del 1943.
Documenti provenienti dall’archivio della Casa Verdi permettono di ricostruire il processo di restauro delle vetrate dopo la guerra, effettuato da Giovanni Buffa, unico membro superstite del gruppo originario, con l’assistenza del vetraio Giuseppe Bertuzzi. Il restauro mirava a replicare il design originale, ma da un punto di vista tecnico, presenta differenze significative. La bottega Beltrami era nota per l’uso di una varietà di tipi di vetro, creando intricati mosaici di vetri colorati con una pittura minima. Al contrario, il restauro di Buffa si basava molto di più sull’uso di vetro dipinto.
Sopra le tre finestre principali ci sono tre aperture più piccole a forma di quadrifoglio con vetrate, che si ritiene siano gli unici elementi superstiti dell’opera originale realizzata dalla Beltrami & C.
Beltrami & C. was a renowned stained glass workshop active in Milan between 1900 and 1926. It was a partnership of four painters: Giovanni Beltrami, Giovanni Buffa, Innocente Cantinotti, and Guido Zuccaro. In 1913, the workshop was commissioned to create a comprehensive set of stained glass windows for the chapel of Saint Cecilia in the Casa di riposo Giuseppe Verdi in Milan, a building designed by Camillo Boito. The set was completed in September 1913, but almost all of it was destroyed during World War II bombings in August 1943.
Documents from the Casa Verdi archive allow for the reconstruction of how, after the war, the stained glass windows were restored by Giovanni Buffa, the only surviving member of the original group, with the assistance of glassmaker Giuseppe Bertuzzi. The restoration aimed to replicate the original design, but from a technical perspective, it differs significantly. The Beltrami workshop was known for using a variety of glass types, creating intricate mosaics of colored glass with minimal painting. In contrast, Buffa’s restoration relied much more heavily on painted glass.
Above the three main windows are three smaller quatrefoil openings with stained glass, which are believed to be the only surviving elements of the original work by Beltrami & C.
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Tra la Vita e la Morte: Simone di Filippo e Pietro di Giovanni Lianori per i Battuti bolognesi
di Gianluca del Monaco
L’articolo presenta nuove scoperte riguardanti l’attività di Simone di Filippo (Bologna, documentato dal 1354, morto nel 1399), noto anche come Simone dei Crocifissi, il pittore bolognese più prolifico della seconda metà del XIV secolo. Viene esaminato il suo lavoro per le confraternite locali di Santa Maria della Vita e Santa Maria della Morte. Un’immagine sacra della Vergine con il Bambino, attualmente situata sopra l’altare maggiore di Santa Maria della Vita, fu attribuita a Simone nel XVII secolo. Tuttavia, un autore sconosciuto del XVIII secolo aveva già suggerito che il dipinto fosse stilisticamente simile alla Madonna di Fiesso di Castenaso (Bologna), firmata da Pietro di Giovanni Lianori (Bologna, documentato dal 1406 al 1466), una figura chiave della pittura tardogotica a Bologna all’inizio del XV secolo.
Come l’autore ha recentemente sostenuto, la Madonna della Vita mostra elementi stilistici coerenti con le tendenze tardogotiche bolognesi e può quindi essere attribuita a Lianori. Inoltre, la scoperta di un documento del XVIII secolo suggerisce che il crocifisso firmato da Simone, ora conservato nella chiesa di Santo Stefano, fu commissionato dalla confraternita di Santa Maria della Morte.
The article presents new findings regarding the activity of Simone di Filippo (Bologna, documented from 1354, died 1399), also known as Simone dei Crocifissi, the most prolific Bolognese painter of the latter half of the 14th century. His work for the local confraternities of Santa Maria della Vita and Santa Maria della Morte is examined. A sacred image of the Virgin and Child, currently above the high altar of Santa Maria della Vita, was attributed to Simone in the 17th century. However, an unknown 18th-century author had already suggested that the painting was stylistically similar to the Madonna in Fiesso di Castenaso (Bologna), signed by Pietro di Giovanni Lianori (Bologna, documented 1406-1466), a key figure in late Gothic painting in Bologna during the early 15th century.
As the author has recently argued, the Madonna della Vita exhibits stylistic elements consistent with Bolognese late Gothic trends, and it can thus be attributed to Lianori. Additionally, the discovery of an 18th-century record suggests that the cross signed by Simone, now held in the church of Santo Stefano, was commissioned by the confraternity of Santa Maria della Morte.
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Entre historia et allegoria: contribution à l’iconographie de la Charité au Moyen Âge (IXe-XIIIe siècles)
di Dominique Paris-Poulain
Le rappresentazioni iconografiche della Carità tra il IX e il XIII secolo, che spaziano dalle personificazioni agli atti di misericordia, si trovano in vari contesti. Tra queste immagini, la scena di San Martino che dona metà del suo mantello a un povero si distingue per la sua duratura influenza sulle arti visive. Questo studio confronta le fonti testuali, fondamenta della spiritualità cristiana, con le rappresentazioni figurative, evidenziando come il motivo del mantello trasformi l’iconografia della Largitas nelle illustrazioni della Psychomachia di Prudenzio. Questa trasformazione si estende ai cicli delle Virtù nei programmi iconografici degli edifici romanici e gotici.
Sebbene San Martino sia una figura emblematica della carità cristiana, la sua iconografia rimane unica: dividendo il suo mantello, Martino fece un uso rivoluzionario della sua “arma”. Lo studio suggerisce che un’immagine di Pudicizia tratta dal testo di Prudenzio getti luce sulla natura eccezionale dell’atto di San Martino. Esplora inoltre gli scambi reciproci tra testo e immagine, che contribuirono allo sviluppo di rappresentazioni visive che esaltano la dimensione spirituale della carità.
The iconographical representations of Charity between the 9th and 13th centuries, ranging from personifications to depictions of acts of mercy, can be found in diverse contexts. Among these images, the scene of St. Martin giving half of his cloak to a pauper stands out due to its enduring influence on the visual arts. This study compares textual sources—foundations of Christian spirituality—with figurative representations, highlighting how the motif of the cloak transforms the iconography of Largitas in the illustrations of Prudentius’s Psychomachia. This transformation extends to the cycles of the Virtues in the iconographic programs of Romanesque and Gothic edifices.
While St. Martin is an emblematic figure of Christian charity, his iconography remains unique: by dividing his cloak, Martin made a revolutionary use of his weapon. This study suggests that an image of Pudicitia from Prudentius’s text sheds light on the exceptional nature of St. Martin’s act. It further explores the reciprocal exchanges between text and image, which contributed to the development of visual representations that exalt the spiritual dimension of charity.
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Notiziario
San Francesco d’Assisi in estaseie: un’aggiunta per Giovanni Andrea De Ferrari
di Fabio Obertelli
Del presente dipinto, raffigurante San Francesco d’Assisi in estasi, conservato presso il Museo Diocesano di Bobbio, non si hanno particolari notizie documentarie. L’opera viene semplicemente citata in un inventario del 1726 che ne attesta la presenza all’interno degli appartamenti vescovili; quest’ultima, unica, testimonianza è stata riportata da Pizzo nel 1995 durante la campagna di schedatura indetta dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza. La trattazione storica e critica, afferente la tela in esame, si riduce, ad oggi, a questa coppia di riferimenti; il secondo dei quali offre la prima proposta attribuzionistica.
There is little documentary information available regarding the present painting, depicting Saint Francis of Assisi in ecstasy, which is housed at the Diocesan Museum of Bobbio. The work is merely mentioned in a 1726 inventory, which records its presence in the bishop’s apartments. This singular piece of evidence was reported by Pizzo in 1995 during the cataloging campaign organized by the Superintendency for Artistic and Historical Heritage of Parma and Piacenza. The historical and critical discourse surrounding the canvas in question is, to date, limited to this pair of references, the second of which offers the first attribution proposal.
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Asterisco per Filippo Abbiati a Piacenza
di Roberto Pancheri
Da quando è stato aperto al pubblico l’accesso alla cupola maggiore della basilica di Santa Maria di Campagna a Piacenza, migliaia di persone hanno avuto l’opportunità di ammirare da vicino gli affreschi che il Pordenone vi realizzò, a quasi trenta metri di altezza, tra il 1530 e il 1532. Per la prima volta, cittadini e turisti hanno potuto percorrere i tortuosi camminamenti che, fino a poco tempo fa, erano stati utilizzati solo dai fabbricieri e dai restauratori, o da singoli studiosi di volta in volta autorizzati dai frati francescani, custodi del santuario.
Since the public opening of access to the main dome of the Basilica of Santa Maria di Campagna in Piacenza, thousands of people have had the opportunity to closely admire the frescoes created by Pordenone between 1530 and 1532, nearly thirty meters above the ground. For the first time, both locals and tourists have been able to walk along the winding passageways that, until recently, had been used only by caretakers and restorers, or by individual scholars occasionally authorized by the Franciscan friars, custodians of the sanctuary.
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Recensioni
Arquitectura religiosa del siglo XXI en Espana
di Giancarlo Santi
In Europa, nei primi due decenni del XXI secolo, si è assistito a un contrastante fenomeno: mentre in alcuni paesi, come la Germania e il Belgio, il dibattito sulla dismissione delle chiese era (ed è tuttora) particolarmente attivo, in altri paesi, come la Spagna e l’Italia, si è continuato a costruire numerose cappelle e chiese, spesso con annessi complessi parrocchiali. Questo riflette differenti dinamiche sociali, culturali e religiose tra le varie nazioni europee.
In Europe, during the first two decades of the 21st century, a contrasting phenomenon emerged: while in some countries, such as Germany and Belgium, the debate on church decommissioning was (and still is) particularly active, in other countries, such as Spain and Italy, numerous chapels and churches, often accompanied by parish complexes, continued to be built. This reflects the diverse social, cultural, and religious dynamics across different European nations.
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