Domenico Bissoni e la Madonna del Rosario in San Domenico a Genova: una proposta di identificazione
di Daniele Sanguineti
Il profilo di Domenico Bissoni, intagliatore e scultore attivo a Genova tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo, è composto da un numero ridotto di opere sicuramente attribuibili. Secondo la maggior parte delle fonti, l’opera più famosa di Bissoni si trovava nella chiesa di Nostra Signora del Rosario di San Domenico. Questo gruppo scultoreo andò perduto con la soppressione dell’ordine religioso nel 1798, seguita dalla distruzione della chiesa nel 1818. Qui si propone per la prima volta di identificare quest’opera perduta con la statua conservata nell’Oratorio di Nostra Signora del Rosario a Santa Maria di Castello a Genova, databile agli ultimi anni del XVI secolo.
The profile of Domenico Bissoni, wood carver and sculptor active in Genoa between the end of the sixteenth century and the beginning of the seventeenth century, is composed of a small number of safely attributable works. According to most sources, Bissoni’s most famous work was housed at the Our Lady of the Rosary church of San Domenico. This sculptural group was lost with the suppression of the religious order in 1798, which was followed by the destruction of the church in 1818. Here for the first time it is proposed that this lost work be identified with the statue preserved in the Oratory of Our Lady of the Rosary at Santa Maria di Castello in Genoa, datable to the final years of the sixteenth century.
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La Trinità all’altare di Santa Trinita a Firenze. Un caso di studio
di Ferruccio Botto
La controfacciata della Basilica di Santa Trinità a Firenze presenta un affresco danneggiato che raffigura la Trinità dei Tre Uomini, uno sviluppo iconografico del passo biblico in cui Dio apparve ad Abramo come tre uomini o angeli (Genesi 18). L’affresco fu coperto nel 1552 con l’altare in marmo di Sernigi ed è stato riscoperto nel 1888. Il dipinto è stato attribuito a Lorenzo di Bicci o a un seguace di Agnolo Gaddi, ma sosteniamo che sia più opportuno ascriverlo a Bicci di Lorenzo, datandolo intorno al 1400-1405. Le evidenze suggeriscono che un altare fosse probabilmente già collocato sotto la Trinità prima del 1552, soprattutto considerando che la Persona centrale tiene l’Eucarestia. La Trinità Eucaristica era piuttosto popolare a Firenze, in particolare in associazione con altri elementi, come un altare fittizio posto davanti ai Tre, due candelabri in primo piano e tre attributi sopra le teste dei personaggi che richiedono ancora un’interpretazione più profonda: una colomba, un libro e un globo armillare. I confronti dimostrano che Bicci si ispirò a tali design fiorentini, in particolare all’opera del suo concittadino Cenni di Francesco.
The counter-façade of Santa Trinita’s Basilica in Florence displays a damaged fresco depicting the Three-Men Trinity, an iconographic development of the Biblical passage in which God appeared to Abraham as three men or angels (Genesis 18). The fresco was covered in 1552 with the marble Sernigi Altar and was rediscovered in 1888. The painting was then attributed to Lorenzo di Bicci or to a follower of Agnolo Gaddi, but we argue that it is better to ascribe it to Bicci di Lorenzo, dating it to around 1400-1405. Evidence suggests that an altar was likely set below the Trinity even earlier than 1552, especially considering that the central Person holds the Holy Eucharist. The Eucharistic Trinity was quite popular in Florence, particularly in association with other elements, such as a fictive altar set before the Three, two candelabra in the foreground, and three attributes above the characters’ heads that still require deeper interpretation: a dove, a book, and an armillary sphere. Comparisons prove that Bicci took inspiration from such Florentine designs, particularly from the work of his compatriot Cenni di Francesco.
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Un Luca Longhi ‘riscoperto’: restauro e indagini tecniche e stilistico-comparative su una Madonna con Bambino, S. Giovannino e un angelo
di Olga Piccolo, Sara Andriani
Sfruttando confronti stilistici e approfondimenti sulla tecnica di pittura originale acquisiti durante il processo di restauro, questo saggio propone una nuova attribuzione di una Madonna con Bambino, San Giovanni e un angelo a Luca Longhi, un pittore ravennate della seconda metà del XVI secolo. In primo luogo, il dipinto viene contestualizzato, iniziando con un esame delle antiche fonti storiche disponibili e dei contributi accademici più recenti al suo studio. Si discute quindi l’identificazione della tela proposta nel 1853 dal biografo del pittore, Alessandro Cappi, che la vide nella collezione del conte Carlo Galletti Abbiosi a Ravenna. Si suggerisce una datazione alla fase matura della carriera del pittore basata sulla lettura dello stile e dell’iconografia sacra. Viene inoltre fornito un resoconto dello studio analitico del dipinto reso possibile dalla fase di restauro, che ha consentito di identificare la tecnica esecutiva corrispondente ai risultati emersi dalla bibliografia dell’analisi di altre opere di Luca Longhi. Infine, nell’ultima sezione del saggio, vengono identificate le due antiche restaurazioni e dettagliate le fasi dell’attuale restauro, che hanno reso l’opera più leggibile, compreso il confronto fotografico.
Taking advantage of stylistic comparisons and insights into the original painting technique gained during the restoration process, this essay proposes a new attribution of a Madonna with Child, St. John, and an angel to Luca Longhi, a Ravenna painter of the second half of the 16th century. First, the painting is contextualized, beginning with an examination of the ancient historical sources available and of the most recent scholarly contributions to its study. The identification of the canvas proposed in 1853 by the biographer of the painter, Alessandro Cappi, who saw it in the collection of Count Carlo Galletti Abbiosi in Ravenna, is then discussed. A dating to the mature phase of the painter’s career is suggested based on the reading of the style and sacred iconography. An account of the analytic study of the painting made possible by the restoration phase is also given, which allowed for the identification of the executive technique corresponding to the results emerging from the bibliography of the analysis of other paintings by Luca Longhi. Finally, in the last section of the essay, the two ancient restorations are identified, and the phases of the current restoration, which have made the artwork more fully legible, are detailed, including photographic comparison.
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Una proposta di lettura per la cappella del Rosario in San Domenico a Cremona
di Adam Ferrari
Questo articolo si propone di offrire una lettura completa del programma iconografico della Cappella del Rosario, situata nella chiesa di San Domenico a Cremona, distrutta tra il 1869 e il 1871. Grazie alla scoperta di documenti inediti, è stato possibile completare lo studio di tutte le opere d’arte realizzate per la cappella, ricerca già avviata negli anni ’50 con lo studio dei quattro grandi teloni conservati nella Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona. La confraternita religiosa, fondata nel 1577, ideò un programma iconografico ispirato alla vita della Vergine Maria e alle sue miracolose interventi nella storia europea, grazie alla preghiera del Rosario che, secondo la leggenda, fu consegnata a San Domenico nel 1213. Gli episodi raffigurati derivano infine dalle opere di Alano della Rupe e Iacopo da Varagine, oltre che da una serie di testi devozionali stampati per la confraternita. La ricostruzione delle diverse fasi della decorazione consente inoltre di comprendere l’evoluzione del gusto e delle scelte della confraternita tra il 1597 e il 1632: durante quel periodo, i confratelli commissionarono artisti come Malosso, Camillo e Giulio Cesare Procaccini, Alessandro Tiarini e Cerano, provenienti da molte scuole e luoghi diversi.
This article aims to offer a comprehensive reading of the iconographical program of the Chapel of the Rosary, located in the church of San Domenico in Cremona, which was destroyed between 1869 and 1871. Thanks to the discovery of inedited documents, it was possible to complete the study of all the artworks realized for the chapel, research already begun in the 1950s with the study of the four large canvases preserved in the Pinacoteca Ala Ponzone of Cremona. The religious brotherhood, founded in 1577, devised an iconographical program inspired by the life of the Virgin Mary and her miraculous interventions throughout European history, thanks to the prayer of the Rosary that was delivered, according to legend, to Saint Dominic in 1213. The episodes depicted derive ultimately from the works of Alano della Rupe and Iacopo da Varagine, as well as from a series of devotional texts printed for the confraternity. The reconstruction of the different phases of the decoration also allows us to understand the evolution of the taste and the choices of the confraternity between 1597 and 1632: during that timespan, the brothers commissioned artists such as Malosso, Camillo and Giulio Cesare Procaccini, Alessandro Tiarini, and Cerano, who hailed from many different schools and places.
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AmeInforma
Udienza privata del Santo Padre con i membri dell’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani
Venerdì 24 maggio 2019, Sua Santità Papa Francesco ha accolto l’AMEI nella Sala Clementina dei Palazzi Vaticani. Circa seicento delegati dell’AMEI hanno avuto l’opportunità di partecipare a questo toccante incontro. Dopo le parole del Presidente Domenica Primerano, condivise a nome dell’Associazione, il Santo Padre ha consegnato il proprio discorso indirizzato al Presidente dell’AMEI e ha salutato tutti i presenti. Qui presentiamo le versioni integrali di entrambi i discorsi. “I musei in cui operate rappresentano il volto della Chiesa, la sua fecondità artistica e artigianale, la sua vocazione a comunicare un messaggio che è Buona Notizia – un messaggio non per pochi eletti, ma per tutti. Tutti hanno il diritto a una cultura bella! Soprattutto i più poveri e gli ultimi, che devono goderne come un dono di Dio. I vostri musei sono luoghi ecclesiali, e partecipate alla cura pastorale delle vostre comunità presentando la bellezza dei processi creativi umani destinati a esprimere la Gloria di Dio” (estratto del discorso di Sua Santità Papa Francesco).
On Friday, May 24, 2019, His Holiness Pope Francis welcomed AMEI in the Clementine Hall of the Vatican Palaces. About six hundred delegates of AMEI had the chance to take part in this touching meeting. Following the words of President Domenica Primerano shared on behalf of the Association, the Holy Father handed over his own speech addressed to the President of AMEI and greeted all those present. Here we present full versions of both speeches. “The museums in which you operate represent the face of the Church, its artistic and artisan fruitfulness, its vocation to communicate a message that is Good News – a message not for a select few, but for everyone. Everyone has the right to beautiful culture! Especially the poorest and the last, who must enjoy it as a gift from God. Your museums are ecclesial places, and you participate in the pastoral care of your communities by presenting the beauty of human creative processes intended to express the Glory of God” (extract of His Holiness Pope Francis’s speech).
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Recensioni
I luoghi della grazia. La liturgia e i suoi spazi
di Davide Fusari
Il rosone della cattedrale di Verona, con la citazione “Non contemplantibus nobis quae videntur, sed quae non videntur”, invita a riflettere sulla dimensione spirituale oltre quella materiale. Questo spunto introduce il libro di Giuliano Zanchi, che esplora il significato dei luoghi della liturgia cattolica. Con un linguaggio accessibile ma approfondito, l’autore analizza elementi architettonici e simbolici come altare, battistero, luce e immagini, rivelandone il valore spirituale e storico. Zanchi propone un’interpretazione equilibrata tra tradizione e innovazione, rendendo il testo comprensibile a tutti e utile sia per la pratica liturgica che per la progettazione architettonica.
The rose window of Verona Cathedral, featuring the inscription “Non contemplantibus nobis quae videntur, sed quae non videntur”, invites reflection on the spiritual dimension beyond the material. This idea serves as an introduction to Giuliano Zanchi’s book, which delves into the significance of Catholic liturgical spaces. Using language that is accessible yet profound, the author examines architectural and symbolic elements such as the altar, baptistery, light, and images, uncovering their spiritual and historical value. Zanchi offers a balanced interpretation between tradition and innovation, making the text comprehensible to all while providing valuable insights for both liturgical practice and architectural design.
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Architettura liturgica. Un dizionario essenziale
di Davide Fusari
Gio Ponti afferma che l’architettura religiosa è principalmente una questione di fede. Progettare spazi sacri richiede condivisione di significati, evitando riduzioni stilistiche. Tino Grisi esplora questo tema attraverso una lettura narrativa e tematica del progetto delle chiese, intrecciando architettura, liturgia e teologia. Basandosi anche sui suoi studi su Emil Steffann, propone un approccio personale che dialoga tra tradizione e contemporaneità.
Gio Ponti asserts that religious architecture is primarily a matter of faith. Designing sacred spaces requires a shared understanding of meaning, avoiding stylistic simplifications. Tino Grisi explores this theme through a narrative and thematic analysis of church design, intertwining architecture, liturgy, and theology. Drawing on his studies of Emil Steffann, he offers a personal approach that fosters a dialogue between tradition and modernity.
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