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Gli occhi, il fuoco, il grano. Simboli, pratiche e credenze tradizionali nel culto di santa Lucia di Siracusa

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Sommario

Le tradizioni folkloristiche legate a Santa Lucia di Siracusa si caratterizzano, in Sicilia così come altrove in Italia, per un peculiare simbolismo mitico-rituale. Gli occhi, il fuoco e il grano sono gli elementi principali. La Santa è invocata per risolvere i problemi della vista e tutte le patologie oftalmiche (sia in un contesto di culto che in uno magico-medico) e in quanto tale è destinataria di oggetti ex voto e protagonista di preghiere e incantesimi. La vigilia del suo dies natalis, si accendono falò e si svolgono processioni di torce; per la sua festa, celebrata in alcuni centri con funzioni solenni e processioni, vengono ampiamente preparati cibi a base di semi di grano, talvolta arricchiti con altri legumi. Questo simbolismo – al di là di ogni interpretazione che nel tempo è stata data in relazione agli episodi della vita della Santa, alle caratteristiche derivate dal riferimento del suo nome a “luce” e ai suoi interventi miracolosi – rivela un retroterra di pratiche e credenze precristiane che, sebbene risemantizzate e riefunzionalizzate, costituiscono un affascinante e autentico – per usare le parole di Giorgio De Santillana – “deposito sacro di epoche perdute” (Fato antico e fato moderno, Milano 1985).

Summary

The folkloric traditions related to Saint Lucia of Syracuse are characterized, in Sicily as well as elsewhere in Italy, by a peculiar mythical-ritual symbolism. The eyes, fire, wheat are the main elements. The Saint is invoked to solve the problems of sight and all ophthalmic pathologies (both in a cult context and in a magical-medical one) and as such she is the recipient of ex voto objects and the protagonist of prayers and spells. On the eve of her dies natalis, bonfires are lit and processions of torches take place; for her festival, celebrated in some centers with solemn functions and processions, foods based on wheat seeds, sometimes added with other legumes, are widely prepared. This symbolism – beyond any interpretation that over time has been given in relation to episodes in the life of the Saint, to the features derived from the reference of her name to “light,” and to her miraculous interventions – reveals a background of pre-Christian practices and beliefs that, though re-semantized and re-functionalized, constitute a fascinating and authentic – to use the words of Giorgio De Santillana – “sacred repository of lost ages” (Fato antico e fato moderno, Milano 1985).