Celso Costantini e l’iconografia della Crocifissione – Pittura del primo Cinquecento a Barga – Novità sul Maineri – Francesco Mancini per il Duomo di Foligno – Giovan Angelo Lottini e la sua attività plastica – La tavola di Gera per la Compagnia dei Battuti di San Giovanni Battista – Il periodo veneto di Ceruti

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Arte Cristiana n° 949 + pdf

Pubblicato in Maggio/Agosto 2025
fascicolo numero progressivo: Volume CXIII

Categoria:

2 Luigi Codemo Editoriale
4 Francesco Baccanelli Celso Costantini e l’iconografia della Crocifissione
14 Leonardo Umberto Conti Marchetti La pittura lucchese di primo Cinquecento tra centro e periferia. Devozioni locali e nobili modelli figurativi in alcuni dipinti poco noti di Barga
28 Andrea Fogli Novità sul Maineri: un inedito e qualche aggiornamento sul tema seriale della Sacra Famiglia e della Testa del Battista
36 Lorenzo Giammattei Quattro disegni di Francesco Mancini per il Duomo di Foligno
44 Marco Massoni Giovan Angelo Lottini: un poliedrico frate servita e la sua attività plastica
54 Pietro Pellanda Un’insegna processionale nel contado pisano: la tavola di Gera per la Compagnia dei Battuti di San Giovanni Battista a Marti e il suo committente
64 Olga Piccolo Un grande ‘modello’ poco noto del periodo veneto di Ceruti
72 AmeInforma
78 Recensioni

Editoriale

di Luigi Codemo

Arte Cristiana si presenta ai lettori con un nuovo formato: un passo che accompagna la rivista in una nuova fase di sviluppo, pensata per ampliarne la diffusione e la flessibilità d’uso.
Abbiamo, infatti, avviato il sito web dedicato alla rivista, dotato di piattaforma e-commerce, attraverso il quale è ora possibile sottoscrivere l’abbonamento, acquistare i singoli fascicoli o specifici articoli in formato pdf.
Va da sé che questo passaggio abbia richiesto un formato normalizzato allo standard A4, capace di garantire, anche nella stampa privata, uniformità di paginazione e la medesima qualità di lettura che caratterizza da sempre l’edizione cartacea: la pagina resta così leggibile in ogni contesto di riproduzione, cartaceo o digitale.
I fascicoli disponibili online partono dal n. 904, primo numero del 2018, con alcuni articoli, sempre in chiaro, liberamente scaricabili.
La veste grafica concepita inizialmente dallo Studio Cerri è rimasta il riferimento di base: la testata, il font, i colori, la gerarchia tipografica, la luminosità della carta bianca sono elementi che il nuovo formato conserva. Ad essere rimodulato è il respiro della pagina e la relazione tra testo e immagine.
A crescere è quanto a lungo auspicato ovvero l’accessibilità di una rivista che resta, nella sostanza, unica nel proprio ambito, specificamente dedicata allo studio e alla conoscenza dell’arte sorta e sviluppatasi nell’alveo della tradizione cristiana.
Continua infatti, in questa fase di sviluppo, il compito che la rivista si è data fin dalle origini: interrogare che cosa oggi sia l’arte, in tutte le sue estensioni; verificare che cosa si debba intendere con la specificazione di ‘cristiana’; sottoporre a costante verifica il proprio metodo d’indagine, di fronte alle sfide che le nuove tecnologie pongono alla cultura visiva contemporanea, nei modi della produzione, della percezione e della fruizione dell’immagine.
A questo lavoro si dedica un comitato scientifico: una comunità di studiosi, accademici ed esperti il cui contributo assicura alla ricerca storico-artistica qui condotta il rigoroso rispetto di uno standard scientifico.
In questa continuità di intenti, di metodo e di comunità, il nuovo formato trova la propria ragione più vera: una pagina che cambia per raggiungere meglio chi la legge, portando con sé lo stesso valore di sempre.

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Celso Costantini e l’iconografia della Crocifissione

di Francesco Baccanelli

A centocinquant’anni dalla nascita, la figura poliedrica del cardinale Celso Costantini (1876-1958) continua a suscitare vivo interesse tra gli studiosi di diverse discipline. Raffinato conoscitore di storia dell’arte, fondatore della rivista Arte Cristiana e scultore egli stesso, lasciò un corpus considerevole di scritti dedicati all’arte sacra. Questo articolo esamina Il Crocifisso nell’arte, un libro pubblicato da Costantini nel 1911, che rappresenta la prima monografia italiana dedicata all’iconografia della morte di Cristo. L’analisi lo confronta con le pubblicazioni esistenti sull’argomento provenienti da altri paesi e ne evidenzia gli aspetti più originali. Tra questi vi è il suo formato innovativo, che unisce una dettagliata ricostruzione storica dell’iconografia della Crocifissione a indicazioni pratiche per gli artisti che desiderano confrontarsi con questo soggetto. Un altro elemento distintivo risiede nel fatto che l’autore non è soltanto uno studioso ma anche un artista, e che egli realizzò sculture appositamente per questa monografia. Inoltre, rispetto ai libri precedenti, viene dedicato uno spazio considerevolmente maggiore alle opere moderne. Costantini, dal canto suo, non condivideva il diffuso pessimismo verso l’arte sacra del suo tempo; a suo avviso, gli artisti erano ancora in grado di rappresentare efficacemente la Crocifissione di Cristo, a condizione che imparassero a farlo con fedeltà alla storia e con un profondo senso del sacro.

One hundred and fifty years after his birth, the multifaceted figure of Cardinal Celso Costantini (1876-1958) continues to arouse keen interest among scholars across a range of disciplines. A distinguished connoisseur of art history, founder of the journal Arte Cristiana, and himself a sculptor, he left a substantial body of writings devoted to sacred art. This article examines Il Crocifisso nell’arte, a book published by Costantini in 1911, which represents the first Italian monograph devoted to the iconography of Christ’s death. The analysis compares it with existing publications on the subject from other countries and highlights its most original features. Among these is its innovative format, which combines a detailed historical reconstruction of Crucifixion iconography with practical guidance for artists wishing to engage with the subject. Another distinctive element lies in the fact that the author is not only a scholar but also an artist, and that he created sculptures specifically for this monograph. Moreover, in comparison with previous books, considerably more space is devoted to modern works. Costantini, for his part, did not share the widespread pessimism toward the sacred art of his time; in his view, artists were still capable of depicting the Crucifixion of Christ effectively, provided that they learned to do so with fidelity to history and with a profound sense of the sacred.

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La pittura lucchese di primo Cinquecento tra centro e periferia. Devozioni locali e nobili modelli figurativi in alcuni dipinti poco noti di Barga

di Leonardo Umberto Conti Marchetti

A eccezione delle opere in terracotta invetriata, il panorama artistico di Barga – piccolo centro gravitante nell’orbita fiorentina – ha ricevuto un’attenzione critica discontinua e scarsa, lasciando una lacuna nella letteratura che continua a ostacolare una comprensione approfondita del suo contesto religioso, artistico e sociale, complesso e sfaccettato. Tre opere significative offrono un punto d’accesso a questo contesto: la Pala di San Giuseppe nella cattedrale; la Madonna in trono con il Bambino e i Santi Bartolomeo, Biagio e il piccolo San Giovanni Battista; e il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con Santa Cristina, queste ultime due conservate nel monastero di Santa Elisabetta d’Ungheria. Documenti d’archivio inediti consentono di ricostruire le origini e il progressivo sviluppo del culto di San Giuseppe, facendo luce sul suo ruolo nella formazione della devozione civica, probabilmente influenzata dai francescani osservanti. Emerge inoltre l’importanza di altre pratiche devozionali locali, in particolare come mezzo per rispondere alle crisi e rafforzare la coesione comunitaria. Le opere rivelano inoltre come le botteghe locali abbiano reinterpretato il linguaggio visivo di Raffaello, Marcantonio Raimondi e Piero di Cosimo attraverso processi di adattamento selettivo e mediazione iconografica. La produzione artistica nei cosiddetti contesti periferici appare quindi come il risultato di una negoziazione attiva tra modelli, funzioni ed esigenze locali.

Apart from the glazed terracotta works, the artistic landscape of Barga – a small town within the Florentine orbit – has received discontinuous and scant scholarly attention, leaving a gap in the literature that continues to hinder a thorough understanding of its complex and multifaceted religious, artistic, and social context. Three significant works provide a point of entry into this setting: the St Joseph Altarpiece in the cathedral; the Madonna Enthroned with the Child and Sts Bartholomew, Blaise, and the Infant John the Baptist; and the Mystical Marriage of St Catherine of Alexandria with St Christina, the latter two preserved in the monastery of St Elizabeth of Hungary. Unpublished archival documents enable the reconstruction of the origins and gradual development of the cult of St Joseph, shedding light on its role in shaping civic devotion, likely influenced by the Observant Franciscans. The importance of other local devotional practices also emerges, particularly as a means of responding to crises and strengthening communal cohesion. The works further reveal how local workshops reinterpreted the visual language of Raphael, Marcantonio Raimondi, and Piero di Cosimo through processes of selective adaptation and iconographic mediation. Artistic production in so-called peripheral contexts thus appears as the result of an active negotiation between models, functions, and local needs.

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Novità sul Maineri: un inedito e qualche aggiornamento sul tema seriale della Sacra Famiglia e della Testa del Battista

di Andrea Fogli

Questo articolo presenta una Sacra Famiglia inedita di Giovanni Francesco Maineri, offrendo nuovi spunti e aggiornamenti al catalogo del pittore. Si concentra in particolare su alcune versioni della Testa di San Giovanni Battista, discutendone l’attribuzione e le caratteristiche stilistiche. Inoltre, l’articolo chiarisce alcuni passaggi antiquari relativi a una Sacra Famiglia firmata, che Adolfo Venturi utilizzò come riferimento fondamentale per ricostruire l’opera di Mainieri. Questi nuovi ritrovamenti contribuiscono a una comprensione più approfondita e accurata della produzione artistica di Mainieri e della diffusione delle sue opere.

This article presents an unpublished Holy Family by Giovanni Francesco Maineri, offering new insights and updates to the painter’s catalogue. It focuses particularly on several versions of the Head of Saint John the Baptist, discussing their attribution and stylistic features. Additionally, the article clarifies certain antiquarian passages related to a signed Holy Family, which Adolfo Venturi used as a fundamental reference to reconstruct Mainieri’s oeuvre. These new findings contribute to a deeper and more accurate understanding of Mainieri’s artistic production and the dissemination of his works.

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Quattro disegni di Francesco Mancini per il Duomo di Foligno

di Lorenzo Giammattei

Nel 1719 Francesco Mancini fu scelto per affrescare l’abside e il presbiterio della Cattedrale di Foligno, prevalendo su illustri concorrenti quali Nasini, Trevisani e Odazzi. Gli affreschi, completati nel 1723, raffigurano San Feliciano che affida la città di Foligno alla Religione e San Feliciano portato in Gloria dagli angeli. Questo articolo presenta, per la prima volta, quattro disegni di Mancini, in precedenza erroneamente attribuiti a Francesco Monti sul mercato antiquario bolognese, che sono connessi a questa commissione. Esamina inoltre le affinità e le differenze stilistiche tra i due artisti, spesso confusi tra loro in passato. Il ritrovamento di questi fogli arricchisce lo studio della produzione grafica di Mancini che, nonostante l’elevata qualità, rimane insufficientemente esplorata negli studi attuali.

In 1719, Francesco Mancini was chosen to fresco the apse and the presbytery of the Cathedral of Foligno, prevailing over prominent competitors such as Nasini, Trevisani, and Odazzi. The frescoes, completed in 1723, depict Saint Felician entrusting the city of Foligno to Religion and Saint Felician borne into Glory by angels. This article presents, for the first time, four drawings by Mancini, previously misattributed to Francesco Monti on the Bolognese antiquarian market, which are connected to this commission. It also examines the stylistic affinities and differences between the two artists, who were frequently confused with one another in the past. The rediscovery of these sheets enriches the study of Mancini’s graphic production, which, despite its high quality, remains insufficiently explored in current scholarship.

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Giovan Angelo Lottini: un poliedrico frate servita e la sua attività plastica

di Marco Massoni

Questo saggio esamina l’attività scultorea del frate servita Giovan Angelo Lottini (Firenze, 1549-1629). Lottini fu una figura intellettuale di primo piano nella Firenze del primo Seicento, ed è conosciuto principalmente per la sua opera letteraria e per la biografia scritta da Filippo Baldinucci. Attingendo allo studioso fiorentino e alle sue fonti, questo studio analizza la produzione artistica di Lottini, quasi interamente distrutta a causa dei materiali fragili da lui impiegati. Sulla base di confronti con le statue del Beato Filippo Benizi e di Bonaventura Bonaccorsi (Santissima Annunziata, Pistoia, 1590), a Lottini viene attribuita una Pietà (Dio Padre e il Cristo morto). Quest’opera si trova nell’oratorio privato costruito da Angelo Maria Montorsoli (nipote del celebre scultore Giovan Angelo) per il suo eremo urbano nel convento servita fiorentino. Questa attribuzione rivela una personalità artistica allineata ai suoi predecessori, i frati-scultori Giovan Angelo Montorsoli e Giovan Vincenzo Casali, ma molto più strettamente legata a Giovanni Caccini. Inoltre, lo studio evidenzia il ruolo significativo di Lottini nella riforma spirituale tardo-cinquecentesca dell’Ordine dei Servi di Maria, culminata nella pubblicazione del 1619 della Scelta dei miracoli della Nunziata.

This paper examines the sculptural activity of the Servite friar Giovan Angelo Lottini (Florence, 1549-1629). Lottini was a prominent intellectual figure in early seventeenth-century Florence, and he is chiefly known for his literary oeuvre and his biography written by Filippo Baldinucci. Drawing on the Florentine scholar and his sources, this study analyses Lottini’s artistic production, almost all of which has been destroyed due to the fragile materials he employed. Based on comparisons with the statues of Blessed Filippo Benizi and Bonaventura Bonaccorsi (Santissima Annunziata, Pistoia, 1590), a Pietà (God the Father and the Dead Christ) is attributed to Lottini. This work is located in the private oratory built by Angelo Maria Montorsoli (nephew of the renowned sculptor Giovan Angelo) for his urban hermitage in the Servite Florentine convent. This attribution reveals an artistic personality aligned with his predecessors, the friar-sculptors Giovan Angelo Montorsoli and Giovan Vincenzo Casali, yet much more closely linked to Giovanni Caccini. Furthermore, the study highlights Lottini’s significant role in the late sixteenth-century spiritual reform of the Servite Order, which culminated in the 1619 publication of the Scelta dei miracoli della Nunziata.

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Un’insegna processionale nel contado pisano: la tavola di Gera per la Compagnia dei Battuti di San Giovanni Battista a Marti e il suo committente

di Pietro Pellanda

Questo articolo analizza uno stendardo processionale dipinto da Gera da Pisa, originariamente collocato nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Novella a Marti (Pisa) e oggi conservato presso il Museo Diocesano di Arte Sacra di San Miniato al Tedesco. Attraverso un’analisi integrata delle fonti documentarie e delle evidenze iconografiche, lo studio propone di collegare la commissione della tavola alla fondazione della Compagnia di San Giovanni Battista da parte di Giovanni di ser Diedi da Marti, avvenuta nel 1375. L’identificazione del fondatore, insieme al figlio e forse alla moglie, tra le figure raffigurate consente una datazione più precisa dell’opera e, più in generale, contribuisce alla definizione cronologica del corpus del pittore. L’articolo affronta inoltre lo stato materiale della tavola lignea, oggi ridotta rispetto alla sua conformazione originaria, avanzando un’ipotesi di ricostruzione della forma e delle dimensioni primitive. Nel loro insieme, questi elementi collocano lo stendardo processionale nel contesto della produzione pisana di fine Trecento, chiarendone la funzione devozionale e processionale ed evidenziando l’eccezionalità di questa rappresentazione familiare.

This article analyses a processional banner painted by Gera da Pisa, originally located in the parish church of Santa Maria Novella in Marti (Pisa) and now preserved at the Museo Diocesano di Arte Sacra in San Miniato al Tedesco. Through an integrated analysis of documentary sources and iconographic evidence, the study proposes to link the commission of the panel to the foundation of the Company of Saint John the Baptist by Giovanni di ser Diedi da Marti, which took place in 1375. The identification of the founder, together with his son and possibly his wife, among the depicted figures allows for a more precise dating of the work and, more broadly, contributes to the chronological definition of the painter’s oeuvre. The article also addresses the material condition of the wooden panel, now reduced in size compared to its original state, and advances a hypothetical reconstruction of its original form and dimensions. Taken together, these findings place the processional banner to be placed within the context of late fourteenth-century Pisan production, clarifying its devotional and processional function and highlighting the exceptional nature of this family representation.

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Un grande ‘modello’ poco noto del periodo veneto di Ceruti

di Olga Piccolo

Questo articolo riporta all’attenzione degli studiosi un dipinto autografo di Giacomo Ceruti raffigurante la Madonna con il Bambino e i Santi Lucia e Biagio, recentemente individuato sul mercato antiquario. A seguito della sua pubblicazione da parte di Ferdinando Arisi in un articolo del 1997 sulla Strenna Piacentina, l’opera era rimasta del tutto sconosciuta alla letteratura successiva. Nel presente studio, il dipinto viene ricontestualizzato alla luce della più recente bibliografia sull’artista. Sulla base della raffinata esecuzione e della qualità della sua gamma cromatica pastello e iridescente, l’opera viene datata alla fase conclusiva del periodo veneziano di Ceruti (1738-1739). Il dipinto viene inoltre identificato come modello di presentazione in grande formato per la pala d’altare dell’Oratorio di San Rocco a Rivergaro (Piacenza), oggi a Sant’Agata. Questo ritrovamento mette in discussione la tradizione storiografica consolidata secondo cui l’artista non si sarebbe avvalso di modelli di presentazione. L’opera testimonia inoltre l’elevato livello raggiunto da Ceruti durante la sua fase veneziana, quando era in contatto con un ambiente artistico internazionale, e costituisce un’aggiunta significativa al ristretto corpus di opere sacre dell’artista, aprendo nuove piste di indagine sulla sua attività tra Lombardia, Veneto ed Emilia.

This article returns to scholarly attention an autograph painting by Giacomo Ceruti depicting the Madonna and Child with Saints Lucy and Blaise, recently identified on the art market. Following its publication by Ferdinando Arisi in a 1997 article in the Strenna Piacentina, the artwork had remained entirely unknown to later scholarship. In the present study, the painting is recontextualised in light of the most recent literature on the artist. On the basis of its refined execution and the quality of its iridescent pastel chromatic range, the artwork is dated to the closing phase of Ceruti’s Venetian period (1738-1739). The painting is furthermore identified as a large-scale presentation model for the altarpiece of the Oratory of San Rocco in Rivergaro (Piacenza), now in Sant’Agata. This finding challenges the long-established historiographical tradition according to which the artist did not rely on presentation modelli. The work also attests to the high level of achievement attained by Ceruti during his Venetian phase, when he was in contact with an international artistic milieu, and constitutes a significant addition to the artist’s small corpus of sacred artworks, opening new lines of inquiry into his activity between Lombardy, the Veneto and Emilia.

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AmeInforma
Sacro & Pop
La Quasi oliva speciosa in campis di Nicolò Barabino, capolavoro della pittura dell’Ottocento

di Paola Martini

L’articolo presenta la mostra “Sacro & Pop. La Quasi oliva speciosa in campis di Nicolò Barabino” (Museo Diocesano di Genova, 22 novembre 2025 – 15 marzo 2026), dedicata al celebre dipinto mariano del 1888 realizzato per la chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena. L’opera ebbe enorme successo: la Regina Margherita ne acquistò una seconda versione per Monza, guadagnandole il nome “Madonna degli Italiani”. La mostra ricostruisce la carriera di Barabino (1832-1891), la confronta con opere di scultori contemporanei e ne documenta la vastissima diffusione popolare tramite ceramiche, cromolitografie, cartoline e ricami, fino a una vicenda giudiziaria del 1903 sui diritti di riproduzione.

This article presents the exhibition “Sacro & Pop. La Quasi oliva speciosa in campis by Nicolò Barabino” (Museo Diocesano, Genoa, Nov 22, 2025 – Mar 15, 2026), centered on the celebrated 1888 Marian painting made for Santa Maria della Cella in Sampierdarena. The work was hugely successful: Queen Margherita bought a second version for Monza, earning it the nickname “Madonna of the Italians.” The exhibition traces Barabino’s career (1832-1891), compares his work with contemporary sculptors, and documents its vast popular diffusion through ceramics, chromolithographs, postcards and embroidery, including a 1903 legal dispute over reproduction rights.

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Recensioni
L’Arazzeria Barberini.
La Resurrezione e la Dedicazione della Basilica Vaticana

di Lydia Salviucci Insolera

L’articolo presenta la mostra “Sacro & Pop. La Quasi oliva speciosa in campis di Nicolò Barabino” (Museo Diocesano di Genova, 22 novembre 2025 – 15 marzo 2026), dedicata al celebre dipinto mariano del 1888 realizzato per la chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena. L’opera ebbe enorme successo: la Regina Margherita ne acquistò una seconda versione per Monza, guadagnandole il nome “Madonna degli Italiani”. La mostra ricostruisce la carriera di Barabino (1832-1891), la confronta con opere di scultori contemporanei e ne documenta la vastissima diffusione popolare tramite ceramiche, cromolitografie, cartoline e ricami, fino a una vicenda giudiziaria del 1903 sui diritti di riproduzione.

This article presents the exhibition “Sacro & Pop. La Quasi oliva speciosa in campis by Nicolò Barabino” (Museo Diocesano, Genoa, Nov 22, 2025 – Mar 15, 2026), centered on the celebrated 1888 Marian painting made for Santa Maria della Cella in Sampierdarena. The work was hugely successful: Queen Margherita bought a second version for Monza, earning it the nickname “Madonna of the Italians.” The exhibition traces Barabino’s career (1832-1891), compares his work with contemporary sculptors, and documents its vast popular diffusion through ceramics, chromolithographs, postcards and embroidery, including a 1903 legal dispute over reproduction rights.

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