Il polittico di San Nicola di Giovanni Mazone La chiesa di Sant’Eusebio a Vercelli Il Sacro Cuore di Edoardo Rubino Una nuova Annunciazione di Panfilo Nuvolone Gli Agnus Dei pasta de martiri Due santi per Domenico Guidi e Giuseppe Mazzuoli
€ 35,00
Arte Cristiana n° 941 + pdf
Pubblicato in Marzo/Aprile 2024,
fascicolo numero progressivo: volume CXII
82 Rita Capurro Editoriale
84 Giuliana Algeri Per il polittico di San Nicola da Tolentino di Giovanni Mazone
90 Eleonora Destefanis La chiesa di Sant’Eusebio a Vercelli tra tarda antichità e medioevo: osservazioni su vecchie e nuove ipotesi ricostruttive
118 Massimiliano Ferrario La pala del Sacro Cuore di Edoardo Rubino nel Duomo di Milano: documenti inediti e nuove considerazioni
124 Valerio Guazzoni Per Panfilo Nuvolone pittore sacro. Una nuova Annunciazione 134 Anne Lepoittevin «Impastati colle polveri de’ ss. Martiri». Per una storia artistica degli Agnus Dei pasta de martiri
144 Davide Lipari Due santi per Domenico Guidi e Giuseppe Mazzuoli dalla collezione Guandalini-Kabaivanska di Modena
154 AmeInforma 160 Notiziario
Editoriale
di Rita Capurro
I polittici realizzati tra Medioevo ed età moderna presentano in grande parte un’analoga sorte: smembrati e privati della loro cornice sono passati da collezione in collezione in parti separate, verso destinazioni private e museali, con fortune diverse che, inevitabilmente, includono anche la perdita. Oggi, la ricerca per riconnettere le parti tuttora esistenti dei polittici consente di studiare e far conoscere costruzioni artistiche complesse e innervate di simboli, racconti e relazioni con i committenti e con il territorio, tecnica e capacità inventiva dell’autore. Non meno significativamente, l’occasione di studio induce anche a investigare su quanto abbiano pesato sulla separazione delle parti le vicende legate ad aspetti devozionali, ai cambiamenti dell’edificio che ospitava l’opera, a riforme degli ordini religiosi e della Chiesa, alla storia di una comunità. Ci si può interrogare sull’opportunità di riunire opere conservate in diverse parti del globo per un evento espositivo temporaneo, ponendo come obiezione il fatto che in un mondo iperconnesso gli studi possano egregiamente andare avanti nelle rispettive aree di competenza, specie se le diverse parti sono conservate presso musei che per loro natura promuovono la ricerca sulle collezioni. E invece ogni seria attività museale dove si attui uno sforzo di riconnettere le opere ha il merito di tirare le fila su quanto fatto in sedi separate e di dare un nuovo slancio alla ricerca. Altrettanto rilevante è la possibilità di avere la presenza materiale dell’opera in un unico luogo, consentendo di fare apprezzare le dimensioni reali dell’oggetto, oltre che i dettagli che non sono percepibili puntualmente attraverso immagini fotografiche, come le parti in rilievo o incise, e i diversi esiti del passare del tempo. È proprio nel desiderio di riconoscere il valore di tali iniziative che la copertina e l’editoriale di questo numero di Arte Cristiana rendono omaggio a una mostra, aperta al pubblico dal 20 marzo al 24 giugno 2024 presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano, dedicata al polittico agostiniano di Piero della Francesca del quale il museo conserva il pannello raffigurante San Nicola da Tolentino, uno dei quattro santi che appartenevano alla parte centrale del polittico. L’opera, realizzata per la chiesa degli agostiniani a Borgo San Sepolcro (Arezzo) a partire dal 1454, fu smembrata e dispersa entro la fine XVI secolo.
Piero della Francesca, San Michele Arcangelo, Londra, The National Gallery
Oggi ciò che resta del polittico sono solamente otto pannelli, mentre non sono state finora rintracciate la maggior parte delle tavole che componevano la predella e non si ha contezza della sorte, ma neanche dell’iconografia, della tavola centrale. I pannelli superstiti, oltre al san Nicola da Tolentino, sono oggi conservati presso la Frick Collection di New York (san Giovanni Evangelista, la Crocifissione, santa Monica e san Leonardo), il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona (sant’Agostino), la National Gallery di Londra (san Michele Arcangelo) e la National Gallery of Art di Washington (sant’Apollonia). La mostra milanese riunisce per la prima volta, dopo lo smembramento, tutti i pannelli, per un evento frutto di una fattiva collaborazione delle diverse istituzioni museali. Il fatto che la riunione dei pannelli non restituisca l’immagine completa dell’opera indica quanto gli studi storico artistici abbiano ancora molte storie da ricostruire e indagare. A verifica che le mostre scientificamente fondate siano anche concreta opportunità di avanzamento nella ricerca, la mostra del Museo Poldi Pezzoli ha consentito, grazie all’apporto di accurate indagini diagnostiche, di mettere in luce alcuni dettagli fondamentali a fornire indizi rilevanti sull’identificazione della perduta tavola centrale come un’Incoronazione della Vergine. Si tratta di tracce di ali, rosa e blu, appartenenti a due angeli, di gradini marmorei e di un mantello sulle tavole di san Michele e san Giovanni Evangelista. Questi elementi sono segno visibile della composizione dell’elemento centrale del polittico, fino a oggi ritenuto rappresentare una Madonna con Bambino. Con queste scoperte promettenti per ulteriori ricerche, si apre quindi questo numero di Arte Cristiana dove si propone una raccolta di articoli di temi differenti, che, nelle rispettive aree di interesse, mettono in luce novità degli studi storico artistici. A evidenziare l’importanza delle connessioni, tra gli articoli pubblicati, il contributo di Giuliana Algeri è dedicato a un altro polittico agostiniano realizzato da Giovanni Mazone per la chiesa di Santa Maria della Cella in Sampierdarena (Genova). Anche qui una storia di arte, fede e devozione, per un’opera realizzata pochi anni dopo l’opera di Piero, smembrata e oggi sparsa nelle sue diverse parti in diverse collezioni.
Per il polittico di San Nicola da Tolentino di Giovanni Mazone
di Giuliana Algeri
Questo studio riconsidera nove piccole tavole lignee raffiguranti i Beati Agostiniani, originariamente parte del polittico smembrato di San Nicola da Tolentino, realizzato nel 1466 da Giovanni Mazone per la chiesa agostiniana di Santa Maria della Cella a Sampierdarena (Genova). Recenti ricerche di Gianluca Zanelli hanno fornito nuove chiavi di lettura su queste opere. L’analisi delle discrepanze iconografiche, come l’inclusione di Agostino Novello rispetto all’elenco degli undici ‘beati’ stilato da Tommaso Herrera nel 1644—in cui tale ‘beato’ è assente—suggerisce che il ciclo originario comprendesse quindici figure. Queste avrebbero formato un polittico strutturato in sette pannelli, cinque dei quali sono oggi sopravvissuti. Inoltre, probabilmente esisteva un registro superiore, incentrato su una tavola raffigurante l’Assunzione della Vergine (attualmente in una collezione privata), identificata da Miklòs Boskovits, e affiancato dalle rappresentazioni dell’Angelo Annunciante e della Vergine Annunciata. Questi elementi supportano una ricostruzione grafica del polittico, simile al Polittico dell’Annunciazione nella chiesa genovese di Santa Maria di Castello, dipinto da Mazone poco tempo dopo.
This study re-examines nine small wooden paintings featuring the Beati Agostiniani, originally part of the disassembled polyptych of San Nicola da Tolentino, created in 1466 by Giovanni Mazone for the Augustinian church of Santa Maria della Cella in Sampierdarena (Genoa). Recent research by Gianluca Zanelli has provided new insights into these artworks. Analyzing the iconographic discrepancies, such as the inclusion of Agostino Novello compared to Tommaso Herrera’s 1644 list of eleven ‘beati’—in which this ‘beato’ is absent—suggests the original set comprised fifteen figures. These figures would align with a polyptych structure featuring seven panels, five of which survive today. Additionally, an upper register likely existed, centered on a panel depicting the Assumption of the Virgin (currently in a private collection), revealed by Miklòs Boskovits, and flanked by depictions of the Announcing Angel and the Virgin of the Annunciation. This evidence supports a graphic reconstruction of the polyptych, resembling the Polittico dell’Annunciazione in the Genoese church of Santa Maria di Castello, painted by Mazone shortly thereafter.
La chiesa di Sant’Eusebio a Vercelli tra tarda antichità e Medioevo: osservazioni su vecchie e nuove ipotesi ricostruttive
di Eleonora Destefanis
La chiesa di Sant’Eusebio a Vercelli, polo funerario e martiriale in epoca paleocristiana e cattedrale dal X secolo, rappresenta uno dei principali centri ecclesiastici del nord-ovest d’Italia. Legata alla memoria di Sant’Eusebio, qui sepolto, divenne la sede di una delle più importanti diocesi della regione, oltre che un potente episcopato e un influente capitolo canonicale. L’edificio antico subì un totale rimaneggiamento tra il XVI e il XIX secolo, ad eccezione del campanile, che conserva gran parte della sua struttura del XII secolo. Questo studio si concentra sulla configurazione della chiesa prima delle ricostruzioni dell’Età Moderna, oggetto di recenti reinterpretazioni. Attraverso l’esame di fonti scritte e cartografiche e dei dati materiali superstiti, si cerca di ricomporre la lunga e complessa storia architettonica dell’edificio, con particolare attenzione alle fasi medievali, spesso sottovalutate dalla storiografia.
The church of St. Eusebius in Vercelli, a funerary and martyrial pole in the early Christian period and a cathedral since the 10th century, represents a major ecclesiastical center in northwestern Italy. Linked to the memory of St. Eusebius, who was buried here, it became the seat of one of the leading dioceses in that area, as well as a powerful episcopate and an influential canonical chapter. The ancient building underwent total remodeling between the 16th and 19th centuries, with the exception of the bell tower, which still retains most of its 12th-century structure. This paper focuses on the church’s layout before the reconstructions of the Modern Age, the subject of recent reinterpretations. Through an examination of written and cartographic sources and subsisting material data, it attempts to recompose the long and complex architectural history of the building, with special attention to the medieval phases, which are often underestimated in historiography.
La pala del Sacro Cuore di Edoardo Rubino nel Duomo di Milano: documenti inediti e nuove considerazioni
di Massimiliano Ferrario
Questo saggio ricostruisce, attraverso documenti d’archivio inediti, la storia del patronato e della realizzazione dell’altare marmoreo raffigurante il Sacro Cuore di Gesù tra i Santi Ambrogio e Carlo (1950-1958), destinato all’altare della Cattedrale di Milano. Originariamente derivato da un progetto di Pellegrino Tibaldi e inizialmente dedicato a San Giovanni Evangelista, l’altare fu successivamente riconsacrato al Sacro Cuore. L’analisi ripercorre le fasi architettoniche e statuarie dalla fine del XVI secolo alla metà del XIX secolo ed esamina il rinnovamento scultoreo dell’altare, che precedentemente ospitava due dipinti aggiunti nel 1642 e negli anni Trenta del Novecento. Il nuovo altorilievo, realizzato da Edoardo Rubino (1871-1954) di Torino, viene descritto in dettaglio, sottolineando il suo contributo alla costruzione della Cattedrale Ambrosiana.
This essay reconstructs, through unpublished archival documents, the history of the patronage and creation of the marble altarpiece depicting the Sacred Heart of Jesus between Saints Ambrose and Charles (1950-1958), intended for the altar of the Cathedral of Milan. Originally derived from a project by Pellegrino Tibaldi and initially dedicated to Saint John the Evangelist, the altarpiece was later rededicated to the Sacred Heart. The analysis covers the architectural and statuary phases from the late sixteenth century to the mid-nineteenth century and examines the sculptural renewal of the altarpiece, which had previously housed two paintings added in 1642 and the 1930s. The new high relief, created by Edoardo Rubino (1871-1954) from Turin, is presented in detail, highlighting his involvement in the construction of the Ambrosian Cathedral.
Per Panfilo Nuvolone pittore sacro. Una nuova Annunciazione
di Valerio Guazzoni
Questo studio si concentra su Panfilo Nuvolone, un artista originario di Cremona che ha lavorato principalmente a Milano. Una Annunciazione recentemente scoperta amplia la nostra comprensione della sua produzione limitata come pittore sacro e illustra l’influenza della scuola cremonese sul suo sviluppo artistico. Il capolavoro di Nuvolone, la lunetta per la Cappella del Rosario a San Domenico a Cremona (L’Annuncio alla Vergine della sua Morte, 1614), mostra la sua sintesi delle tendenze milanesi e delle influenze locali. Nonostante le differenze, l’Annunciazione e l’Annuncio condividono motivi, in particolare un bambino con una croce che scende da Dio Padre alla Vergine Maria—un dettaglio radicato in una tradizione francescana tardo-medievale, controverso nel contesto lombardo e condannato dalle autorità della Controriforma come Paleotti e Molanus. L’inclusione di questo dettaglio da parte di Nuvolone riflette probabilmente un revival di questa rara tradizione iconografica piuttosto che un intento eterodosso. Questo schema dell’Annunciazione riappare nella sua opera successiva, come nei Misteri del Rosario per la Chiesa Parrocchiale di Casalpusterlengo (1629).
This study focuses on Panfilo Nuvolone, a Cremona native who primarily worked in Milan. A recently discovered Annunciation broadens our understanding of his limited oeuvre as a sacred painter and illustrates the influence of the Cremonese school on his artistic development. Nuvolone’s masterpiece, the lunette for the Rosary Chapel in San Domenico at Cremona (The Announcement to the Virgin of her Death, 1614), showcases his synthesis of Milanese trends and local influences. Despite differences, the Annunciation and Announcement share motifs, notably a small child with a cross descending from God the Father to the Virgin Mary—a detail rooted in a late-medieval Franciscan tradition, controversial in the Lombard context and condemned by Counter-Reformation authorities like Paleotti and Molanus. Nuvolone’s inclusion of this detail likely reflects a revival of this rare iconographic tradition rather than heterodox intent. This Annunciation schema reappears in his later work, such as the Mysteries of the Rosary for the Parish Church at Casalpusterlengo (1629).
«Impastati colle polveri de’ ss. Martiri». Per una storia artistica degli Agnus Dei pasta de martiri
di Anne Lepoittevin
Nonostante le ricerche approfondite sul “Cristianesimo portatile”, la pasta de martiri dell’Agnus Dei rimane poco esplorata. Queste reliquie, fatte con la Cera Pasquale mescolata con le ossa di santi martiri sconosciuti provenienti dalle catacombe romane, erano altamente valutate. Utilizzando fonti archivistiche inedite, questo articolo ricostruisce la storia di queste reliquie dalla metà del XVII secolo fino all’inizio del XX secolo. Vengono dettagliate la loro cronologia, composizione, produzione e distribuzione, distinguendole dagli Agnus Dei convenzionali fatti di cera benedetta dal Papa e dalla pasta de martiri non prodotta sotto la supervisione apostolica. Lo studio affronta anche l’identificazione degli Agnus Dei pasta de martiri dopo la loro distribuzione a Roma.
Despite extensive research on ‘portable Christianity’, the Agnus Dei pasta de martiri remains underexplored. These relics, made from the Paschal Candle mixed with the bones of unknown Holy Martyrs from the Roman catacombs, were highly valued. Using unpublished archival sources, this article traces the history of these relics from the mid-seventeenth to the early twentieth century. It details their chronology, composition, production, and distribution, distinguishing them from conventional Agnus Dei made of wax blessed by the Pope and from pasta de martiri not produced under apostolic oversight. The study also addresses the identification of Agnus Dei pasta de martiri after their distribution in Rome.
Due santi per Domenico Guidi e Giuseppe Mazzuoli dalla collezione Guandalini-Kabaivanska di Modena
di Davide Lipari
Questo articolo propone nuove attribuzioni per due terracotte barocche romane della collezione Guandalini-Kabaivanska (Modena). La figura femminile è attribuita a Domenico Guidi, probabilmente il modello per la statua di Santa Apollonia nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Torano, come indicato nell’inventario post-mortem dello studio di Guidi. Il volto maschile è attribuito a Giuseppe Mazzuoli, probabilmente un modello per i volti di San Giovanni Battista nella Chiesa del Gesù e Maria (Roma) e di San Giacomo il Minore nell’Oratorio di Brompton a Londra. Queste attribuzioni sollecitano una riconsiderazione dei processi creativi di questi artisti.
This article proposes new attributions for two Roman Baroque terracottas in the Guandalini-Kabaivanska collection (Modena). The female figure is attributed to Domenico Guidi, potentially the model for the statue of St. Apollonia in the Church of Santa Maria Assunta in Torano, as noted in the post-mortem inventory of Guidi’s studio. The male head is attributed to Giuseppe Mazzuoli, likely a model for the heads of St. John the Baptist in the Church of Gesù e Maria (Rome) and St. James the Minor in the Brompton Oratory in London. These attributions prompt a re-examination of the creative processes of these artists.
Connessioni. La cultura genera accessibilità. Il Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli strumento di inclusione
di Sara Minelli
I musei devono essere accessibili. Da anni questa è una sfida imposta alle istituzioni museali, soprattutto nelle piccole realtà, volte costantemente alla ricerca di equilibrio tra risorse umane, materiali ed economiche esigue e valorizzazione del patrimonio culturale come strumento di inclusione sociale. Tutto ciò, a maggior ragione quando si tratta di realtà espositive ecclesiastiche che devono accogliere non solo per la loro importanza culturale, storica e artistica, ma anche per la loro vocazione pastorale. Partendo da questi assunti, nel 2023, il Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli, parte della rete AMEI, ha dato vita al progetto Connessioni. La cultura genera accessibilità, il cui intento è dichiaratamente creare connessioni con pubblici portatori di disabilità attraverso la cultura. Disabilità in senso ampio, non solo fisiche, ma anche percettive, sensoriali e sociali. Le barriere, infatti, come più volte sottolineato dai recenti studi di settore, non sono solo quelle architettoniche e, per citare il titolo e i contenuti del Convegno CEI 2023, il mondo culturale contemporaneo deve guardare Oltre lo scivolo e concentrarsi, passo dopo passo, alla risoluzione di tutte le lacune tra comunicatore e interlocutore che rendono il messaggio inefficace.
Museums must be accessible. For years, this has been a challenge faced by museum institutions, especially in smaller settings, which are constantly seeking a balance between limited human, material, and financial resources and the promotion of cultural heritage as a tool for social inclusion. This is especially true for ecclesiastical exhibition spaces, which must welcome visitors not only for their cultural, historical, and artistic significance but also for their pastoral vocation. Based on these premises, in 2023, the Museum of the Treasure of the Cathedral of Vercelli, part of the AMEI network, launched the Connessioni (Connections) project. The goal of this initiative, explicitly stated, is to create connections with audiences with disabilities through culture. Disability, in this context, is understood in a broad sense, including not only physical but also perceptual, sensory, and social disabilities. Barriers, as highlighted by recent sector studies, are not just architectural. To quote the title and contents of the 2023 CEI Conference, the contemporary cultural world must look “Beyond the Ramp” and focus, step by step, on resolving the gaps between the communicator and the audience that render the message ineffective.
Fausta Squatriti, artista, poetessa e scrittrice, ha lasciato un vasto corpus di opere che esplorano la bellezza in tutte le sue forme, dalla geometria perfetta alla crudeltà della realtà. Il suo lavoro spazia dalla gioia delle forme surreali alla riflessione sulla geometria, con un dialogo con il dolore e la morte. La sua arte è caratterizzata da una ricerca continua sul dolore, come evidenziato nei suoi cicli, tra cui la “Via Crucis” del 1994, che interpreta la Passione di Cristo per affrontare temi di ingiustizia e sacrificio. La sua mostra “Opera al nero” (2021), allestita nella chiesa di San Bernardino alle Ossa, ha evidenziato un dialogo profondo con l’architettura, dove le opere sembravano parte integrante del luogo di culto, continuando a esplorare il memento mori.
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