Editoriale
di Luigi Codemo
Arte Cristiana si presenta ai lettori con un nuovo formato: un passo che accompagna la rivista in una nuova fase di sviluppo, pensata per ampliarne la diffusione e la flessibilità d’uso.
Abbiamo, infatti, avviato il sito web dedicato alla rivista, dotato di piattaforma e-commerce, attraverso il quale è ora possibile sottoscrivere l’abbonamento, acquistare i singoli fascicoli o specifici articoli in formato pdf.
Va da sé che questo passaggio abbia richiesto un formato normalizzato allo standard A4, capace di garantire, anche nella stampa privata, uniformità di paginazione e la medesima qualità di lettura che caratterizza da sempre l’edizione cartacea: la pagina resta così leggibile in ogni contesto di riproduzione, cartaceo o digitale.
I fascicoli disponibili online partono dal n. 904, primo numero del 2018, con alcuni articoli, sempre in chiaro, liberamente scaricabili.
La veste grafica concepita inizialmente dallo Studio Cerri è rimasta il riferimento di base: la testata, il font, i colori, la gerarchia tipografica, la luminosità della carta bianca sono elementi che il nuovo formato conserva. Ad essere rimodulato è il respiro della pagina e la relazione tra testo e immagine.
A crescere è quanto a lungo auspicato ovvero l’accessibilità di una rivista che resta, nella sostanza, unica nel proprio ambito, specificamente dedicata allo studio e alla conoscenza dell’arte sorta e sviluppatasi nell’alveo della tradizione cristiana.
Continua infatti, in questa fase di sviluppo, il compito che la rivista si è data fin dalle origini: interrogare che cosa oggi sia l’arte, in tutte le sue estensioni; verificare che cosa si debba intendere con la specificazione di ‘cristiana’; sottoporre a costante verifica il proprio metodo d’indagine, di fronte alle sfide che le nuove tecnologie pongono alla cultura visiva contemporanea, nei modi della produzione, della percezione e della fruizione dell’immagine.
A questo lavoro si dedica un comitato scientifico: una comunità di studiosi, accademici ed esperti il cui contributo assicura alla ricerca storico-artistica qui condotta il rigoroso rispetto di uno standard scientifico.
In questa continuità di intenti, di metodo e di comunità, il nuovo formato trova la propria ragione più vera: una pagina che cambia per raggiungere meglio chi la legge, portando con sé lo stesso valore di sempre.
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Celso Costantini e l’iconografia della Crocifissione
di Francesco Baccanelli
A centocinquant’anni dalla nascita, la figura poliedrica del cardinale Celso Costantini (1876-1958) continua a suscitare vivo interesse tra gli studiosi di diverse discipline. Raffinato conoscitore di storia dell’arte, fondatore della rivista Arte Cristiana e scultore egli stesso, lasciò un corpus considerevole di scritti dedicati all’arte sacra. Questo articolo esamina Il Crocifisso nell’arte, un libro pubblicato da Costantini nel 1911, che rappresenta la prima monografia italiana dedicata all’iconografia della morte di Cristo. L’analisi lo confronta con le pubblicazioni esistenti sull’argomento provenienti da altri paesi e ne evidenzia gli aspetti più originali. Tra questi vi è il suo formato innovativo, che unisce una dettagliata ricostruzione storica dell’iconografia della Crocifissione a indicazioni pratiche per gli artisti che desiderano confrontarsi con questo soggetto. Un altro elemento distintivo risiede nel fatto che l’autore non è soltanto uno studioso ma anche un artista, e che egli realizzò sculture appositamente per questa monografia. Inoltre, rispetto ai libri precedenti, viene dedicato uno spazio considerevolmente maggiore alle opere moderne. Costantini, dal canto suo, non condivideva il diffuso pessimismo verso l’arte sacra del suo tempo; a suo avviso, gli artisti erano ancora in grado di rappresentare efficacemente la Crocifissione di Cristo, a condizione che imparassero a farlo con fedeltà alla storia e con un profondo senso del sacro.
One hundred and fifty years after his birth, the multifaceted figure of Cardinal Celso Costantini (1876-1958) continues to arouse keen interest among scholars across a range of disciplines. A distinguished connoisseur of art history, founder of the journal Arte Cristiana, and himself a sculptor, he left a substantial body of writings devoted to sacred art. This article examines Il Crocifisso nell’arte, a book published by Costantini in 1911, which represents the first Italian monograph devoted to the iconography of Christ’s death. The analysis compares it with existing publications on the subject from other countries and highlights its most original features. Among these is its innovative format, which combines a detailed historical reconstruction of Crucifixion iconography with practical guidance for artists wishing to engage with the subject. Another distinctive element lies in the fact that the author is not only a scholar but also an artist, and that he created sculptures specifically for this monograph. Moreover, in comparison with previous books, considerably more space is devoted to modern works. Costantini, for his part, did not share the widespread pessimism toward the sacred art of his time; in his view, artists were still capable of depicting the Crucifixion of Christ effectively, provided that they learned to do so with fidelity to history and with a profound sense of the sacred.
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La pittura lucchese di primo Cinquecento tra centro e periferia. Devozioni locali e nobili modelli figurativi in alcuni dipinti poco noti di Barga
di Leonardo Umberto Conti Marchetti
A eccezione delle opere in terracotta invetriata, il panorama artistico di Barga – piccolo centro gravitante nell’orbita fiorentina – ha ricevuto un’attenzione critica discontinua e scarsa, lasciando una lacuna nella letteratura che continua a ostacolare una comprensione approfondita del suo contesto religioso, artistico e sociale, complesso e sfaccettato. Tre opere significative offrono un punto d’accesso a questo contesto: la Pala di San Giuseppe nella cattedrale; la Madonna in trono con il Bambino e i Santi Bartolomeo, Biagio e il piccolo San Giovanni Battista; e il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con Santa Cristina, queste ultime due conservate nel monastero di Santa Elisabetta d’Ungheria. Documenti d’archivio inediti consentono di ricostruire le origini e il progressivo sviluppo del culto di San Giuseppe, facendo luce sul suo ruolo nella formazione della devozione civica, probabilmente influenzata dai francescani osservanti. Emerge inoltre l’importanza di altre pratiche devozionali locali, in particolare come mezzo per rispondere alle crisi e rafforzare la coesione comunitaria. Le opere rivelano inoltre come le botteghe locali abbiano reinterpretato il linguaggio visivo di Raffaello, Marcantonio Raimondi e Piero di Cosimo attraverso processi di adattamento selettivo e mediazione iconografica. La produzione artistica nei cosiddetti contesti periferici appare quindi come il risultato di una negoziazione attiva tra modelli, funzioni ed esigenze locali.
Apart from the glazed terracotta works, the artistic landscape of Barga – a small town within the Florentine orbit – has received discontinuous and scant scholarly attention, leaving a gap in the literature that continues to hinder a thorough understanding of its complex and multifaceted religious, artistic, and social context. Three significant works provide a point of entry into this setting: the St Joseph Altarpiece in the cathedral; the Madonna Enthroned with the Child and Sts Bartholomew, Blaise, and the Infant John the Baptist; and the Mystical Marriage of St Catherine of Alexandria with St Christina, the latter two preserved in the monastery of St Elizabeth of Hungary. Unpublished archival documents enable the reconstruction of the origins and gradual development of the cult of St Joseph, shedding light on its role in shaping civic devotion, likely influenced by the Observant Franciscans. The importance of other local devotional practices also emerges, particularly as a means of responding to crises and strengthening communal cohesion. The works further reveal how local workshops reinterpreted the visual language of Raphael, Marcantonio Raimondi, and Piero di Cosimo through processes of selective adaptation and iconographic mediation. Artistic production in so-called peripheral contexts thus appears as the result of an active negotiation between models, functions, and local needs.
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Novità sul Maineri: un inedito e qualche aggiornamento sul tema seriale della Sacra Famiglia e della Testa del Battista
di Andrea Fogli
Questo articolo presenta una Sacra Famiglia inedita di Giovanni Francesco Maineri, offrendo nuovi spunti e aggiornamenti al catalogo del pittore. Si concentra in particolare su alcune versioni della Testa di San Giovanni Battista, discutendone l’attribuzione e le caratteristiche stilistiche. Inoltre, l’articolo chiarisce alcuni passaggi antiquari relativi a una Sacra Famiglia firmata, che Adolfo Venturi utilizzò come riferimento fondamentale per ricostruire l’opera di Mainieri. Questi nuovi ritrovamenti contribuiscono a una comprensione più approfondita e accurata della produzione artistica di Mainieri e della diffusione delle sue opere.
This article presents an unpublished Holy Family by Giovanni Francesco Maineri, offering new insights and updates to the painter’s catalogue. It focuses particularly on several versions of the Head of Saint John the Baptist, discussing their attribution and stylistic features. Additionally, the article clarifies certain antiquarian passages related to a signed Holy Family, which Adolfo Venturi used as a fundamental reference to reconstruct Mainieri’s oeuvre. These new findings contribute to a deeper and more accurate understanding of Mainieri’s artistic production and the dissemination of his works.
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Quattro disegni di Francesco Mancini per il Duomo di Foligno
di Lorenzo Giammattei
Nel 1719 Francesco Mancini fu scelto per affrescare l’abside e il presbiterio della Cattedrale di Foligno, prevalendo su illustri concorrenti quali Nasini, Trevisani e Odazzi. Gli affreschi, completati nel 1723, raffigurano San Feliciano che affida la città di Foligno alla Religione e San Feliciano portato in Gloria dagli angeli. Questo articolo presenta, per la prima volta, quattro disegni di Mancini, in precedenza erroneamente attribuiti a Francesco Monti sul mercato antiquario bolognese, che sono connessi a questa commissione. Esamina inoltre le affinità e le differenze stilistiche tra i due artisti, spesso confusi tra loro in passato. Il ritrovamento di questi fogli arricchisce lo studio della produzione grafica di Mancini che, nonostante l’elevata qualità, rimane insufficientemente esplorata negli studi attuali.
In 1719, Francesco Mancini was chosen to fresco the apse and the presbytery of the Cathedral of Foligno, prevailing over prominent competitors such as Nasini, Trevisani, and Odazzi. The frescoes, completed in 1723, depict Saint Felician entrusting the city of Foligno to Religion and Saint Felician borne into Glory by angels. This article presents, for the first time, four drawings by Mancini, previously misattributed to Francesco Monti on the Bolognese antiquarian market, which are connected to this commission. It also examines the stylistic affinities and differences between the two artists, who were frequently confused with one another in the past. The rediscovery of these sheets enriches the study of Mancini’s graphic production, which, despite its high quality, remains insufficiently explored in current scholarship.
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