Contenuto in: 

Uscita dall’eclettismo di mons. Giuseppe Polvara: un’esperienza interrotta?

 6,00

Categoria:

Sommario

Questo articolo esplora il pensiero e l’opera dell’architetto e sacerdote mons. Giuseppe Polvara, approfondendo la sua visione moderna dell’arte sacra e dell’architettura religiosa nel periodo tra le due guerre mondiali. Egli infatti sosteneva che le accademie d’arte non prendessero in sufficiente considerazione la dimensione liturgica delle loro opere, e criticava l’arte sacra contemporanea ritenendola indegna della tradizione cristiana. Il saggio esamina alcuni progetti di edifici liturgici in cui Polvara introduce elementi di innovazione attraverso l’uso del cemento armato, di geometrie particolari e della curva catenaria, utilizzata come elemento strutturale e decorativo. Zanzottera analizza inoltre la posizione della Scuola del Beato Angelico e la conseguente ricerca di uno stile moderno basato sulle potenzialità dei nuovi materiali e delle nuove tecnologie, senza negare il valore della tradizione. Il testo, infatti, mostra come nonostante Polvara ambisca alla modernità, le sue opere non si siano del tutto allontanate dalla tradizione, cercando di trovare un equilibrio tra innovazione e adesione ai principi architettonici classici. Attraverso l’utilizzo di fonti dirette e documenti d’archivio per lo più inediti, l’autore si sofferma sull’atteggiamento del sacerdote lombardo sempre alla ricerca di soluzioni pratiche ed ‘economiche’ capaci di superare anche le limitazioni talvolta imposte dalla Chiesa stessa e da committenze non sempre artisticamente preparate. Sebbene la modernità di Polvara non sia riuscita ad evolversi in un nuovo linguaggio architettonico pienamente distintivo, egli ha comunque lasciato un segno nella storia dell’architettura sacra italiana, allontanandosi dal linguaggio puramente eclettico e compiendo una transizione verso un approccio più moderno e tecnologicamente avanzato.

Summary

This article explores the thought and work of the architect and priest Msgr. Giuseppe Polvara, emphasizing his modern vision of sacred art and religious architecture in the period between the two world wars. Indeed, he argued that art academies did not sufficiently consider the liturgical dimension of their works, and criticized contemporary sacred art as unworthy of the Christian tradition. The essay examines some projects of liturgical buildings where Polvara introduces elements of innovation through the use of reinforced concrete, particular geometries and the catenary curve, used as a structural and decorative element. The author also analyzes the position of the Beato Angelico School and the consequent search for a modern style based on the potential of new materials and new technologies, without denying the value of tradition. The text, in fact, shows how despite Polvara yearning for modernity, his works have not completely distanced themselves from tradition, trying to find a balance between innovation and adherence to classical architectural Principles. Through the use of direct sources and mostly unpublished archival documents, the author lingers on the attitude of the Lombard priest who seeks practical and ‘economic’ solutions capable of overcoming even the ‘limitations’ sometimes imposed by the Church and by patrons not always artistically prepared. Although Polvara’s modernity was not able to evolve into a new fully distinctive architectural language, he nonetheless left a mark on the history of Italian sacred architecture, moving away from the purely eclectic language and making a transition towards a more modern and technologically advanced approach.

Pubblicazioni collegate