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Le chiese di San Carlo a Monza (1921-1925) e di María Inmaculada a Buenos Aires (1931-1934): ricerca di modernità tra progetto e tecnica costruttiva

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Sommario

Questo lavoro presenta due delle opere architettoniche di Monsignor Giuseppe Polvara realizzate tra il 1921 e il 1934, emblematiche della sua ricerca sulla nuova modernità presente nel design, nelle tecniche costruttive e nell’estetica. La prima opera architettonica, con un linguaggio espressivo ancora molto rispettoso della tradizione, è la chiesa di San Carlo a Monza (1921-1925), mentre la seconda, espressione contemporanea dell’architettura in cemento armato, è la chiesa di María Inmaculada a Buenos Aires (1931-1934). Si tratta di due edifici che partono da riflessioni solide e ben definite sulla disciplina, ma rappresentano anche l’inizio e la fine di un percorso di crescita intellettuale e sviluppo progettuale di Monsignor Polvara. Questo percorso lo ha portato a sviluppare strutture in cemento armato con le quali sperimentare e proporre la modernità del suo pensiero: una spazialità colta attraverso la continuità tra esterno e interno della struttura portante. Sono edifici in cui regnano essenzialità e rappresentatività, luoghi nobili di meditazione dove le qualità spaziali vengono anche sottolineate ed esaltate da un uso misurato della luce.

Summary

This paper presents two of Monsignor Giuseppe Polvara’s architectural works carried out between 1921-1934 which are emblematic of his research on new modernity present in design, construction techniques, and aesthetics. The first architectural work, with an expressive language still very respectful of tradition, is the church of San Carlo in Monza (1921-1925) and the second, a contemporary expression of reinforced concrete architecture, is the church of María Inmaculada in Buenos Aires (1931-1934). These are two buildings which started, from solid and well-defined reflections on the discipline, but also represent the beginning and end of a trajectory of Monsignor Polvara’s intellectual growth and design development. This trajectory led him to develop reinforced concrete structures with which to experiment and propose the modernity of his thought: a cultured spatiality through the continuity between the exterior and interior of the bearing structure. They are buildings in which essentiality and representativeness reign, noble places of meditation where the spatial qualities are also highlighted and magnified by a measured use of light.

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