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Il sacro e il comune.
L’arte di Franca Ghitti

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Sommario

Nelle sculture, pitture e installazioni di Franca Ghitti, la relazione tra arte e sacro è mediata da una complessa esplorazione di ciò che viene considerato “comune”. C’è una forte componente antropologica nell’arte di Ghitti, radicata nella sua profonda comprensione del linguaggio non alfabetico dei boscaioli, carpentieri e fabbri della Valcamonica, la regione del Nord Italia dove è nata e dove suo padre gestiva una segheria. I codici utilizzati nelle industrie del legno e del ferro erano una conoscenza condivisa, un patrimonio comune ormai perduto, che Ghitti ha cercato di preservare attraverso la sua arte. Rielaborando materiali di scarto provenienti da segherie e fonderie, Ghitti ha creato la serie Altri alfabeti, segnando la sua prima esplorazione del paesaggio culturale della sua terra natale. Ha abbracciato l’idea che non solo tutte le culture siano distinte, ma che ogni forma di differenza porti con sé un significato culturale unico. Nel suo approccio al sacro, Ghitti sosteneva che il sacro è sempre mediato attraverso il “comune”. Ad esempio, nella sua Ultima Cena, Gesù tiene una ciotola che ricorda i crogioli utilizzati nelle fonderie della Valcamonica. Il frequente uso di chiodi—visibile nei troni chiodati e nelle croci chiodate—riflette sia il “linguaggio” dei chiodi nell’industria locale sia il loro simbolismo sacro nella tradizione cristiana. Questo duplice aspetto della sua arte non sfuggì al regista cattolico Ermanno Olmi, che inserì una delle installazioni di Ghitti, realizzata con libri e chiodi, nel suo film del 2007 Centochiodi.

Summary

In Franca Ghitti’s sculptures, paintings, and installations, the relationship between art and the sacred is mediated by a complex exploration of what is considered “common.” There is a strong anthropological component in Ghitti’s art, rooted in her deep understanding of the non-alphabetic language of the woodcutters, carpenters, and blacksmiths from Valcamonica, the Northern Italian region where she was born, and where her father operated a sawmill. The codes used in the timber and iron industries were once a shared knowledge, a common property now lost, which Ghitti sought to preserve through her art. By reworking discarded materials from sawmills and foundries, Ghitti created her Altri alfabeti (“Other Alphabets”) series, marking her first exploration of the cultural landscape of her birthplace. She embraced the idea that not only are all cultures distinct, but that every form of difference carries its own cultural significance. In her treatment of the sacred, Ghitti maintained that the sacred is always mediated through the “common.” For example, in her Ultima Cena (“Last Supper”), Jesus holds a bowl reminiscent of the crucibles used in Valcamonica’s foundries. Her frequent use of nails—seen in nailed thrones and nailed crosses—reflects both the “language” of nails in the local industry and their sacred symbolism in Christian tradition. This dual aspect of her art did not go unnoticed by Catholic filmmaker Ermanno Olmi, who incorporated one of Ghitti’s installations, made of books and nails, in his 2007 film Centochiodi (“One Hundred Nails”).