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La fortuna del San Giovannino nel deserto di Francesco Lupicini

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Sommario

L’articolo fornisce un nuovo contributo attestando l’antica fortuna di Francesco Lupicini (Firenze, 1591 – Saragozza, ca. 1656), un artista di primaria importanza, ma ancora relegato ai margini della letteratura sull’arte toscana del XVII secolo. Dopo il suo apprendistato nell’officina dello zio Cristofano Allori, come pendant a un David and Goliath attualmente nella galleria Rob Smeets a Ginevra, creò un San Giovannino nel deserto in olio su rame, attualmente conservato alla Galleria Palatina di Firenze, attento al battista sensuale dipinto da Allori alcuni anni prima. È stato replicato immediatamente almeno quattro volte da artisti del circolo del suo maestro, segno della continua relazione che Lupicini manteneva con il suo ambiente formativo: questi dipinti riproducono le dimensioni e la morbidezza delle pennellate per definire il dolce profilo del ragazzo immerso in una natura rocciosa che si apre su un paesaggio luminoso. Questo successo continuò nel XIX secolo nel circolo di Giuseppe Bezzuoli, a cui deve essere attribuita una copia recentemente riemersa, testimoniando il recupero della devozione “naturale” del XVII secolo promossa da una parte del mondo accademico fiorentino durante l’epoca del Romanticismo.

Summary

The article provides a new contribution attesting the ancient fortune of Francesco Lupicini (Florence, 1591 – Saragozza, c. 1656), an artist of primary importance, but still relegated to the margins of the literature on 17th-Century Tuscan art. After his apprenticeship in the workshop of his uncle Cristofano Allori, as a pendant with a David and Goliath currently in the Rob Smeets Gallery in Geneva, he created a San Giovannino in the desert in oil on copper, now preserved at the Galleria Palatina in Florence, mindful of the sensual Baptist painted by Allori a few years earlier. It was immediately replicated at least four times by artists of his master’s circle, a sign of the continuing relationship that Lupicini maintained with his training environment: these paintings reproduce its dimensions and the softness of the brushstrokes to define the sweet outline of the boy immersed in a rocky nature that opens onto a bright landscape. This success continued in the 19th Century in the circle of Giuseppe Bezzuoli, to whom a further recently re-emerged copy must be attributed, witnessing the recovery of the 17th-Century “natural” devotion promoted by a part of the Florentine academic world during the age of Romanticism.