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Quale arte cristiana, oggi?

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Sommario

Questo saggio, richiamando alcune parti del libro dell’autore *Eclissi. Oltre il divorzio tra arte e Chiesa* (S.Paolo ed., Milano 2016), si concentra sulle difficoltà della Chiesa italiana nel portare avanti un pensiero serio sull’arte liturgica. In particolare, dopo aver osservato le aggiunte contemporanee in chiese antiche e moderne, rimaniamo sgomenti nel constatare che la loro presenza risulta invasiva e ingombrante, senza alcuna relazione con gli spazi preesistenti. L’arte liturgica sembra essere emarginata dal mondo ufficiale delle arti, incapace di stabilire un dialogo con la cultura contemporanea. Invece di essere testimonianza per gli uomini e le donne di oggi, quando non si riduce a gadget devozionali, diventa una nostalgica e goffa imitazione della gloriosa arte cristiana, rifiutando il tempo presente. In breve, nella maggior parte dei casi, assistiamo al trionfo dell’amatore e del kitsch. Tutto sembra ricadere nella banalizzazione della rappresentazione di un Dio che non ha più nulla da dire. Come possiamo uscire da questo smarrimento? Se da un lato ci sono luoghi di sperimentazione dove è possibile trovare un dialogo con la cultura contemporanea, dall’altro sono troppo isolati in una Chiesa che fatica a vivere il presente. Questo non è un semplice problema estetico, ma soprattutto simbolico dell’identità apostolica. Infatti, l’obiettivo è annunciare la nostra esperienza di fede, con i linguaggi dei nostri tempi.

Summary

This essay, recalling some parts of the book of the author *Eclissi. Oltre il divorzio tra arte e Chiesa* (S.Paolo ed., Milano 2016), is focused on the Italian Church’s difficulties with carrying out serious thought on liturgical art. In particular, after seeing contemporary additions in old and modern churches, we are dismayed to find their presences invasive and unwieldy, without any relation to the preexisting spaces. Liturgical art seems to be marginalized from the official world of the arts, unable to establish dialogue with contemporary culture. Instead of being testimony to the men and women of today, when it is not reduced to devotional gadgets, it becomes a nostalgic and awkward imitation of the glorious Christian art, refuse of present time. In short, in most cases, we witness the triumph of amateurism and kitsch. Everything seems to fall to trivialization of the representation of a God, who has no more to say. How can we go out from this bewilderment? If, from one side, there are places of experimentation where it is possible to find a dialogue with contemporary culture, from the other side, they are too isolated in a Church which finds it hard to live the present. This is not a mere aesthetic problem, but above all symbolic of apostolic identity. In fact, the objective is to announce our faith experience, with the languages of our times.

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