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Il crocifisso del Pesellino per i «fanciulli della Compagnia di S. Giorgio»

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Sommario

L’articolo ricostruisce la provenienza e la committenza originaria della Crocifissione sagomata con i santi Girolamo, Maria Maddalena e Francesco, oggi conservata nell’Oratorio Antinori della chiesa dei Santi Michele e Gaetano a Firenze e attribuita a Francesco di Stefano, detto Pesellino (1422–1457). Inserendo il dipinto nel suo contesto storico – la confraternita giovanile di Sant’Antonio da Padova, nota come San Giorgio – è possibile identificarlo con un’opera già menzionata da Vasari. Inoltre, i rapporti tra questa confraternita e quella di San Niccolò del Ceppo rafforzano l’ipotesi di un collegamento con la Crocifissione sagomata di Fra Angelico, realizzata per quest’ultima e tuttora conservata in situ. Il saggio riconsidera anche il rapporto stilistico tra l’opera di Pesellino e un affresco coevo recentemente individuato nei pressi della collocazione originaria della tavola oggi in SS. Michele e Gaetano. Infine, e in modo determinante, il recente restauro della grande tavola (2025) ha consentito una nuova valutazione critica e stilistica: nonostante lo stato conservativo compromesso, la rimozione delle ampie ridipinture ha restituito la chiarezza del disegno e la luminosità cromatica tipiche di Pesellino, confermando l’attribuzione e aggiungendo un nuovo tassello al ristretto ma significativo corpus di un protagonista dello sviluppo della pittura fiorentina del Quattrocento.

Summary

This article reconstructs the provenance and original commission of the silhouetted Crucifixion with Saints Jerome, Mary Magdalene, and Francis, now housed in the Antinori Oratory of the Church of SS. Michele e Gaetano in Florence and attributed to Francesco di Stefano, known as Pesellino (1422–1457). By situating the painting within its historical context – the youth confraternity of Saint Anthony of Padua, known as San Giorgio – it is possible to identify it with a work already mentioned by Vasari. Moreover, connections between this confraternity and that of San Niccolò del Ceppo support a stronger case for linking the painting to the silhouetted Crucifixion by Fra Angelico, created for the latter and still preserved in situ. The essay also reconsiders the stylistic relationship between Pesellino’s work and a contemporary fresco recently identified near the original location of the panel now in SS. Michele e Gaetano. Finally, and significantly, the recent restoration of the large panel painting (2025) has prompted a critical and stylistic reassessment: despite its compromised condition, the removal of extensive overpainting has revealed the clarity of line and luminous colour characteristic of Pesellino, confirming the attribution and adding a new work to the small but important corpus of a key figure in the development of fifteenth-century Florentine painting.