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Una croce dipinta del Maestro di Rosano nella chiesa pisana di San Matteo in Soarta. Approfondimenti stilistici per una recente proposta di attribuzione

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Sommario

Questo studio si propone di indagare l’attribuzione al Maestro del Crocifisso di Rosano di una croce dipinta con Christus triumphans, poco nota e ancora conservata in situ nella chiesa di San Matteo a Soarta, Pisa. L’attribuzione è stata avanzata per la prima volta dall’autore in uno studio a prevalente carattere iconografico pubblicato nel 2017. L’opera ha finora ricevuto scarsa attenzione critica a causa del suo stato estremamente frammentario: mancano le tavole laterali, il cimasa e il volto di Cristo, rimosso già in antico durante una completa ridipintura del XIV secolo (successivamente sostituito da una ricostruzione stilistica nel corso dei restauri del 1975–1976). Ulteriori difficoltà derivano dall’analisi della superficie pittorica, che presenta stratificazioni dovute all’intervento di più mani, ancora in parte sovrapposte. Nonostante ciò, risultano fondamentali un primo studio di Patrizia Ferretti e uno più recente di Miklós Boskovits, il quale fu il primo a proporre una datazione al XII secolo. Il presente contributo intende consolidare l’attribuzione attraverso la presentazione di dettagli fotografici inediti e considerazioni storico-stilistiche, mettendo l’opera a confronto con altre croci riferite allo stesso maestro.

Summary

This study aims to investigate the attribution to the Master of the Rosano Crucifix of a little-known Christus triumphans painted cross, still in situ in the Church of San Matteo in Soarta, Pisa. The attribution was first proposed by the author in a primarily iconographic study published in 2017. The work has received limited scholarly attention to date due to its extremely fragmentary condition—it lacks the side panels, cymatium, and the face of Christ, which was removed in antiquity during a complete overpainting in the 14th century (later replaced by a stylistic reconstruction during the 1975–1976 restorations). Further complications arise from the difficulties in analyzing its painted surface, which includes layers by different painters that are still partially overlapping. Nevertheless, an initial study by Patrizia Ferretti and a more recent one by Miklós Boskovits—who was the first to propose a 12th-century dating—have been foundational. This article sets out to substantiate the attribution by presenting unpublished photographic details and stylistic-historical considerations, comparing the work with other crosses attributed to the same master.