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Tre inediti terminali di croce di Nicola da Guardiagrele: un caso di studio in rapporto all’opera di Lorenzo Ghiberti

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Sommario

L’articolo attribuisce a Nicola da Guardiagrele, uno dei più importanti orafi italiani del XV secolo, tre terminali di croce finora inediti. Questi oggetti liturgici, un tempo appartenenti a una croce astile oggi perduta, contribuiscono ad ampliare il limitato corpus di opere riferite al maestro abruzzese. L’analisi formale dei terminali consente un confronto con l’opera di Lorenzo Ghiberti, in particolare con i pannelli della Porta Nord, offrendo indicazioni preziose sull’influenza esercitata da quest’ultimo sulla produzione di Nicola. Da tale confronto emerge come l’impiego di modelli fiorentini da parte dell’orafo si sia evoluto nel tempo, dando luogo a esiti artistici diversificati. L’articolo affronta inoltre il tema delle pratiche di bottega di Nicola, soffermandosi sulle discrepanze qualitative riscontrabili nelle sue opere in termini di plasticità, resa volumetrica e raffinatezza tecnica. Tali variazioni sono evidenti non solo in opere di grande rilievo, come l’Antependium di Teramo, ma anche in manufatti orafi di dimensioni minori. Tuttavia, come il contributo intende dimostrare, queste differenze non possono essere spiegate esclusivamente come esiti di scelte formali: ciò che può apparire come una minore precisione esecutiva potrebbe in realtà riflettere una consapevole opzione stilistica.

Summary

In this article, three previously unpublished cross terminals are attributed to Nicola da Guardiagrele, one of the most important Italian goldsmiths of the 15th century. These liturgical objects, which once belonged to a now-lost astylar cross, expand the limited corpus attributed to the master from Abruzzo. The formal analysis of the cross terminals allows a comparison with the work of Lorenzo Ghiberti, particularly the panels of the Porta Nord, which provides insight into Lorenzo’s influence on Nicola’s production. This analysis shows that Nicola’s use of Florentine sources evolved over time, resulting in varying artistic outcomes. The article also addresses the issue of Nicola’s workshop practices, focusing on the qualitative discrepancies observed in his works, in terms of plasticity, volumetric form, and technical refinement. These variations are evident not only in major works, such as the Antependium of Teramo, but also in smaller goldsmithing pieces. However, as the article aims to demonstrate, these differences in quality cannot be explained solely by formal choices. What might appear as less refined technical execution could, in fact, be a conscious stylistic decision.